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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

December 30th, 2011

Affitti, devo ancora dichiarare alla polizia chi mi metto in casa?

Per uno di quei motivi imperscrutabili del nostro ordinamento giuridico (e pandette varie), grazie all’istituzione della cedolare secca viene meno l’obbligo, quando si concede in locazione un appartamento, di denunciare alla polizia l’identità dell’affittuario. Per essere in regola basterà registrare regolarmente il contratto d’affitto.

Fra i vari obblighi cui il proprietario di un appartamento è tenuto, quando lo concede in locazione, una norma prevede che si dichiari al Commissariato di Polizia più vicino l’identità dell’affittuario (articolo 12 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 1978, n. 191).

L’articolo 12:
«Chiunque cede la proprieta’ o il godimento o a qualunque altro titolo consente, per un tempo superiore a un mese, l’uso esclusivo di un fabbricato o di parte di esso ha l’obbligo di comunicare all’autorita’ locale di pubblica sicurezza, entro quarantotto ore dalla consegna dell’immobile, la sua esatta ubicazione, nonche’ le generalita’ dell’acquirente, del conduttore o della persona che assume la disponibilita’ del bene e gli estremi del documento di identita’ o di riconoscimento, che deve essere richiesto all’interessato».

Erano tempi bui quelli del 1978, e quella norma cercava di limitare i danni provocati dal terrorismo, fornendo alla polizia uno strumento in più per stanare i cacciatori di morte.

Adesso che le condizioni sociopolitiche sono cambiate, quella norma non ha più motivo di esistere ed è stata quindi abrogata.

Lo stabilisce il comma 3, art.3, d.lgs. 23/2011 sulla cedolare secca.

Art.3, comma 3:
«Fermi gli obblighi di presentazione della dichiarazione dei redditi, la registrazione del contratto di locazione assorbe gli ulteriori obblighi di comunicazione, incluso l’obbligo previsto dall’articolo 12 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 1978, n. 191. Nei casi di omessa richiesta di registrazione del contratto di locazione si applica l’articolo 69 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986».

L’Art. 69 recita:
«- (Omissione della richiesta di registrazione e della presentazione della denuncia) [1]
1. Chi omette la richiesta di registrazione degli atti e dei fatti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta, ovvero la presentazione delle denunce previste dall’articolo 19 è punito con la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell’imposta dovuta.
(1) Articolo sostituito dall’art. 1, comma1, lettera b), D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 473, a decorrere dal 1° aprile 1998».

A sua volta il citato art.1, comma 1, lettera b) stabilisce: «l’articolo 69 e’ sostituito dal seguente:
“Art. 69 (Omissione della richiesta di registrazione e della presentazione della denuncia). – 1. Chi omette la richiesta di registrazione degli atti e dei fatti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta, ovvero la presentazione delle denunce previste dall’articolo 19 e’ punito con la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell’imposta dovuta.”;».

Diversa è poi la questione se l’obbligo di denuncia non esiste più in ogni caso, o vale soltanto quando viene applicata la disciplina riguardante la cosiddetta cedolare secca (che almeno questo effetto positivo lo avrebbe prodotto).

Sulla questione interviene Corrado Sforza Fogliani, presidente Confedilizia, che affida a un comunicato del 28 novembre 2011 la propria opinione: «Come tutto il regime sanzionatorio relativo ai contratti irregolari – anch’esso pure contenuto nell’articolo richiamato del citato provvedimento – è ritenuto dalla generalità dei commentatori applicabile in ogni caso di locazione abitativa, al pari l’eliminazione degli obblighi di comunicazione sopra riassunti deve ritenersi valida per le registrazioni di tutti i contratti abitativi, che si opti o meno per la cedolare».

Fonte: quotidianocasa

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December 29th, 2011

Politiche abitative, l’emergenza Italia non faccia dimenticare l’emergenza casa

Della casa il nuovo Governo si sta occupando per colpirne la presunta ricchezza (difficile da far comprendere ai possessori dell’unica abitazione dove vivono). C’è però un problema che riguarda le politiche abitative, quelle che dovrebbero trovare casa a chi non ce l’ha e fa una gran fatica a pagare l’affitto. Per non parlare degli sfrattati.

