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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

July 12th, 2011

In calo l’interesse delle famiglie italiane per l’acquisto della casa – Indagine Nomisma 2011

Considerando le forme di impiego del risparmio, le perduranti difficoltà congiunturali del settore immobiliare, associate all’incertezza del quadro economico generale, sembrano aver raffreddato l’interesse delle famiglie italiane per l’acquisto di abitazioni (dal 13,9% del 2010 all’8,7% del 2011).

A rafforzare il distacco, è in particolar modo il dato schiacciante dei nuclei che dichiarano di non avere intenzione di acquistare un’abitazione nel corso del prossimo anno, salito di oltre 7 punti percentuali rispetto al 2010.
Si tratta di un fenomeno dettato da fattori contingenti e, con ogni probabilità, transitorio, essendo notoria la straordinaria propensione all’impiego del risparmio nel comparto, come risulta evidente dall’eccezionale quota di famiglie proprietarie dell’abitazione in cui vivono (77,3%), nonché dalla quota di ricchezza immobiliare sul totale (secondo le ultime stime di Banca d’Italia la quota di patrimonio abitativo risulta pari al 50,8% della ricchezza, reale e finanziaria, detenuta complessivamente dalle famiglie).

Il minore interesse all’investimento nel settore, seppure destinato a rientrare, rappresenta senza dubbio un elemento eclatante, riconducibile da una parte alla precarietà delle prospettive economiche di molti nuclei familiari e dall’altra all’immagine di minore sicurezza e stabilità che emerge dall’odierna analisi del mercato immobiliare.
È comunque utile segnalare alcune accentuazioni del profilo di chi oggi dichiara di voler acquistare un’abitazione – destinata a risultare nel 70% dei casi la prima casa – nel corso del prossimo anno (ovvero l’8,7% delle famiglie italiane). Si tratta soprattutto di giovani (con un picco del 19,6% nella fascia compresa tra i 18 e 34 anni e del 12% nella fascia tra i 35 e 44 anni), residenti soprattutto nei centri abitati di grande dimensione (14,6%) e che, al momento, dichiara di risiedere in affitto (19,5%) o in comodato d’uso gratuito (15,2%).

Se il raffreddamento dell’interesse per l’investimento immobiliare diretto ha connotati prettamente contingenti, il distacco delle famiglie italiane da forme di allocazione indiretta nel settore risulta, ormai, strutturale. Tra le famiglie che hanno dichiarato di possedere titoli azionari e fondi comuni d’investimento (20,2%), il 13,2% dichiara di detenere prodotti di risparmio associati alla finanza immobiliare.

Un dato comunque esiguo, se paragonato alla quota di famiglie (68,5%) che per molteplici ragioni (mancata conoscenza, poca trasparenza, inadeguatezza rispetto all’orizzonte temporale o al profilo di rischio) non si sono mai rivolte a prodotti finanziari con sottostante immobiliare. Rispetto allo scorso anno, l’appeal degli strumenti di investimento immobiliare indiretto (prevalentemente società immobiliari quotate e fondi immobiliari), da sempre esiguo a livello italiano, si è ulteriormente ridotto, passando dal 4,1% al 2,9% (fig. 8), non certo per ragioni unicamente congiunturali.

Fonte: mondocasablog

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July 11th, 2011

Per il risparmio energetico la casa passiva

Alcune delle caratteristiche della casa passiva: super isolamento, protezioni solari e impianti che consumano meno di un ferro da stiro. Sono queste le caratteristiche richieste dallo standard che l’Unione Europea sta proponendo per tutte le nuove costruzioni a partire dal 2021.

Il primo vantaggio che offre la casa passiva è il risparmio energetico: infatti, non ha bisogno del tradizionale sistema di riscaldamento perché il suo bisogno di calore da riscaldamento è molto ridotto senza per questo perdere in comfort.
Se si ha in programma l’acquisto di una casa è consigliabile, quindi, optare per una casa passiva, naturalmente facendo attenzione a tutte le componenti di un acquisto così importante.

