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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

November 30th, 2011

Limiti ai divieti sugli animali

I cani e i gatti rappresentano uno dei problemi di maggiore conflittualità condominiale. In quanti si lamentano per il latrato del cane che il vicino si ostina a lasciare tutto il giorno solo a casa o per l’eterna presenza di piatti e scodelle nel cortile comune o, ancora, per i cattivi odori in acensore? Per non parlare delle paure di malattie, delle quali, spesso per semplice sentito dire, sono considerati portatori gli amici a quattro zampe.
Il dato allarmante è che si sta intensificando il proliferare di comportamenti criminali. Difficile quantificare il fenomeno, ma secondo i dati forniti dall’Aida&a (Associazione italiana difesa animali e ambiente) solamente nel 2011 circa 3.500 tra cani e gatti sono stati avvelenati in condominio. La ‘modalità’ più diffusa è la classica polpetta avvelenata. Uccidere un animale, è utile ricordarlo, è un reato punibile con la reclusione fino a due anni (articolo 544-bis Codice penale).
È in questo contesto che, di fronte a situazioni critiche e per evitare esasperazioni, l’assemblea condominiale decide, sempre più frequentemente, di vietare la detenzione di animali. Una simile decisione è legittima? La risposta non è univoca ed è, comunque, incerta. Partiamo dall’unico dato incontestabile: l’assemblea condominiale non può decidere a maggioranza, magari con una modifica al regolamento, il divieto assoluto di detenzione di animali. Una decisione del genere sarebbe nulla perché l’assise non può comprimere i diritti dei singoli sulle parti di proprietà esclusiva (Cassazione, sentenza num. 4806/05).

Ciò non toglie che l’assemblea possa vietare, ad esempio, che gli animali entrino in ascensore oppure che possano stazionare nelle parti comuni e così via. Ma questa decisione è da ritenersi legittima solamente se accompagnata dalla descrizione del pregiudizio che s’intende evitare. Ad esempio: «È vietato trasportare animali in ascensore e tenerli nelle parti comuni in modo tale che possano sporcare». In questo modo la norma indica il danno che si vuole evitare per i beni condominiali e quindi legittima la restrizione. La decisione assembleare è da ritenersi illegittima, invece, in tutti quegli altri casi in cui con lo scopo di disciplinare l’uso delle parti comuni si finisce per limitarne la fruizione da parte dei condomini. Si può ritenere lecito il ‘divieto di fatto’ di usare l’ascensore da parte dell’anziano condomino dell’ultimo piano solo perché esce accompagnato da Fido? La riposta è no. Ma se le norme sono contenute nel regolamento contrattuale (quello accettato da tutti, per intendersi) il discorso cambia (Cassazione 18 febbraio 2011 n. 3705). Certo non basta dire che è vietato detenere animali, si arriverebbe all’assurdo di proibire anche la presenza d’un criceto: le norme limitatrici dei diritti dei condomini sulle loro abitazioni devono essere formulate espressamente e in modo non equivoco (Cassazione 20 luglio 2009, n. 16832).

Regolamenti a parte, gli animali particolarmente rumorosi e ‘indisciplinati’ possono dar luogo alla violazione dell’art. 844 del Codice civile ‐ che prevede che le «immissioni rumorose» non debbano superare la «normale tollerabilità, anche riguardo la condizione dei luoghi» ‐ e dell’articolo 659 del Codice penale, che inserisce gli «strepiti di animali» tra le attività che possono «disturbare le occupazioni o il riposo delle persone», prevedendo « l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 309 euro». Tuttavia perchè l’abbiare di un cane possa essere considerato molesto, è necessario che il disturbo riguardi la generalità dei condomini e che sia superata una soglia limite (che in genere viene indivituata in 3 decibel sopra il rumore di fondo, ma che spesso in realtà è da stabilire caso per caso). Quindi il divieto non impedisce al cane di abbaiare (cosa innaturale), ma di farlo in maniera smodata e in orari tali da disturbare un numero elevato di persone (Cassazione penale n. 35234 del 27 settembre 2001). Nel caso esista una restrizione alla detenzione di animali, ricorredo in sede civile, il giudice può ordinarne l’allontanamento dal condominio con divieto assoluto di ritorno nell’edificio.

