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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

February 23rd, 2011

Legambiente lancia la campagna “Tutti in classe A”

Legambiente ha comunicato in questi giorni i risultati di una ricerca che è stata condotta dall’associazione con lo scopo, insieme al lancio della campagna nazionale, ha come obiettivo stimolare una nuova consapevolezza ed attenzione verso costruzioni sostenibili ed infatti l’iniziativa si chiama “tutti in classe A”.

Legambiente mostra, attraverso i dati raccolti in questa indagine, come le costruzioni nelle quali abitiamo sono causa, nel novanta per cento dei casi, di fenomeni di grandi dispersioni di calore che determinano la necessità di fare ricorso al riscaldamento e all’aria condizionata in modo tale da accrescere le spese delle bollette ed abbassare la vivibilità, questo accade a causa degli infissi sottili e non montanti  a norma, delle pareti con non sono isolate in modo opportuno, dei serramenti e dei solai che causano enormi sprechi energetici.

Un equipe di esperti del settore ha preso in esame cento costruzioni tra abitazioni ed uffici in quindici differenti città d’Italia e soltanto undici sono quelli che hanno superato l’esame, è necessario sottolineare come tutti gli edifici promossi fossero nella stessa città: Bolzano.

Per illustrare le qualità ed i difetti delle costruzioni sono state usate fotografie termografiche create con un’apposita macchina in grado di evidenziare le proprietà termiche ed energetiche delle materie presenti nei muri esterni dei palazzi.

L’immagine che emerge da questa ricerca mostra quanto poco siano state modificate, negli ultimi 30 anni, l’attenzione e l’impegno dei costruttori e di coloro che realizzano i progetti verso le tecniche, i materiali e le modalità di costruzione usate per contenere lo spreco energetico. Il Ministero dello Sviluppo ha calcolato come il peso dell’uso dell’energia per le abitazioni civili rappresenti circa il 50% dei consumi elettrici e ben il 33% di quelli energetici complessivi. L’UE è molto concentrata su queste problematiche ed ha deciso che sarà obbligatoria, anche ne nostro Paese, la certificazione energetica delle costruzioni, sia di quelle nuove che di quelle già presenti quando siano oggetto di compravendita.

Fonte: umm

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February 22nd, 2011

Il Piano Casa diventi innanzitutto un ”Piano Città”

Il Piano Casa rilanciato dal Governo deve diventare innanzitutto un ”Piano Città”, che punti a riqualificare le aree degradate delle nostre metropoli. È questo l’auspicio del presidente Ance (Associazione nazionale costruttori edili), Paolo Buzzetti, che in un’intervista all’agenzia di stampa ASCA esorta il Governo Berlusconi a fare subito le semplificazioni necessarie per superare gli scogli incontrati nelle normative regionali e riprendere le misure sulle ristrutturazioni contenute nella finanziaria approvata dal Governo Prodi.

Secondo Buzzetti, il Piano Casa lanciato nel 2009 dal Governo Berlusconi di fatto ”ha fallito” perché ‘’si è infranto contro la sovrapposizione normativa” tra Stato e Regioni e ”perché non sono state realizzate le semplificazioni che tutti noi speravamo”. Il risultato è che ”i cittadini non lo conoscono e le imprese non sanno come fare”.

Sono urgenti le semplificazioni per rilanciare il Piano Casa. Dopo la serie di misure varate dal Consiglio dei Ministri per rilanciare l’economia del Paese, ”la sua attuazione è possibile”. Buzzetti, in particolare, auspica che il Cdm approvi subito le semplificazioni e che il Piano Casa, più che all’aumento della cubatura delle villette private, punti soprattutto alla ”riqualificazione delle aree metropolitane”, diventando così un ”Piano Città”. Su questo aspetto l’Italia è indietro di ”60 anni” rispetto ai grandi Paesi dell’Unione Europea, sottolinea il presidente dei costruttori.