La casa passiva deve essere di classe superiore alla A, quindi è opportuno richiedere e verificare l’attestato di certificazione energetica della casa che si vuole acquistare. L’attestato non costa nulla.
In fase di progettazione, rivolgersi ad uno studio di progettazione o a professionisti (architetti o ingegneri) con specifiche competenze in materia di efficienza energetica nell’edilizia. I costi di costruzione non sono superiori al 15-20% rispetto a quelli di un’abitazione tradizionale paragonabile.
Particolare attenzione alla scelta dei sistemi di illuminazione, degli elettrodomestici e alla gestione e manutenzione della casa, per non vanificare l’investimento iniziale. In compenso non si spende (quasi) nulla in bollette energetiche.

La casa passiva è una casa a consumo zero. Per essere certificata come tale, può consumare per il riscaldamento sino ad un massimo di 15 kWh di energia per metro quadro all’anno (1,5 litri di combustibile al metro quadro). Il suo consumo totale di energia deve essere inferiore a 40 kWh per metro quadrato all’anno, compresi riscaldamento, acqua calda sanitaria ed elettricità utilizzata per illuminazione ed elettrodomestici. Quindi, meno di un quarto rispetto a una casa europea media.
In generale, una casa passiva in Italia consente un risparmio energetico sul riscaldamento invernale di circa il 90% rispetto ad un edificio tradizionale e dell’80% rispetto a una moderna casa standard conforme ai regolamenti edilizi europei.

 

PER SAPERNE DI PIÙ

Per costruire una casa passiva alle nostre latitudini è necessario in fase di progettazione prendere in considerazione una serie di aspetti, fra i quali: la forma dell’edificio, l’orientamento, le schermature, l’utilizzo di fonti rinnovabili, il super-isolamento, la ventilazione con recupero di calore, i serramenti e l’illuminazione.

Fonte: mondocasablog

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July 8th, 2011

Le famiglie italiane e l’investimento immobiliare secondo l’Indagine Nomisma 2011

La condizione finanziaria delle famiglie italiane, da sempre caratterizzata da un’elevata propensione al risparmio e da una bassa quota di debiti sul reddito disponibile, se confrontata con la media delle famiglie europee, ha rappresentato fino ad oggi un baluardo naturale sia contro gli effetti negativi del ciclo economico, sia contro il ”rischio Paese” associato al pesante fardello del debito pubblico.

Tuttavia, l’eredità della recessione del biennio nero 2008‐2009, che in molti casi ha costretto le famiglie ad attingere forzosamente allo stock di risparmio accumulato, nonché l’incertezza su prospettive economiche e capacità dei redditi di sostenere la dinamica inflattiva registrata a livello continentale, costituiscono il contesto entro cui il nuovo profilo della situazione finanziaria delle famiglie, si va di anno in anno, consolidando.
Nel 2010, il tasso di risparmio delle famiglie italiane è sceso ulteriormente sotto i livelli dei due principali partner europei (12%, contro il 15,5% in Francia e il 17% in Germania) proseguendo una tendenza di lungo periodo che ha contrassegnato, con poche soluzioni di continuità, gli ultimi due decenni e che ha finito col modificare sostanzialmente l’immagine tradizionale del consumatore italiano, come un individuo propenso a mettere da parte risparmi in misura maggiore rispetto a quanto riscontrabile nelle altre economie avanzate occidentali.

Si tratta di una modifica che è andata, peraltro, accompagnandosi ad una graduale evoluzione del comportamento delle famiglie consumatrici italiane anche sul fronte dell’indebitamento. Lo stock di debito finanziario in rapporto al reddito disponibile rimane in Italia inferiore a quello medio della Zona Euro (66% contro un livello del 99% nella media dell’area e dell’80‐90% in Francia e Germania.

Esso è, tuttavia, cresciuto nella seconda metà degli anni Duemila in misura molto rapida, superiore a quanto verificatosi nel resto dell’area della moneta unica. Per la componente dell’indebitamento diversa dai mutui (credito al consumo e altri prestiti, pari a circa un terzo del reddito disponibile), le famiglie italiane appaiono ormai allineate a quelle tedesche e sostanzialmente più esposte di quelle francesi.