1. La validità del regolamento
Il divieto di tenere animali negli appartamenti non può essere contenuto negli ordinari regolamenti, approvati a maggioranza, non potendo questi disporre delle limitazioni al diritto di proprietà dei singoli (Cassazione 15 febbraio 2011 n. 3705)

2. Le restrizioni del «contrattuale»
Le restrizioni alle facoltà inerenti alla proprietà esclusiva, contenute nel regolamento contrattuale, devono essere formulate in modo espresso o non equivoco in modo da non lasciare margine d’incertezza (Cassazione 20 luglio 2009, n. 16832)

3. La tutela del giudice in sede civile
Se esiste un esplicito divieto (regolamento contrattuale) alla detenzione di animali molesti in condominio, è possibile agire in sede civile e il giudice può disporne l’allontanamento e il divieto di ritorno nell’edificio

4. La tutela del giudice in sede penale
Se l’animale posseduto è particolarmente agitato e rumoroso, oltre la soglia di tollerabilità e in orari dedicati al riposo, si può incorrere nella violazione dell’articolo 659 del Codice penale (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone)

Fonte: ilsole24ore

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November 29th, 2011

Green economy e bioedilizia, la classifica regionale

L’Indice di Green Economy (IGE) è uno strumento – elaborato dalla Fondazione Impresa – che definisce la graduatoria sullo stato dell’arte dell’economia verde in Italia sulla base di 21 indicatori di performance sui principali settori coinvolti nell’economia verde (energia, agricoltura biologica e prodotti, trasporti, edilizia, rifiuti e turismo sostenibile).

Focalizzandoci sul settore dell’edilizia, dall’Indice di Green Economy risulta che il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte sono le regioni italiane che occupano i primi posti della classifica, che sintetizza gli indicatori sulle emissioni di CO2 dal settore residenziale e la riqualificazione energetica degli edifici.

Emissioni di CO2 dalle abitazioni

In particolare, rispetto alle emissioni di CO2 da settore residenziale, Sicilia, Puglia e Campania sono ai primi posti della classifica, contando rispettivamente 1,2, 1,4 e 1,5 tonnellate di CO2 emessa/famiglia. I valori maggiori di CO2 emessa sono invece quelli di Valle d’Aosta (12,6), Molise (6,2), Umbria (5,7) e Trentino Alto Adige (5,4), valori superiori alla media italiana di 2,9 tonnellate di CO2/famiglia.

Detrazione 55% e risparmio energetico pro-capite

Le regioni che invece hanno manifestato una maggiore propensione a usufruire delle detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici sono quelle settentrionali. In particolare, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto hanno inviato il maggior numero di documentazioni, rispettivamente 11,2, 9,9 e 7,4 ogni 1.000 abitanti; Trentino Alto Adige, Piemonte e Friuli Venezia Giulia sono quelle che invece hanno conseguito il maggior risparmio energetico pro-capite, rispettivamente 110,5, 64,3 e 61,7 KWh/anno.

Fonte: casaeclima

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November 28th, 2011

Il mattone rinvia la ripresa al 2014

Comprare casa oggi o aspettare sperando di spuntare prezzi migliori? Questa è la domanda di fondo alla quale i privati cercano di rispondere. Una risposta tanto difficile quanto lo sono gli scenari economico e immobiliare che abbiamo davanti.

La crescente fragilità delle famiglie italiane, il brusco innalzamento del costo del credito e la rigidità della concessione dei mutui, il divario progressivamente sempre più ampio tra l’offerta crescente di abitazioni e la domanda in calo, trend iniziato nel 2005, mettono sotto pressione il mercato immobiliare.

Una pressione ribassista che si sta traducendo in un circolo vizioso di recessione per valori e volumi la cui durata potrebbe essere decisamente non breve. È quanto emerge dall’Osservatorio semestrale che Nomisma ha presentato ieri sull’andamento del mercato del mattone nelle 13 principali città italiane. Per intenderci i capoluoghi nei quali si concentra il 30% della superficie concessa in Italia.

«La prima variabile a fare le spese della crisi è il volume delle compravendite – spiega Luca Dondi, responsabile dell’area real estate per Nomisma –, che a fine anno, secondo le previsioni, dovrebbe addirittura scendere a quota 565mila (-7,7% sull’anno), nello scenario più pessimistico, dalle 575.165 precedentemente stimate».

