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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

January 19th, 2011

Lombardia, serviranno 767mila alloggi sociali entro il 2018

La Lombardia è ai vertici per l’edilizia libera ma sta dimenticando l’edilizia sociale tanto che i nuovi alloggi in costruzione potrebbero non trovare un mercato a causa del sempre maggior numero di famiglie compresso verso la ricerca di affitti sostenibili. A fare luce su questa situazione  l’indagine sull’offerta e il fabbisogno d’abitazioni realizzata dal Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano, sotto la direzione del professor Antonello Boatti, per conto della Cisl e del Sicet regionali.

La domanda di abitazioni a ben vedere non sussiste, anzi è presente un eccesso di edilizia libera contro un’offerta di edilizia sociale e convenzionata insufficiente.


Analisi

Basata sull’analisi delle province di Bergamo, Brescia, Como, Milano e Pavia, sia per quanto riguarda la situazione pregressa al 2008, sia per quella prevista dal 2009 al 2018, l’indagine ha messo in luce un forte e crescente fabbisogno di edilizia sociale da destinare all’affitto, che ha la sua punta nella città di Milano, che da sola genera un fabbisogno irrisolto di edilizia sociale al 2018 di 223.575 vani”, mentre per le cinque province si arriva a 767.450 vani.


Paesi europei vs Italia

Oltre a paragonare queste 5 provincie, lo studio ha poi messo a confronto la situazione italiana, che stima l’intervento pubblico nell’edilizia del nostro paese attorno al 4,5% del totale, con quella degli altri paesi europei. Da questo paragone è emerso che la percentuale raggiunge il 34,6% nei Paesi Bassi, il 21% in Svezia, il 20% in Danimarca, il 17% in Francia, il 14,3% in Austria, l’8% in Irlanda, il 7% nel Belgio e il 6,5% in Germania.

“Il 4,5% è assolutamente insufficiente a soddisfare il fabbisogno di edilizia sociale e convenzionata, considerato il livello degli affitti, soprattutto nelle grandi concentrazioni urbane – ha sottolineato il professor Antonello Boatti -. Il fatto poi che progressivamente si provveda a smantellare i quartieri di edilizia popolare, privatizzandoli, accentua la forbice esistente”.

Fonte: casaeclima

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January 18th, 2011

Il fisco cercherà gli evasori dentro casa: dagli affitti in nero ai finti comodati, è caccia ai redditi non dichiarati

Una pioggia di tasse e controlli sul mattone. Ancora una volta il fisco prova a mettere sotto attacco l’evasione nata in casa per tirare la volata al federalismo ma non solo. Tra imposta municipale unica, super-sanzioni contro gli affitti in nero, recupero delle case fantasma e delle “finte” prime case, si preannuncia un 2011 pesante per i proprietari, in particolare per quelli che non pagano le tasse.

Il primo appuntamento certo è quello con la denuncia delle case sconosciute al catasto (si veda l’articolo nella pagina), che entro il 28 febbraio andranno registrate per non incorrere nelle sanzioni e nei controlli dei sindaci, accesi anche dal «bonus» da 1.500 euro a immobile «riemerso» allo studio per i comuni che si daranno da fare.

Affitti in nero
La partita più importante è il riordino degli affitti, strettamente legato al federalismo. Il dato resta preoccupante: mezzo milione di locazioni in nero possono rendere al fisco anche un miliardo all’anno, ma il recupero non è affar semplice. Del resto la stima non è opinabile: nell’ultima indagine sulla situazione abitativa degli italiani, l’Istat conta 16,9 milioni di famiglie che vivono nella casa di proprietà e 4,7 milioni di famiglie in affitto; se a quest’ultima cifra sottraiamo le locazioni indicate nelle dichiarazione dei redditi delle persone fisiche (circa 2,7 milioni), quelle di edilizia pubblica (un milione) e quelle locate da società (circa 500mila), restano appunto mezzo milione di famiglie che abitano in casa d’altri ma non hanno un contratto. Se si considera che l’affitto medio, in Italia, è di 535 euro al mese (sempre dati Istat), sono circa 3,2 i miliardi di euro che ogni anno sfuggono al prelievo dell’Irpef.
Risultato: con un’aliquota media Irpef del 30,4 per cento, da applicare sull’85% dell’imponibile (difficile immaginare che si tratti di canoni concordati), il risultato è un’evasione di circa 972 milioni.