Opportuno riprendere i bonus fiscali 36% e 55% e l’Iva agevolata. In proposito l’Ance ha avanzato da tempo un serie di proposte, che prevedono di ‘’snellire le procedure e semplificare le norme per l’abbattimento dei vecchi edifici, per le ristrutturazioni, per i cambi di destinazione d’uso”, incentivando al contempo ”il risparmio energetico” degli edifici. Operazioni, queste, che ”non andrebbero a consumare territorio e non avrebbero un impatto su ciò che ha un valore storico, culturale e paesaggistico”. Per questo, Buzzetti sottolinea che l’Ance ”ha sempre sostenuto le misure contenute nella finanziaria di Prodi” come la detrazione Irpef del 36% sulle ristrutturazioni, l’Iva agevolata e la detrazione fiscale del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici.

Fonte: mondocasablog

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February 21st, 2011

Più alto il prezzo per regolarizzare le case fantasma. Ici e Irpef vanno pagate dal 2007

Lo Stato alza la posta sulle case fantasma. Dopo le supersanzioni legate al federalismo municipale, tocca al milleproroghe: il maxiemendamento votato dal Senato concede sì un mese in più ai proprietari per mettersi in regola – dal 31 marzo al 30 aprile – ma addossa ai ritardatari quattro anni di imposte arretrate, con l’aggiunta di sanzioni e interessi.
Risultato: a maggio i funzionari dell’agenzia del Territorio cominceranno le operazioni a tappeto per attribuire una rendita presunta agli edifici non ancora accatastati, e gli effetti fiscali decorreranno dal 1° gennaio 2007, a meno che il titolare non riesca dimostrare in qualche modo che l’edificio è stato costruito dopo il 2006 (ad esempio, recuperando la Dia o il permesso di costruire, o magari usando bollette e contratti per luce, acqua e gas).

Questo ribaltamento di prospettiva si abbinerà a uno snellimento dell’iter di notifica: le rendite saranno affisse nell’albo pretorio di ogni Comune, con avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e potranno anche essere visionate negli uffici e sul sito internet dell’Agenzia.

Il conto varierà caso per caso, ma sarà salato. Ad esempio, il proprietario di una villetta non accatastata nelle campagne laziali – usata come seconda casa per il fine settimana – dovrà pagare Ici e Irpef dal 2007 al 2010: il tutto per un totale che lievita fino a 7.500 euro, anche definendo l’accertamento senza ricorso (si vedano gli altri esempi nel grafico qui a destra).

Dal particolare al generale, si può calcolare che siano in gioco circa 765 milioni di euro tra imposte arretrate, interessi e sanzioni, che diventano 915 milioni conteggiando anche l’Ici e l’Irpef dovute per il 2011. A questo risultato si arriva partendo dalle ultime stime, secondo cui a fine aprile rimarranno ancora 800mila situazioni anomale da esaminare su un totale di 2 milioni individuate dal Territorio incrociando foto aeree e mappe del catasto.

Proiettando sulle ultime particelle catastali i risultati della prima campagna di accertamenti, si possono stimare il numero, la tipologia e la rendita media degli edifici fantasma: 160mila abitazioni, 140mila magazzini, 115mila garage e 50mila immobili di tipo diverso. Da qui il totale di 765 milioni: un importo che farebbe molto comodo all’erario statale e alle casse comunali, ma che – comunque – non va considerato come un dato acquisito.

Prima di tutto, si tratta di vedere se i sindaci cominceranno a riscuotere il dovuto e a coltivare la propria base imponibile; cosa che finora è successa raramente, soprattutto nelle zone ad alta densità di violazioni, come le province di Avellino, Benevento, Vibo Valentia, Nuoro, Viterbo e Potenza, dove ci sono più di 100 segnalazioni ogni mille abitanti. Inoltre, bisogna considerare che molte case fantasma sono costruite su terreni di proprietà altrui (emigranti o persone defunte da decenni senza che nessuno abbia fatto le volture), con la conseguenza che potrebbe rivelarsi difficilissimo risalire al soggetto “giusto”. La pubblicazione sull’albo pretorio del Comune risolve il problema della notifica, ma la riscossione – in qualche caso – potrebbe essere una strada impraticabile.

Tutta questa partita, poi, si intreccia con le sanzioni irrogate dal Territorio, che si aggiungono a quelle del fisco in caso di immobili non dichiarati. La normativa attuale fissa un range da 258 a 2.066 euro. L’ultima bozza del decreto sul federalismo municipale, però, ipotizza di moltiplicare per quattro le sanzioni e ne assegna il 75% ai sindaci: la posta per i Comuni, quindi, va da 380 milioni a 3 miliardi di euro (si veda Il Sole 24 Ore del 31 gennaio scorso).

