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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

November 25th, 2011

Housing sociale, a scuola per gestire l’abitare contemporaneo

Gestire e programmare l’abitare contemporaneo è tutt’altro che facile. Prova ne è che, nonostante i vari “Piani Casa”, peraltro mai realizzati e neppure avviati, l’emergenza abitativa resta al palo. Da più parti si pensa che una possibile soluzione al problema potrebbe essere la via dell’housing sociale. Ma bisogna preparare i futuri operatori del settore.

Per programmare, progettare e gestire l’abitare contemporaneo il Consorzio del Politecnico di Milano, POLI.design, ha istituito un Corso di Master Level “Housing sociale e collaborativo“.

Il corso avrà inizio a partire dal mese di marzo 2012 e prevede:
• ventidue settimane di formazione d’aula e laboratorio, con lezioni per tre giorni alla settimana;
• quattro settimane di workshop a tempo pieno da lunedì a venerdì, equamente distribuite lungo il calendario;
• dodici settimane conclusive di tirocinio presso le aziende.

Il Corso è riservato a candidati in possesso di Diploma o Laurea V.O., Laurea Specialistica/Magistrale N.O. in Architettura, Disegno Industriale, Ingegneria, Economia, Scienze Sociali-Umanistiche, Giurisprudenza.

Sono inoltre ammessi al corso candidati non laureati che abbiano maturato significative esperienze professionali e lavorative e che intendano potenziare il loro percorso professionale.

Più in generale il corso è dedicato a chi intende conferire sistematicità alle proprie conoscenze in fatto di housing sociale: esperti di urbanistica e architettura, progettisti e costruttori, responsabili di cooperative, operatori nel campo della finanza e gestione del risparmio, esperti nel campo delle politiche sociali, operatori immobiliari ed esperti nelle pratiche d’integrazione sociale.

Fonte: quotidianocasa

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November 24th, 2011

Processi condominiali troppo lunghi? I condomini sono gli unici a poter chiedere l’indennizzo per la durata eccessiva

Chissà quante volte si è avuta la sensazione che, avendo necessità di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, il processo sia durato fin troppo tempo. Se la sensazione viene ad essere sostituita da dati di fatto, chi ha subito un torto del genere può chiedere allo Stato (il ricorso si propone nei confronti del Ministero della Giustizia) un indennizzo per il danno patrimoniale e non patrimoniale che le lungaggini gli hanno causato (art. 2 l. n. 89/2001).
 
Il procedimento è quello delineato dall’art. 3 della medesima legge, che recita:
 
La domanda di equa riparazione si propone dinanzi alla corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito ovvero pende il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata.
 
La domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria della corte di appello, sottoscritto da un difensore munito di procura speciale e contenente gli elementi di cui all’articolo 125 del codice di procedura civile.
 
Il ricorso è proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell’economia e delle finanze.
 
La corte di appello provvede ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione della camera di consiglio, è notificato, a cura del ricorrente, all’amministrazione convenuta, presso l’Avvocatura dello Stato. Tra la data della notificazione e quella della camera di consiglio deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni.
 
Le parti hanno facoltà di richiedere che la corte disponga l’acquisizione in tutto o in parte degli atti e dei documenti del procedimento in cui si assume essersi verificata la violazione di cui all’articolo 2 ed hanno diritto, unitamente ai loro difensori, di essere sentite in camera di consiglio se compaiono. Sono ammessi il deposito di memorie e la produzione di documenti sino a cinque giorni prima della data in cui è fissata la camera di consiglio, ovvero sino al termine che è a tale scopo assegnato dalla corte a seguito di relativa istanza delle parti.
 
La corte pronuncia, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, decreto impugnabile per cassazione. Il decreto è immediatamente esecutivo.
 
L’erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene, nei limiti delle risorse disponibili, a decorrere dal 1° gennaio 2002
”.
 
Svolta questa premessa di carattere generale è utile domandarsi: nel caso d’irragionevole durata del processo avente come parte un condominio, chi può agire per ottenere l’indennizzo?
 
