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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

December 15th, 2011

Bollette sempre più care: come risparmiare?

Le bollette dell’energia elettrica, in Italia, sono sempre più care. Talmente care da essere diventate le più salate d’Europa. A sostenerlo è un workshop organizzato dalla Fondazione Italianieuropei e dall’associazone Romano Viviani, in cui si è cercato di comprendere quale sarà l’evoluzione del comparto energetico della Penisola nei principali settori energetici e strutturali.

Secondo quanto affermato da Alessandro Clerici, responsabile della task force “Efficienza Energetica, “in Italia i clienti finali pagano una bolletta dell’energia elettrica ben superiore a quelle delle altre nazioni dell’Europa dei 27. Chiaramente tali differenze sono diverse per le varie tipologie di clienti in funzione anche dei loro consumi e delle modalità dei loro prelievi durante la giornata, come le ore di punta con prezzi più cari od ore non di punta e notturne dove il prezzo è inferiore”.

A pesare sono anche gli oneri legati alle energie rinnovabili, sebbene sembri francamente eccessivo attribuire al solo comparto eco-energetico – e alla necessità di “finanziare” lo sviluppo del fotovoltaico & co.

L’argomento sembra comunque abbastanza rilevante, tanto che lo stesso Clerici ha ritenuto opportuno fare il punto sulla materia. “Occorre, inoltre, notare – ha aggiunto il presidente” – che ai balzelli addizionali stanno aggiungendosi gli incentivi per le rinnovabili elettriche che sono “esplose” per gli elevati valori degli incentivi stessi, che in 2 – 3 anni raggiungeranno i 10 miliardi di euro all’anno: il 70% per il fotovoltaico ed il resto per eolico e biomasse. Per i clienti che non sono esentati dall’applicazione di tali incentivi, come gli autoproduttori e le industrie energy intensive, corrispondono a 0.04 euro al kWh”.

Ma come risparmiare allora sulle bollette dell’energia? Con l’apertura del mercato ai nuovi operatori, le occasioni di ridurre il costo in bolletta grazie alle offerte promozionali, non mancano di certo. Il consiglio è allora quello di confrontare attentamente le proposte dei diversi gestori dei servizi energetici, richiedendo un preventivo sulla base del proprio profilo di utilizzo.

Non esiste infatti il gestore più conveniente per tutti gli utilizzatori: l’individuazione del contratto più adatto alle proprie esigenze deve essere necessariamente figlio di un confronto personalizzato. Spendete pertanto qualche minuto di tempo per verificare quali sono le tariffe sulla base del vostro consumo medio (che potete leggere nell’ultima bolletta ricevuta), e domandate chiarimenti ai vari operatori qualora sia necessario.

Fonte: vostrisoldi

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December 14th, 2011

Detrazione 55% stabile, lo chiede la commissione Ambiente della Camera

Nel decreto legge Salva Italia varato dal Governo, e ora all’esame del Parlamento per la sua conversione in legge, la detrazione fiscale del 55% sulle riqualificazioni energetiche degli edifici è stata prorogata fino al 31 dicembre 2012 con l’attuale apparato normativo. A partire dal 2013 gli interventi di riqualificazione energetica potrebbero essere assorbiti nella normativa sulla detrazione del 36% sulle ristrutturazioni edilizie, che diventa stabile.

La proroga per un altro anno del bonus fiscale non è tuttavia sufficiente per la commissione Ambiente della Camera, che nell’ambito dell’esame della manovra Salva Italia chiede che la detrazione del 55% venga resa stabile, senza abbassare al 36% l’aliquota a partire dal 2013.

55% stabile con l’attuale aliquota

“Il credito di imposta del 55% va reso stabile. Nel parere al DL 201/2011 ‘Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici’ espresso oggi dalla Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera – spiega Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd e membro della commissione – viene posta come condizione che si preveda la stabilizzazione degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici al 55% anziché al 36%.”

