Confedilizia: “la cedolare secca sugli affitti svolta epocale”
I problemi che affliggono il settore dell’immobiliare sono stati al centro del tradizionale convegno del Coordinamento legali della Confedilizia (Confederazione Italiana Proprietà Edilizia), che si è tenuto sabato scorso a Piacenza.
Tra i temi affrontati nell’incontro non poteva mancarne uno da tempo portato avanti da Confedilizia: stiamo parlando della cedolare secca del 20% sui canoni di locazione, introdotta con un decreto legislativo sul federalismo fiscale approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri del 4 agosto scorso. L’iter di approvazione della cedolare secca attende entro questo mese il parere della Conferenza unificata delle autonomie locali, poi seguirà l’esame da parte del Parlamento; il suo varo definitivo da parte del Consiglio dei ministri (con la seconda lettura del provvedimento) dovrebbe arrivare in tempo utile per consentire l’operatività della norma su base volontaria a partire dal gennaio 2011.
Confedilizia soddisfatta
Secondo il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani (foto), il varo della cedolare secca sugli affitti “ha per l’immobiliare un’importanza fondamentale. Segna una svolta epocale: ridà una qualche redditività alla locazione (che l’aveva completamente persa, sotto il peso del Fisco erariale e, soprattutto, locale), combatte sul serio – e non con fatui proclami – il sommerso, fluidifica il mercato. I risultati – sottolinea Sforza Fogliani – hanno già cominciato a manifestarsi, non tarderanno a svilupparsi appieno”.
Cosa cambierà
Attualmente il contribuente che dichiara il reddito degli affitti versa al Fisco un’aliquota fino al 45%, alla quale si applica, per le spese di manutenzione, una detrazione forfettaria del 15% sull’imponibile, se il canone è libero, e del 41,5% se è il canone è concordato. La cedolare secca del 20%, che sarà operativa dal 2011, consiste invece in un’imposta fissa, su base volontaria, con bassa aliquota in luogo dell’Irpef, la cui gestione e il cui gettito saranno devoluti ai Comuni, in cambio dei tagli che subiranno con la manovra finanziaria. La cedolare assorbirà anche le imposte dovute per la registrazione del contratto (2% da dividere tra conduttore e locatore) nonché l’imposta annuale, e potrà essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione.
Il fine della cedolare secca è quello di rilanciare il mercato del mattone ma anche di incentivare l’emersione degli affitti in nero, anche attraverso la previsione di rigide sanzioni per coloro che dichiareranno importi inferiori al vero: penali fino a duemila euro per le somme non dichiarate e fino al 400% sulle imposte evase. Inoltre, l’inquilino avrà un forte vantaggio a denunciare il contratto irregolare perché in caso di irregolarità contributiva questo passerebbe ad un importo pari al triplo della rendita catastale.
I ritardi della politica
Ma a parte la soddisfazione per l’introduzione della cedolare secca, Confedilizia non manca di sottolineare ancora una volta il ritardo della politica nel rispondere ai problemi in cui versa l’immobiliare. “Parole chiare sul Catasto (dopo le sentenze ottenute dalla Confedilizia) non se ne sono ancora sentite – dice il presidente di Confedilizia – L’impegno di Berlusconi a non lasciare ai Comuni la determinazione dell’estimo dei singoli immobili, c’è, e non abbiamo motivo di ritenere che venga disatteso. Ma è ora, a questo punto, di passare ai fatti concreti, e di chiarire – con un’interpretazione autentica – l’accordo Ministero-Anci oltre che la normativa della manovra d’estate”.
Il lavoro buroindotto nel mirino di Confedilizia
Infine, Sforza Fogliani punta ancora una volta il dito contro il cosiddetto “lavoro buroindotto”, ossia quel lavoro indotto dalla burocrazia attraverso provvedimenti che non hanno alcuna utilità per i cittadini e che sono predisposti al solo fine di soddisfare le richieste di particolari categorie, anche professionali. “L’immobiliare – afferma il presidente Confedilizia – ne è stata (complici anche organizzazioni che in ciò ricercavano il proprio esclusivo business associativo) la prima, e più importante, vittima. Per il libretto casa, a sconfiggerlo hanno pensato i giudici su ricorso della Confedilizia (e non certo i politici, spesso conniventi); il disordine (regionale) della certificazione energetica è invece sotto gli occhi di tutti; e, in questa situazione, dietro l’angolo c’è qualcuno che sta allegramente dedicandosi alla (sperata) certificazione acustica (con un costo da 5 a 10 volte superiore quello della certificazione energetica, all’incirca 200 euro a vano). Gli effetti negativi sul mercato immobiliare, già si sono fatti sentire”.
Fonte: casaeclima
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