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Affitti shock: le tue scarpe puzzano? E io ti accoltello

Affitti shock: le tue scarpe puzzano? E io ti accoltello

ottobre 2, 2015 • Guida cittá

La convivenza si sa, è complicata, ma non crederete mai a che punto lo stress da coinquilini disordinati puó trasformare una persona. Ve lo raccontiamo con questa storia shock.

Tutto ebbe inizio il giorno che partii per il famigerato Erasmus. Zaino in spalla e via, a vivere questa nuova avventura.  Mai avrei pensato di finire dietro le sbarre, e felice. La mia vita avrebbe affrontato questo grande shock.

Ma per capirlo dovremo partire dal principio. Era metà gennaio, e carica del kit di soppravvivenza di ogni studente: zaino, valigia e computer portatile, atterrai a Pisa, con destinazione finale Firenze.

Affitti shock: le tue scarpe puzzano? E io ti accoltello

Anche se un po’ persa, seguii tutte le indicazioni ricevute per raggiungere l’appartamento, già riservato da mesi, grazie all’aiuto dell’università che mi ospitava.

Ero cosí emozionata e abbastanza spensierata, come d’abitudine ero riuscita ad organizzare il tutto per tempo. Niente poteva andare storto, ero sempre molto precisa e meticolosa in tutti gli ambiti della mia vita proprio per evitarmi degli shock inutili.

Ed eccoci arrivati, via degli artista 15, terzo piano, senza ascensore. Mi ricordo ancora la fatica immensa nel salire le scale dopo tutto quel viaggio e col carico che mi portavo dietro.

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Ma c’eravamo, entrai, sapevo che avrei condiviso la stanza da letto con un’ altra ragazza, e l’unico bagno e la cucina con altre 4 ragazze; d’altronde avevo preferito alla privacy, vivere in centro, vicino all’università, e, con la borsa Erasmus che avevo, la condivisione era d’obbligo.

Ero comunque contenta perchè avrei praticato la lingua, e perchè no, avrei anche potuto incontrare fin da subito un’ amica. Mai feci errore più grande.

Suonai il campanello, mi aprì proprio quella che sarebbe diventata il mio più grande…incubo!

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Ma guardiamoci intorno: l’appartamento non era proprio splendido, certo le foto che mi avevano inviato erano probabilmente di prima che una banda di black bloc vi facessero irruzione trasformandolo in una base satellite.

La porta della mia stanza era la più vicina all’ingresso: chiamasi “ingresso” il passaggio, l’apertura per cui si entra in un luogo: l’ingresso del palazzo, della banca; locale dal quale si accede a un appartamento, un ufficio ecc. e che NON HA ALTRA FUNZIONE.

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Ebbene questo fu il primo di tanti shock, l’ingresso era un vecchio ricordo, cumuli di spazzatura maleodorante lo ingombravano quasi per completo, i miei occhi non potevano crederci, forse ero troppo stanca dal viaggio, una bella doccia e avrei fatto chiarezza.

La mia amata coinquilina si rese conto della faccia che feci a quella visione infernale, e scostò alcuni sacchi di spazzatura per permettermi di trascinare la valigia e me stessa all’interno dell’appartamento.

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Entrai in quella che sarebbe stata la mia, ma che dico mia, la nostra stanza. Posai valigia computer e zaino e passai alla cucina-salotto. Sempre scortata dal mio peggior incubo, sorridente e amichevole.

E arrivò il momento di entrare in doccia…Solo all’aprire la porta del bagno, mi resi conto di cosa mi aspettava in quei primi giorni, il mio primo fine settimana a Firenze, l’avrei passato cercando di dare una parvenza di civiltà a quel caos.

Infatti le mie inquiline, sempre sorridenti e simpatiche, mi lasciarono per il fine settimana per raggiungere le loro città natali e io mi trovai di fronte al grande mostro.

Armata di guanti e prodotti chimici detti sfogo a tutte le mie ansie. Non ci crederete, quell’appartamento era NUOVO, bellissimo, pulitissimo. Non ebbi molto tempo per godere della città, ma devo dire che la domenica pomeriggio giá iniziai ad intravedere la luce fuori dal tunnel.

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Quella sera stessa, però, le mie coinquiline tornarono, furono sorprese da un appartamento che non riconobbero, stavano per uscire e controllare se era la porta d’ingresso corretta, le salutai, capirono, ed entrarono.

Non erano passate nemmeno 2 ore, già una borsa della spazzatura fece capolino all’ingresso, pronta a prendere il suo posto e a non spostarsi più per mesi e mesi. Iniziarono a cucinare, vedevo il sugo di pomodoro schizzare ovunque. Sapevo cosa sarebbe rimasto nel lavandino… vedevo già il bagno al giorno successivo…era stato tutto inutile…

Ma quando entrai in camera fu l’ultima goccia che fece traboccare il vaso…Le scarpe, le scarpe della mia compagna di stanza, stavano emanando fumi tossici.

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Avevo lasciato aperta la finestra dal sabato mattina, avevo dormito a metà gennaio con la finestra aperta per arieggiare una stanza che era chiusa da mesi con quelle armi chimiche dentro.

Non ce la feci mi armai di mascherina e coltello da cucina…e la accoltellai, sí, accoltellai la mia compagna di stanza, 3 giorni, vissi da persona libera a Firenze, e di quei 3 giorni, mezza giornata uscii a fare una passeggiata e un po’ di spesa.

Ed ora eccomi qui, in gattabuia, dove finalmente ho potuto tirare un sospiro di sollievo, niente spazzature, niente disordine, solo la mia brandina il lavandino e il water. Rigorosamente puliti. Sono felice!

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