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Tasse e affitti: contratti concordati a rischio

aprile 5, 2012 • Affitto, Attualità, Casa, Economia, Inquilini, Problema abitativo, Proprietari, Società, Tasse

È allarme per i Sindacati Inquilini per l’eccessiva tassazione su questa particolare tipologia di contratti che rispondono ad un’effettiva esigenza sociale ed economica in momenti di crisi.

I contratti concordati sono una misura sociale che va valorizzata, dato che assicurano canoni compatibili con l’attuale grave situazione economica dei ceti più deboli. Far estinguere questo canale di contrattazione per le locazioni significherebbe ritornare indietro nei tempi ed aggravare il problema, già pesantemente presente, delle morosità.

È sintomatico che i tre maggiori Sindacati degli inquilini – Sunia, Sicet ed Uniat – abbiano anch’essi chiesto la riduzione dell’aliquota Imu per gli immobili locati, com’era nella prima versione del federalismo. I Comuni devono fare la loro parte con le aliquote, ma anche lo Stato deve fare la propria parte rinunciando alla sua modesta quota parte di tributo. Chi ancora affitta deve essere incoraggiato anziché demoralizzato. Soprattutto, si deve evitare di dare un colpo mortale agli affitti a canone calmierato.

Lo sottolineano in una dichiarazione congiunta, i Presidenti dell’Asppi-Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari e della Confedilizia, Alfredo Zagatti e Corrado Sforza Fogliani, proprio prendendo spunto dal rischio per la sopravvivenza dei contratti calmierati che i Sindacati inquilini hanno ragione di temere e di non sottovalutare. E per evitare questa pericolosa svolta lanciano il loro ”stop” all’eccessiva tassazione.

Fonte: attico

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Una risposta a Tasse e affitti: contratti concordati a rischio

  1. Sabino scrive:

    Ma chi sono i ceti più deboli, gli inquilini? Cioè quelle persone che pur di aver un tetto sulla testa mentono spudoratamente al proprietario falsificando la firma del garante pur di avere il contratto di affitto! Cioè quelle persone che, nonostante la voltura dell’utenza dell’acqua, per il periodo che è stato in affitto (poco più di un anno) non ha mai pagato una bolletta! Cioè quelle persone che si dimenticano (volutamente) di fare il passaggio dell’utenza del gas e della luce ed a causa della quale dopo che si sono tolti dalle scatole e non aver pagato 8 mensilità e le spese condominiali, la/il proprietaria/o è costretta/o a saldare il conguaglio! cioè quelle persone che, nonostante il periodo di crisi e le proprie possibilità economiche spendono e spandono acquistando un TV 42″ a cristalli liquidi, un tavolo in cristallo, eseguono imbiancature superflue, in quanto il proprietario aveva provveduto! BOH!!!
    Secondo me il ceto più debole è il proprietario in quanto è costretto a pagare anticipatamente le tasse sui redditi da locazioni e quando questa è una pensionata con poco più di 670 euro al mese, per 5 mesi lo stato gli leva 600 euro al mese…….!
    Secondo me il ceto più debole è il proprietario in quanto dopo aver riscosso poche mensilità rincorrendo l’inquilino (3/4 mesi massimo) e poi comincia a non pagare perchè sa che la legge è dalla sua parte, il proprietario si rivolge ad un legale per lo sfratto esecutivo per cui si ritrova, da un lato a pagare le tasse su quel reddito percepito, dall’altro deve pagare le spese legali varie che alla fine sarebbe stato più conveniente lasciare vuoto l’appartamento. Però con l’introduzione dell’Imu il proprietario che ha un appartamento vuoto pagherà un aliquota maggiore.
    Allora chi è il ceto più debole l’inquilino o il proprietario?

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