Quindi il livello più esiguo di transazioni realizzato dal 1997. Nelle 13 principali città analizzate il numero di compravendite residenziali si dovrebbe attestare a fine 2011 a poco meno di 237mila, il valore minimo dal 2000, mentre il volume massimo di transazioni ha sfiorato nel 2006 le 329mila vendite (quell’anno furono 845mila le transazioni in Italia). D’ora in poi sotto pressione dovrebbero essere le quotazioni, sulle quali già si è delineata una parabola discendente anche se non tale da far ripartire il mercato. La perdita secca dei prezzi nominali nel residenziale è stata pari all’8,6% dal secondo semestre del 2008 a oggi (-14% se si tiene conto del tasso di inflazione del periodo). Il calo continuerà nel 2012 fino al 2014, quando secondo le stime di Nomisma tornerà il segno più. Nel dettaglio Firenze e Bologna hanno registrato i cali medi più accentuati dei prezzi nel semestre (-3%). Cali che nell’anno sono stati pari, per Firenze al -4,2% e per Bologna al -3,7%, seguiti dal -3,4% di Venezia e dal -3,1% di Genova. Invariate le quotazioni a Bari, mentre Milano si avvicina alla parità con un calo dello 0,6% nell’anno.

In questo scenario si sta registrando anche un picco nei tempi di vendita nei 13 maggiori mercati italiani a quasi 7 mesi, un mese e mezzo in più rispetto a fine 2007. E chi vuole vendere casa in tempi brevi deve adeguarsi a politiche di prezzo sempre più flessibili. Nel semestre che sta per terminare i maggiori sconti (rispetto allo stesso periodo 2010) sono stati praticati a Padova, Catania e Milano, sconti che sono cresciuti di oltre un punto percentuale rispetto al passato. Il divario medio tra prezzo iniziale richiesto e prezzo effettivo realizzato ha raggiunto il 15% a Napoli (dove il prezzo medio ponderato si aggira sui 2.140 euro al metro quadro), il 13,8% a Catania, il 13,6% a Bari, il 13,1% a Torino e il 13% a Genova. Lievemente sotto il 10% di sconto resiste solo Milano (dove i prezzi medi sintetici secondo Nomisma si aggirano sui 3.500 euro al metro quadro, con picchi a 7mila euro medi al mq per il pregio).

Quale il futuro delle quotazioni del mattone residenziale nelle previsioni di Nomisma? Nel 2012 le città che vedranno i prezzi sotto pressione saranno soprattutto Firenze (-2,9% è il calo annuale previsto) e Bologna (-2,3%), mentre a Roma, Torino, Bari e Milano i valori potrebbero addirittura mettere a segno un lieve incremento. Solo nel 2014 il segno più riconquisterà la maggioranza delle 13 città (previsioni a valori correnti), mentre i valori scenderanno ancora a Firenze e Catania. La domanda per investimento, che vive fasi alterne in un contesto difficile, può beneficiare di rendimenti annuali lordi da locazione pari al 5,4% a Cagliari e al 5,3% a Roma e Palermo. Il rendimento più basso si registra a Venezia città.

Tra le cause della situazione critica vissuta dal mercato residenziale ci sono anche le implicazioni di un minor interesse degli investitori stranieri per il mercato immobiliare italiano in generale e, soprattutto, il progressivo deterioramente del mercato dei mutui. E senz’altro le voci del ritorno dell’Ici e di una patrimoniale sugli immobili ingessano ulteriomente un mercato già asfittico.

Fonte: ilsole24ore

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November 25th, 2011

Housing sociale, a scuola per gestire l’abitare contemporaneo

Gestire e programmare l’abitare contemporaneo è tutt’altro che facile. Prova ne è che, nonostante i vari “Piani Casa”, peraltro mai realizzati e neppure avviati, l’emergenza abitativa resta al palo. Da più parti si pensa che una possibile soluzione al problema potrebbe essere la via dell’housing sociale. Ma bisogna preparare i futuri operatori del settore.

Per programmare, progettare e gestire l’abitare contemporaneo il Consorzio del Politecnico di Milano, POLI.design, ha istituito un Corso di Master Level “Housing sociale e collaborativo“.