I benefici della detrazione

Secondo Realacci e gli altri membri della commissione, l’eco-bonus del 55% “è stata a tutti gli effetti la misura anticiclica di gran lunga più importante attivata in questi anni che ha contrastato gli effetti della crisi nel settore dell’edilizia e contribuito a ridurre le bollette energetiche degli italiani e le emissioni di CO2”.

Fonte: casaeclima

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December 13th, 2011

Confedilizia: la Manovra strangola il mercato delle locazioni

“La manovra pone una grave ipoteca sul mercato delle locazioni, avendo eliminato la riduzione a metà dell’aliquota ordinaria dell’Imu per gli immobili locati prevista nel provvedimento sul federalismo e prevedendo ora per gli stessi l’applicazione dell’aliquota ordinaria del 7,6 per mille, salva solo la facoltà dei Comuni di ridurre tale aliquota fino al 4 per mille (e ferma la possibilità di aumentare la stessa fino al 10,6 per mille).”

È quanto denuncia Confedilizia, che il 9 dicembre scorso in un’audizione in Parlamento sulla Manovra Salva Italia ha presentato le sue proiezioni sugli effetti dell’entrata in vigore dell’Imu.

Con l’Imu un maggiore gettito pari a 11 miliardi

Secondo Confedilizia, l’anticipazione al 2012 dell’Imu produrrà un gettito di 11 miliardi di euro, una stima però per difetto poiché i Comuni hanno la facoltà di variare in aumento (o in diminuzione) sia l’aliquota ordinaria che quella relativa all’abitazione principale, portando la prima fino al 10,6 per mille e la seconda fino al 6 per mille.

+324% il carico fiscale sui proprietari che hanno contratti di locazione

L’Imu risulta notevolmente aggravata rispetto al regime Ici, in ogni fattispecie e in modo particolare per i contratti a canone calmierato. Se si ipotizza, infatti, il caso di un immobile abitativo locato con un contratto a canone libero, attualmente soggetto ad un’aliquota Ici del 6,5 per mille, l’applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà un aggravio di imposta per il locatore – considerato l’aumento del 60% della base imponibile – pari all’87%; se poi il Comune interessato porterà l’aliquota al livello massimo consentito (10,6 per mille), l’aumento di imposta sarà pari al 161%.

Se si ipotizza, invece, il caso di un immobile abitativo locato con un contratto a canone calmierato, attualmente soggetto ad un’aliquota Ici del 4 per mille, l’applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà un aggravio di imposta per il locatore – considerato l’aumento del 60% della base imponibile – pari al 204%; se poi il Comune interessato porterà l’aliquota al livello massimo consentito (10,6 per mille), l’aumento di imposta sarà pari al 324%. E l’aumento raggiungerà naturalmente livelli ancora più elevati nei casi in cui l’aliquota Ici attualmente prevista sia inferiore al 4 per mille.

Secondo Confedilizia, questi pesantissimi aumenti creeranno gravi tensioni e anche contenziosi nel settore. “Prevediamo una situazione di drammaticità senza precedenti – osserva il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani (foto) – a seguito della scadenza dei singoli contratti calmierati, che i locatori non saranno più in grado di rinnovare, mentre sulla partita in nulla può incidere il blocco degli sfratti, comunque in scadenza. La condanna all’estinzione dei contratti a canone calmierato provoca un grave problema sociale non giustificato dalle risorse necessarie a sgravarli parzialmente dall’Imu (230 milioni di euro in tutto), e così ad assicurarne la permanenza. Le risorse necessarie possono essere facilmente recuperate eliminando l’evasione rappresentata da agevolazioni concesse, senza giustificazione alcuna, a particolari categorie di soggetti investitori nell’immobiliare”.

La proposta di Confedilizia

La proposta di Confedilizia prevede il ripristino della norma originaria sull’Imu del decreto legislativo n. 23/2011, prevedendo il dimezzamento dell’aliquota ordinaria per gli immobili locati, che costituiscono circa il 9% del totale degli immobili. Nel caso in cui questa proposta venisse approvata, la perdita di gettito stimata ammonterebbe a 900 milioni di euro, di cui il 50% di spettanza per lo Stato e l’altro 50% di spettanza dei Comuni. Se il dimezzamento dell’aliquota ordinaria venisse mantenuto solo per i contratti a canone calmierato, Confedilizia stima una perdita di gettito pari a 230 milioni di euro, al 50% tra Stato e Comuni.