Anche in questo caso, però, alzare la posta in palio servirà a poco se i protagonisti non cambieranno stile di gioco. Gli stessi amministratori che hanno assistito senza battere ciglio alla proliferazione delle case fantasma presto dovranno decidere se demolire gli abusi edilizi o fingere di non vederli (almeno nel caso dei più lievi) per incassare le imposte.

Fonte: ilsole24ore

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February 20th, 2011

UP: nel 2010 la fattura energetica dell’Italia è cresciuta del 22%

La fattura energetica e quella petrolifera pagate dall’Italia nel 2010 sono aumentate e nel 2011 si prevede un ulteriore aggravio.

Secondo i dati del Consuntivo Petrolifero 2010 presentato ieri dall’Unione Petrolifera, la fattura energetica italiana nel 2010 si stima intorno ai 51,7 miliardi di euro, con un aggravio di 9,3 miliardi di euro (+22%) rispetto al 2009 e un peso sul Pil del 3,3% (contro un valore medio dell’1,5% negli anni novanta).

Nel 2011 fattura energetica pari a 60,4 miliardi di euro

Un incremento ancora maggiore si registra per la fattura petrolifera che nel 2010, per via della ripresa delle quotazioni petrolifere nonostante la contrazione dei consumi, ha avuto un aumento di 6,5 miliardi di euro rispetto al 2009, attestandosi a 27 miliardi di euro (+32%) con un peso sul Pil dell’1,7%. Secondo l’Unione Petrolifera, nel 2011 la fattura energetica potrebbe attestarsi intorno ai 60,4 miliardi di euro, mentre per quella petrolifera viene stimata una forchetta compresa tra 31,3 e 37,4 miliardi di euro, nell’ipotesi di un cambio analogo a quello attuale e quotazioni medie del petrolio comprese tra 90 e 100 dollari/barile.

Calano i consumi di petrolio, +0,4% le rinnovabili

Secondo il Consuntivo petrolifero 2010, in Italia i consumi di energia sono ammontati a 177,7 milioni/tep, in recupero dell’1,6% rispetto al 2009. Ad eccezione del petrolio che ha mostrato un nuovo calo del 2,4% (-1,8 milioni/tonnellate), tutte le altre fonti hanno mostrato segnali positivi: gas +6,3% per la ripresa della produzione industriale e termoelettrica, carbone +4,5%, rinnovabili +0,4% influenzate però dal calo della produzione idroelettrica (-6,6%). La quota del petrolio sul totale è così scesa al 40,3% rispetto al 50% del 2000, mentre nello stesso periodo quella del gas è salita dal 31% al 38%.

Prezzi del greggio

Nel 2010 il costo medio del greggio importato espresso in dollari è stato superiore del 30% rispetto al 2009 che sale al 38% se convertito in euro, il cui cambio rispetto al dollaro è risultato inferiore del 5,7%. Rispetto al 2000, il prezzo in euro del greggio importato è praticamente raddoppiato (+96%).

Fonte: casaeclima

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February 18th, 2011

Politiche abitative, l’Emilia-Romagna vara nuove agevolazioni

«Con questo programma la Regione – si legge in una nota di presentazione della deliberazione n. 132 del 7 febbraio 2011- si propone di soddisfare celermente a condizioni più agevoli di quelli di mercato, la domanda di servizi abitativi di particolari categorie di cittadini che non dispongono dell’ammontare di risparmio necessario e sufficiente ad accedere alla proprietà della prima casa».

La Regione Emilia-Romagna non è nuova a provvedimenti che vanno incontro alle necessità di chi non dispone di risorse sufficienti per poter acquistare un’abitazione.

Si è deciso adesso di migliorare ulteriormente le condizioni di favore per l’accesso alla casa in affitto a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle di mercato, con in più un patto di futura vendita a un prezzo già stabilito al momento della prima locazione e che dovrà essere perfezionato nel giro di pochi anni.

A questo scopo viene concesso un contributo di 10.000,00 euro per per alloggio, che aumenta a 13.000,00 euro per gli alloggi realizzati con tecniche costruttive che garantiscano l’applicazione integrale dei requisiti di prestazione energetica degli edifici e degli impianti energetici previsti dalla delibera dell’Assemblea Legislativa n. 156/2008.