Ovviamente le recenti esternazioni del presidente della Consulta Casa dell’Anci, Claudio Fantoni, e assessore alle politiche abitative di Firenze, non hanno nulla a che vedere con la manovra varata dal Governo Monti e che colpiscono pesantemente anche la casa.

La mancata relazione fra i due eventi (a parte il fatto che l’intervento di Fantoni è precedente) sta proprio nel fatto che la manovra riguarda la casa di chi ce l’ha, mentre le richieste di Fantoni fanno riferimento a chi la casa non ce l’ha ed è costretto a convivere con il problema della mancanza di un tetto sulla testa, o più praticamente trovare una casa in affitto a un prezzo decente.

Non per nulla d’altronde Fantoni parlava il 30 novembre 2011 alla Giunta esecutiva di Federcasa, la Federazione che riunisce IACP, ALER, ATER, ACER ecc.

Cosa chiede la Consulta Casa dell’Anci al presidente Monti?

«Chiediamo – ha detto Fantoni – al governo Monti di convocare il tavolo di concertazione sulle politiche abitative per affrontare la situazione di emergenza in corso, basti ricordare le richieste di sfratto per morosità, oltre 56 mila solo nel 2010. A questo fine si fa presente anche la necessità di costituire l’Osservatorio nazionale sulle politiche abitative».

Sostanzialmente la richiesta è sempre la stessa da parecchio tempo, e certo il momento non è dei più propizi per occuparsi di queste “faccende”.

Purtroppo il problema della casa rischia fra l’altro di aggravarsi proprio a causa dell’abbassamento (colpa della manovra) della capacità dei cittadini di far fronte agli affitti oltre che a tutte le altre spese.

Per questo motivo Fantoni ha affermato: «E’ necessario riattivare da subito il confronto con tutti i soggetti interessati, dai costruttori, ai proprietari, agli inquilini, tutti i soggetti che fanno parte del Forum permanente delle politiche abitative».

Del Forum noi di Quotidianocasa avevamo parlato mesi addietro (vedi: Politiche abitative, un Forum per pochi intimi?), e ancora prima con altri interventi, ma non ci sembra che da allora si siano fatti grandi progressi.

Bene fa quindi Fantoni a ricordare al nuovo esecutivo (visto che il precedente non ha ritenuto di farsi carico del problema, se non, forse, a parole) l’urgenza di affrontare al più presto il problema.

Fonte: quotidianocasa

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December 28th, 2011

Locazioni: vita dura per i giovani in affitto

Solo una persona su quattro è riuscita a trovare casa e a mettere su famiglia. È quanto emerge dai risultati di un questionario sulla condizione abitativa dei giovani tra i 18-35 presentato dal sindacato degli inquilini Sicet.

Il primo dei freni all’autonomia dei ragazzi italiani è il caro alloggio. Dalla ricerca risulta che il 63% dei giovani vive in locazione, mentre il 37% è in un’abitazione di proprietà; tra coloro che sono in affitto il 55,82% ha un contratto registrato, per quasi il 6% il contratto non è registrato e oltre il 38% è senza un contratto d’affitto scritto.

Rispetto al tipo di soluzione abitativa, i 2/3 vivono in un alloggio – appartamenti e case singole – mentre il 16,67% dei giovani ha in affitto una camera; analoga percentuale per la soluzione dell’affitto di un posto letto, tipologia che riguarda generalmente gli studenti. Per quanto riguarda i prezzi degli affitti, per il posto letto si va da un minimo di 200 a 400 euro/mese; per la camera, minimo 250 sino a 500 euro/mese; per l’abitazione il minimo è 450 sino a un massimo di 1.320 euro/mese.

Le rate mensili di mutuo vanno invece da un minimo di 360 euro a un massimo di 780 euro. Infine, dalle indicazioni dei redditi percepiti si evidenzia che molti studenti svolgono lavoretti per 300/400 euro/mese, mentre il dato medio indicato da chi lavora è tra i 700 e i 1.200 euro/mese. È evidente la forte divaricazione tra redditi e spesa per la casa.