Fonte: casaeclima

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December 12th, 2011

Annunci immobiliari, se l’obbligo della classe energetica diventa insostenibile

Non c’è alcun dubbio che il metodo più efficace per promuovere davvero l’efficienza energetica degli edifici è prevedere un intervento diretto sul mercato immobiliare. Soltanto se la casa da vendere varrà meno perché priva dei requisiti energetici minimi, i proprietari saranno invogliati o obbligati a provvedervi, pena la perdita di quattrini.

Sull’obbligo stabilito da una delibera della Regione Lombardia di inserire negli annunci immobiliari la classe energetica degli edifici a partire dal primo gennaio 2012, si manifestano le perplessità dei diretti interessati, in primo luogo naturalmente gli Agenti immobiliari.

Su loro infatti e sulla pubblicità attraverso cui propongono gli immobili che hanno in portafoglio grava il nuovo adempimento che si preannuncia carico di effetti negativi soprattutto per le multe salatissime a carico degli eventuali trasgressori.

Intendiamoci, se si vuole favorire davvero l’efficienza energetica degli edifici, l’unico modo è di incidere seriamente sul mercato immobiliare che sarà costretto a riconoscere così un valore maggiore agli edifici che presentano un risparmio energetico maggiormente pronunciato, ovviamente certificato.

Sui metodi per raggiungere questo obiettivo si può invece discutere.

Sicuramente l’obbligo di allegare la certificazione energetica al rogito sarebbe già, se venisse applicato, un ottimo sistema, ma sappiamo che così non è.

In ogni caso, ecco come immagina, realisticamente, un Agente immobiliare di Bergamo, associato Fiaip, ciò che gli potrebbe (o dovrebbe) accadere da qui al primo gennaio 2012.

Ne ha scritto in una lettera inviata il primo dicembre 2011 al presidente Fiaip Bergamo, Giuliano Olivati.

«Bergamo 1/12/11
Gentile presidente,
precisando che sono e resto favorevole a tale procedura, sono a chiederle una semplice formula magica: spiegarmi come fare a chiamare i proprietari di 550 immobili spiegando la cosa (minimo 20 minuti a proprietario per 550 immobili sono complessivamente 8 ore al giorno per 12 giorni) e sequestrare un certificatore energetico che non potrà festeggiare questo natale con i familiari poiché sarò costretto a sbatterlo di valle in valle a certificare tutti questi immobili (10 certificazioni energetiche al giorno sono la bellezza di 55 giorni domeniche incluse) e fare tutto per il 01 Gennaio 2012?

Non è che avete un certificatore energetico con poteri da babbo natale, che mi faccia avere le certificazioni belle e pronte tutte in una notte?

Cordiali saluti
[lettera firmata] (un agente immobiliare ancora per poco)».

Fonte: quotidianocasa

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December 9th, 2011

La nuova Ici indebolisce la cedolare

La nuova Imu si mangerà in media un terzo del risparmio sulle tasse generato dalla cedolare secca sugli affitti. Certo, per i proprietari con redditi elevati (oltre 55mila euro all’anno) la perdita sarà più limitata. Ma per quelli a basso reddito – e per le città in cui i canoni sono più vicini alla rendite catastali – l’erosione del vantaggio fiscale potrà arrivare anche al 70% e oltre.

Prendiamo il caso di un trilocale in zona Isola a Milano, con una rendita catastale di 672 euro, affittato un canone annuo (non concordato) di 11.760 euro. Oggi il proprietario paga 336 euro di Ici e, se ha optato per la cedolare secca (al 21%), 2.469 euro di imposta sostitutiva sul reddito da locazione. Con la tassazione ordinaria Irpef – ipotizzando un’aliquota marginale intermedia, al 38% – avrebbe versato più di 4mila euro, contando anche le addizionali e l’imposta di registro.