Può questa fase di difficoltà delle famiglie considerarsi in via di superamento col proseguire nel 2011 della pur debole fase di ripresa economica? Alla luce degli andamenti riscontrabili in questo scorcio dell’anno e delle previsioni per i prossimi mesi, un’inversione delle recenti tendenze appare poco probabile. I redditi nominali da lavoro confermeranno il sentiero di recupero, avviato nel 2010. Tuttavia, la persistente debolezza del mercato del lavoro e l’impatto delle misure di risanamento fiscale (congelamento degli aumenti retributivi nel pubblico impiego) ne conterranno la dinamica.

Il rialzo dell’inflazione, innestato dalle materie prime, continua ad erodere i redditi nominali, con la concreta possibilità che il potere d’acquisto delle famiglie si contragga nuovamente nel 2011, per il quarto anno consecutivo. In questo quadro, i consumi delle famiglie, per quanto frenati dall’inflazione, dovrebbero conservare un’evoluzione moderatamente positiva, analoga a quella registrata nel 2010, con una conseguente nuova contrazione della propensione al risparmio.

Fonte: mondocasablog

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July 7th, 2011

Dal 2012 incentivi generosi per pannelli su case e imprese

Dai 54mila metri quadrati di pannelli solari per la produzione di acqua calda installati nel 2001, ai 2,7 milioni del 2011. Per Assolterm (associazione del solare termico), in 10 anni il settore in Italia ha raggiunto un fatturato di 500 milioni di euro all’anno e dato lavoro a 5mila addetti, diventando il secondo mercato europeo.
Il Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, elaborato dal Governo in ottemperanza alla direttiva Ue “20-20-20″, fissa per il solare termico un obiettivo al 2020 di 1,6 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) pari a 26 milioni di metri quadrati di installato. Come?

L’installazione di pannelli è agevolata nell’ambito della misura del 55% di detrazione fiscale per l’efficienza energetica, che non dovrebbe essere più prorogata. Dal 2012, al suo posto, verrà lanciato il nuovo Conto energia termico, introdotto dal Dlgs 28/2011. L’ammontare degli incentivi dovrà essere fissato con decreti attuativi ad hoc entro il 29 settembre. Le decisioni in merito potrebbero segnare la differenza tra il pieno o il mancato conseguimento degli obiettivi del Piano d’azione nazionale al 2020.
Secondo Sergio D’Alessandris, presidente di Assolterm: «ci troviamo di fronte a due scenari possibili. Nel primo caso, gli incentivi potrebbero essere fissati a una quota equivalente a quella della detrazione fiscale del 55%, per un valore medio di 0,9 centesimi di euro per kWh, sufficiente a garantire solo il 30% degli obiettivi 2020».

La seconda opzione consiste in una proposta avanzata dalla stessa Assolterm. Si tratta di un incentivo a 5 o 10 anni, con una tariffa stabile e relativamente elevata per i primi tre, in modo da dare uno stimolo al mercato in una prima fase, ma con decrementi di valore del 20% ogni quattro anni, in modo da contenere le spese nel lungo periodo. Con questa struttura degli incentivi, l’Associazione prevede un tasso medio di crescita annuo del mercato del 20% e il pieno raggiungimento degli obiettivi del 2020. «L’incentivo ammonterebbe a 13 centesimi di euro per kWh per dieci anni. Non è una cifra eccessiva, se si considera che in Gran Bretagna la sovvenzione è pari a 10 centesimi di euro per 20 anni», conclude D’Alessandris.

Quel che è certo è che il solare termico rappresenta già oggi un’industria di eccellenza in Italia. Le aziende specializzate nel settore sono circa 100, tra cui gruppi di rilievo internazionale come Riello, Ariston, Paradigma, Ferroli. Con uno sviluppo del settore a pieno regime, stimano da Assolterm, il comparto potrebbe dare lavoro, entro il 2020, a 300mila-400mila addetti.

Fonte: casa24

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July 6th, 2011

Condomino indisciplinato: l’assemblea non può negargli l’uso delle cose comuni ma deve rivolgersi al giudice

Ai sensi del primo comma dell’art. 1102 c.c. “ ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il migliore godimento della cosa”.
 
