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Affitti shock… quando il proprietario è il tuo vicino di casa

Affitti shock… quando il proprietario è il tuo vicino di casa

settembre 14, 2015 • Guida cittá, Preferiti

Un'esperienza terrificante, a Torino. Quando il tuo vicino di casa è anche il tuo proprietario di casa la situazione puó diventare un incubo.

Quando sono arrivato a vivere a Torino, ho avuto poco tempo per cercare appartamento, passavo tutta la giornata al lavoro e ne ero entusiasta. Non potevo continuare a spendere soldi in una squallida pensione vicino alla stazione e optai per affittare il primo appartmento decente, più o meno ampio ed in buone condizioni. L’unico problema, che all’inzio non sembrava cosí allarmante era il fatto che il mio proprietario fosse anche il mio vicino di casa.

Proprietario Jekyll

I miei primi giorni a casa furono felici, comprai alcune cose carine per decorare le stanze: piante, tappeti, una comoda poltrona. Appesi al muro delle foto dei miei momenti piú felici con amici e famiglia ed alcuni poster dei miei cantanti e sportivi preferiti: Leonard CohenMuhammad Ali capeggiavano nel mio piccolo salotto. A poco a poco, l’appartamento era più bello, colorato e mio.

Affitti shock… quando il proprietario è il tuo vicino di casa

Ho conosciuto meglio le strade di San Salvario, i negozi, i bar ed i suoi angoli mi sembravo cosí affascinanti che iniziai  a sentirmi a mio agio, sempre più ambientato nella mia nuova città.

Il proprietario, di tanto in tanto, mi aiutava ad aggiustare alcuni dettagli della casa: spostare i mobili piú pesanti, montare l’ armadio a quattro ante, appendere una mensola. All’inizio sembrava una persona d’ oro, che voleva aiutarmi e fare di tutto per farmi stare bene.

Proprietario Hide

Le settimane passavano, la casa mi piaceva ma l’aiuto del proprietario non era più necessario, tutto era al suo posto ed i lavoretti casalinghi finalmente terminati.  Tuttavia, continuava a passare da casa. Mi chiedeva ossessivamente se mi trovavo bene, se avessi bisogno di qualcosa, se la mensola che avevamo appeso insieme fosse caduta. La mensola. La gentilezza stava diventando insistente e il supporto era diventato un calvario.

Affitti shock… quando il proprietario è il tuo vicino di casa

Decisi di essere paziente, ma cominciai a capire che questo rapporto non avrebbe portato a niente di buono e che non avrei resistito molto prima di sbottare.

Ogni volta che rientravo o uscivo da casa, cercavo di non far rumore, evitavo di accendere le luci del corridoio e passavo in fretta davanti alla sua porta per non farmi vedere, per non incontrarlo.  Invece no. Appariva. Sempre. Come se avesse gli occhi dapperttutto, come se sapesse prima di me i passi che avrei fatto.

La guerra fredda

Affitti shock… quando il proprietario è il tuo vicino di casa

Qualunque cosa facessi dall’ invitare amici a cena al vedere un film, al prendere un caffè, oensavo a lui. Me lo immaginavo osservandomi. Non lo vedevo, ma ne ero certo che era dall’altra parte della finestra rubandomi la privacy. Nascosto, fermo immobile sorvegliando i miei passi.  Forse il mio telefono era sotto controllo o c’erano delle telecamere nascoste in camera mia. La mia vita era diventata una spy story. Era scoppiata la guerra fredda e la cosa peggiore era che ogni mese pagavo l’affitto alla persona che mi tormentava.

Quando ero al lavoro, me lo immaginavo intrufolarsi in casa mia, guardando le mie foto, spiando il mio passato. La mia fantasia lo disegnava mentre leggeva la mia lista della spesa, annusando i miei vestiti ed accarezzando le mie lenzuola. La mia vita ormai era sua.

Affitti shock… quando il proprietario è il tuo vicino di casa

Iniziai a diventare paranoico, cominciai a sognarlo ed avevo un incubo ricorrente: aprivo un armadio e c’era lui, aprivo il frigorifero ed era dentro.. Nel supermercato, al cinema. C’era sempre. E mi chiedeva sempre della mensola. Dovevo lasciare quella casa. Stavo impazzendo.

La caduta del muro

La situazione diventó presto insostenibile. Tutto stava per saltare in aria, prima o poi e quel momento arrivò proprio il giorno del mio compleanno.

Invitai alcuni amici a cena per festeggiare il mio compleanno. Qualcosa di tranquillo, una conversazione divertente, qualche bottiglia di vino, una torta ed alcun i regali. I miei ospiti forse si stavano divertendo ma io no. Sapevo che il mio proprietario ci stava guardando. Sapevo che stava vedendo quello che stavamo mangiando e ascoltava ciò che stavamo dicendo.

Poco dopo mezzanotte salutai e ringraziai i miei amici, accompagnandoli alla porta, ed eccolo era lí, affaciato al corridoio. Non mi sono sorpresi. Lo stavo aspettavo. Con un sorriso che mi mise i brividi, disse: “Allora oggi è il tuo compleanno? Auguri!”

Salutai in maniera fredda e mi chiusi in casa mia. Prima di chiudere la porta, mi chiese: “Regge bene la mensola?” Non risposi e quella domanda disturbó la mia pace e mi tolse il sonno. Era riuscito a rovinare anche il mio compleanno.

Quella notte, quando finalmente riuscí a prendere sonno i miei incubi erano tutti incentrati in mensole che cedevano e mi schiacciavano.

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La mattina dopo uscí per recarmi al lavoro e lui era lì, nel corridoio, seduto su una sedia con una scatola tra le gambe. La visione era terrificante. Fu l’ultima goccia.

Non lo feci parlare, non gli permesi di chiedermi della mensola. Tutto di un fiato gridai: “Basta! Non ne posso più. Mi lasci in pace! Mi lasci tranquillo! Ho affittato casa sua, ma la mia anima non le appartiene. Stasera, quando torno dal lavoro raccolgo le mie cose e me ne vado. La maledetta mensola se la puó tenere.” Restò sorpreso, mi guardava in silenzio, attonito. Avevo vinto. Era riuscito a sconfiggere il mostro. Mi sentivo libero.

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Scesi le scale correndo, mi sentivo un uomo nuovo, arrivai al portone ho quasi mi scontrai con una giovane ragazza, che sorridendo mi chiese: “Ciao! Sei il ragazzo del secondo piano? Sono la figlia del tuo proprietario. È contentissimo con te, dice che erano anni che non aveva un amico. A proposito, buon compleanno! Ti ha dato il regalo? Stamattina, si è alzato prestissimo per andare a comprartelo”.

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Ok. Mi resi conto di essere una persona orribile, il matto ero io, non il proprietario ( in ogni caso continuo a sospettare che il suo regalo fosse un’altra mensola).

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