Il risparmio legato alla tassa piatta è di almeno 1.500 euro, dunque. Ma dal 2012 lo stesso proprietario si troverà a pagare quasi 500 euro in più di Imu, perdendo un terzo dei vantaggi incassati nel 2011 (questo ipotizzando che il Comune decida di lasciare invariata l’aliquota di riferimento dell’Imu, fissata al 7,6 per mille dal decreto salva-Italia).

Senza contare, inoltre, che chi sceglie la cedolare non può aggiornare il canone al costo della vita (misurato dall’indice Istat). Il che, con un’inflazione annua del 3,3%, comincia a diventare un dettaglio rilevante. Soprattutto su un contratto «4+4» appena stipulato.
Un’altra variabile fondamentale sono le scelte dei Comuni, che potranno ridurre fino al 4 per mille l’aliquota in caso di immobili locati. Lo sconto favorirebbe gli affitti, ma bisogna vedere se i bilanci degli enti locali saranno abbastanza forti da finanziare la riduzione. I primi commenti arrivati dai vertici dall’Anci, l’associazione dei Comuni, non lasciano molto spazio all’ottimismo. E d’altra parte già oggi molti municipi limitano gli sconti Ici alle case locate a canone concordato. Comunque, il caso di Milano preso in considerazione – con aliquota Ici al 5 per mille – è decisamente al di sotto del 6,4 per mille di media nazionale.

Nella tabella qui a fianco, Casa24 Plus ha messo a confronto la vecchia Ici con la nuova Imu, in sei casi concreti, dalle grandi città come Milano e Roma, fino a centri di provincia come Casale Monferrato e Licata. Per ogni esempio è stato preso in esame il livello minimo e massimo del tributo, così da considerare la gamma delle possibili scelte dei sindaci. Lo stesso alloggio è stato poi “usato” come abitazioni principale, come seconda casa sfitta e come appartamento affittato (con e senza cedolare). Il risultato? Nei centri medio-piccoli la nuova tassa sulla prima casa è più leggera: qui le rendite catastali sono tendenzialmente più basse, e la detrazione di 200 euro prevista dal decreto pesa di più (anzi, in qualche caso arriva ad azzerare l’imposta: di fatto, con l’aliquota al 4 per mille, una rendita fino a 312 euro – già comprensiva del 5% di rivalutazione – si traduce in un’Imu pari a zero). Sulle seconde case, la situazione sembra analoga se si fa riferimento agli importi, che spaziano dal massimo di 804 euro a Milano al minimo di 207 a Casale Monferrato. Ma il discorso cambia – e i centri minori risultano penalizzati – se si confronta l’imposta con il valore di mercato dell’immobile. Da un lato, manca l’effetto-calmiere della detrazione. Dall’altro, negli ultimi 25 anni in molte località di provincia i prezzi delle case hanno avuto una crescita più lenta che nelle metropoli, e quindi l’incidenza del tributo è più pesante: a Licata, ad esempio, in dieci anni l’Imu ad aliquota massima rosicchia quasi il 10% del valore di mercato (al netto ovviamente di eventuali rivalutazioni future dei prezzi).

La dinamica di mercato è responsabile anche delle differenze territoriali tra le case affittate. Dove i canoni sono aumentati di più nel corso degli anni, l’Imu ha effetti più lievi. Dove invece il mercato degli affitti è meno brillante – come tipicamente succede in provincia – la nuova tassa si porta via una fetta sempre più grande dei risparmi legati alla cedolare. La ragione è evidente: l’Imu, al pari dell’Ici, si paga su un valore “storico”, sia pure rivalutato; la cedolare si paga sull’affitto reale.

Fonte: ilsole24ore

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December 7th, 2011

Sfratti, non c’è soluzione senza politiche abitative adeguate

Sempre più grave la situazione degli sfrattati. Con centomila sfratti eseguiti negli ultimi cinque anni, e altrettanti previsti per i prossimi tre anni, non si può non prendere atto che si tratta di una condizione insostenibile in Italia. Senza politiche abitative adeguate neppure il ricorso alle varie proroghe al blocco degli sfratti per alcune categorie disagiate appare una soluzione plausibile.