Secondo la Suprema Corte di Cassazione la legittimazione a stare in giudizio spetta ai condomini e non all’amministratore. Nell’ultima pronuncia in materia, resa lo scorso 17 ottobre, si legge che “ il condominio è privo di personalità giuridica in quanto unicamente ente di gestione delle cose comuni e che l’amministratore può agire in virtù della sola delibera assembleare anche non totalitaria a tutela della gestione delle stesse mentre per quanto concerne i diritti che i condomini vantano unicamente uti singuli è necessario lo specifico mandato da parte di tutti i condomini (giurisprudenza pacifica: ex multis Cassazione civile, sez. 2^, 26 aprile 2005, n. 8570), nella fattispecie insussistente, e che il difetto di legittimazione può essere eccepito anche per la prima volta in sede di legittimità (Cassazione civile, sez. 2^, 13 marzo 2007, n. 5862), non vi è dubbio che il diritto all’equo indennizzo per la irragionevole durata di un processo non spetti all’ente condominiale che è preposto unicamente alla gestione della cosa comune in quanto l’eventuale patema d’animo conseguente alla pendenza del processo incide unicamente sui condomini che quindi sono titolari uti singuli del diritto al risarcimento” (Cass. 17 ottobre 2011 n. 21461).
 
L’amministratore, quindi, è legale rappresentante per la gestione dei beni comuni ma i diritti personali dei condomini, pur se collegati alle cose in condominio, non entrano nella sfera delle sue competenze.

Fonte: condominioweb

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November 23rd, 2011

Sicurezza, anche nei quartieri di edilizia pubblica, purché non se ne faccia un ghetto

Quando nei quartieri di edilizia residenziale pubblica viene alla ribalta il problema della sicurezza, occorre interrogarsi sulle politiche del territorio in base alle quali quei quartieri dormitorio sono stati pensati e costruiti. Per fortuna il rimedio c’è, e consiste nel coinvolgere nella gestione della cosa pubblica gli stessi abitanti, purché non siano separati in un ghetto.

Al seminario sulla sicurezza, “Legalità e convivenza civile nei quartieri di edilizia sociale“, organizzato a Roma da Federcasa il 18 novembre 2011, è intervenuto, fra gli altri, Claudio Fantoni, presidente della Consulta Casa dell’Anci e Assessore alla Casa del Comune di Firenze.

Il delegato Anci ha sostenuto che «sicurezza, qualità della vita e convivenza civile nei quartieri di edilizia sociale dipendono da una sorta di rivoluzione che fortunatamente è in corso in alcuni territori, dove si cerca già adesso di associare l’idea di città sostenibile con politiche per le fasce più deboli».

La rivoluzione di cui ha parlato Fantoni è quella politica del territorio grazie alla quale la costruzione di quartieri di edilizia residenziale pubblica non è stata fatta coincidere con la ghettizzazione delle persone meno abbienti in periferie degradate e in quartieri malsani.

Al contrario – ha sottolineato il responsabile della Consulta Casa dell’Anci – «Diversi Comuni nel realizzare i quartieri di edilizia residenziale pubblica fanno ricorso a politiche di rigenerazione e riqualificazione urbana e sociale, con alloggi sociali inseriti in un adeguato contesto, oltre che dotati di livelli di efficienza energetica persino superiori alla quasi totalità dell’edilizia residenziale privata esistente».

Una migliore qualità della vita nei quartieri cosiddetti a rischio la si ottiene però soprattutto attraverso il coinvolgimento nelle gestione della cosa pubblica di chi quei quartieri abita.

Si chiama “autogestione“.

«Le esperienze normate da leggi regionali – ha concluso Fantoni – hanno dimostrato che il coinvolgimento diretto degli inquilini nella forma dell’autogestione ha dato risultati apprezzabili. Laddove le persone sono responsabilizzate vivono gli spazi comuni in modo diverso diventando così il primo fronte per coniugare sicurezza e qualità della vita».

Fonte: quotidianocasa

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November 22nd, 2011

A Firenze le prime case popolari a energia zero

“Siamo di fronte al primo progetto in Italia di edilizia popolare che verrà realizzato a energia zero”.

Così il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, riguardo al progetto per la realizzazione, nell’area ex Pegna del capoluogo toscano (dietro via Gabriele d’Annunzio), di 21 alloggi di edilizia residenziale pubblica a “energia zero”. Anticipando così la scadenza fissata al 2020 dalla Direttiva 2010/31/CE per le case a energia quasi zero, cioè abitazioni ad elevata prestazione energetica e con un altissimo grado di sostenibilità, il cui fabbisogno energetico deve essere coperto perlopiù da energia generata da fonti rinnovabili (quali ad esempio il fotovoltaico) e possibilmente prodotta nelle vicinanze.