Possono partecipare al bando i nuclei costituiti da:
a) giovani coppie (coniugi, nubendi, conviventi more uxorio o persone intenzionate a convivere more uxorio, in cui almeno uno dei due componenti la coppia abbia non più di 35 anni);
b) nuclei monoparentali;
c) nuclei numerosi;
d) nuclei sottoposti a procedure di rilascio dell’alloggio per ragioni diverse dalla morosità;
e) nuclei assegnatari di un alloggio di edilizia residenziale pubblica per i quali sia stata dichiarata la decadenza per superamento dei limiti di reddito.

Naturalmente per poter accedere alle agevolazioni previste occorre essere in possesso dei requisiti di legge.

Ulteriori informazioni possono essere richieste al numero 051/5273772, o all’indirizzo di posta elettronica:
fmattioli@regione.emilia-romagna.it

Fonte: quotidianocasa

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February 17th, 2011

Legge nazionale in arrivo

I con­tenuti della bozza di decreto legge pre­sen­tata al Con­siglio dei Min­istri dal Min­istro Calderoli si pos­sono così sin­te­tiz­zare: riqual­i­fi­cazione urbana, cambi di des­ti­nazione d’uso, delo­cal­iz­zazioni e sos­ti­tuzione edilizia con premi volumetrici.

Viene così ripreso il tema ”Piano Casa”, preve­dendo alcune sem­pli­fi­cazioni nei set­tori edilizia e urban­is­tica. La bozza ripro­pone l’idea di un Piano Casa cen­tral­iz­zato, rego­lato da un provved­i­mento leg­isla­tivo nazionale con il com­pito di fare da legge quadro a leggi region­ali da emanare entro il 31 dicem­bre 2011.

Le norme region­ali, adot­tate non sulla base di una sem­plice intesa, ma di una legge dello Stato, dovreb­bero incen­ti­vare la riqual­i­fi­cazione urbana delle aree degra­date preve­dendo vol­ume­trie aggiun­tive, la delo­cal­iz­zazione degli edi­fici inadeguati in aree diverse e mod­i­fiche della sagoma per l’armonizzazione architettonica.

Dagli inter­venti dovreb­bero essere esclusi gli immo­bili abu­sivi e quelli sit­uati all’interno dei cen­tri storici o in aree asso­lu­ta­mente ined­i­fi­ca­bili. Sono ammessi invece gli edi­fici con­do­nati o per i quali sia stata pre­sen­tata domanda di sana­to­ria entro i ter­mini sta­bil­iti dal DL269/2003. In ogni caso, la bozza di legge quadro impone il rispetto degli stan­dard urbanistici.

Ammesso anche il cam­bio di des­ti­nazione d’uso degli immo­bili, purché gli uti­lizzi siano tra loro com­pat­i­bili o com­ple­men­tari. E inoltre, in attesa dell’approvazione delle leggi region­ali, ai sensi del Dpr– 380/2001, potrebbe essere rilas­ci­ato il per­me­sso di costru­ire in deroga anche per i cambi di des­ti­nazione d’uso. I Comuni, inoltre, pos­sono prevedere che il rilas­cio del per­me­sso di costru­ire per gli edi­fici res­i­den­ziali pre­scinda dalla pre­sen­tazione della relazione acustica.

E infine, sec­ondo il decreto Calderoli, l’approvazione dei piani attua­tivi passa dalle com­pe­tenze del Con­siglio Comu­nale, che già delib­era il piano urban­is­tico gen­erale, a quelle della Giunta.

Fonte: attico

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February 16th, 2011

Edilizia efficiente, i promossi e bocciati secondo Legambiente

Pareti senza isolamento, finestre sottili e montate male, ponti termici tra diversi materiali, serramenti e solai che facilitano le dispersioni di calore. Su 100 edifici (tra appartamenti e uffici) in 15 città italiane, analizzati da una squadra di tecnici, solo 11 (tutti costruiti a Bolzano) sono stati “promossi” da Legambiente nell’ambito della sua campagna nazionale “Tutti in classe A”, per la promozione della cultura del costruire sostenibile.