La chiave di volta starebbe proprio nel provvedimento in discussione sul federalismo fiscale: oltre all’applicazione della cedolare secca del 20 e 23 per cento (si veda l’articolo in basso) la norma in discussione prevede che entro un certo termine (nella prima bozza era il 31 dicembre 2010, ma ovviamente se ne dovrà fissare uno nuovo) chi non registra il contratto di locazione in corso subisce, oltre alle normali sanzioni e al recupero dell’imposta (si veda l’esempio qui a fianco) un drastico abbassamento del canone annuo. Per quattro anni, il proprietario pizzicato dovrebbe infatti accontentarsi di un canone pari al triplo della rendita catastale: una cifra irrisoria, rispetto alle richieste normali del mercato.

A segnalare l’irregolarità fiscale dovrebbero essere, nelle intenzioni di chi ha redatto la norma, gli inquilini, che ne avrebbero così un vantaggio enorme. Ma nel concreto non è detto che alla prima scadenza, dopo quattro anni, l’inevitabile sfratto sia la prospettiva migliore. Inoltre l’inquilino potrebbe avere interesse a restare in nero con un affitto ribassato ma senza mettersi in urto con il proprietario, ormai abituato a non dare un centesimo al fisco. È chiaro, però, che questa riduzione non potrebbe essere superiore al 23 per cento, perché a questo punto converrebbe assoggettarsi alla cedolare secca e mettersi in regola.

Il fisco, comunque, ha da tempo altri strumenti di controllo sugli affitti: di fatto, tutte le utenze sono state passate al setaccio, e alla Sogei sarebbe facile incrociare i dati delle intestazioni degli immobili e delle utenze che a quell’immobile restano legate pur essendo intestate a persone diverse dal prioprietario; purtroppo alcuni proprietari si sono fatti furbi, intestandosi tutte le utenze e chiedendo (sempre in nero) il rimborso agli inquilini. Trattandosi di una decisione che coinvolgerebbe mezzo milione di contribuenti, finora si è preferito non calcare la mano, ma l’appuntamento con la riforma nata con il federalismo fiscale potrebbe rappresentare l’anno della svolta per gli affitti in nero.

Comodati fittizi
Altra partita che verrà affrontata, ma su più tavoli, sarà quella delle abitazioni in comodato e usufrutto. In Italia sono oltre 3 milioni, decisamente tante. Gli usufrutti sono tendenzialmente veri, perché gli intestatari pagano regolarmente Ici e Irpef (a meno che non sia la lro abitazione principale) e il loro titolo, essendo un diritto reale, implica la registrazione e una serie di attenzioni burocratiche; il comodato a titolo gratuito è invece molto più semplice da gestire: si registra solo in caso d’uso (cioè in caso di necessità, come quando c’è un contenzioso) e con una somma di soli 168 euro.

Il comodato è quindi una scelta adotatta sia dai proprietari che affittano la casa in nero, per dare una parvenza di legalità anche alla diversità delle intestazioni delle utenze e mantenere la spada di Damocle sull’inquilino: nel contratto di comodato, infatti, si può prevedere l’interruzione in ogni momento per necessità del comodante. Se il proprietario si è sempre fatto consegnare l’affitto in contanti non è facile dimostrare che quello era, in realtà, una locazione.

Ma il comodato gratuito ha anche un altro uso: viene fatto, sempre fittiziamente, a favore di figli, fratelli o genitori, che eleggono lì la loro residenza (altrettanto fittizia) ottenendo così di non pagare l’Ici come abitazioni principali «assimilate». Nella bozza del decreto legislativo sul federalismo municipale, però, scompare l’assimilazione all’abitazione principale, e con lei il salvacondotto fiscale che ha moltiplicato i falsi comodati.