21 alloggi entro il 2014

I 21 alloggi saranno realizzati da Casa Spa, la società che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica dei 33 Comuni dell’area fiorentina. “Questi 21 alloggi – ha spiegato presidente di Casa Spa Luca Talluri – per un costo complessivo di circa 2 milioni e mezzo provenienti da finanziamento regionale, saranno pronti entro il 2014, con ben sei anni di anticipo rispetto a quanto ci viene imposto dalle normative europee. Un intervento che coniuga al meglio aspetti come l’altissima efficienza energetica, la scelta della filiera del legno toscano e l’alta prestazione a basso costo. Dove il sole e l’aria rappresentano gli elementi cardine di questa tecnologia innovativa”.

Materiali naturali e apporto dell’aria

Il progetto è stato impostato come la somma di idee ed esperienze già in parte maturate, sia in termini di materiali che di tecnologie. Concettualmente si basa su di un pacchetto murario particolarmente efficace, realizzato totalmente con materiali naturali (legno XLAM coibentato esternamente e internamente), al quale si aggiunge l’apporto dell’aria. Si realizza cioè un edificio in grado di conservare il calore in inverno e di limitare l’ingresso del calore in estate e poi si utilizza l’aria per migliorare ulteriormente queste caratteristiche di base. Un edificio quindi che ha necessità di pochissima energia per il riscaldamento e per il raffrescamento e che produce da fonte rinnovabile quella poca energia che gli necessita.

“L’edificio – ha spiegato il direttore generale di Casa Spa, Vincenzo Esposito – con il pacchetto dell’involucro edilizio nella conformazione ‘base’ ha un fabbisogno di energia termica, riscaldamento e raffrescamento, pari a 38,22 kWh/mq annui, con l’adozione di atri-serra, logge-serra e muri di trombe e dei condotti interrati e delle torri di ventilazione si arriva ad un fabbisogno di energia termica complessivo pari a 12.04 kWh/mq annui, solo per riscaldamento in quanto il fabbisogno per raffrescamento è pari a zero”.

Atri bioclimatici

Sono stati previsti tre grandi atri bioclimatici, in corrispondenza dei vani scala, con parete esterna totalmente vetrata, con lamelle apribili. Durante l’inverno questi serramenti saranno chiusi, per diminuire drasticamente il pericolo di dissipazione energetico-termica e per accumulare calore passivo per effetto serra. Nei mesi estivi l’involucro è completamente aperto per favorire la ventilazione naturale interna.

4 torri di ventilazione

Nel fabbricato sono presenti 4 torri di ventilazione per l’immissione dell’aria proveniente dal sistema dei condotti interrati che, captando l’aria dall’esterno e conducendola sotto terra, ne determinano il pre-trattamento termico per scambio irraggiativo col terreno che d’estate la raffresca (facendole perdere fino a 12°) e d’inverno la riscalda (facendole guadagnare fino a 10°). Le torri oltre all’immissione dell’aria pre-trattata negli alloggi, svolgono anche la funzione di estrazione e di espulsione dell’aria viziata.

Fonte: casaeclima

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November 21st, 2011

Economia Immobiliare, focus sulle locazioni

Solo una persona su quattro è riuscita a trovare casa e a mettere su famiglia.
Questo è quanto emerge dai risultati di un questionario sulla condizione abitativa dei giovani tra i 18-35, che ha presentato il Sicet nel suo intervento al convegno della Giornata Internazionale degli Inquilini. Non vi sono dubbi che in testa ai freni all’autonomia dei ragazzi italiani vi sia il caro alloggio.