Un’analisi del portale Casa.it evidenzia, dal canto suo, la difficoltà crescente delle famiglie italiane nel far fronte alle spese di affitto per i figli che studiano lontano. Le possibilità economiche dei genitori risultano infatti del 6% inferiori ai reali costi del mercato immobiliare. Si scelgono, quindi, abitazioni in zone più periferiche. Rispetto al 2010, è stato rilevato che il divario tra la capacità di spesa delle famiglie e il costo dell’offerta immobiliare è passato dal -4% al -6%. Emerge, inoltre, una sempre maggiore tendenza alla richiesta di soluzioni più economiche, optando quindi per appartamenti lontano dai poli universitari.

È Milano a registrare lo scarto maggiore tra il potere di spesa dei genitori, disposti a spendere una media di 750 euro/mese per una metratura compresa tra i 50 e i 70 mq, e la reale offerta che si colloca in media intorno agli 850 euro/mese. Roma, che si conferma la città universitaria più cara d’Italia, mostra invece un divario minore: il canone medio mensile per un bilocale è di 880 euro, contro una capacità di spesa che sui 820 euro.

Fonte: attico

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December 27th, 2011

L’evoluzione dell’offerta e della domanda di abitazioni secondo Nomisma

Nell’ultimo decennio (2000-2009) la produzione edilizia è risultata in crescita, a tassi via via più sostenuti, fino al 2007, per poi scendere al di sotto dei livelli di inizio periodo, nel biennio 2008-2009. In questi ultimi due anni le nuove costruzioni iniziate ammontano in media annua a 36.409 fabbricati residenziali, per uno sviluppo complessivo in termini di superficie pari a 23 milioni di mq/anno e una dimensione media di 634 mq per fabbricato.

Nello stesso periodo i fabbricati non residenziali concessi all’anno risultano 8.000, per uno sviluppo di superficie pari a 13,4 milioni mq/anno ed un dimensionamento medio del singolo fabbricato di poco inferiore a 1.700 mq. Tali numeri approssimano l’offerta di nuova edilizia che si è riversata sul mercato tra il 2010 ed il 2011.
I tredici mercati monitorati da Nomisma rappresentano circa il 30% della superficie concessa in Italia e sono stati investiti da un calo ritardato e di minore intensità, rispetto al resto del Paese.
Nel decennio, l’incremento dello stock di abitazioni, dovuto perlopiù alle nuove costruzioni, è stato notevolmente superiore alla crescita dei nuclei familiari, che approssimano la domanda di nuove abitazioni, così da far ritenere che si sia in presenza di un eccesso di offerta che, al di là della congiuntura, faticherà ad essere assorbito dal mercato (il rapporto tra nuove abitazioni e nuove famiglie che, a livello nazionale, è pari a 1,7, nell’insieme dei 13 maggiori mercati sale a quasi 3).
Il dato congiunturale riferito al 2011 ha confermato la tendenza dell’offerta a crescere, a cui si contrappone il proseguimento del calo della componente di domanda.
Sul mercato tali dinamiche si sono tradotte in un nuovo calo delle quantità compravendite che, secondo le nostre stime, a fine anno potrebbe risultare del 6% per la componente residenziale e del 3,6% per quella degli immobili per l’impresa (uffici, negozi e laboratori e capannoni).
Il recente calo delle transazioni si inserisce in una tendenza ormai consolidata che ha prodotto un ridimensionamento delle quantità, per effetto della congiuntura negativa, a partire dal 2007.
In termini numerici, mediamente ogni anno si realizza un volume di transazioni inferiore al 23% per abitazioni e del 30% per gli immobili d’impresa, rispetto ai livelli di attività del periodo 2005-2007.