Case sfitte
I margini di autonomia lasciati alle aliquote Imu, poi, una volta a regime la riforma potrebbero spingere i sindaci ad alzare il prelievo su alcune tipologie di immobili, a partire dalle case sfitte. L’idea non è solo teorica, ma conosce una prima applicazione a Roma, dove le norme a misura di Capitale hanno permesso di introdurre una super-Ici (aliquota 10 per mille) proprio sulle case sfitte.

Fonte: ilsole24ore

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January 17th, 2011

ANCI: 650 mila famiglie sono in attesa delle case popolari

“Non possiamo fare finta che nelle nostre città non esista una emergenza abitativa drammatica, visto che ormai quasi l’85% degli sfratti complessivi è per morosità, mentre sono ben 650 mila le famiglie in attesa delle case popolari”.

Lo ha sottolineato il delegato alle politiche abitative e presidente della Consulta casa ANCI, Claudio Fantoni, in occasione degli incontri che ha avuto venerdì scorso con le associazioni sindacali confederali e di categoria ed i rappresentanti degli inquilini (Sunia, Sicet e Unione inquilini) e dei piccoli proprietari (Uppi).

Le misure da adottare

Secondo Fantoni, le soluzioni al problema dell’emergenza abitativa “non possono ricadere sulle spalle di altri soggetti, magari sui piccoli proprietari per i quali la piccola entrata garantita dal canone di locazione è spesso una ragione di sussistenza’’. Piuttosto, è necessaria una proroga degli sfratti per finita locazione da parte del Governo, e l’attivazione di interventi per arginare con risorse certe la drammatica situazione di chi subisce lo sfratto per morosità.

Il Governo trascura il problema

Il delegato ANCI alle politiche abitative ha denunciato l’assoluta mancanza, da parte del Governo, di considerazione della gravità del fenomeno delle emergenze abitative. “E’ urgente la riapertura di un tavolo governativo che coinvolga tutti i soggetti interessati’’, ribadisce Fantoni. “Dopo la presentazione del piano casa registriamo soltanto un ‘silenzio assordante’, mentre non è più rinviabile una politica che affronti il tema della casa nelle sue articolazioni, ad iniziare dalle fasce sociali più deboli, quelle più esposte alla crisi economica’’. La verità è che “il Governo si è preoccupato di chi non riesce a saldare le rate del muto, ma si è dimenticato di chi non ce la fa a pagare i canoni d’affitto’’, rimarca Fantoni.

Progressiva riduzione del fondo di sostegno all’affitto

“Il fondo di sostegno all’affitto al momento della sua istituzione nel 2000 ammontava a circa 360 milioni di euro; mentre nel 2009 era pari a circa 143 milioni di euro, e nel 2010 è stato ulteriormente ridotto a circa 110 milioni. Nel 2011 il fondo si ridurrà addirittura a 33 milioni, fino ad arrivare a 14 milioni nel 2013”. A fronte di questi dati, secondo il delegato ANCI bisogna “riportare il fondo dell’affitto alla sua capienza originaria, dedicando una parte cospicua delle sue risorse alle situazioni di particolare disagio delle famiglie sfrattate per morosità’’.

Avviare un tavolo per la revisione della legge sugli affitti

Da parte loro le organizzazioni sindacali si sono trovate d’accordo con l’idea di incrementare il fondo di sostegno agli affitti e di ampliarne la tipologia di interventi con priorità alle famiglie sotto sfratto. E’ stato, infine, espresso l’auspicio per un immediato avvio del tavolo congiunto sulla revisione della legge sugli affitti (431/1998), la cui attivazione è stata più volte promessa dal Sottosegretario alle infrastrutture Mario Mantovani.

Fonte: casaeclima

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January 16th, 2011

il prezzo della casa, con l’ascensore, cresce fino al venti per cento in più.

Sono stati comunicati oggi da Immobiliare.it  i dati di uno studio sull’aumento del prezzo di una casa in base alla  presenza o meno dell’ascensore, che risultano essere del dieci  per cento a Torino, del tredici per cento a Palermo, del sedici per cento a Roma o persino del ventuno per cento a Bolzano.