Dalla ricerca risulta che il 63% dei giovani vive in locazione, mentre il 37% è in un’abitazione di proprietà; tra coloro che sono in affitto il 55,82% ha un contratto registrato, per quasi il 6% il contratto non è registrato e oltre il 38% è senza un contratto d’affitto scritto.
Rispetto al tipo di soluzione abitativa, i 2/3 vivono in un alloggio – appartamenti e case singole – mentre il 16,67% dei giovani ha in affitto una camera; analoga percentuale per la soluzione dell’affitto di un posto letto, tipologia che riguarda generalmente gli studenti.
Per quanto riguarda i prezzi degli affitti rilevati, per il posto letto si va da un minimo di 200 a 400 euro/mese; per la camera, minimo 250 sino a 500 euro/mese; per l’abitazione il minimo è 450 sino a un massimo di 1.320 euro/mese.
Le rate mensili di mutuo vanno invece da un minimo di 360 euro a un massimo di 780 euro. Infine, dalle indicazioni dei redditi percepiti si evidenzia che molti studenti svolgono lavoretti per 300/400 euro/mese, mentre il dato medio indicato da chi lavora è tra i 700 e i 1.200 euro/mese. È evidente la forte divaricazione tra redditi e spesa per la casa.
L’analisi del portale Casa.it evidenzia per questo 2011 una difficoltà crescente delle famiglie italiane nel far fronte alle spese di affitto per i propri figli che studiano lontano dal nido. Le possibilità economiche dei genitori risultano, infatti, essere del 6% inferiori ai reali costi del mercato immobiliare italiano.
Si scelgono, quindi, spesso abitazioni in zone più periferiche ma comunque efficacemente servite dai trasporti pubblici. Rispetto al 2010, è stato rilevato che il divario tra la capacità di spesa delle famiglie italiane e il costo dell’offerta immobiliare è passato dal -4% al -6%, mettendo in luce una minore propensione a incontrare l’offerta del mercato.
Emerge, inoltre, una sempre maggiore tendenza alla richiesta di soluzioni più economiche,
optando quindi per appartamenti lontano dai poli universitari ma comunque ben serviti dai mezzi pubblici.
È Milano a registrare lo scarto maggiore tra il potere di spesa dei genitori, disposti a spendere una media di 750 euro/mese per una metratura compresa tra i 50 e i 70 mq, e la reale offerta che si colloca in media intorno agli 850 euro/mese.
Roma, che si conferma la città universitaria più cara d’Italia, mostra invece un divario minore: il canone medio mensile per un bilocale è di 880 euro, contro una capacità di spesa che sui 820 euro.
Padova e Pavia rilevano un interessante incontro tra i prezzi della domanda e quelli dell’offerta che si attestano rispettivamente sui 550 e i 500 euro/mese. Infine, Pisa e Bari registrano una tendenza delle famiglie a spendere in media il 3% in più rispetto all’offerta immobiliare, con prezzi sui 680 euro al mese per la prima e 570 euro per la seconda.

Fonte: mondocasablog

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November 18th, 2011

Edilizia residenziale pubblica, è ancora un servizio sociale ed essenziale?

Nonostante le buone intenzioni di chi è chiamato a gestire il rilevante patrimonio di edilizia residenziale pubblica, l’emergenza abitativa, in mancanza di una vera politica della casa, in Italia non finisce mai. Un convegno Federcasa a Roma a fine novembre 2011 tenterà di ribadire che l’edilizia residenziale pubblica è un servizio essenziale cui lo Stato non può rinunciare.

Il 30 novembre 2011 si terrà a Roma il Convegno: “Una casa per tutti: quali risorse per un servizio essenziale”.

Il convegno, organizzato da Federcasa, si svolgerà in Sala Capranichetta, Hotel Nazionale – Piazza Montecitorio 131, Roma (ore 9.30 – 14.00).

«Il Consiglio Direttivo di Federcasa – si legge nella brochure di presentazione dell’evento – ha deliberato di organizzare una importante e significativa manifestazione sull’Edilizia residenziale pubblica, intesa come servizio sociale di interesse economico generale, con lo scopo di affrontare i diversi aspetti attinenti a tale complessa materia».

Manco a dirlo, uno degli aspetti di cui discutere è la scarsa attenzione che le istituzioni dedicano al problema casa in generale, e a quello dell’edilizia residenziale pubblica in particolare.

Al punto da limitare – cito testualmente – le risorse necessarie per una tranquilla operatività.

Non è quindi un caso che al convegno siano stati invitati a intervenire autorevoli rappresentanti del Parlamento, del Governo, delle Istituzioni e degli Enti locali.

