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Condomíni asociali, 6 italiani su 10 non parlano con il vicino

Condomíni asociali, 6 italiani su 10 non parlano con il vicino

aprile 19, 2016 • Inquilini, Preferiti

Il 61% degli italiani ha dichiarato di evitare qualsiasi tipo di comunicazione con i propri vicini di casa. Psicologi ed esperti ci spiegano il perché di questa mancata voglia di relazionarsi.

“Quando incrociano un vicino evitano lo sguardo ed in ascensore non si rivolgono parola.” Ecco quanto emerso da una ricerca condotta da Nescafé che fa riflettere sulla situazione e l’atmosfera che si respira nei condomini italiani.

La metodologia utilizzata, WOA (Web Opinion Analysis), ha visto partecipi 1.800 italiani, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni. Il monitoraggio è avvenuto online sui principali social network, blog e forum per cercare di intendere in quale maniera si sono evoluti (o meno) nel corso del tempo i rapporti con il vicinato.  Matteo Cattaneo, Marketing Manager di NESCAFÉ spiega:

L’esperimento sociale The Nextdoor Hello è nato grazie all’individuazione di un fenomeno sempre più forte nelle città italiane, ovvero la crescente difficoltà delle persone di comunicare con i propri vicini di casa. L’obiettivo che abbiamo raggiunto è stato quello di dimostrare empiricamente, attraverso un concreto esperimento “sul campo” raccontato da un video, che è possibile ridurre le distanze venutesi a creare tra dirimpettai anche con un semplice gesto, come offrire una tazza di caffè”.

Frenesia, timidezza e timore di essere invadenti

Se negli anni ’50 era tipico condividere la quotidianità nel pianerottolo, il 2000 è l’ era dell’asocialità condominiale in cui non si è interessati nemmeno a sapere il nome delle persone che vivono nella porta accanto. Abitudine soprattutto del Nord Italia dove incidono la frenesia della routine quotidiana (73%), il poco tempo per socializzare (68%), la mescolanza di etnie e differenze regionali. Tra le altre motivazioni, date dagli intervistati, a proposito di questo disinteresse verso i vicini c’è la diffidenza data dalla paura della criminalità e dal terrorismo diffusa dai media (39%), dalla sensazione di venire ignorato dal vicino o di sembrare invadente.  Il 20% semplicemente, incolpa la sua timidezza.

«Gli impegni lavorativi possono far vivere la propria abitazione soprattutto come luogo di riposo e rifugio proprio perché l’attività sociale viene già coltivata in altri ambienti, come il luogo di lavoro ad esempio. Di conseguenza quando si è a casa, si cerca anzitutto un nido in cui vivere la privacy, la riservatezza e il riposo. In secondo luogo, nella società sta aumentando la mobilità e diminuisce il senso di attaccamento al luogo e anche al vicinato».

Ha spiegato il dott. Marco Costa, professore del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna.

Quali sono i modi per scampare al contatto con i vicini anche quando è inevitabile?

Il 79% degli italiani, semplicemente fa finta di niente e guarda in basso, magari cercando di apparire indaffarato al cellulare. Gettonatissime le classiche scuse “Sono in ritardo” (64%) e “Devo proprio andare” (68%). Se l’ascensore è occupato da vicini il 45% degli italiani opta per le scale, ma prima di uscire dalla porta si assicura che non ci sia nessuno nei paraggi.

Il vicino asociale è uomo, tra i 31 ed i 50 anni, ed abita in una grande città del nord, come Milano, Torino, Venezia o Bologna.

Avvocati, impiegati e liberi professionisti

Queste le categorie che risultano essere le più asociali, insieme a manager e banchieri. “Per abbattere questi muri – ci informa Marco Costa, del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna – basta creare attività comuni come pulizia dei luoghi condivisi o feste di condominio. Piccoli gesti come l’offrire un caffè o del cibo permettono d’incontrare gli altri senza la preoccupazione di dover interagire in modo personale, mitigando l’ansia di un contatto”.

Voi cosa ne pensate? Sapete i nomni dei vostri vicini?

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