Si tratta della norma che regolamenta l’uso delle cose comuni. La Cassazione, nello specificare la portata del precetto codicistico, ha chiarito che “ il pari uso della cosa comune non postula necessariamente il contemporaneo uso della cosa da parte di tutti i partecipanti alla comunione, che resta affidata alla concreta regolamentazione per ragioni di coesistenza; che la nozione di pari uso del bene comune non è da intendersi nel senso di uso necessariamente identico e contemporaneo, fruito cioè da tutti i condomini nell’unità di tempo e di spazio, perché se si richiedesse il concorso simultaneo di tali circostanze si avrebbe la conseguenza della impossibilità per ogni condomino di usare la cosa comune tutte le volte che questa fosse insufficiente a tal fine” (Cass. 16 giugno 2005 n. 12873).
 
In breve: ognuno può fare ciò che vuole purché tale suo comportamento non risulti lesivo del pari diritto del proprio vicino e sempre che la sua condotta non comporti un mutamento della destinazione del bene.
 
Si pensi al condomino che, legittimamente, usi il cortile per parcheggiare la sua auto ma che, senza altrettanta legittimità, abusi del suo diritto impedendo agli altri di fare altrettanto. In questi casi l’assemblea potrebbe votare, a maggioranza o comunque con l’unanimità (eccezion fatta per il voto dell’interessato), la sua esclusione dall’uso della cose comune?
 
La riposta è negativa e la relativa deliberazione sarebbe nulla in quanto lesiva del diritto del singolo sulle parti di proprietà comune. La nullità è un vizio che può essere fatto valere senza limiti di tempo e da chiunque v’abbia interesse (anche da chi ha votato favorevolmente, per intendersi). Per completezza è bene ricordare che “ sono da ritenersi nulle le delibere prive degli elementi essenziali, con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale e al buon costume), con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, che incidono sui diritti individuali, sulle cose, sui servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini o comunque invalide in relazione all’oggetto”; sono, invece, annullabili “le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari attinenti al procedimento di convocazione o informazione in assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che richiedono maggioranze qualificate in relazione all’oggetto” (così Cass. 7 marzo 2005 n. 4806).
 
Al condominio o ad ogni singolo interessato, quindi, non resterà che fare valere in giudizio le proprie ragioni chiedendo l’accertamento della violazione e di conseguenza il rispetto dell’art. 1102 c.c.

Fonte: condominioweb

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July 5th, 2011

L’edilizia sostenibile per la qualità del vivere

Edilizia sostenibile significa realizzare edifici che massimizzano il livello di efficienza energetica, che garantiscono un elevato comfort abitativo e che contribuiscono alla tutela del pianeta. Questi gli obiettivi, ma è necessario cambiare l’approccio costruttivo e soprattutto il rispetto di direttive durante tutto il processo di realizzazione dalla progettazione alla costruzione.

Un esempio di edilizia sostenibile ai massimi livelli è Habitaria, un intervento immobiliare innovativo e di valore realizzato da La Ducale Spa nella città di Paullo, un connubio di architettura moderna e tecnologia innovativa mirato al risparmio energetico e al rispetto dell’ambiente. Si è dato risalto alle funzionalità degli spazi interni ed esterni con la realizzazione di ampi terrazzi ed un uso calibrato del vetro, con il quale sono realizzati i parapetti. Sono stati impiegati i migliori sistemi di recupero energetico alternativo, con l’utilizzo della geotermia e dei pannelli fotovoltaici, conseguendo due obiettivi: un notevole risparmio energetico e la salvaguardia dell’ambiente. Materiali e finiture di alta qualità completano l’allestimento tecnologico.

Il primo obiettivo che è posto La Ducale Spa per questo intervento è il raggiungimento della classe energetica A e di conseguenza la realizzazione di ambienti ad elevato comfort abitativo.

Sono state progettate unità in grado di poter soddisfare le varie esigenze abitative dal monolocale al trilocale con doppi servizi al superattico; tutte le abitazioni hanno grandi terrazze che permettono di vivere agevolmente lo spazio esterno. Per quanto attiene le finiture, sono state scelte, fra tutte le proposte del mercato, i migliori brand per garantire qualità, affidabilità, estetica e garanzia nel tempo, ad esempio ABB per gli impianti elettrici e domotici. Al massimo l’attenzione alla finiture: serramenti altamente performanti sul piano termico e acustico, porte interne di elevata qualità, pavimentazioni in legno, sanitari e rubinetterie.

Habitaria è la prima esperienza in Italia ed è unica nel panorama immobiliare provinciale.