Il programma dell’incontro prevede, oltre quella introduttiva di Luciano Cecchi, Presidente Federcasa, le seguenti relazioni:

- I FONDI IMMOBILIARI PUBBLICI
Un sistema per incrementare l’ERP per ridurla o per cambiarla?
Stefano Marchettini, Amministratore Delegato di CDP Investimenti SGR
- L’EMERGENZA ABITATIVA E IL RUOLO DEI COMUNI
Osvaldo Napoli, Responsabile Rapporti Internazionali ANCI
- IL CARICO FISCALE SULL’ERP
Risorse da finalizzare all’incremento ed al rilancio dell’attività edilizia
Giulio Andreani, Docente Diritto Tributario, Scuola Superiore Economia e Finanze Roma
- L’ERS PUÒ FARE A MENO DELL’INTERVENTO PUBBLICO?
Claudio Fantoni, Delegato ANCI alle Politiche Abitative
- FEDERALISMO E POLITICHE DELLA CASA
Enrico La Loggia, Presidente Commissione Parlamentare attuazione del federalismo fiscale
Marco Causi, Vicepresidente Commissione Parlamentare attuazione del federalismo fiscale
- GLI AFFITTI NELL’ERP
Entrata sufficiente per una buona gestione del patrimonio e per nuovi investimenti?
Rosa Gentile, Assessore Infrastrutture, OO.PP. e Mobilità Regione Basilicata
Domenico Zambetti, Assessore alla Casa Regione Lombardia

Fonte: quotidianocasa

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November 17th, 2011

Piano Casa, approvate le modifiche in Liguria

Via libera dalla Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale della Liguria al disegno di legge che modifica il Piano Casa (Legge regionale n. 49/2009).

Il 12 novembre scorso è scaduto il secondo termine assegnato alle Regioni per dare attuazione alle norme del Decreto Sviluppo (Dl 70/2011) sugli interventi di sostituzione edilizia e sui relativi incentivi, con un premio volumetrico del 20% per gli edifici residenziali e del 10% della superficie coperta per gli edifici adibiti a uso diverso.

No all’applicazione automatica delle norme del Decreto Sviluppo

“Abbiamo impedito l’applicazione automatica di norme che prevedevano aumenti volumetrici del 20% per gli edifici residenziali e del 10% per quelli destinati ad attività produttive, che si sarebbero sommati ai precedenti”, ha spiegato il presidente della VI Commissione, Massimo Donzella. “Abbiamo impedito per un territorio fragile come la Liguria – ha aggiunto Donzella – che ci fossero degli ampliamenti sul Piano Casa che non erano consoni alla legge sul Piano Casa. Dobbiamo tenere conto delle peculiarità del nostro territorio e abbiamo voluto in modo specifico andare a puntualizzare quei concetti di sostituzione edilizia, cioè di differimento del volume degli immobili e di condono edilizio, e in particolare del calcolo del volume geometrico.”

Il vice presidente della Commissione Territorio e Ambiente, Marco Melgrati (Pdl), ha giudicato “molto grave” la decisione di non accogliere nuovi emendamenti e ha chiesto l’applicazione di quanto previsto dal Decreto Sviluppo. “Per blindare un provvedimento per il quale la Giunta è in ritardo, perché avrebbe già dovuto fare la legge di conversione della legge nazionale, scaduto di fatto il 12 di novembre, si è stabilito di non discutere in Commissione gli emendamenti che sono stati presentati. E’ stata una rincorsa sul tempo di questa legge, sia con le audizioni sia con la discussione sui punti. Questo piano casa non aggiunge né toglie nulla, e stravolge il senso del provvedimento legislativo del Governo Berlusconi che andava ad incentivare il settore dell’edilizia in un momento in cui registriamo quasi 3000 licenziamenti in un settore che corrisponde alla chiusura di una grande industria in Liguria”.

Per il consigliere Alessandro Benzi (FDS) gli emendamenti del Pdl sono “vergognosi alla luce di quanto appena accaduto con le alluvioni. Noi abbiamo fatto autocritica sul consumo del territorio, il Pdl voleva invece aumentare ancora i volumi”.

Al termine di un lungo dibattito, con 24 voti a favore, 1 contrario e 1 astenuto è stato approvato il disegno di legge “Modifiche alla legge regionale 3 novembre 2009, n° 49 (Misure urgenti per il rilancio dell’attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio) e successive modificazioni ed integrazioni.”