Peggiora la liquidità complessiva
(tempi medi di vendita e sconti sui prezzi richiesti)

La logica conseguenza dell’attuale fragilità è rappresentata dall’ulteriore inevitabile allungamento dei tempi medi di compravendita e di locazione, arrivati ad attestarsi su livelli record in tutti i settori.
Se confrontati con i tempi di vendita rilevati a fine 2007, l’allungamento è di un mese e mezzo per le abitazioni e di 2-2,5 mesi per uffici e negozi.
Il protrarsi delle difficoltà congiunturali del settore ha indotto l’offerta a rivedere le strategie di prezzo e con esse gli sconti praticati sui prezzi richiesti, che hanno fatto segnare una riduzione per le abitazioni ed una crescita per uffici e negozi.
Questo comportamento dicotomico sembra dipendere da una diversa percezione circa l’evoluzione dei prezzi: nel segmento abitativo l’offerta sembra avere preso finalmente atto di una congiuntura che permane sfavorevole, optando per un rapido adeguamento al fine di perseguire gli obiettivi di realizzo; nei segmenti degli immobili per l’impresa, continua, invece, a prevalere un atteggiamento di maggiore esosità iniziale, che ha portato ad un innalzamento dello sconto in virtù della flessione dei prezzi d’acquisto.

Fonte: mondocasablog

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December 23rd, 2011

La casa passiva è realmente passiva?

C’è un po’ di confusione a riguardo ma posso assicurarvi che non c’è una casa più attiva di una casa passiva, vediamo perchè.

Ho sempre trovato il termine PASSIVA inadeguato e riduttivo.
L’aggetivo qualificativo passivo dal vocabolario significa :
1 ) in generale, che subisce l’azione altrui; privo di iniziativa. 
2 ) in economia, si dice di un bilancio d’azienda in cui le entrate sono inferiori alle uscite.
3 ) in economia fa riferimento al complesso delle perdite e dei debiti di un’azienda.

Io ho sempre preferito chiamarla amichevolmente casa Attiva.
Trovo che l’aggettivo ATTIVO sia più appropriato per descrivere una casa intelligente che trasforma il sole in energia elettrica e fa funzionare i nostri amati elettrodomestici, compreso il computer (fotovoltaico), che riscalda le acque sanitarie della doccia e dei rubinetti (solare termico), che ricicla le acque piovane e le riutilizza per gli sciacquoni dei bagni e per l’innaffiatura delle piante, che utillizza la temperatura interna della terra (geotermia) per riscaldare l’abitazione d’inverno e raffrescare la abitazione d’estate mantenendo sempre una temperatura ideale all’ interno, che utilizza la domotica per migliorare le prestazioni e le funzionalità della casa stessa.

In questo articolo non voglio entrare nel dettaglio affrontando specifici argomenti come fotovoltaico, solare termico, eolico, ecc ecc… Questo sito è pieno di splendidi articoli ben scritti ed esaustivi. Ho voluto affrontare l’argomento in generale, nella maniera più semplice possibile. Ho voluto offrire al lettore più inesperto le prime informazioni, ho provato ad inoculare il virus che infetterà e tenterà di migliorare il vostro senso etico. Lo scopo è farvi capire che esistono alcune tipologie di abitazioni ora, oggi, nel 21° secolo, che possono essere totalmente autonome o parzialmente autonome, che se ne infischiano dell’aumento dei carburanti e dei costi del gas metano, che si integrano perfettamente con la terra e non la sfruttano impoverendola ma al contrario utilizzano le sue risorse primarie gratuite ed inesauribili, come sole, vento e terra, per migliorare lo standard qualitativo dell’abitazione offrendo il massimo comfort al minimo costo.

Dò per scontato che una casa passiva sia anche una casa ecologica, cioè che sia costruita con materiali ecologici!

Chi non vorrebbe una casa, che offre grandi prestazioni, che non consuma niente?
Chi non vorrebbe una automobile, che offre grandi prestazioni, che non consuma niente?

Ho usato l’esempio dell’automobile, perchè è simile ed attuale più che mai. Tutte le case automobilistiche stanno immettendo sul mercato nuovi modelli di automobili, ibride o elettriche. Questo certamente sarà il futuro dell’automobile! Sono macchine fantastiche, che hanno un solo difetto grande come una casa… costano tantissimo! Chi le acquista a questi prezzi, non rientrerà mai dell’investimento fatto, risparmiando sul solo costo del carburante.

