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Tasse: l’Imu per le case in affitto

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ottobre 6, 2013 • Imu

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L’Imu per le case in affitto è una tassa che si paga quando si è proprietari di un immobile in locazione. Per conoscere meglio questa tanto discussa tassa, che sembra sempre sul punto di sparire da un momento all’altro, può essere utile la lettura di questa guida. Innanzitutto, cos’è l’Imu? L’Imu è una tassa che viene pagata dai proprietari di case, fabbricati, terreni e aree e edificabili. Viene pagata anche di chi gode dei cosiddetti “diritti reali” sull’immobile. In questo caso parliamo, ad esempio, di chi è usufruttuario di un immobile. L’Imu, attraverso correzioni, anticipazioni e modifiche, è entrata in vigore nel 2012, ed è stato stabilito che dovesse essere pagata sia per la prima casa che per gli altri immobili (anche di altre tipologie, come abbiamo visto sopra). Ecco perché esiste l’Imu per le case in affitto, e perché viene pagata dai proprietari e non dagli inquilini.

Imu: i dati italiani e il confronto con l’Europa

Per calcolare l’Imu (sia l’Imu per la propria casa si l’Imu per le case in affitto) ci si affida generalmente al commercialista, ma è possibile anche usare gli strumenti di calcolo online resi disponibili gratuitamente da alcuni dei principali siti finanziari italiani. L’Imu è una tassa il cui acronimo sta per Imposta Municipale Unica: viene infatti riscossa dal Comune e consiste in un sostanziale raggruppamento della vecchia Ici (Imposta Comunale sugli Immobili) e della parte immobiliare dell’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche). L’aliquota di base per calcolare l’Imu è il 4 per mille del valore dell’immobile. L’Imu, nel 2012, ha portato più di 23 miliardi nelle casse statali: è stata pagata da quasi 26 milioni di italiani, e gli introiti sono derivati principalmente dalle seconde case (quindi qui rientra anche l’Imu per le case in affitto, con 10,7 miliardi di euro), poi da immobili ad uso commerciale, come laboratori, negozi, fabbriche, etc. (che hanno portato 9 miliardi di euro) e infine dalla prima casa (che ha prodotto una “modesta” entrata di 4 miliardi di euro). L’Imu media per il 2012 è stata di circa 225 euro per ogni famiglia, per la propria abitazione principale (casa di proprietà). L’Imu viene incassata dai Comuni, che sono responsabili della riscossione, delle sanzioni e della gestione del ricavato, anche se lo stato riceve infine la metà circa delle entrate da Imu. Una tassa simile viene pagata, in Europa, anche da tedeschi, francesi, inglesi e spagnoli.

Imu: come si calcola la tassa e chi deve pagarla

L’Imu è una tassa che si paga per il possesso di qualunque immobile. Sono comprese nella categoria anche l’abitazione principale, con le sue eventuali pertinenze, i fabbricati rurali ad uso abitativo o strumentale, e anche le aree edificabili e i terreni, sia agricoli sia incolti. L’Imu si paga col modello f24 e viene pagata da:

  • il proprietario degli immobili (cioè dei fabbricati, dei terreni destinati a qualsiasi uso e delle aree edificabili);
  • il titolare dei diritti reali dell’immobile (ovvero dei diritti di reale usufrutto, di uso, di abitazione, di enfiteusi e di superficie);
  • l’ex coniuge se è affidatario della casa coniugale;
  • il proprietario di un immobile in affitto, anche se è ancora da costruire o se è in fase di costruzione o se è concesso in locazione finanziaria.

Per il calcolo dell’Imu per le case in affitto, che si può facilmente ottenere con un calcolatore online, bisogna essere in possesso di alcuni dati:

  • innanzi tutto serve la rendita catastale dell’immobile: per trovare la rendita catastale, se non la si conosce già, ci si può rivolgere all’agenzia del Territorio e richiedere la cosiddetta visura catastale dell’immobile in affitto in questione. Il servizio è disponibile anche in rete e vi si accede tramite codice fiscale dal sito web dell’Agenzia delle Entrate;
  • il secondo tassello è la destinazione d’uso dell’immobile (che sarà un immobile del gruppo A, “non abitazione principale”);
  • deve inoltre essere noto se si tratti di un fabbricato che sia stato dichiarato inagibile o di un fabbricato dichiarato di interesse storico: in tal caso si applica una riduzione del 50% della tassa;
  • per il calcolo dell’Imu bisogna indicare se si tratti di abitazione principale o meno: per l’abitazione principale l’aliquota di base è dello 0,4%, mentre per la seconda casa è dello 0,76%, cioè è quasi doppia;
  • eventuali aumenti o diminuzioni comunali dell’aliquota di base: il comune può modificare l’aliquota di base del +/- 0,2%, quindi per un calcolo accurato va interpellato il Comune in cui sorge l’immobile per accertarsi dell’eventuale variazione;
  • la quota di possesso dell’immobile, che può essere al massimo del 100%;
  • i mesi di possesso dell’immobile: la quota base di 1 mese viene moltiplicata al massimo per 12 mesi. Dal tredicesimo mese in poi l’Imu non aumenta più, essendo una tassa concepita come annuale.

Un esempio pratico: il mio immobile in affitto, con rendita catastale di 600 euro, è sottoposto ad aliquota comunale dello 0,76% (senza variazioni). Lo possiedo al 100% per 12 mesi, e non ho detrazioni per interesse storico o inagibilità: la mia Imu è di 766,08 euro. Se fosse inagibile o di interesse storico, l’Imu sarebbe di 383,04 euro, e se l’avessi posseduto per 4 mesi, senza detrazioni, sarebbe di 255,36 euro. In pratica, l’Imu per quell’immobile sarebbe di 63,84 euro al mese senza detrazioni, e di 31,92 euro al mese se fosse inagibile o di interesse storico.

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