I tecnici hanno utilizzato immagini termografiche per mostrare difetti e pregi degli edifici. “Con le termofoto – ha spiegato Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente – vogliamo rendere evidente quanto sia importante avere case ben progettate e costruite. Le foto del dossier presentato oggi mostrano con efficacia proprio la differenza tra una casa di “Classe A”, ossia con uno standard di qualità energetica che certifica un bassissimo fabbisogno di energia per il riscaldamento, e quelle costruite invece senza alcuna attenzione a questi temi. Le prime garantiscono una migliore qualità della vita agli abitanti grazie al buon isolamento delle pareti, e a parità di comfort, possono ridurre sensibilmente la spesa per il riscaldamento invernale e fare a meno dei condizionatori d’estate, riducendo fino a un terzo la spesa per il riscaldamento e il raffrescamento, ossia permettendo un risparmio tra i 200 e i 500 euro l’anno a famiglia”.

Sotto la lente gli edifici residenziali degli ultimi 10 anni

Per quanto riguarda gli edifici residenziali, sono state prese in considerazione costruzioni realizzate negli ultimi dieci anni, ossia nel momento del boom dei prezzi, venduti spesso a cifre superiori a 3/4.000 euro a metro quadro. “Se si considera che la differenza di costo di una Casa di Classe A rispetto a una “normale” è del 5-10%, e il costo di costruzione è 1.000 euro a mq mediamente, si capisce come non sia un problema di costi a impedire di investire nella qualità”, sottolinea Legambiente.

Bocciati 18 edifici pubblici su 19

Sul fronte dell’edilizia pubblica 18 edifici su 19 sono stati bocciati da Legambiente, in quanto presentano dispersioni a volte clamorose che obbligano ad un superlavoro i termosifoni d’inverno e i condizionatori d’estate. L’unico edificio che si salva è la nuova sede amministrativa della Provincia di Bolzano, con standard di edificio passivo CasaClima Gold.

Per capire le differenze per chi vi abita, le foto di Bolzano mostrano le caratteristiche omogenee delle pareti, il cui isolamento permette di evitare sbalzi termici. In questo modo si possono ridurre i costi del riscaldamento e del raffrescamento. Per fare un esempio, un edificio certificato di Classe A ha bisogno di circa 30 kWh/mq anno per il riscaldamento (paragonabile alla capacità di 3 litri di gasolio per riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²), rispetto ad un edificio nuovo di Classe C che ha bisogno di circa 70 kWh/mq anno, mentre un edificio come quelli “bocciati” dalle analisi, mediamente di classe E, ha bisogno di oltre 120 kWh/mq anno.

Nel complesso la fotografia che emerge da questo primo monitoraggio “mostra come la quasi totalità degli edifici censiti presentino carenze strutturali relative alle dispersioni di calore. Un risultato – commenta Legambiente – che evidenzia quanto poco siano cambiate, negli ultimi trenta anni, le attenzioni da parte di progettisti e costruttori nei confronti di materiali, tecnologie e modalità costruttive impiegate per il contenimento degli sprechi energetici”.

Le Regioni promosse

Come si comportano le Regioni sul fronte dell’efficienza e del risparmio energetico in edilizia? Legambiente nel dossier promuove le Province Autonome di Trento e Bolzano, la Lombardia ed il Piemonte “dove le normative affrontano in maniera completa tutti gli aspetti di rendimento e certificazione energetica degli edifici, gli obblighi, i controlli e le sanzioni e dove, di conseguenza, si possono trovare esempi positivi di un nuovo modo di progettare e costruire”. Promosse ma con riserva Emilia-Romagna, Liguria e Puglia “dove mancano ancora dei tasselli a completare il quadro normativo”.

Le Regioni bocciate

Bocciate per alcune lacune normative il Lazio, l’Umbria e la Valle d’Aosta, dove sono vigenti leggi regionali che però prevedono indicazioni ancora troppo generiche sull’efficienza energetica. Il dossier boccia inoltre per incompletezza e inadeguatezza della normativa Toscana, Veneto, Marche, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia, Abruzzo. “Si tratta di intere aree del Paese – evidenzia Legambiente – in cui non esistono Leggi Regionali con obblighi sui rendimenti energetici degli edifici, sull’uso delle rinnovabili e sulla certificazione energetica. Per cui non si va oltre una generica promozione della sostenibilità in edilizia”.