Contro gli sfratti il 13 dicembre 2011 scenderà in piazza il sindacato in forma unitaria nelle sue tre componenti CGIL CISL UIL.

Una giornata di mobilitazione promossa da SUNIA, SICET e UNIAT, che prevede presidi presso le Prefetture e altre manifestazioni.

Il punto di riferimento per tutte le espressioni del sindacato è il Documento unitario che le tre Associazioni stanno approntando per rivendicare soluzioni e politiche abitative adeguate.

Oltre a tutte le considerazioni sulla drammaticità di migliaia di famiglie sottoposte a sfratto per morosità è opportuno ricordare che il 31 dicembre 2011 si riapre il problema della proroga degli sfratti per alcune categorie particolarmente disagiate. Ancora una volta si è costretti a prendere atto che non vengono intraprese soluzioni meno precarie di continue proroghe al blocco degli sfratti.

«Crisi, disoccupazione, cassa integrazione – si legge in un documento CGIL – hanno acuito un’emergenza che investe il settore già da molti anni, conseguenza di una costante debolezza delle politiche abitative, soprattutto per le fasce medio basse, della conseguente carenza di una offerta di abitazioni in affitto a prezzi sostenibili, dell’esiguità del patrimonio di edilizia pubblica che dovrebbe rispondere alle classi più disagiate del nostro Paese».

Il senso dell’iniziativa del sindacato unitario del 13 dicembre contro gli sfratti lo si può ricavare dai numeri impressionanti che caratterizzano la situazione: centomila sfratti eseguiti negli ultimi cinque anni.

Attualmente, inoltre, ben centomila famiglie sono sotto sfratto, provvedimento che diventerà presto esecutivo.

Da ultimo, la previsione è che nei prossimi tre anni, se non verranno prese misure adeguate, almeno altre centomila famiglie dovranno fare i conti con lo sfratto esecutivo.

Lamenta in conclusione il sindacato che provvedimenti come la “cedolare secca“, spacciati come incentivi ad affittare a canone concordato, si sono rivelati per quello che realmente sono: un semplice alleggerimento della pressione fiscale a favore dei proprietari di case, senza alcuna contropartita a favore degli inquilini.

Fonte: quotidianocasa

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December 6th, 2011

Progetto per la crescita degli amministratori di condominio

Sicurezza, semplificazione e sviluppo sostenibile. Queste, in sintesi, le richieste avanzate da Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari) in Parlamento e contenute in un documento “per la crescita”: protagonista una nuova tipologia di condominio, sicuro e anti sprechi, in grado di cogliere le trasformazioni e gli sviluppi che hanno interessato il settore immobiliare.
Obiettivo sicurezza e decoro negli edifici condominiali.
Tra le prime proposte con finalità di sicurezza la garanzia di un servizio di portierato, i cui oneri dovrebbero essere almeno parzialmente deducibili dalle imposte (XIV legislatura A.C. 4209 Disposizione in materia di sicurezza sussidiaria, XVI A.S. 1065 Riduzione oneri previdenziali). “L’obiettivo – puntualizza il documento – potrebbe essere raggiunto unitamente a positivi effetti per il mantenimento del decoro urbano con la promozione del recupero dello spirito di comunità, consorziando alcuni condomini limitrofi che possono individuare un referente al quale affidare incarichi vari, con conseguenti benefici anche per l’occupazione”. Lo stesso obiettivo può essere raggiunto anche consorziando alcuni condòmini all’interno dello stesso edificio per affidare servizi di collaborazione domestica e di assistenza familiare semplificando le procedure burocratiche di collocamento attraverso l’individuazione nel condominio del soggetto idoneo a tale ruolo.