Analizzando ad esempio un appartamento a Milano, posto al terzo piano, Immobiliare.it ci comunica che il suo valore viene accresciuto di quasi trentamila euro nel confronto con un’abitazione di pari condizioni ma senza ascensore; l’analisi è stata svolta dal più importante sito di inserzioni immobiliari online su altri centri abitati in tutta Italia.

La nostra nazione non risulta assolutamente essere un Paese di case altissime, nel capoluogo lombardo e in quello ligure si trovano le abitazioni più alte, che raggiungono in media i cinque piani; invece a Palermo non si arriva mediamente a tre e nella Capitale le case si elevano di poco sopra i quattro piani.

Le cause di questo scarso sviluppo verticale della nostre aree abitative sono da ricercarsi sia nella storia delle nostre città che nelle piccole realtà imprenditoriali delle imprese costruttrici che non risultano avere cantieri sufficientemente ampi e strutturati; quindi la scarsa verticalità delle nostre città ha reso meno frequente l’installazione dell’ascensore.

Nell’analisi effettuata dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it si evince come più si scenda verso Sud meno frequentemente si trovano gli ascensori nei palazzi: le case ristrutturate negli ultimi dieci anni a Bolzano hanno la presenza dell’ascensore in oltre il novanta per cento dei casi, mentre a Palermo risulta il sessantaquattro; nel caso però di case appena costruite la presenza dell’ascensore è nel novanta per cento dei casi.

Fonte: umm

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January 14th, 2011

Perché è fallito il piano casa?

Il piano casa non ha dato i frutti sperati dal governo, si è discusso molto dei problemi legati a un provvedimento che sovrapponeva troppe autorità per ogni singola decisione ma una spiegazione molto semplice si poteva trovare già un anno fa: non è stato capito dagli utenti.
Dai risultati di un sondaggio su 2000 nuclei familiari effettuato da Nomisma nel novembre 2009, e quindi a quasi un anno dalla sua introduzione, pubblicato nel rapporto sulla condizione abitativa 2010, emergeva in modo chiaro che un terzo degli italiani non aveva capito se la propria abitazione rientrava nella casistica del piano e se questo era quindi applicabile. Questo dato dimostra come una tematica così complessa, dipendente da norme dei vari livelli istituzionali, era, dopo un anno dall’introduzione, di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. Il problema in molti casi è stata la conversione del piano a livello regionale, che è arrivata tardi e con una quantità di vincoli tale da rendere di ardua identificazione quali fossero gli interventi possibili, vanificandone, in un certo senso, l’esito.

Lo studio era volto a capire quale poteva essere la domanda potenziale del piano casa e i risultati non erano certo incoraggianti, oltre al 30% di chi non aveva compreso, si è registrato un 40% delle famiglie convinte che nel proprio caso non avrebbe avuto nessun tipo di applicazione, un dato probabilmente eccessivo ma che mostra come la complessità scoraggiasse le famiglie. Si giungeva così al poco incoraggiante risultato del 18,7% delle famiglie che riteneva il piano adatto al proprio caso. Lo scostamento dal 100% è data da un 11% del campione che non possiede case di proprietà.

Le famiglie che lo ritenevano applicabile erano quindi in tutto 4,5 milioni ma di queste solo poco meno della metà erano interessate, circa 2 milioni, ma solo 800 mila si erano dette certe di cogliere l’occasione mentre gli altri erano solo disponibili a valutarlo.
Il profilo di chi era più propenso ad avvalersi dello strumento era quello di famiglie di quattro membri, con capo famiglia di età inferiore ai 44 anni, residenti nei comuni medi del centro-sud, con elevato livello di istruzione e basso reddito, residenti in una casa fino a 120 metri quadri.

Del 50% di chi invece poteva applicarlo ma non era interessato circa il 70% ha rinunciato perché non ne sentiva un effettivo bisogno mentre per il 30%, circa 650 mila famiglie, il problema era la mancanza di risorse che un simile intervento avrebbe richiesto.