Fonte: casaeclima

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February 15th, 2011

Piano Casa, architetti perplessi sulle misure di rilancio del Governo

“Siamo fortemente perplessi sull’ipotesi di un rilancio del Piano Casa (Piano Casa Bis) a meno che esso non sia coordinato con le realtà amministrative locali e si ponga l’obiettivo di riqualificare le periferie ed i contesti residenziali degradati. In caso contrario l’intera operazione verrà ridotta ad un mero indiscriminato incremento della capacità insediativa delle nostre città”.

Questa la posizione del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) in merito alle misure annunciate dal Governo per far ripartire l’edilizia attraverso gli ampliamenti volumetrici e gli interventi di sostituzione edilizia di immobili dismessi.

No alle sanatorie per chi ha costruito abusivamente

Per gli architetti italiani è “indubbio che occorra un rilancio del settore edile, profondamente in crisi, così come risulta ormai indifferibile la semplificazione delle procedure amministrative dello stesso settore”. Tuttavia, secondo il Cnappc “appellarsi all’articolo 41 della Costituzione sulla libertà d’impresa non può essere giustificazione per mettere mano a riforme disorganiche, incapaci di affrontare in modo strutturale i motivi di crisi del comparto, e che suonano come sanatorie per chi ha edificato abusivamente al di fuori di qualsiasi controllo urbanistico o ambientale”.

Puntare sulla riqualificazione ambientale

“La necessità di tutelare il territorio, principale risorsa economica e culturale del nostro Paese, deve procedere in modo contestuale all’identificazione di efficaci strumenti di gestione delle trasformazioni e di promozione dell’architettura di qualità”, sottolineano gli architetti. “L’incentivazione degli strumenti connessi al contenimento dei consumi energetici, alla sostituzione dell’edilizia di scarsa qualità, alla riqualificazione complessiva delle nostre città deve far parte, unitamente alle relative agevolazioni di tipo fiscale, di quel complessivo progetto di riqualificazione ambientale del Paese che gli architetti italiani sollecitano da anni”.

Promuovere la rottamazione urbana

Il Consiglio Nazionale degli architetti “ribadisce la necessità di promuovere interventi pubblici e privati nel settore della rottamazione urbana che rappresenterebbero una grande opportunità per l’industria e per l’economia del nostro Paese e per porre mano finalmente ad un piano generale di tutela, di consolidamento e di ricostruzione del patrimonio edilizio postbellico che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e ambientale”.

Ance: il Piano Casa diventi un Piano Città

Sulla necessità di puntare sulla riqualificazione urbana delle aree degradate insiste molto anche l’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), che chiede misure immediate di semplificazione delle norme per superare i paletti imposti dagli enti locali, ricorrendo anche agli strumenti di incentivazione fiscale del 36%, del 55% e dell’Iva agevolata.

Fonte: casaeclima

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February 14th, 2011

Bonus energia, 55% anche per il solare termodinamico

Bonus ener­gia ad ampio spet­tro. Anche l’installazione di sis­temi ter­mod­i­nam­ici a con­cen­trazione solare rien­tra tra gli inter­venti per il risparmio ener­getico “agevolati” con la detrazione del 55%, anche se solo per la pro­duzione di ener­gia ter­mica. Così ha comu­ni­cato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 12/E del 7 feb­braio, in base alla richi­esta di un con­tribuente inter­es­sato a sapere se il ben­efi­cio fis­cale ded­i­cato agli inter­venti per il risparmio ener­getico possa allargarsi anche agli impianti solari termodinamici.

In una nota l’Enea afferma che i sis­temi ter­mod­i­nam­ici a con­cen­trazione solare, che uti­liz­zano il sole per pro­durre ener­gia ter­mica, con­vert­ibile anche in ener­gia elet­trica, sono pien­amente assim­i­l­abili agli impianti solari. Inoltre, per appli­care il ben­efi­cio fis­cale introdotto dalla legge Finanziaria del 2007 ed esteso a tutto il 2011, occorre dis­tinguere i sis­temi uti­liz­zati per la sola pro­duzione di acqua calda, per i quali spetta intera­mente il ben­efi­cio, da quelli per la pro­duzione com­bi­nata di ener­gia elet­trica e ter­mica, per i quali la detrazione è accor­data solo con rifer­i­mento agli usi ter­mici. L’Agenzia delle Entrate, quindi, richiama il con­tenuto di questa nota del 25 novem­bre 2010 per definire la cor­nice entro cui si inquad­rano le spese agevolabili.