Le modifiche

Il provvedimento prevede alcuni interventi che, ha spiegato Donzella, “consentono di chiarire alcuni punti del Piano Casa e di introdurre alcune facilitazioni per i cittadini”. L’ampliamento di volume dei fabbricati ”condonati” va calcolato misurando l’edificio nel suo complesso e poi sottraendo la parte condonata. Inoltre, chi demolisce e ricostruisce un edificio può rifarlo a una distanza di 25 metri anche su un terreno acquistato in contemporanea con la nuova costruzione. Prevista anche la possibilità per il proprietario di due fabbricati di demolirli entrambi e costruire un unico edificio con gli ampliamenti previsti dal Piano casa. “In questo modo – ha spiegato il presidente della VI commissione – evitiamo due ampliamenti su due distinti edifici risparmiando superficie costruita e migliorando anche la qualità delle costruzioni e dell’uso del territorio”. In particolare si pensa ai “casoni” e ai capanni diffusi in alcune zone agricole e ormai abbandonati e degradati. Se appartenenti ad un unico lotto, si potranno demolire e accorpare i volumi in un unico edificio che garantisca l’abitazione ad alcune famiglie.

L’altra modifica riguarda i locali interrati su tre lati. Per favorire il proprietario il locale interrato che viene ricostruito viene calcolato con un volume inferiore di un terzo a quello esistente e viene trasferito con destinazione residenziale con un incremento del 20%.

Dalla legge è stato stralciato l’articolo sulle procedure per l’alienazione degli immobili che verrà inserito in un prossimo provvedimento.

Fonte: casaeclima

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November 16th, 2011

Ici e patrimoniale, quali effetti sul mercato immobiliare?

Cancellata dal Governo Berlusconi, l’Ici sulla prima casa torna al centro del dibattito con il nuovo Governo Monti che sta per essere varato.

Secondo alcune stime, la reintroduzione dell’Ici sulla prima abitazione comporterebbe per le casse dello Stato entrate per 3,5 miliardi di euro, pari al 41% dell’attuale gettito Ici (9,1 miliardi di euro). Se per le casse dei Comuni i benefici sarebbero indiscutibili (12,8 miliardi di euro in totale), per le famiglie il ritorno dell’imposta avrebbe un peso differenziato da città a città: a Bologna, per esempio, costerebbe 416,85 euro a famiglia, a Roma 407,95 euro, a Firenze 385,05 euro, a Milano 393 euro.

Favorevoli e contrari

Favorevole alla reintroduzione dell’Ici (e non è una sorpresa) l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). “La reintroduzione dell’Ici è sempre stata tra le richieste dell’Anci”, spiega il presidente dell’Associazione Graziano Delrio, già sindaco di Reggio Emilia. “L’imposizione sugli immobili collegati al reperimento di risorse per i servizi al territorio ha un senso, tanto che esiste in tutta Europa, ma ovviamente va discusso il modo con cui tutelare le fasce più basse”, precisa il presidente dell’Anci.

Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’Ici sulla prima casa “non sarebbe una bella misura perché cancellerebbe una riforma fatta dal centrodestra”, ha dichiarato. “Sicuramente – ha aggiunto Alemanno – una qualche forma di patrimoniale deve servire per creare un sistema fiscale più equo: meno tasse su redditi e imprese, qualcosa di più sui patrimoni”.

“La prima cosa che chiederemo è equità sociale, si parla già di rimettere l’Ici su prima casa. Si inizia maluccio” ha commentato il segretario della Cgil, Susanna Camusso. “Non si possono far pagare sempre i soliti noti, e forse è ora di pagare la patrimoniale come tassa strutturale che garantisce una stagione di entrate rigorose sul piano fiscale. Poi ragionare più seriamente su rendite finanziarie, visto che il precedente governo non ha fatto nulla, e dopo sugli immobili e seconde case”.

Confedilizia e Fiaip: con la patrimoniale si rischia una crisi subprime

Netta contrarietà all’ipotesi di introduzione di una patrimoniale è stata espressa da Confedilizia e Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali). “Le continue richieste di introduzione di un’imposta patrimoniale (anche dopo la sua bocciatura da parte dell’Europa) hanno già avuto effetti fortemente negativi sul mercato immobiliare, determinando una sensibile riduzione del valore degli immobili. Se poi la patrimoniale venisse effettivamente varata, le conseguenze depressive sarebbero ben più gravi e farebbero sprofondare il settore in una crisi senza precedenti, fino al rischio di cadere nella spirale subprime”, avvertono le due Associazioni, che attraverso le proprie strutture territoriali effettuano un continuo monitoraggio della situazione del mercato immobiliare.