Il corso avrà inizio a partire dal mese di marzo 2012 e prevede:
• ventidue settimane di formazione d’aula e laboratorio, con lezioni per tre giorni alla settimana;
• quattro settimane di workshop a tempo pieno da lunedì a venerdì, equamente distribuite lungo il calendario;
• dodici settimane conclusive di tirocinio presso le aziende.

Il Corso è riservato a candidati in possesso di Diploma o Laurea V.O., Laurea Specialistica/Magistrale N.O. in Architettura, Disegno Industriale, Ingegneria, Economia, Scienze Sociali-Umanistiche, Giurisprudenza.

Sono inoltre ammessi al corso candidati non laureati che abbiano maturato significative esperienze professionali e lavorative e che intendano potenziare il loro percorso professionale.

Più in generale il corso è dedicato a chi intende conferire sistematicità alle proprie conoscenze in fatto di housing sociale: esperti di urbanistica e architettura, progettisti e costruttori, responsabili di cooperative, operatori nel campo della finanza e gestione del risparmio, esperti nel campo delle politiche sociali, operatori immobiliari ed esperti nelle pratiche d’integrazione sociale.

Fonte: quotidianocasa

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November 24th, 2011

Processi condominiali troppo lunghi? I condomini sono gli unici a poter chiedere l’indennizzo per la durata eccessiva

Chissà quante volte si è avuta la sensazione che, avendo necessità di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, il processo sia durato fin troppo tempo. Se la sensazione viene ad essere sostituita da dati di fatto, chi ha subito un torto del genere può chiedere allo Stato (il ricorso si propone nei confronti del Ministero della Giustizia) un indennizzo per il danno patrimoniale e non patrimoniale che le lungaggini gli hanno causato (art. 2 l. n. 89/2001).
 
Il procedimento è quello delineato dall’art. 3 della medesima legge, che recita:
 
La domanda di equa riparazione si propone dinanzi alla corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito ovvero pende il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata.
 
La domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria della corte di appello, sottoscritto da un difensore munito di procura speciale e contenente gli elementi di cui all’articolo 125 del codice di procedura civile.
 
Il ricorso è proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell’economia e delle finanze.
 
La corte di appello provvede ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione della camera di consiglio, è notificato, a cura del ricorrente, all’amministrazione convenuta, presso l’Avvocatura dello Stato. Tra la data della notificazione e quella della camera di consiglio deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni.
 
Le parti hanno facoltà di richiedere che la corte disponga l’acquisizione in tutto o in parte degli atti e dei documenti del procedimento in cui si assume essersi verificata la violazione di cui all’articolo 2 ed hanno diritto, unitamente ai loro difensori, di essere sentite in camera di consiglio se compaiono. Sono ammessi il deposito di memorie e la produzione di documenti sino a cinque giorni prima della data in cui è fissata la camera di consiglio, ovvero sino al termine che è a tale scopo assegnato dalla corte a seguito di relativa istanza delle parti.
 
La corte pronuncia, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, decreto impugnabile per cassazione. Il decreto è immediatamente esecutivo.
 
L’erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene, nei limiti delle risorse disponibili, a decorrere dal 1° gennaio 2002
”.
 
Svolta questa premessa di carattere generale è utile domandarsi: nel caso d’irragionevole durata del processo avente come parte un condominio, chi può agire per ottenere l’indennizzo?
 
Secondo la Suprema Corte di Cassazione la legittimazione a stare in giudizio spetta ai condomini e non all’amministratore. Nell’ultima pronuncia in materia, resa lo scorso 17 ottobre, si legge che “ il condominio è privo di personalità giuridica in quanto unicamente ente di gestione delle cose comuni e che l’amministratore può agire in virtù della sola delibera assembleare anche non totalitaria a tutela della gestione delle stesse mentre per quanto concerne i diritti che i condomini vantano unicamente uti singuli è necessario lo specifico mandato da parte di tutti i condomini (giurisprudenza pacifica: ex multis Cassazione civile, sez. 2^, 26 aprile 2005, n. 8570), nella fattispecie insussistente, e che il difetto di legittimazione può essere eccepito anche per la prima volta in sede di legittimità (Cassazione civile, sez. 2^, 13 marzo 2007, n. 5862), non vi è dubbio che il diritto all’equo indennizzo per la irragionevole durata di un processo non spetti all’ente condominiale che è preposto unicamente alla gestione della cosa comune in quanto l’eventuale patema d’animo conseguente alla pendenza del processo incide unicamente sui condomini che quindi sono titolari uti singuli del diritto al risarcimento” (Cass. 17 ottobre 2011 n. 21461).
 
