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Case italiane più piccole: così scompare la cucina


Un tempo era l’ambiente più importante della casa, quello in cui si riuniva la famiglia, ma la realtà è cambiata e la cucina sembra essere ormai una stanza in via di estinzione.

L’angolo cottura come scelta di stile della famiglia “ristretta” o necessità dettata dai prezzi ancora elevati, soprattutto nelle grandi città? Sembrerebbe più valida la seconda ipotesi, alla luce del fatto che sono centri metropolitani come Milano e Torino i capoluoghi dove le cucine hanno perso più terreno (8% nei bilocali). Seguono Firenze e Roma (9%), Brescia, Genova e Napoli (11%).

«Dato il costo di acquisto a metro quadro – osserva Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – direi che siamo di fronte a una razionalizzazione degli spazi. L’utilizzo in ambienti unici è molto più efficiente e si riescono a creare appartamenti più piccoli che rispondono alle stesse funzioni del passato. Per di più questa soluzione aggiunge valore allo stesso immobile. Non bisogna dimenticare, infatti, che la cucina, trattandosi di ambiente di servizio, non può essere conteggiata come vano».

Guardando ai trilocali lo stato di salute delle cucine, migliora ma non troppo. Meno di un quarto degli immobili di questo taglio ha un locale separato dedicato ai fornelli e solo al Sud si arriva al 27 per cento. La tradizione italiana torna se ci si trova almeno in un quadrilocale: quando le dimensioni lo consentono, infatti, quasi il 70% degli immobili ha una stanza per questo scopo, ma molto meno al Nord (Milano 63%) che al Sud (Napoli 83%).

C’è da dire che là dove viene offerta come stanza a se stante la cucina ha dimensioni che crescono con la superficie dell’immobile: se l’appartamento ha una dimensione inferiore ai 70 metri quadri, la cucina misura, mediamente, 13 metri. Se la casa arriva ai 100 metri, la cucina guadagna 3 metri passando a 16 e solo in case piuttosto grandi (oltre i 100 metri) la cucina è decisamente spaziosa (22 metri).

«Oggi la cucina – continua Giordano – viene fusa in un unico spazio con il salotto e diventa il grande ambiente di socializzazione della casa. Ad aver reso veloce questo cambiamento sono state le stesse società di costruzione che hanno iniziato a presentare gli immobili nuovi con planimetrie già arredate, sostanzialmente offrendo l’occhio dell’architetto per suggerire come vivere la casa nuova». Un ragionamento, che, probabilmente, non ha tenuto ancora conto dell’ipotesi prospettata dal Governo con il Piano casa in cantiere, che promette di concedere la possibilità – quando i volumi e le metrature lo consentano – di ampliare del 20% gli spazi a disposizione.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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