Telecamere nelle aree comuni.
Sempre in un’ottica precauzionale, il Garante della Privacy ha richiesto al Parlamento che venga adottato un provvedimento normativo volto a individuare le maggioranze assembleari con cui il condominio può decidere l’installazione di videocamere nelle parti comuni (scale, cortili, androni, parcheggi, ecc.); la Cassazione penale li considera luoghi esposti al pubblico e quindi senza interferenze nella vita privata. Governo e Parlamento sono stati sollecitati dallo stesso Garante per l’emanazione di una disciplina chiara al riguardo.

Detrazioni fiscali, recupero edilizio e contenimento energetico.
L’ANACI ha poi manifestato la necessità di rendere permanente la detrazione fiscale 36% per completare il processo di riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio abitativo privato la cui tutela è affidata all’amministratore; “potrebbe essere limitata agli interventi straordinari, da individuare espressamente, per evitare che il bonus venga utilizzato anche per manutenzioni ricorrenti indispensabili per il funzionamento degli impianti”. A tal proposito si segnala che il decreto Salva italia ha modificato la etrazione del 36% proprio in tal senso. Parlando di risparmio energetico, l’Associazione ha espresso l’importanza del bonus del 55% “accompagnato da interventi legislativi intesi a promuovere una capillare informazione ed a stabilire l’obbligo generalizzato di installazione del sistema di contabilizzazione del calore attualmente previsto soltanto in occasione di interventi globali di ristrutturazione, nonché a chiarire il tipo di maggioranza facilitata prevista dall’art. 26.5 della legge n. 10/91”.

Assoggettamento generalizzato all’Iva dell’attività di amministrazione condominiale.
Ai fini di limitare contratti lavorativi in nero per gli amministratori condominiali e far emergere il sommerso, ANACI si auspica l’emanazione da parte del legislatore di una norma univoca e generalizzata che preveda ai fini IVA dell’attività di amministrazione condominiale indipendentemente dalla natura del soggetto che effettua le prestazioni.

Il registro degli amministratori condominiali.
Il ruolo dell’amministratore di condominio cambia: Cassazione n. 22840/2006 ha evidenziato che “non è più un incarico che svolge chi ha tempo libero, di solito pensionati ed anziani” e l’evoluzione della figura professionale è documentata dalla legislazione speciale che ha affidato la tutela di numerosi interessi pubblici (fisco, risparmio energetico, sicurezza, ambiente, ecc.), oltre al ruolo di rappresentante delle “formazioni sociali” previste dall’art. 2 della Costituzione. L’amministratore immobiliare è un soggetto che il codice civile considera obbligatorio quando i condomini sono almeno cinque e la sua nomina e cessazione dall’incarico devono essere annotate in un registro mai operativo dal 1944: “un riferimento preciso in un Registro informatizzato a disposizione di chi ne abbia interesse, protezione civile compresa, appare un’esigenza imprescindibile per il miglior funzionamento e controllo del pianeta condominiale che secondo un rapporto Censis di marzo 2006 ha un giro d’affari pari all’1% del PIL”.

Annullamento Quadro AC.
Ultimo punto esaminato nel Progetto Crescita riguarda la soppressione del Quadro AC. E’ la prima volta che nell’ambito del sistema tributario l’amministratore di un soggetto (il condominio) non obbligato alla tenuta di scritture contabili e che non svolge alcuna attività economica, è tenuto annualmente alla comunicazione analitica di fatti gestionali; peraltro l’obbligo di comunicazione dell’elenco dei fornitori di beni e servizi è stato trasferito dal naturale destinatario (il condominio) al suo legale rappresentante (l’amministratore) cui competono direttamente obblighi relativi a fatti gestionali riconducibili all’ente amministrato con una mescolanza di posizioni, compiti e funzioni.

Considerata l’inutilità del Quadro AC, peraltro svuotato di contenuto a seguito della istituzione della ritenuta d’acconto 4% sui corrispettivi da contratto d’appalto e d’opera, quale contributo all’emersione del sommerso in quanto le procedure di accertamento fiscale sono diversamente orientate, l’ANACI ne chiede la soppressione.

Fonte: casaeclima

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December 5th, 2011

Ici sulla prima casa, cosa ne pensano gli economisti?

