Decreto sviluppo: ripristino Iva per cessioni e locazioni di nuovi immobili invenduti
L’attuale normativa prevede che le cessioni e le locazioni da parte delle imprese edili di nuove costruzioni destinate ad uso abitativo, oltre il termine di cinque anni dalla costruzione, sono esenti dall’imposizione di Iva.
Questa disciplina impedisce alle imprese di costruzione di portare a compensazione l’Iva pagata per la realizzazione dell’opera, nel caso in cui questa venga venduta o locata dopo il termine di cinque anni. In questa situazione, l’Iva rimane quindi a carico degli imprenditori edili.
Ripristino Iva per cessioni e locazioni di nuovi immobili
Su sollecitazione dell’Ance (Associazione nazionale dei costruttori edili), il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha inserito nel decreto sviluppo – approvato dal Consiglio dei Ministri del 15 giugno – una norma (articolo 9) per il ripristino dell’Iva sulle cessioni e locazioni di nuovi immobili rimasti invenduti. La norma abolisce il limite temporale dei cinque anni, prevedendo quindi che le cessioni o locazioni di nuove abitazioni effettuate direttamente dai costruttori siamo sempre assoggettate all’imposta sul valore aggiunto, consentendo di conseguenza alle imprese di avvalersi della compensazione.
Ance: con la norma liberate risorse per 840 mln l’anno
Sulla base di studi effettuati dall’Ance, ipotizzando che la quota di unità abitative che il costruttore non riesce a vendere dopo i cinque anni sia pari al 6% delle abitazioni ultimate ogni anno, risulterebbero circa 4.200 gli alloggi per i quali le imprese, secondo la normativa Iva vigente, devono restituire parte dell’imposta precedentemente detratta.
Considerando il dato di 4.200 alloggi sui quali la proposta normativa incide, favorendo la loro cessione da parte delle imprese costruttrici per un valore medio dell’immobile pari a 200.000 euro, si può stimare che la disposizione possa liberare risorse per circa 840 milioni di euro l’anno (4.200 alloggi x 200.000 euro, valore medio dell’immobile ceduto); tale importo rappresenta la somma che le imprese potranno disporre mediamente ogni anno a seguito della vendita delle nuove costruzioni e conseguentemente investire nel settore con effetti positivi anche sui settori collegati alle costruzioni e sull’occupazione.
Ricadute per 2,8 miliardi di euro e 14mila nuovi posti di lavoro l’anno
Tenendo conto che una domanda aggiuntiva di un miliardo di euro nelle costruzioni genera una ricaduta sul sistema economico di 3,374 miliardi di euro e 17 mila occupati (11 mila nelle costruzioni e 6 mila nei settori collegati), investimenti in costruzioni per 840 milioni di euro genererebbero una ricaduta sul sistema economico pari a circa 2,8 miliardi di euro e un aumento dei livelli occupazionali di 14 mila unità all’anno di cui 9 mila nelle costruzioni e 5 mila nei settori collegati.
Si appesantisce il carico fiscale sulla compravendita
Quanto la misura possa effettivamente lanciare il mercato degli alloggi destinati a prima abitazione è però ancora difficile da valutare. Se è certo che il costruttore potrà averne un beneficio economico e di cassa perché non dovrà rifondere all’Erario l’iva portata in deduzione, di contro il consumatore vedrà raddoppiare le imposte per la compravendita. L’imposta catastale per l’acquisto di prima casa è infatti calcolata sul valore catastale e non sul valore della transazione, mentre l’aliquota iva viene applicata sull’imponibile, così come il compenso del notaio. Per l’acquirente si tratta di diverse migliaia di euro in più che vanno aggiunti al maggior costo di un edificio nuovo rispetto ad uno usato, sul quale godrebbe anche della detrazione fiscale del 50% (fino al metà 2013) per i lavori di ristrutturazione. Riusciranno i costruttori a “girare” il loro vantaggio economico a beneficio dell’acquirente e a smuovere l’invenduto?
Fonte: casaeclima

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