Fonte: mondocasablog

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July 4th, 2011

Efficienza energetica, in consultazione il 2° Piano d’Azione italiano

È possibile inviare, entro il 15 luglio, le osservazioni alla bozza del 2° Piano di Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica, il documento di indirizzo che individua gli orientamenti che il Governo italiano intende perseguire per il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento dell’efficienza energetica e dei servizi energetici.

Il documento – sul quale si è aperta la consultazione pubblica per raccogliere commenti e suggerimenti prima dell’elaborazione e dell’approvazione definitive del testo – deriva da una proposta dell’ENEA e tiene conto delle prime osservazioni formulate nell’ambito di un gruppo di lavoro paritetico che ha coinvolto le Amministrazioni centrali e le Regioni. Il Piano, previsto dalla Direttiva Europea 2006/32/CE, sarà approvato dal Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Ambiente, d’intesa con la Conferenza Stato Regioni Province autonome. Successivamente all’approvazione sarà trasmesso alla Commissione europea.

Saglia: fondo europeo in linea con obiettivi Governo

“A fine luglio presenteremo a Bruxelles il piano sull’efficienza energetica”, annuncia il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Stefano Saglia. “Il fondo messo a disposizione dalla Comunità Europea per finanziare progetti di efficienza energetica è un valido strumento a supporto dell’azione del nostro Governo”, ha aggiunto Saglia commentando il Fondo di investimento da 265 milioni di euro, dedicato soprattutto agli enti locali, lanciato dalla Commissione europea, dalla Banca europea degli investimenti e dalla Cassa depositi e prestiti.

WWF: sul Piano d’Azione l’Italia è in ritardo

A sottolineare il ritardo italiano nella presentazione del secondo Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PAEE) è stato ieri il WWF, che in una nota ha ricordato che il termine per la presentazione del documento scadeva il 30 giugno 2011. “Siamo veramente costernati: la politica energetica è un continuo alternarsi di annunci vuoti e di manovre di lobby, per i quali la nostalgia del nucleare è una foglia di fico dietro cui nascondersi – dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – Non esiste una garanzia degli interessi collettivi e ambientali, per non parlare delle scelte nel contesto europeo”.

Più volte annunciato dal ministro Romani, il PAEE manca ancora all’appello. “Dopo la definitiva cancellazione delle velleità nucleari, con il referendum, era anche stato annunciata la bozza di Strategia Energetica ‘prima dell’estate’ (intervento del Ministro all’assemblea di Assoelettrica), da sottoporre a consultazione con una Conferenza Nazionale dell’Energia in autunno. Nulla di tutto questo sta accadendo”. “La volontà espressa dagli Italiani con il referendum – continua Midulla – è chiarissima, si vuole che l’Italia scelga il risparmio, l’efficienza e l’energia davvero pulita e sostenibile, un mandato che nessuna parte o classe politica può permettersi di disattendere”.

La Direttiva 2006/32/CE

Va ricordato che la Direttiva 2006/32/CE impone agli Stati Membri di redigere un Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica che miri a conseguire un obiettivo nazionale indicativo globale di risparmio energetico al 2016, pari al 9% per il nono anno di applicazione della Direttiva, da conseguire tramite servizi energetici e altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica.

Il primo Piano d’Azione italiano (2007)

In Italia il primo Piano d’Azione (PAEE 2007) ha previsto programmi e misure per il miglioramento dell’efficienza energetica e dei servizi energetici nei diversi settori economici (residenziale, terziario, industria e trasporti), per un risparmio energetico annuale atteso al 2016 pari a 126.327 Gwh/anno (equivalente al 9,6% dell’ammontare medio annuo del consumo nazionale di riferimento). Gli interventi individuati dal primo Piano riguardano soprattutto gli usi termici (75% circa), in particolare sistemi di riscaldamento più efficienti e coibentazione di edifici, e per il 25% gli usi elettrici. Con il PAEE 2007 il risparmio energetico annuale conseguito al 2010 (target intermedio) è risultato pari a 47.711 GWh/anno (il 3,6% dell’ammontare medio annuo del consumo nazionale di riferimento: superato l’obiettivo del 3% stabilito per il 2010). Circa il 70% del risparmio energetico annuale conseguito al 2010, pari a 31.427 GWh/anno, proviene dal settore residenziale.