Ripristino dell’Ici (Imposta comunale sugli immobili) sulla prima casa, super-Ici su seconde e terze case, rivalutazione delle rendite catastali, mini-patrimoniale o prelievo di solidarietà. Sono queste le novità del “pacchetto casa” approvate dal Consiglio dei Ministri di domenica 4 dicembre.

In un articolo pubblicato su Lavoce.info, gli economisti Simone Pellegrino e Alberto Zanardi spiegano che il problema principale è che la legge delega sul federalismo fiscale vieta di tassare la prima casa. Per aggirare questo ostacolo il Governo Berlusconi aveva introdotto all’ultimo istante la Res-servizi, un’imposta comunale molto simile all’Ici, che si applica però solo alle abitazioni di residenza e non anche agli immobili commerciali. Diversamente dall’Ici, la Res-servizi grava tanto sui proprietari che occupano la loro prima casa quanto sugli inquilini.

“L’introduzione della Res-servizi ha certamente un merito: quello di mettere una pezza sulla sventurata vicenda dell’esenzione della prima casa. Tutto sommato però lo fa meno bene della vecchia Ici. Per tornare indietro non serve molto: ‘un tratto di penna’ nella legge del federalismo fiscale”, scrivono i due economisti su Lavoce.info.

Ici più equa sulla prima casa

Dunque si ritorna all’Ici sull’abitazione principale – forse sotto forma di IMU (Imposta Municipale Unica) la cui entrata in vigore prevista nel 2013 verrebbe anticipata al 2012 – ma con un’attenzione all’equità, dunque prevedendo una serie di detrazioni legate al reddito, alla composizione del nucleo familiare del contribuente o alla presenza di anziani o disabili.

Super-Ici sulle seconde e terze case e rendite rivalutate al 15-20%

L’imposta verrebbe però aumentata sulle seconde e terze case e sarebbe prevista la rivalutazione delle rendite catastali ai fini del prelievo fiscale, elevando il moltiplicatore dall’attuale 5% al 15-20%.

Fonte: casaeclima

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December 2nd, 2011

Il porcellino più furbo è quello con la casa prefabbricata in legno!

Diciamolo una volta per tutte: la casa prefabbricata in legno è una casa come tutte le altre case! Si differenzia dalle costruzioni tradizionali in muratura (obsolete) per il solo metodo costruttivo.

Sembra essere in corso una guerra impari contro i mulini a vento, una lotta continua per sfatare i soliti luoghi comuni come “la casa in mattoni è migliore delle case in legno” oppure “la casa prefabbricata è da terremotati o disadattati” o ancora “la casa in legno sta bene solo in montagna vicino ad un bosco o un laghetto”.

Credo di avere capito dove tutto ebbe inizio… Come sempre bisogna risalire a quando eravamo bambini, e una delle colpe va di certo alla fiaba “I tre Porcellini” scritta da di Jacobs Joseph (1854–1916). http://www.letturegiovani.it/Autori_Vari/i_tre_porcellini.htm (per chi volesse rileggerla)

In sintesi, il porcellino più volenteroso costruì una casa in mattoni e calce (testuali parole della fiaba), i due porcellini più sfaticati costruirono, uno la casa in paglia, l’altro la casa in legno. Arriva il lupo cattivo, che prima soffia via la casa del porcellino fatta con la paglia e se lo mangia, poi soffia via la casa del porcellino fatta con il legno e se lo mangia e per magia, quando soffia sulla casa di mattoni, resiste al soffio ed il porcellino volenteroso si salva!
Da quel giorno i tre porcellini vissero al sicuro nella bella casetta di mattoni (nella versione di Walt Disney).

Morale: la casa in mattoni è la casa migliore di tutti gli altri tipi di case!

Sono preconcetti fortemente radicati in noi, molto, molto difficili da eliminare. Sapete in una versione moderna della fiaba “I tre porcellini” qualè il porcellino più saggio e furbo? E’ sicuramente il porcellino con la casa prefabbricata in legno!