I risultati del sondaggio Nomisma, per quanto sembrassero eccessivamente pessimistici rispetto ai 42 miliardi di investimenti attesi dal Cresme al varo della legge, si sono rivelati fin troppo ottimistici visto che a settembre dello scorso anno un’indagine del Sole 24 Ore ha rilevato che le domande totali erano state solo 2700 in 63 delle maggiori città italiane, con una media irrisoria di 42 domande per capoluogo di provincia. Ora il piano caso è stato prorogato quasi ovunque anche per il 2011 e viene accreditato, più nelle speranze che nelle previsioni, come portatore di un incremento del 2% del settore dell’edilizia, ma rimane il dubbio che il livello di comprensione sia rimasto quello individuato da Nomisma.

Fonte: ilsole24ore

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January 13th, 2011

Il dibattito sulla cedolare secca. Spunta la doppia aliquota, Sunia (inquilini) contrario

L’eventuale introduzione della doppia aliquota, al 20 e al 23%, per la cedolare secca «è insufficiente ad abbassare gli affitti». Questo il giudizio del Sunia sulla ipotesi di modificare il decreto sul federalismo fiscale introducendo una diversificazione di aliquota tra il canale di affitto libero e quello concordato. Per il Sunia «rimane inalterato il segno negativo di questo provvedimento che regala circa 2 miliardi alla proprietà più ricca senza nessuna contropartita sulla riduzione degli affitti.

Ora si aggiunge anche la beffa che per ‘finanziarè una detrazione per gli inquilini, tutta da verificare, si ‘ridurrebbè il regalo di tre punti percentuali. In pratica per i proprietari collocati redditualmente nell’ultimo scaglione Irpef per un affitto di 1.000 euro al mese il risparmio, rispetto all’attuale tassazione, sarebbe, con la nuova possibile formulazione del decreto, non più di 1.986 euro l’anno, ma di 1.626. In sintesi, visto che il proprietario guadagna rispetto a oggi 1.626 euro e l’inquilino invece continuerà a pagare lo stesso affitto, saranno gli stessi inquilini a finanziare la loro eventuale detrazione Irpef», conclude il Sunia.

Su Radio24. Il terzo polo terrà una linea unitaria sul decreto del federalismo fiscale sulla fiscalità municipale. È quanto è emerso dalla riunione dei tecnici di Udc (Gianluca Galletti, Giampiero D’Alia), Fli (Mario Baldassarri) e Api (Linda Lanzillotta) in vista anche dell’incontro che si dovrebbe tenere domani con il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli.

L’intervento di Giuseppe Bortolussi, segretario CGIA di Mestre durante Nove in punto-la versione di Oscar di Oscar Giannino

Fli, Udc e Api insisteranno, dunque, sulle modifiche al testo chieste in Commissione dalla compartecipazione dai Comuni a limature sulla cedolare secca, sugli affitti di famiglie e inquilini.

Verranno, poi, valutate le modifiche annunciate dal governo e in base ad esse e una riflessione politica si sceglierà l’atteggiamento da tenere al momento del voto sul provvedimento.

Fonte:  ilsole24ore

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January 12th, 2011

L’Aquila, sotto accusa gli isolatori sismici del progetto C.A.S.E.

Dopo gli impianti termici che non funzionano, ora ad essere sotto accusa a L’Aquila sono i settemila isolatori acustici installati nei 185 edifici del Progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili), realizzato nel capoluogo abruzzese dopo il sisma del 6 aprile 2009.

Secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, due esponenti al vertice del Dipartimento della Protezione Civile – Gian Michele Calvi, il “padre” del progetto C.A.S.E. e Mauro Dolce, capo dell’ufficio rischio sismico del Dipartimento – sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di “frode nella pubbliche forniture”.