Fortunatamente, nel caso delle case passive i costi sono più abbordabili ed equilibrati ed in questo caso, c’è un autentico vantaggio economico. Dopo qualche anno vengono totalmente ammortizzati i costi per dotare la casa della sua passività, a lungo termine si può parlare di un autentico risparmio di denaro.

Una casa passiva costa sicuramente più di una casa “tradizionale”, ma non sono nemmeno paragonabili tra loro. Va detto che i costi stanno scendendo e anche di parecchio un’esempio tangibile è il fotovoltaico. Il fotovoltaico solo qualche anno fa costava il doppio, il prezzo è sceso grazie ad una semplice regola: è aumentata la richiesta di mercato,  di conseguenza sono aumentate le aziende che producono pannelli fotovoltaici, sono aumentati gli installatori, con conseguente diminuzione del prezzo stesso. Se aumenterà la richiesta per gli impianti di geotermia, il principio sarà lo stesso… 

Mi auguro che almeno uno di voi decida di costruire una casa “passiva”, ed auguro a chiunque di possedere un giorno una casa passiva. Immaginate la soddisfazione che si prova a non ricevere più bollette…

Pensate ancora che la casa passiva sia realmente passiva?

Fonte: casapassiva

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December 22nd, 2011

Giarda: valutare i costi per lo Stato della detrazione 55%

Prima di stabilizzare la detrazione fiscale del 55% sulle riqualificazioni energetiche degli edifici occorre valutarne i costi per lo Stato.

Lo ha dichiarato, durante un question time alla Camera, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda (foto), secondo il quale gli oneri della detrazione sono molto maggiori di quanto previsto dal precedente esecutivo. “Non oso dire le stime che mi sono state sottoposte dal ministero dell’Economia”, ha detto Giarda.

Le stime del Governo Berlusconi

Secondo le stime dell’ex Governo Berlusconi, la misura avrebbe prodotto in termini di cassa un maggior gettito di 124,8 milioni nel 2011 e un costo in termini di minori imposte per 32,4 milioni nel 2012 e 292,8 milioni nel 2013.

Giarda ha spiegato che il bonus fiscale del 55% è una misura condivisa dal Governo Monti “ma si tratta di valutarne la sostenibilità finanziaria”.

Le stime del Cresme

Secondo uno studio del Cresme, dal 2007 al 2010 la detrazione è costata allo Stato 6.446 milioni di euro, ma i benefici arriverebbero a 10.310 milioni di euro, considerando il risparmio in bolletta (3.200 milioni), il maggior gettito fiscale (3.310 milioni) e l’aumento del reddito derivante dal patrimonio immobiliare (3.800 milioni).

PD: prorogare il bonus 55%

Durante il primo question time svolto alla Camera dopo l’insediamento del Governo Monti, il Pd è tornato a chiedere la proroga della detrazione 55% da inserire nella prossima manovra finanziaria. “È stata la misura anticiclica di gran lunga più importante attivata in questi anni e che ha contrastato gli effetti della crisi nel settore dell’edilizia e contribuito a ridurre le bollette energetiche degli italiani e le emissioni di CO2”, ha sottolineato il presidente dei deputati democratici, Dario Franceschini.

Fonte: casaeclima

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December 21st, 2011

Bioarchitettura, una casa a impatto energetico zero. Ma è possibile?

Per partecipare alla competizione internazionale Solar Decathlon i nostri “campioni” hanno realizzato un’abitazione mediterranea alimentata a energia solare e dotata di tutti i comfort. Solo energia rinnovabile quindi per rispondere a tutte le esigenze di una casa allocata alle nostre latitudini che notoriamente è calda d’estate e fredda d’inverno.

Nel corso della Settimana della Bioarchitettura e della Domotica (Modena, 14-18 novembre 2011) una delle sezioni è stata dedicata alla costruzione di edifici a basso impatto energetico.

Alla sezione è stato “Azero: progettare e costruire edifici a energia quasi zero“.

A lavori ultimati fa piacere constatare che gli organizzatori hanno tenuto delle numerose persone che, pur essendo interessate ai lavori, non hanno avuto la possibilità di seguirli fisicamente.