Per quanto riguarda la cer­ti­fi­cazione di qual­ità, richi­esta per la detrazione, l’Enea speci­fica che è applic­a­bile, in linea di prin­ci­pio, la nor­ma­tiva vigente per i col­let­tori solari (EN 12975), sos­ti­tu­ibile altri­menti da una relazione sulle prestazioni del sis­tema approvata dallo stesso Enea.

L’Agenzia delle Entrate, oltre a riconoscere il ben­efi­cio fis­cale per questa tipolo­gia di impianti, pre­cisa che la quota di spesa detraibile, nel caso di impianto a pro­duzione com­bi­nata (elet­trica e ter­mica), può essere indi­vid­u­ata in misura per­centuale sulla base del rap­porto tra l’energia ter­mica prodotta rispetto a quella com­p­lessi­va­mente svilup­pata dall’impianto.

L’Agenzia, infine, ricorda che la legge di sta­bil­ità per il 2011, oltre a pro­rog­are il bonus per le spese sostenute nell’anno in corso, ha sta­bil­ito che la detrazione deve essere ripar­tita in dieci quote costanti di pari importo, anziché in cinque come pre­visto per le spese degli anni 2009 e 2010.

Il ven­taglio degli inter­venti che godono della detrazione del 55%: la riqual­i­fi­cazione ener­get­ica dell’intero edi­fi­cio, entro un tetto mas­simo di detrazione di 100mila euro; la real­iz­zazione di strut­ture opache oriz­zon­tali, ver­ti­cali e finestre com­pren­sive di infissi, entro il lim­ite mas­simo di detrazione di 60mila euro; l’installazione di pan­nelli solari per pro­durre acqua calda per usi domes­tici o indus­tri­ali o per coprire il fab­bisogno nelle piscine, nelle strut­ture sportive, nelle case di ricovero e cura, in scuole e uni­ver­sità, sem­pre entro lo stesso lim­ite di 60mila euro; la sos­ti­tuzione di impianti di cli­ma­tiz­zazione inver­nale con altri dotati di cal­daie a con­den­sazione e con­tes­tuale messa a punto del sis­tema di dis­tribuzione, entro la soglia di detrazione di 30mila euro.

Fonte: attico.it

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February 13th, 2011

Crisi Economica: Aumentano gli Inquilini che non Pagano le Spese Condominiali

A causa della crisi eco­nom­ica che sta colpendo il nos­tro paese, sono in aumento le famiglie che non riescono a far fronte ai paga­menti delle spese con­do­miniali, facendo reg­is­trare un aumento del 10% tra i morosi.

Attual­mente, per far fronte ai paga­menti delle spese, nei con­do­mini esiste un “fondo cassa inso­luti”, ma in caso la morosità sia troppo pro­l­un­gata nel tempo, l’amministratore del con­do­minio può chiedere un decreto ingiun­tivo, che forza l’inquilino moroso a sal­dare i conti entro 90 giorni.

Con la riforma dei con­do­mini che è in fase di dis­cus­sione in questi giorni al Sen­ato però le cose potreb­bero cam­biare, dal momento che l’amministratore del con­do­minio risul­terebbe respon­s­abile dei man­cati paga­menti ai for­n­i­tori delle opere di ristrut­turazione e manuten­zione del condominio.

Una prima con­seguenza di tutto questo è che in molti casi i lavori stra­or­di­nari ven­gono riman­dati, anche se riguardano infil­trazioni o la sicurezza dei condomini.

Sec­ondo Mario Pasta dell’Associazione Pro­pri­etaria Utenti, una pos­si­bile soluzione al prob­lema potrebbe essere l’istituzione di un fondo di emer­genza nazionale, men­tre sec­ondo Ste­fano Chi­ap­pelli del Sunia è oppor­tuno aumentare la disponi­bil­ità di immo­bili con canoni di locazione sostenibili.

Fonte: attico.it

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