L’amministratore, quindi, è legale rappresentante per la gestione dei beni comuni ma i diritti personali dei condomini, pur se collegati alle cose in condominio, non entrano nella sfera delle sue competenze.

Fonte: condominioweb

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November 23rd, 2011

Sicurezza, anche nei quartieri di edilizia pubblica, purché non se ne faccia un ghetto

Quando nei quartieri di edilizia residenziale pubblica viene alla ribalta il problema della sicurezza, occorre interrogarsi sulle politiche del territorio in base alle quali quei quartieri dormitorio sono stati pensati e costruiti. Per fortuna il rimedio c’è, e consiste nel coinvolgere nella gestione della cosa pubblica gli stessi abitanti, purché non siano separati in un ghetto.

Al seminario sulla sicurezza, “Legalità e convivenza civile nei quartieri di edilizia sociale“, organizzato a Roma da Federcasa il 18 novembre 2011, è intervenuto, fra gli altri, Claudio Fantoni, presidente della Consulta Casa dell’Anci e Assessore alla Casa del Comune di Firenze.

Il delegato Anci ha sostenuto che «sicurezza, qualità della vita e convivenza civile nei quartieri di edilizia sociale dipendono da una sorta di rivoluzione che fortunatamente è in corso in alcuni territori, dove si cerca già adesso di associare l’idea di città sostenibile con politiche per le fasce più deboli».

La rivoluzione di cui ha parlato Fantoni è quella politica del territorio grazie alla quale la costruzione di quartieri di edilizia residenziale pubblica non è stata fatta coincidere con la ghettizzazione delle persone meno abbienti in periferie degradate e in quartieri malsani.

Al contrario – ha sottolineato il responsabile della Consulta Casa dell’Anci – «Diversi Comuni nel realizzare i quartieri di edilizia residenziale pubblica fanno ricorso a politiche di rigenerazione e riqualificazione urbana e sociale, con alloggi sociali inseriti in un adeguato contesto, oltre che dotati di livelli di efficienza energetica persino superiori alla quasi totalità dell’edilizia residenziale privata esistente».

Una migliore qualità della vita nei quartieri cosiddetti a rischio la si ottiene però soprattutto attraverso il coinvolgimento nelle gestione della cosa pubblica di chi quei quartieri abita.

Si chiama “autogestione“.

«Le esperienze normate da leggi regionali – ha concluso Fantoni – hanno dimostrato che il coinvolgimento diretto degli inquilini nella forma dell’autogestione ha dato risultati apprezzabili. Laddove le persone sono responsabilizzate vivono gli spazi comuni in modo diverso diventando così il primo fronte per coniugare sicurezza e qualità della vita».

Fonte: quotidianocasa

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November 22nd, 2011

A Firenze le prime case popolari a energia zero

“Siamo di fronte al primo progetto in Italia di edilizia popolare che verrà realizzato a energia zero”.

Così il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, riguardo al progetto per la realizzazione, nell’area ex Pegna del capoluogo toscano (dietro via Gabriele d’Annunzio), di 21 alloggi di edilizia residenziale pubblica a “energia zero”. Anticipando così la scadenza fissata al 2020 dalla Direttiva 2010/31/CE per le case a energia quasi zero, cioè abitazioni ad elevata prestazione energetica e con un altissimo grado di sostenibilità, il cui fabbisogno energetico deve essere coperto perlopiù da energia generata da fonti rinnovabili (quali ad esempio il fotovoltaico) e possibilmente prodotta nelle vicinanze.

21 alloggi entro il 2014

I 21 alloggi saranno realizzati da Casa Spa, la società che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica dei 33 Comuni dell’area fiorentina. “Questi 21 alloggi – ha spiegato presidente di Casa Spa Luca Talluri – per un costo complessivo di circa 2 milioni e mezzo provenienti da finanziamento regionale, saranno pronti entro il 2014, con ben sei anni di anticipo rispetto a quanto ci viene imposto dalle normative europee. Un intervento che coniuga al meglio aspetti come l’altissima efficienza energetica, la scelta della filiera del legno toscano e l’alta prestazione a basso costo. Dove il sole e l’aria rappresentano gli elementi cardine di questa tecnologia innovativa”.