Abbiamo avuto modo di apprezzare in modo particolare, per fare un esempio, l’intervista alla Dott.ssa Chiara Tonelli, docente e ricercatrice presso l’Università degli studi Roma Tre, che qui condividiamo attraverso il video disponibile su Youtube.

Tema dell’intervento di Chiara Tonelli è la partecipazione alla competizione Solar Decathlon, che prevede la realizzazione di prototipi di abitazioni energeticamente autosufficienti perché alimentati a energia solare.

L’obiettivo del progetto italiano è la realizzazione di una casa “mediterranea”, in grado cioè di rispondere alle necessità imposte dal freddo invernale così come a quelle altrettanto pesanti del caldo estivo, assicurando sufficiente comfort a chi vi abita in ogni periodo dell’anno alle nostre latitudini.

Tonelli sottolinea la particolarità del concorso che prevede in partenza uno stanziamento, già ottenuto, di 100.000 €, mentre non esiste un premio finale. Altra particolarità è appunto che alla competizione si partecipa attraverso una realizzazione e non soltanto con un progetto.

Ciò non vuol dire che non ci siano delle prove da superare, altrimenti che Decathlon sarebbe?

Al punto che la competizione è stata definita in casa nostra come le “Olimpiadi dell’Architettura Green“, fermo restando che tutte le prove da superare per classificarsi sul podio sono tutte all’insegna della sostenibilità.

Fonte: quotidianocasa

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December 20th, 2011

Fiaip, sbagliato aumentare la pressione fiscale sugli immobili

Se il nuovo Governo pensa di portare a casa risorse aggiuntive per risanare i conti dello Stato inasprendo la fiscalità sugli immobili è fuori strada. Ad affermarlo è il presidente Fiaip che ricorda come giovani coppie e famiglie che hanno acquistato casa negli ultimi anni non hanno neppure i soldi per onorare le rate mensili per il mutuo contratto.

Intervenendo alla presentazione della pubblicazione “Osservatorio immobiliare urbano” relativo a Bologna, il presidente nazionale FIAIP, Paolo Righi, ha colto l’occasione per dire la sua sulla nuova tassa sugli immobili che sarebbe allo studio da parte del Governo.

«Negli ultimi dieci anni – ha sostenuto Righi – il 70% degli italiani che hanno acquistato la prima casa lo hanno fatto ricorrendo al prestito bancario. Oggi, purtroppo, più della metà di queste famiglie sono in difficoltà, e non sono in grado di pagare le stesse rate dei mutui accesi con gli istituti di credito».

Se le cose stanno così è difficile immaginare come i conti dello Stato possano trarre giovamento da una nuova imposizione sulla casa che molti cittadini non sarebbero in grado di pagare, dato che non riescono neppure a far fronte al pagamento della rata del mutuo contratto.

I danni maggiori li subirebbero le giovani coppie e in generale le famiglie non proprio benestanti che sono state indotte negli ultimi anni ad acquistare casa, e quindi a indebitarsi a vita, sull’onda della facilità con cui si riusciva a ottenere un mutuo dalle banche.

«Dopo tre manovre finanziarie, tutte sulle spalle dei cittadini – ha sottolineato Righi – è giunto il momento di fare sul serio le riforme strutturali di cui tanto si parla», mettendo mano quanto prima alla riduzione dei costi della pubblica amministrazione e della politica.

Il presidente Righi ha quindi ricordato che la pressione fiscale sugli immobili ha raggiunto quota 60%.

E ha concluso il suo intervento affermando che «non si può pensare di spremere all’infinito un settore vitale per il Paese e per la stabilità sociale come quello del comparto immobiliare».

Fonte: quotidianocasa

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December 19th, 2011

Annunci immobiliari, rischio altissimo senza classe energetica. In Lombardia

Rotto ogni indugio la Regione Lombardia prende una decisione “storica”. Prevede che dal 1 gennaio 2012 ogni annuncio immobiliare debba obbligatoriamente riportare la classe energetica dell’immobile oggetto di compravendita. Le multe previste sono salatissime ed è quindi sconsigliabile il fai da te per chi non è del mestiere.

