Ici, rivolta sulle case di lusso pioggia di ricorsi anti-rincari
LA CACCIA al lusso nascosto dietro i portoni dei palazzi del centro era durata più di un anno. Con gli “007″ dell’ Agenzia del Territorio (l’ ex Catasto) impegnati a passare al vaglio i mappali, a incrociare i dati degli archivi, spesso fermi agli Anni Cinquanta, con i sopralluoghi nelle vie del Quadrilatero e di Brera, di San Babila e Pagano. Il risultato era tutto nelle 16mila lettere spedite lo scorso dicembre per avvertire altrettanti proprietari di 30mila immobili tra case, negozi e uffici, che la loro rendita catastale sarebbe stata ritoccata all’ insù. E soprattutto che 1.600 abitazioni classificate magari come “civili” sarebbero diventate “A1″, “case signorili” e, quindi, sottoposte ancora al pagamento dell’ Ici. Adesso poco meno della metà di quei proprietari prova a contestare il provvedimento. Presentando ricorso alla Commissione tributaria: circa 700 sui 1.100 che si sono appellati per veder annullate le notifiche. La prima udienza di fronte ai giudizi tributari si è svolta la scorsa settimana: altre ne seguiranno fino alla pausa di agosto, quando è attesa la prima sentenza. Per l’ Agenzia del Territorio, quei 1.100 ricorsi su oltre 16mila proprietari sarebbero la dimostrazione del successo del lavoro del cosiddetto “riclassamento”. Una percentuale bassa, ripetono, rispetto alla mole di documenti inviati. A non aver accertato di dover pagare di più, però, sono soprattutto gli inquilini di case di pregio. Sono loro che si sono appellati contestando che, nessuno, è mai entrato nelle loro abitazioni per stimarle dall’ interno, allegando persino le foto dei palazzi a dimostrazione di quanto, in fondo, i loro condomini non possano essere considerati “signorili”. Eppure attici e dimore da 11 o 13 stanze, sono concentrati tutti in quattro delle 55 microzone in cui è suddivisa la città: Scala, Manzoni, Vittorio Emanuele, San Babila; Brera, Duomo, Cordusio, Torino; Venezia, Monforte, Majno; Pagano, Monti, Wagner. È qui che è partita la ricerca dei tecnici dell’ ex Catasto per riportare equità tra i valori di mercato cresciuti in modo esponenziale e i valori sulla carta fermi da decenni. Una possibilità offerta dalla Finanziaria del 2005 a cui Palazzo Marino aveva dato il via libera considerandola «un’ operazione di equità» e contando di incassare 15 milioni in più dalle entrate dell’ Ici. A pagare, infatti, non sono soltanto i residenti delle “A1″ (prima della revisione erano 952 in tutta la città; rivedendo le stime soltanto in quattro quartieri sono aumentate di 1.600), ma anche negozi, uffici, abitanti di seconde case. Adesso arrivano i ricorsi. A cui anche Palazzo Marino ha deciso di resistere. Con alcuni cittadini supportati da Assoedilizia, l’ associazione dei proprietari che, fin dall’ inizio, si era scagliata contro il “riclassamento” e ha contestato il provvedimento anche di fronte al Tar. Un percorso, quello della revisione, che il Comune potrebbe allargare in futuro ad altre zone. Non prima, in ogni caso, delle sentenze della Commissione tributaria. Dal Comune revisioni sull’ Ici.
Fonte: repubblica

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