Materiali naturali e apporto dell’aria

Il progetto è stato impostato come la somma di idee ed esperienze già in parte maturate, sia in termini di materiali che di tecnologie. Concettualmente si basa su di un pacchetto murario particolarmente efficace, realizzato totalmente con materiali naturali (legno XLAM coibentato esternamente e internamente), al quale si aggiunge l’apporto dell’aria. Si realizza cioè un edificio in grado di conservare il calore in inverno e di limitare l’ingresso del calore in estate e poi si utilizza l’aria per migliorare ulteriormente queste caratteristiche di base. Un edificio quindi che ha necessità di pochissima energia per il riscaldamento e per il raffrescamento e che produce da fonte rinnovabile quella poca energia che gli necessita.

“L’edificio – ha spiegato il direttore generale di Casa Spa, Vincenzo Esposito – con il pacchetto dell’involucro edilizio nella conformazione ‘base’ ha un fabbisogno di energia termica, riscaldamento e raffrescamento, pari a 38,22 kWh/mq annui, con l’adozione di atri-serra, logge-serra e muri di trombe e dei condotti interrati e delle torri di ventilazione si arriva ad un fabbisogno di energia termica complessivo pari a 12.04 kWh/mq annui, solo per riscaldamento in quanto il fabbisogno per raffrescamento è pari a zero”.

Atri bioclimatici

Sono stati previsti tre grandi atri bioclimatici, in corrispondenza dei vani scala, con parete esterna totalmente vetrata, con lamelle apribili. Durante l’inverno questi serramenti saranno chiusi, per diminuire drasticamente il pericolo di dissipazione energetico-termica e per accumulare calore passivo per effetto serra. Nei mesi estivi l’involucro è completamente aperto per favorire la ventilazione naturale interna.

4 torri di ventilazione

Nel fabbricato sono presenti 4 torri di ventilazione per l’immissione dell’aria proveniente dal sistema dei condotti interrati che, captando l’aria dall’esterno e conducendola sotto terra, ne determinano il pre-trattamento termico per scambio irraggiativo col terreno che d’estate la raffresca (facendole perdere fino a 12°) e d’inverno la riscalda (facendole guadagnare fino a 10°). Le torri oltre all’immissione dell’aria pre-trattata negli alloggi, svolgono anche la funzione di estrazione e di espulsione dell’aria viziata.

Fonte: casaeclima

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November 21st, 2011

Economia Immobiliare, focus sulle locazioni

Solo una persona su quattro è riuscita a trovare casa e a mettere su famiglia.
Questo è quanto emerge dai risultati di un questionario sulla condizione abitativa dei giovani tra i 18-35, che ha presentato il Sicet nel suo intervento al convegno della Giornata Internazionale degli Inquilini. Non vi sono dubbi che in testa ai freni all’autonomia dei ragazzi italiani vi sia il caro alloggio.