Lettera di denuncia dalla società Tis Spa

Sotto inchiesta i sistemi antisismici utilizzati nelle nuove case aquilane. In una lettera del luglio 2009 inviata alla presidenza del Consiglio dei Ministri, e sequestrata dal Gico de L’Aquila presso la sede della Protezione Civile e presso il dipartimento delle Opere Pubbliche del ministero delle Infrastrutture, la Tis Spa (società che ha partecipato alla gara d’appalto per gli isolatori sismici) denunciava l’utilizzo di una nuova tipologia di isolatori sismici non sufficientemente testati.

Tecnologia del “friction pendulum”

La nuova tecnologia è quella del “friction pendulum”, fornita in Italia dalle società “Alga” e “Fip” che poi si sono aggiudicate l’appalto. Secondo la società Tis Spa, nella gara d’appalto c’è stata “una precisa volontà a forzare una tecnologia ‘nuova’ per imporla sul mercato come unica soluzione possibile”, una tecnologia che, diversamente dall’isolamento in gomma, non era ancora sufficientemente sperimentata. I nuovi isolatori sismici del “friction pendulum” sarebbero stati quindi installati nelle abitazioni del progetto C.A.S.E. senza che ne fosse stato certificato il funzionamento e le reazioni di fronte a una simulazione di terremoto, attraverso prove e test di laboratorio.

Fonte: casaeclima

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January 11th, 2011

Piano Casa, detrazioni del 55% e 36% per gli interventi di riqualificazione

I lavori di ampliamento previsti dal Piano Casa possono usufruire delle detrazioni fiscali del 36% e del 55%. Così l’Agenzia delle Entrate, che con la Risoluzione 4/E del 4 gennaio ha affermato che le leggi regionali non possono derogare a prescrizioni fiscali di carattere nazionale. Il Fisco ha però precisato che devono essere rispettate le condizioni che regolano le ristrutturazioni.

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che, in base al Dpr 380/2001, la demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma, tranne gli adeguamenti antisismici, può essere considerata ristrutturazione.

Invece la realizzazione di manufatti edilizi fuori terra o interrati viene considerata nuova costruzione. La regola vale anche per l’ampliamento di quelli esistenti all’esterno della loro sagoma.

Nel caso di ristrutturazione edilizia, le detrazioni competono solo quando alla demolizione segue una fedele ricostruzione. Se la ristrutturazione è effettuata senza demolizione, ma con ampliamento dell’edificio, le detrazioni spettano solo per le spese riferite alla riqualificazione della parte esistente. La parte ampliata si configura infatti come nuova costruzione.

Fonte: mondocasablog

 

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January 10th, 2011

CGIA: con la cedolare secca meno tasse per 1 miliardo l’anno

Con l’introduzione della cedolare secca, si potrebbe ottenere una riduzione della tassazione sugli affitti pari a quasi 1 miliardo di euro l’anno.

A sottolinearlo è la CGIA di Mestre, che in vista dell’ormai prossima approvazione del provvedimento che introduce, sui redditi da locazione, un’imposta unica con aliquota del 20%, ha cercato di quantificare l’alleggerimento fiscale per i proprietari delle circa 2.730.000 abitazioni in affitto che opteranno per l’applicazione della cedolare secca.

Risparmi per quasi 1 miliardo di euro

“Da una nostra prima stima – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre – se tutti i locatori decideranno di applicare la cedolare secca, il risparmio complessivo per le loro tasche sarà di quasi un miliardo di euro l’anno”. Ma chi beneficerà di più dall’applicazione di questo provvedimento ? “Dalla nostra simulazione – prosegue Bortolussi – i risparmi di imposta più robusti riguarderanno, in particolar modo, le persone fisiche con un livello di reddito superiore ai 29.000 euro l’anno. Da questa soglia di reddito in su, lo sgravio fiscale medio oscillerà tra i 740 euro, sino a toccare i 2.172 euro per un locatore con un reddito complessivo superiore ai 75.000 euro. Inoltre, se per i locatori che applicano il canone libero i vantaggi economici saranno sempre assicurati, per coloro che applicheranno il canone concordato, invece, l’applicazione della cedolare secca non sempre garantirà una riduzione di imposta”.