La perdita media rilevata in Italia in questi mesi di ripetute voci relative all’introduzione della patrimoniale può essere stimata, su scala nazionale, fra il 3 e il 5%. In particolare, i maggiori ribassi nel mercato residenziale si sono registrati in varie aree metropolitane ed in particolare al Sud e nel Centro Italia (Palermo – 8%, Napoli – 6%, Roma – 7%). Gli agenti immobiliari Fiaip rilevano nel corso degli ultimi mesi un’immediata contrazione del numero delle compravendite, pari al 3% circa su scala nazionale, con un ribasso medio dei prezzi in Italia di circa il 4%. Anche gli immobili ad uso ufficio mostrano un segno negativo medio dei prezzi (– 5%), così come i negozi (– 6,5%) e i capannoni (– 8%).

In particolare, nel terzo trimestre del 2011 – allorché si è intensificato il dibattito sulla patrimoniale – si sono moltiplicati i segnali di debolezza del mercato immobiliare, con diffuse indicazioni di flessioni dei prezzi e di aumento degli incarichi a vendere inevasi. Per la prima volta in Italia si può parlare di “panic selling” per i proprietari immobiliari, a causa dell’incertezza relativa alla tassazione del settore.

Se alle voci e alle richieste facesse seguito l’effettiva introduzione di un’imposta patrimoniale, Fiaip e Confedilizia prevedono un calo medio dei prezzi che potrà attestarsi fra il 10 e il 12%. Calo che – a giudizio delle due Organizzazioni – sarebbe destinato a protrarsi per un lungo periodo, considerato che la sola messa a punto dei criteri per il calcolo del sistema impositivo patrimoniale richiederebbe mesi (la legge istitutiva dell’ultima patrimoniale italiana, quella del ‘47, si componeva di 77 articoli) e che i pagamenti dell’imposta non potrebbero avvenire – dati i tempi occorrenti per l’applicazione ai singoli cespiti, immobiliari ma anche mobiliari, dei criteri stabiliti, quali che essi siano – prima di un ragguardevole lasso di tempo (come accadde anche nel ’47) quantificabile in almeno più di un anno a far tempo dall’istituzione dell’imposta stessa.

“Certe forze politiche e sociali continuano a pretendere l’istituzione di una patrimoniale. Ma l’Europa non ce l’ha chiesta, e non ce la chiede, in alcuna forma”, ribadisce il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani.

Fonte: casaeclima

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November 15th, 2011

Social housing nelle Marche per riscoprire il territorio

Nelle Marche il social housing è diffuso sul territorio, 25 interventi in località minori per un totale di 400 alloggi sparsi qua e là. Una progettualità da 100 milioni di euro che fa da modello su scala nazionale: la costituzione del fondo di investimento è sostenuta da un network di imprese e cooperative locali di medie dimensioni, unite per rispondere alla tensione abitativa (non così marcata come nei grandi centri metropolitani), ma aggravata dalla crescente domanda di servizi per una popolazione sempre più anziana.

Nel dettaglio il progetto «Abitare sostenibile Marche e Umbria» nasce, ancora nel 2008, da un’idea della cooperativa pesarese Tecno Habitat, oggi braccio esecutivo del Contratto di rete siglato il 13 aprile 2011 da un network di 12 imprese locali, da Fondazione Housing Sociale e Finabita Spa. Tutte insieme, queste realtà hanno ottenuto da Cdp Investimenti Sgr il via libera (il 19 luglio scorso) per la costituzione di un fondo immobiliare, con finalità sociali di tipo chiuso, destinato a finanziare piccoli progetti di housing sociale e assistenza sanitaria: oltre ai 400 alloggi diffusi in 15 comuni (14 marchigiani più Perugia), sono previste 6 strutture socio-sanitarie per anziani (Rsa) con 600 posti letto e 80 alloggi di residenza assistita.

