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Ecco i Comuni a crescita edilizia zero

aprile 10, 2012 • Attualità, Casa, Economia, Edilizia sostenibile, Eventi, Problema abitativo, Società

Stop ai permessi di costruire sui terreni agricoli. L’urbanistica «a crescita zero» si afferma come una moda, specie tra i Comuni minori: oltre 70 enti locali hanno già aderito alla campagna «Salviamo il paesaggio» lanciata a fine febbraio dal Forum italiano dei movimenti per la terra. Piani urbanistici mirati a contenere il consumo di suolo sono già stati applicati da alcuni di loro: dal precursore Cassinetta di Lugagnano (Milano) a Camigliano (Caserta), passando per Solza (Bergamo).

«Di fatto è un tema nuovo», ricorda Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano alla guida dell’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo (Inu). «Fino a ieri nessuno metteva in pratica veramente il contenimento dei consumi – aggiunge – mentre oggi è un principio ispiratore di molte politiche locali». Secondo l’ultimo rapporto Wwf-Fai sul consumo del suolo – in base a un’indagine condotta su 11 regioni italiane (il 44% della superficie totale), negli ultimi 50 anni (dal 1951 al 2011) – le aree urbanizzate sono aumentate di 2,5 volte, con un ritmo medio di 33 ettari al giorno; nei prossimi vent’anni la superficie occupata da edifici e infrastrutture crescerà ulteriormente di circa 600mila ettari, “rubando” spazio ai terreni agricoli.

A mettere in atto concretamente per primo una pianificazione edilizia a consumo zero è stato il Comune di Cassinetta di Lugagnano, per mano del sindaco Domenico Finiguerra. Per raggiungere l’obiettivo, i dispositivi urbanistici utilizzati sono diversi: analisi demografiche, compensazioni, incentivi, saturazione del tessuto consolidato e così via.
Eppure, per quanto certi enti locali virtuosi cerchino di dettare le priorità dello sviluppo, i fatti dimostrano i limiti dell’urbanistica. «I piani comunali sono una cosa – afferma Pileri – e la realtà è un’altra. C’è sempre uno spread perché non tutti aderiscono a quello che c’è scritto». Innanzitutto nessuna pianificazione può arginare il tema dei “residui”: «Si tratta di ciò che è stato reso edificabile prima, dalle precedenti amministrazioni – spiega il docente del Politecnico –. Se certi campi di grano sono stati destinati ad altro, non si può tornare indietro. Anche se recentemente qualcosa sta cambiando, la giurisprudenza dice che bisogna onorare le promesse fatte. Solitamente i privati vincono questi ricorsi e ci vuole coraggio per approvare varianti negative che tolgano volumi sull’ereditato».

Inoltre, mentre il grosso del dibattito politico locale si concentra sull’approvazione dei piani, «molte delle trasformazioni più importanti che stanno cambiando il volto delle città non sono governate dai Pgt», spiega Vittorio Biondi, responsabile della Commissione Territorio e Infrastrutture di Confindustria Lombardia. Lo dimostra il numero di Programmi integrati di intervento (Pii), finalizzati a riqualificazioni o ri-edificazioni dell’esistente che seguono iter atipici di approvazione, fuori dalla pianificazione generale: negli ultimi dieci anni a Milano, ad esempio, mentre la città discuteva sul Pgt, ne sono stati approvati almeno sette, dal “Progetto Portello” all’area “Adriano-Marelli”, per un totale di superficie lorda pavimentata massima prevista di oltre 2,2 milioni di metri quadrati.

Cassinetta di Lugagnano (Mi)
Nel 2007 il Comune ha approvato un Pgt a crescita zero, un piano cioè che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio agricolo. Tramite un’approfondita analisi demografica e del fabbisogno abitativo, il piano prevede 695 nuovi abitanti/vano entro il 2015, cui si farà fronte attraverso il recupero puntuale di edifici; la riconversione, mediante piani attuativi, di aree produttive incompatibili con il tessuto residenziale circostante; il completamento di previsioni vigenti (piani di lottizzazione e di recupero); la saturazione delle aree già edificate. Di fatto, non verrà consumato suolo agricolo: le nuove edificazioni e trasformazioni sono concentrate nel tessuto consolidato

Cernusco sul Naviglio (Mi)
L’amministrazione dell’hinterland milanese ha prodotto un documento di tutela del territorio, che prevede il 40% di consumo di suolo in meno rispetto ai residui del Prg precedente; che prevede nel prossimo decennio interventi molto contenuti (dagli 800mila metri cubi previsti dal Prg del 2002, realizzati nel decennio per l’80 %, a cui si sono poi aggiunti i diversi Pii approvati negli anni, ai 150mila metri cubi dell’attuale Pgt). Il documento introduce per primo in Lombardia la «compensazione ambientale preventiva», per la quale, per ogni metro quadrato di nuova edificazione, devono essere ceduti al Comune 4 metri quadrati di aree verdi. Inoltre il Pgt ha tutelato a verde oltre 3 milioni di mq, ponendo su di essi il vincolo di non edificabilità legato al Parco Plis delle Cave

Camigliano (Ce)
Il nuovo Piano urbanistico comunale di Camigliano, in provincia di Caserta, è caratterizzato da una sostanziale moratoria dell’espansione edilizia: prevede interventi volti al recupero del patrimonio edilizio, anche attraverso piani di edilizia residenziale pubblica e convenzionata, con la conseguenza di favorire anche un incremento del valore degli immobili del centro urbano. Il Comune si è fatto promotore di una battaglia contro l’uso degli oneri concessori da parte delle amministrazioni come una qualsiasi imposta da usare nelle partite correnti dei bilanci per qualsiasi finalità: questa facoltà data ai comuni ha scatenato un effetto perverso con incrementi edificatori volti a sanare la cronica crisi di liquidità degli enti locali

Fonte: ilsole24ore

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