Le misure adottate

La valutazione quantitativa dei risparmi ottenuti è stata effettuata con riferimento a una serie di misure di miglioramento dell’efficienza energetica: recepimento della Direttiva 2002/91/CE e attuazione del D.Lgs. 192/05; riconoscimento delle detrazioni fiscali (55%) per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti; riconoscimento delle detrazioni fiscali (20%) per l’installazione di motori elettrici ad alta efficienza e di regolatori di frequenza (inverter); misure di incentivazione al rinnovo ecosostenibile del parco autovetture ed autocarri fino a 3,5 tonnellate; meccanismo per il riconoscimento dei certificati bianchi (o Titoli di Efficienza Energetica).

Il 2° PAEE (2011)

Nel secondo Piano di Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PAEE 2011) la metodologia di calcolo dell’obiettivo è rimasta inalterata rispetto all’edizione 2007, così come il valore totale di risparmi energetici attesi al 2016. Per questo motivo le tipologie d’intervento sono rimaste sostanzialmente le stesse, anche se all’interno del documento sono elencate, in maniera non esaustiva, altre aree di intervento che potrebbero integrare i risparmi al 2016 già stabiliti. L’articolazione del PAEE 2011 è stata sostanzialmente mantenuta inalterata rispetto al PAEE 2007 a parte qualche modifica rivolta all’ottimizzazione delle misure di efficienza energetica, dei relativi meccanismi di incentivazione e in qualche caso, alla revisione della metodologia di calcolo.

Nel 2° Piano d’azione vengono aggiornate le misure di efficienza energetica da adottare per il conseguimento dell’obiettivo generale al 2016, che viene mantenuto pari al 9,6%, e sono anche illustrati i risultati conseguiti al 2010. Oltre alle misure relative ai Certificati Bianchi e agli incentivi agli interventi di efficientamento energetico in edilizia, sono stati considerati anche gli effetti del D. Lgs. 192/2005, che recepisce la direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico in edilizia.

Settore residenziale

Per quanto riguarda il settore residenziale, la sostituzione dei vetri semplici con quelli doppi e la sostituzione degli scaldacqua elettrici hanno avuto un ottimo riscontro, mentre la coibentazione delle superfici opache degli edifici residenziali ha raggiunto risultati inferiori alle attese, probabilmente a causa dei costi più elevati che caratterizzano questa tipologia di opere. Saranno pertanto studiate e messe in atto nuove forme di incentivazione per stimolare gli interventi sull’involucro opaco. Nel PAEE 2011 l’intervento di coibentazione di pareti opache è stato sostituito con le prescrizioni del D. Lgs. 192/2005 (RES‐1).

Settori terziario e industria

Nel settore terziario è stata introdotta la misura relativa al recepimento della direttiva 2002/91/CE e attuazione del D.Lgs. 192/2005. Nel settore industria si è, invece, riscontrato un risultato negativo della misura relativa alla compressione meccanica del vapore e si è pertanto deciso di dare maggiore spazio nell’ambito del meccanismo dei CB, ad interventi per il recupero termico nei processi produttivi.

Settore dei trasporti

Infine nel settore dei trasporti la principale novità ha riguardato l’algoritmo di valutazione dei risparmi energetici potenziali, anche in considerazione dei dati di monitoraggio e di nuove normative che sono entrate in vigore dal 2007 in poi. Tale variazione ha determinato la necessità di rivedere l’insieme delle misure da attuare e ha reso necessario l’introduzione di altre misure.

Allo studio un sistema di incentivi stabile e sostenibile

Al fine di raggiungere gli obiettivi ambiziosi di efficienza che la strategia energetica europea indica al 2020, è in fase di studio uno schema di incentivazione stabile ed economicamente sostenibile (es. revisione del sistema dei certificati bianchi con revisione degli obiettivi al rialzo).

Risparmio di energia primaria al 2020

Per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi di risparmio d’energia primaria al 2020, stabiliti dal “pacchetto Energia” dell’Unione Europea, il secondo Piano, come richiesto dalla Commissione Europea, si indirizza anche verso il raggiungimento del target della riduzione del 20% della domanda di energia primaria al 2020. Secondo le stime, nel 2020 l’insieme delle misure individuate nel Piano (ed estese al 2020) determinerà una riduzione in termini di energia primaria di oltre 18 Mtep, di questi circa il 55% è attribuibile al gas metano (10 Mtep), il 40% al petrolio e il 5% ad altro. Complessivamente nel 2020 le emissioni di CO2 evitate per effetto delle misure previste dal Piano (ed estese al 2020) saranno pari a oltre 45 Mtep.