La dotazione del fondo a 15 anni è di 100 milioni circa: 24 milioni da Cdp Investimenti Sgr, 10 dai promotori, 15 da investitori istituzionali; e il restante 50% a debito. «Oltre alla difficoltà, peculiare del progetto, di organizzare in modo efficiente realtà molto diverse tra loro, in questi giorni aumentano i dubbi sui tempi necessari per costituire il fondo – afferma Gabriele Gentili, ad di Tecno Habitat –. Facciamo molta fatica a portare a casa le delibere di recepimento del debito. Anche i più convinti spostano l’orizzonte più avanti». Se difficilmente, quindi, la costituzione del fondo potrà concludersi entro i primi mesi del 2012, come era stato annunciato, intanto procedono gli iter urbanistici per il via libera ai singoli progetti. «Stiamo ritirando il permesso a costruire per l’intervento più grande, quello di recupero di Villa Fastiggi a Pesaro», aggiunge Gentili. Gli altri interventi sono sparsi sul territorio: da Porto Recanati a Urbino, da Fano a Folignano, da Falconara Marittima a Massignano.

L’offerta finale sarà differenziata, per rispondere a diverse esigenze: puro social housing in locazione a lungo termine (per le Rsa e il 25% degli alloggi), locazioni a riscatto con prelazione a 5 o 15 anni (50%) e vendite a prezzi convenzionati (25%). Per tenere unita l’offerta sparsa sul territorio e uniformare il progetto, i promotori hanno brevettato un sistema (Cives) per la messa in rete dei servizi, come i sistemi di controllo sul risparmio energetico, i servizi socio-sanitari integrati erogati nelle sei Rsa, l’assistenza domiciliare, e altro ancora: una piattaforma domotica brevettata metterà in comunicazione gli edifici e gli appartamenti. Si tratta di un nuovo gateway che potrà essere ulteriormente implementato.

Il progetto, insomma, si presta ad aprire la strada a iniziative analoghe, per realtà abitative diffuse, lontane dalla dimensione metropolitana. «Ci stanno chiamando da tutta Italia per capire come ci siamo organizzati e replicare altrove questo modello progettuale», conclude l’ad di Tecno Habitat.

Fonte: ilsole24ore

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November 14th, 2011

Global City Report 2011, rapporto internazionale sul futuro delle città

Il rapporto internazionale sul futuro delle città (sono state confrontate venti realtà europee è un evento organizzato da Scenari Immobiliari, con la collaborazione di Generali Immobiliare Italia. Ecco di seguito alcuni spunti di riflessione emersi durante la presentazione.

Ecco una sintesi del rapporto:
Il “pianeta casa” è influenzato da alcuni fattori, fra i quali, l’urbanizzazione, il fenomeno demografico, il progresso tecnologico, l’aumento del tempo libero e la sostenibilità.
La domanda di casa è influenzata da alcune tendenze abitative: l’estetica, la domotica, la sostenibilità, l’economicità e la diffusione delle case prefabbricate.
Anche gli interni della casa si evolvono: la casa viene sempre più utilizzata anche come ufficio, si evidenzia l’importanza della luce, assumono un ruolo importante gli spazi esterni privati, oltre alla personalizzazione degli spazi.
La casa è sempre vista come un investimento (in particolare in Italia).
Dal 2001 Atene è la città che ha registrato la percentuale più alta di nuove costruzioni (+12,7%), Londra è quella con un incremento minore (+3,8%), il capoluogo lombardo si piazza al 14° posto (+6,3%).
Milano è la città, fra quelle monitorate, con la superficie media più elevata in termini di metri quadrati (80,6), ultima Parigi con 59,6 metri quadri.
Milano è 14^ come percentuale di alloggi in social housing (7,2, Roma addirittura 17^ con il 4,3%), la casa sociale rappresenta, dunque, oggi uno dei migliori business da gestire nei prossimi anni per le pubbliche amministrazioni (la percentuale di Amsterdam è del 49,9%, Londra è seconda con il 26%, dunque, ampi margini di miglioramento per le due realtà nostrane).

Nel periodo 2001-2011 le case e gli immobili residenziali di alto livello sono cresciuti a Milano del 60,5%, Bruxelles sfiora il 90% prima in classifica), chiudono Lisbona, Zurigo, Copenhagen e Francoforte con crescite comprese fra il 20 e il 15%.
Madrid è la città che registra la percentuale più elevata di numero di proprietari per casa (82%), a Milano il 62% vive in casa di proprietà.
Lo stock del patrimonio immobiliare di Milano, espresso in metri quadrati, è pari a 54,4 milioni, il numero di alloggi presenti nel capoluogo lombardo è pari a 675.072.

Fonte: mondocasablog

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