Con la solerzia e la precisione che lo contraddistingue il presidente Fiaip Bergamo, Giuliano Olivati, ci fa pervenire una comunicazione sulla classe energetica che dovrà accompagnare d’ora in avanti ogni annuncio immobiliare.

«Abbiamo avuto or ora conferma – dichiara Olivati – della promulgazione della Delibera di Giunta Regione Lombardia che rende esecutivo l’obbligo di indicare classe energetica e indice di prestazione energetica negli annunci commerciali di locazione e vendita immobiliare».

Il provvedimento entrerà in funzione a gennaio 2012 e sono previste multe salatissime per i trasgressori.

«In attesa del testo ufficiale, le nostre fonti – aggiunge Olivati – danno conferma della data del 1 gennaio 2012 per l’entrata in vigore dell’obbligo, delle sanzioni da 1.000 a 5.000 Euro per ogni trasgressione (cioè per ogni singolo annuncio), dell’estensione di obbligo e sanzioni a privati, costruttori, imprese, società, agenzie immobiliari».

Va da sé che adesso occorre provvedere in maniera veloce per evitare salassi stratosferici.

«Abbiamo chiesto ai nostri consulenti – rivela a questo proposito il presidente Olivati – l’aggiornamento della convenzione sulle certificazioni per spuntare condizioni più favorevoli per i clienti delle agenzie Fiaip Bergamo, dato che si profila una certificazione di massa. Occorre assolutamente aggiornare tutte le comunicazioni pubbliciatarie (cartelli, volantini, web, stampa, TV) entro e non oltre la fine dell’anno».

Con grande equilibrio il presidente Fiaip Bergamo ci tiene a precisare però che «non si tratta di un nuovo costo ma dell’anticipazione di un adempimento previsto comunque al rogito o al contratto di locazione».

Realisticamente d’altronde, vista la cautela e la professionalità degli Agenti immobiliari, a fare le spese per le multe comminate sarà il pressapochismo di certi privati “fai da te”, che bene farebbero a rivolgersi a del comparto immobiliare ha fatto la propria attività quotidiana.

Fonte: quotidianocasa

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December 16th, 2011

Immobili fantasma, in arrivo la rendita catastale presunta

I proprietari dei cosiddetti “immobili fantasma” hanno avuto oggettivamente tutto il tempo per fare il loro dovere e provvedere all’accatastamento dei loro cespiti. Questa volta d’altronde l’Agenzia del territorio ha fatto ricorso a strumenti sofisticati per scoprire quanto non è stato mai dichiarato, e adesso non resta che scovare i proprietari e far emergere il sommerso.

La circolare n. 7/2011 dell’Agenzia del Territorio, pubblicata il 18 novembre 2011, prende in esame la questione degli “immobili fantasma” e definisce le modalità di aggiornamento delle banche dati catastali ai fini dell’attribuzione della rendita presunta ai fabbricati non dichiarati al Catasto.

La Circolare specifica anche le modalità con cui gli atti dovranno essere notificati ai proprietari dei cosiddetti “immobili fantasma”.

Come si ricorderà i proprietari di detti immobili avrebbero dovuto provvedere all’accatastamento entro il 30 aprile 2011 (Legge 26 febbraio 2011, n. 10).

A questo punto all’Agenzia del territorio non rimane che avvalersi dell’opera dei propri tecnici, oltre che dei professionisti iscritti agli Ordini che hanno aderito ai Protocolli d’intesa con l’Agenzia, per le attività di sopralluogo e di aggiornamento catastale.

E’ l’ultimo adempimento che porta all’assegnazione di una rendita catastale presunta.

Nella Circolare n. 7/2011 sono appunto definite le modalità di aggiornamento del database insieme a tutte le operazioni che i tecnici preposti dovranno seguire.

Ai fini della trasparenza delle operazioni l’Agenzia del territorio informa che i dettagli relativi alla registrazione nelle banche dati delle rendite presunte, così come l’aggiornamento delle variazioni oggettive e soggettive degli immobili, insieme alla notifica degli atti e l’attività di contenzioso e autotutela, possono essere consultati attraverso il sito dell’Agenzia alla pagina dedicata.

Fonte: quotidianocasa

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