Miglioramento delle reti di trasmissione dell’elettricità

Il PAEE 2011 stima inoltre in circa 550 GWh il risparmio ottenibile con l’efficientamento delle reti di distribuzione e trasmissione dell’elettricità.

Il ruolo esemplare del settore pubblico

Infine, nel documento viene evidenziato il ruolo esemplare del settore pubblico attraverso la presentazione di varie iniziative svolte a livello d’amministrazione centrale e locale, che hanno dato o daranno a breve un notevole contributo al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici. Tra le iniziative citate, figurano il Programma Operativo Interregionale “Energie rinnovabili e risparmio energetico” (POI Energia) 2007‐2013, e il Fondo Rotativo per Kyoto.

Fonte: casaeclima

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July 1st, 2011

Progetto RottamAzione Impianti Elettrici

Ogni anno in Italia accadono numerosi incidenti domestici per problemi all’impianto elettrico. Nel nostro Paese almeno 10 milioni di edifici hanno impianti elettrici molto vecchi e quindi non in regola con la normativa sulla sicurezza. Inoltre i vecchi impianti consumano molto, quindi rottamarli e sostituirli con impianti più efficienti consentirebbe di conseguire un considerevole risparmio energetico ed aumentare il livello della sicurezza.

“RottamAzione degli impianti elettrici” è il nome di un progetto lanciato dalla Fondazione Opificium, il braccio operativo del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, insieme alla Federazione Nazionale Grossisti Distributori di Materiale Elettrico (FME), al Politecnico di Milano-Dipartimento B.E.S.T. e a Fiera Milano. L’idea alla base del progetto prevede di censire tutti gli edifici in Italia privi di impianti elettrici a norma e rottamare quelli pericolosi, prevedendo anche una detrazione fiscale sui costi sostenuti per la messa a norma degli impianti.

Il risparmio energetico è una delle finalità primarie del progetto, che prevede un censimento degli edifici pubblici e privati (Libro bianco) e propone al Governo l’introduzione di incentivi fiscali su una percentuale dei costi sostenuti per la messa a norma degli impianti potenzialmente pericolosi. La detrazione verrebbe riconosciuta presentando un certificato di collaudo che attesti la conformità dell’impianto alle norme o al progetto firmato e redatto da un professionista abilitato e iscritto all’albo.

Introdurre delle agevolazioni fiscali per la messa a norma degli impianti metterebbe in moto un circuito virtuoso di entrate (comportando in ogni caso un pareggio contabile tra i benefici concessi e le maggiori entrate fiscali), aumentando le opportunità di lavoro e contribuendo al superamento della crisi economica in atto. Oltre ai benefici che verrebbero dall’eliminazione dei costi sociali in caso di infortuni causati da impianti elettrici pericolosi.

Fonte: attico

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June 30th, 2011

Cessione fabbricati strumentali, regime di tassazione ai fini IVA

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n.28/E del 21 giugno 2011, chiarisce alcuni punti sul regime IVA applicabile a particolari operazioni di cessione e locazione immobiliare.
In caso di cessione di un’area sulla quale esiste un fabbricato industriale in dismissione, l’IVA è calcolata in base alla natura oggettiva del fabbricato e allo stato di fatto e di diritto dell’atto della cessione, a prescindere dalla successiva destinazione del bene.

Invece in caso di locazione con patto reciproco di futura vendita, anche quando la negoziazione viene conclusa tra una cooperativa edilizia ed i propri soci, il pagamento dell’IVA avviene nella data di stipula della locazione e non in quella dell’atto di trasferimento (art.6, co. 1 del D.P.R. 633/1972).