La CGIA di Mestre ricorda in proposito che attualmente esistono 2 tipologie di contratti di locazione: uno detto a “canone libero”, in cui le parti possono fissare liberamente l’ammontare del canone; l’altro, chiamato “canone concordato”, in cui il prezzo dell’affitto viene stabilito in base ad accordi raggiunti tra le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della proprietà e degli inquilini. Quest’ultima tipologia contrattuale, però, è pressoché inutilizzata visto che rappresenta solo lo 0,6% circa di tutti i contratti di locazione presenti in Italia.

In Italia la tassazione europea più conveniente

Secondo un altro studio, realizzato da Solo Affitti (franchising immobiliare specializzato nelle locazioni), con l’introduzione della cedolare secca l’Italia diventerà il Paese europeo più conveniente in materia di tassazione sui redditi da locazione, sorpassando Ungheria, Finlandia e Olanda, dove sono vigenti imposte con aliquota fissa, rispettivamente pari al 25%, 28% e 30%. “La maggior parte delle altre nazioni europee – spiega Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – prevede la possibilità per i proprietari di portare in deduzione al reddito complessivo della locazione dell’immobile, una quota, spesso forfettaria, di rimborso per la gestione dell’immobile, le tasse municipali e/o l’ammortamento”.

I benefici per i proprietari

Secondo le stime di Solo Affitti, con la cedolare secca un proprietario con un reddito inferiore a 30 mila euro e che concede in locazione il suo immobile ad un canone di 10 mila euro l’anno, vedrà ridursi la tassazione da 3.230 euro a 1.700 euro. Il vantaggio aumenta per i proprietari con redditi più alti: per chi guadagna complessivamente meno di 60 mila euro, la tassazione passa da un importo pari a 3.485 euro a un importo pari a 1.700 euro.

Fonte: casaeclima

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January 9th, 2011

L’Italia è una repubblica fondata sulla casa

In italia, fra abitazioni, pertinenze, negozi e fabbricati vari, esiste un immobile praticamente per ogni abitante. sono infatti 58 milioni le unità immobiliari censite. i proprietari sono invece 28 milioni. sono alcuni dei dati del grande censimento effettuato dal ministero delle finanze in collaborazione con l’agenzia del territorio. ecco il quadro degli immobili in italia

i proprietari sono per due terzi coniugi e per un terzo dai single (celibi, vedovi o separati/divorziati). rilevante è la diffusione della proprietà tra le classi di reddito meno agiate: il 73% dei proprietari dichiara infatti un reddito complessivo al di sotto dei 26 mila euro

un altro dato interessante: i valori delle compravendite delle abitazioni a prezzi di mercato sono circa 3,2 volte i  relativi  valori  imponibili,  confermando  che  effettivamente  l’attuale  base  imponibile  dei  trasferimenti immobiliari, basata sui parametri catastali dei beni  immobili, non  rispecchia oggi  l’effettivo  valore di mercato.

bassa risulta  l’incidenza delle abitazioni date in affitto dichiarate al  fisco  (solo 2,7 milioni). evidentemente il peso del nero si fa sentire. i canoni di locazione medi delle abitazioni sono 8 volte le rendite catastali, con un massimo in lombardia (9,7 volte) e un minimo in valle d’aosta (5,7 volte)

il patrimonio immobiliare costituisce la componente principale della ricchezza delle famiglie italiane ed ha un valore di 4.700 miliardi di euro, pari all’82% delle attività reali delle famiglie consumatrici (confronta i dettagli)

tutti i dati citati sono contenuti nel volume “gli immobili in italia – distribuzione del patrimonio e dei redditi dei proprietari” (scarica il volume), elaborato dal dipartimento delle finanze e dall’agenzia del territorio, che rappresenta il prodotto dell’indagine statistica realizzata associando agli oggetti immobiliari i soggetti proprietari

i risultati tracciano una mappa inedita della proprietà immobiliare italiana in cui alle unità abitative censite in catasto e distribuite in base alla relativa destinazione d’uso si collegano basi imponibili e altre variabili fiscali che consentono di descrivere le caratteristiche socio-economiche dell’universo dei proprietari di immobili

Fonte: compraticasa

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