Non solo perchè in caso di un catastrofico terremoto (il soffio del lupo, da noi non ci sono uragani) sarebbe l’unico dei tre porcellini che si salverebbe ma anche per altri 10 buoni motivi:

1) l’ha costruita in 4 mesi, contro i 12 mesi della muratura.
2) è più calda d’inverno, e più fresca d’estate.
4) spende il 70% in meno sul costo di riscaldamento e bollette.
5) con i soldi risparmiati sul riscaldamento all’anno annulla gli interessi della rata del mutuo.
6) è antisimica e più resistente al fuoco, senza costi aggiuntivi.
7) è una casa più salutare nella quale vivere, senza umidità e polveri.
8) è una casa che si distingue dalle altre case per bellezza estetica.
9) ha una garanzia di 30 anni contro i 10 anni di una in muratura.
10) ha il prezzo bloccato alla firma del contratto.

Non infierisco ulteriormente sulle povere case in muratura e chiudo con una domanda che può sembrare banale, ma non lo è: pesa di più un chilo di mattoni o un chilo di legno? Immagino che ancora oggi ci sia qualcuno che crede che pesi di più un chilo di mattoni…

Fonte: casapassiva

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December 1st, 2011

Non può esistere un governo del territorio se si lascia mano libera a ogni forma di abusivismo edilizio

Non può esistere un governo del territorio se si lascia mano libera a ogni forma di abusivismo edilizio, da quello legalizzato dai condoni sistematici, a quello più strisciante perché spicciolo e meno eclatante. Oltre a danneggiare l’ambiente si tollerano insediamenti costruiti in spregio a ogni regola, con l’aggravante che i costi dei disastri annunciati peseranno sulla collettività, e saranno reclamati a gran voce.

Il numero 20/2011 del periodico CGIL “News Casa e Città” contiene un articolo che merita di essere segnalato all’attenzione anche dei nostri lettori.

Si tratta di “Abusivismo edilizio: la cementificazione selvaggia rende l’Italia sempre più fragile“.

L’articolo non è firmato, e si può ritenere quindi che vi sia impegnata la credibilità di tutta la redazione.

In ogni caso i numeri, e i concetti, che vi sono riportati suscitano indignazione e preoccupazione.

Per esempio, «solo negli ultimi 15 anni tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati e quattro milioni di abitazioni sono state realizzate tra legali e abusive, nuove e ampliamenti».

Occorre naturalmente distinguere tra legalità e abusivismo, senza però trascurare la categoria dell’abusivismo spicciolo e quella intermedia che va sotto il nome di abusivismo legalizzato, quello dei condoni, per intenderci.

E senza però dimenticare che ogni forma di abusivismo è una ferita al territorio che infatti presenta puntualmente il conto a ogni alluvione o disastro ambientale.

Quel che è peggio, l’irresponsabile vezzo, cioè l’abitudine, tollerata, a costruire dovunque e comunque non accenna ad arrestarsi, se è vero che «per il 2010 si parla di 27mila abitazioni su 229mila, l’11,8%; per il 2011 la stima è di 26mila su 213mila (Cresme)» di edifici abusivi.

Inoltre, se è vero che l’ultimo condono edilizio risale al 2003-2004, «dal 31 dicembre 1993 ad oggi sono state realizzate oltre 200.000 nuove abitazioni abusive», mentre apprendiamo che in precedenza «altre 230.000 erano sorte in appena due anni (1983/1984) come conseguenza del primo condono».

L’andamento dell’abusivismo è inarrestabile: «la percentuale di edilizia abusiva sale dal 15,8% nel 1982 al 25,3% nel 1983 per arrivare al 28,7% nel 1984; analogo trend tra il secondo (1994-1995) e terzo (2003-2004) condono, ma con picchi meno elevati. E tutti questi picchi terminano con una sanatoria (Cresme)».

La beffa, da ultimo, consiste nell’impossibilità da parte dei Comuni di esaminare tutte le domande di condono.

Ed è facile concludere che ciò si traduce in edifici che spesso non hanno nessuno dei requisiti minimi di sicurezza e agibilità.

Fonte: quotidianocasa

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