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Orti urbani collettivi

Orti urbani collettivi

marzo 6, 2014 • Arredo urbano

 

Il fenomeno degli orti urbani è in crescente espansione anche nel nostro Paese. In America questo esempio di progetto verde arriva direttamente dalla Casa Bianca ed ha dettato moda. In Europa, approdato prima in Inghilterra e poi in Francia il progetto sta prendendo piede sempre di più anche nelle città italiane, dove una volta recuperato uno spazio verde lasciato in disuso, lo si coltiva come un orto comunitario. Si tratta di angoli verdi finalizzati alla coltura di frutta e verdura, assegnati ai cittadini.

L’obietivo è risparmiare sulla spesa, ma soprattutto restituire dignità ad aree cittadine dimenticate.

Orti urbani collettivi

L’orto urbano della Garbatella, a Roma

Gli orti urbani non sono certo una novità. Nelle periferie è sempre stato normale imbattersi in apezzamenti di terra coltivati quasi abusivamente. La novità è che ora il Comune non si batte più contro quest’idea, ma la appoggia. Ecco allora che in mote città italiane fioriscono (è il caso di dirlo) orti comunitari.

In Campania:

Legambiente ha coinvolto moltisse persone tra Pontecagnano ed Eboli, dove a pochi passi dalle rovine dell’antico insediamento etrusco di Amina, sono già stati aperti 90 orti. Questi spazi sono stati assegnati gratuitamente – attraverso un bando pubblico – a cittadini anziani. Gli stanziamenti sbloccati dalla regione Campania partiranno a breve per assegnare centinaia di nuovi spazi ai cittadini-contadini. Si prevedono 1000 nuovi orti per riqualificare aree degradate. Prima fra tutte: Scampia.

Orti urbani collettivi

 Roma:

Come accennavamo sopra e come avrete visto dalla prima immagine, sotto il palazzo della Regione Lazio, nel quartiere Grabatella della capitale è stato organizzato un grande orto comunitario, in un campo che sarebbe dovuto diventare un parco pubblico. Il progetto non era mai partito e per anni quell’area era stata utilizzata come deposito di veicoli inutilizzati. Un gruppo di volontari riuniti nel “Coordinamento per gli orti urbani della Garbatella” ha riqualificato la zona, dividendola in 15 orti che, dal mese di giugno 2010, sono stati assegnati a famiglie a basso reddito. 40 metri quadrati ciascuno da coltivare per 4 anni.

Nella periferia sud di Roma, a Castel di Leva, da circa un anno si  stanno coltivanando 107 orti urbani. Anche in questo caso le aree sono stati assegnate con un bando pubblico, ad ad anziani, giovani e famiglie del quartiere.

Milano:

Nel capoluogo lombardo, si contano già circa 1000 orti. Più della metà di questi terreni sono gestiti dal Cfu (Centro forestazione urbana), ente che gestisce i due grandi parchi di Milano: Boscoincittà e Parco delle Cave. I terreni, come nelle altre città, sono stati assegnati con un bando pubblico gratuito. Sono privilegiati gli anziani e le persone con un reddito basso.

Quando partì il progetto, gli orti erano gestiti solo da contadini o ex contadini, mentre adesso sono sempre di più le persone che non hanno mai preso in mano una zappa in vita loro e vogliono imparare. Dirigenti, insegnanti, impiegati, operai.  I cittadini che gestiscono l’orto, non si limitano a lavori di agricoltura, si occupan anche di costruire i capanni degli attrezzi ed i recinti. L’agricoltura è sicuramente un’ottima terapia per le persone con dei problemi. All’ex ospedale psichiatrico Pini, la Onlus Giardino degli Aromi sperimenta tecniche di coltivazione innovative in tre orti con l’aiuto di un centinaio di persone disabili.

Orti urbani collettiviTorino:

“Abbiamo ridato dignità a tutti gli immigrati del sud che si erano fatti l’orto vicino casa e venivano visti come incivili”  afferma Roberto Tricarico, assessore all’ambiente della città di Torino. Sotto la Mole, l’agricoltura urbana è gestita direttamente dall’amministrazione comunale, che non si avvale di alcun intermediario. Ad oggi si contano più di 380 orti, tuttidisposti lungo i quattro fiumi che bagnano il capoluogo piemontese: Po, Dora, Stura e Sangone. Questo patrimonio ambientale misura ben 70 chilometri e si sta lentamente riqualificando, soprattutto grazie alle coltivazioni urbane. Depositi abusivi di rifiuti si trasformano in ordinate piantagioni di verdura di stagione.

Fonte: NationalGeographic

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