Chiariamo anzitutto il primo tema trattato dalla citata Circolare n.28/E del 21 giugno 201, che riguarda precisamente il regime Iva applicabile alle cessioni di fabbricati strumentali. Chiariamo in particolare il caso di una cessione di area sulla quale c’è un complesso immobiliare industriale dismesso (categoria catastale ”D”), per la quale il venditore ha stipulato una convenzione urbanistica per l’attuazione di un Piano Integrato di Intervento, per la riqualificazione urbana del complesso stesso.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, prima di attuare il piano, senza che siano stati avviati i previsti lavori di demolizione e bonifica, il contribuente, in sede di alienazione del fabbricato, chiede di conoscere se la vendita debba essere considerata come cessione di ”area edificabile”, soggetta in ogni caso all’IVA, oppure come trasferimento di ”immobile strumentale”, per il quale è previsto, ai sensi dell’art.10, co. 1, n. 8 ter del D.P.R. 633/1972, un generale regime di esenzione, salvo che si tratti di cessione operata dal soggetto che ha costruito o ristrutturato l’immobile stesso, entro il quarto anno dal compimento di tali opere.

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che si tratta di cessione di ”immobile strumentale”, per il quale si applica il disposto di cui al citato art.10. In termini generali, l’Agenzia ribadisce che il regime di tassazione ai fini IVA è strettamente correlato alla natura oggettiva del bene ceduto, allo stato di fatto e di diritto nel quale lo stesso bene si trova all’atto della cessione, a prescindere dall’uso e dalla destinazione che se ne faccia successivamente. Pertanto, la successiva demolizione del fabbricato non incide sul regime IVA applicabile al momento della sua cessione.

Fonte: mondocasablog

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June 29th, 2011

Cedolare secca, all’inquilino «delatore» un aiuto dai documenti

A partire dal 7 giugno scorso, in caso di registrazione tardiva di un contratto di locazione le clausole contrattuali sono convertite per legge in un canone di locazione pari al triplo della rendita catastale e in una durata ex novo di quattro anni, più altri quattro di rinnovo tacito, a partire dalla data di registrazione.

Le stesse conseguenze trovano applicazione qualora sia stato registrato un contratto con canone inferiore a quello effettivo ovvero un comodato fittizio. Sono questi gli effetti dell’articolo 3, commi 8 e seguenti, del decreto legislativo 23 del 2011, che aveva dato tempo ai locatori fino al 6 giugno per provvedere alla regolarizzazione degli accordi in nero. La circolare 26/E del 1° giugno dell’agenzia delle Entrate dedica alcuni paragrafi al commento di queste disposizioni.

Il primo chiarimento riguarda le modalità con cui l’inquilino può denunciare le reali pattuizioni contrattuali. Secondo l’Agenzia non è necessario che si presentino documenti o contratti scritti. È sufficiente infatti anche la denuncia verbale, attraverso la compilazione del modello 69. Questa precisazione desta perplessità. Occorre ricordare che l’accertamento per l’omessa registrazione del contratto, emesso dall’agenzia delle Entrate, è impugnabile dal locatore davanti alla Commissione tributaria. Le regole del processo tributario (articolo 7 del Dlgs 546/92) prevedono l’inammissibilità della prova testimoniale. Ne deriva che la controversia relativa ai tributi ha natura essenzialmente documentale. Ecco dunque che se la rettifica dell’Ufficio dovesse poggiare esclusivamente sulla denuncia verbale del conduttore la stessa potrebbe essere considerata non sufficientemente fondata dal giudice tributario. Meglio sarebbe dunque se la denuncia dell’inquilino fosse considerata come una fonte d’innesco di un procedimento di accertamento. Sotto questo profilo va ricordato che le Entrate hanno poteri d’indagine molto penetranti. Si pensi alla possibilità di effettuare controlli bancari.

Le cose cambiano se la denuncia verbale fosse accompagnata, ad esempio, dalla documentazione delle utenze relative all’immobile. Va inoltre evidenziato come i rapporti tra proprietario e conduttore potrebbero essere esaminati anche dal giudice tributario, oltre che dal giudice civile. È infatti probabile che attraverso l’impugnazione dell’accertamento per omessa registrazione la Commissione tributaria sia chiamata a stabilire, in via incidentale, la reale natura della conduzione dell’immobile. La parallela pendenza di un giudizio civile potrebbe, pertanto, portare anche a sentenze divergenti, con conseguenze di difficile decifrazione.

Fonte: ilsole24ore

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