Dalla ricerca risulta che il 63% dei giovani vive in locazione, mentre il 37% è in un’abitazione di proprietà; tra coloro che sono in affitto il 55,82% ha un contratto registrato, per quasi il 6% il contratto non è registrato e oltre il 38% è senza un contratto d’affitto scritto.
Rispetto al tipo di soluzione abitativa, i 2/3 vivono in un alloggio – appartamenti e case singole – mentre il 16,67% dei giovani ha in affitto una camera; analoga percentuale per la soluzione dell’affitto di un posto letto, tipologia che riguarda generalmente gli studenti.
Per quanto riguarda i prezzi degli affitti rilevati, per il posto letto si va da un minimo di 200 a 400 euro/mese; per la camera, minimo 250 sino a 500 euro/mese; per l’abitazione il minimo è 450 sino a un massimo di 1.320 euro/mese.
Le rate mensili di mutuo vanno invece da un minimo di 360 euro a un massimo di 780 euro. Infine, dalle indicazioni dei redditi percepiti si evidenzia che molti studenti svolgono lavoretti per 300/400 euro/mese, mentre il dato medio indicato da chi lavora è tra i 700 e i 1.200 euro/mese. È evidente la forte divaricazione tra redditi e spesa per la casa.
L’analisi del portale Casa.it evidenzia per questo 2011 una difficoltà crescente delle famiglie italiane nel far fronte alle spese di affitto per i propri figli che studiano lontano dal nido. Le possibilità economiche dei genitori risultano, infatti, essere del 6% inferiori ai reali costi del mercato immobiliare italiano.
Si scelgono, quindi, spesso abitazioni in zone più periferiche ma comunque efficacemente servite dai trasporti pubblici. Rispetto al 2010, è stato rilevato che il divario tra la capacità di spesa delle famiglie italiane e il costo dell’offerta immobiliare è passato dal -4% al -6%, mettendo in luce una minore propensione a incontrare l’offerta del mercato.
Emerge, inoltre, una sempre maggiore tendenza alla richiesta di soluzioni più economiche,
optando quindi per appartamenti lontano dai poli universitari ma comunque ben serviti dai mezzi pubblici.
È Milano a registrare lo scarto maggiore tra il potere di spesa dei genitori, disposti a spendere una media di 750 euro/mese per una metratura compresa tra i 50 e i 70 mq, e la reale offerta che si colloca in media intorno agli 850 euro/mese.
Roma, che si conferma la città universitaria più cara d’Italia, mostra invece un divario minore: il canone medio mensile per un bilocale è di 880 euro, contro una capacità di spesa che sui 820 euro.
Padova e Pavia rilevano un interessante incontro tra i prezzi della domanda e quelli dell’offerta che si attestano rispettivamente sui 550 e i 500 euro/mese. Infine, Pisa e Bari registrano una tendenza delle famiglie a spendere in media il 3% in più rispetto all’offerta immobiliare, con prezzi sui 680 euro al mese per la prima e 570 euro per la seconda.

Fonte: mondocasablog

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November 18th, 2011

Edilizia residenziale pubblica, è ancora un servizio sociale ed essenziale?

Nonostante le buone intenzioni di chi è chiamato a gestire il rilevante patrimonio di edilizia residenziale pubblica, l’emergenza abitativa, in mancanza di una vera politica della casa, in Italia non finisce mai. Un convegno Federcasa a Roma a fine novembre 2011 tenterà di ribadire che l’edilizia residenziale pubblica è un servizio essenziale cui lo Stato non può rinunciare.

Il 30 novembre 2011 si terrà a Roma il Convegno: “Una casa per tutti: quali risorse per un servizio essenziale”.

Il convegno, organizzato da Federcasa, si svolgerà in Sala Capranichetta, Hotel Nazionale – Piazza Montecitorio 131, Roma (ore 9.30 – 14.00).

«Il Consiglio Direttivo di Federcasa – si legge nella brochure di presentazione dell’evento – ha deliberato di organizzare una importante e significativa manifestazione sull’Edilizia residenziale pubblica, intesa come servizio sociale di interesse economico generale, con lo scopo di affrontare i diversi aspetti attinenti a tale complessa materia».

Manco a dirlo, uno degli aspetti di cui discutere è la scarsa attenzione che le istituzioni dedicano al problema casa in generale, e a quello dell’edilizia residenziale pubblica in particolare.

Al punto da limitare – cito testualmente – le risorse necessarie per una tranquilla operatività.

Non è quindi un caso che al convegno siano stati invitati a intervenire autorevoli rappresentanti del Parlamento, del Governo, delle Istituzioni e degli Enti locali.

Il programma dell’incontro prevede, oltre quella introduttiva di Luciano Cecchi, Presidente Federcasa, le seguenti relazioni:

- I FONDI IMMOBILIARI PUBBLICI
Un sistema per incrementare l’ERP per ridurla o per cambiarla?
Stefano Marchettini, Amministratore Delegato di CDP Investimenti SGR
- L’EMERGENZA ABITATIVA E IL RUOLO DEI COMUNI
Osvaldo Napoli, Responsabile Rapporti Internazionali ANCI
- IL CARICO FISCALE SULL’ERP
Risorse da finalizzare all’incremento ed al rilancio dell’attività edilizia
Giulio Andreani, Docente Diritto Tributario, Scuola Superiore Economia e Finanze Roma
- L’ERS PUÒ FARE A MENO DELL’INTERVENTO PUBBLICO?
Claudio Fantoni, Delegato ANCI alle Politiche Abitative
- FEDERALISMO E POLITICHE DELLA CASA
Enrico La Loggia, Presidente Commissione Parlamentare attuazione del federalismo fiscale
Marco Causi, Vicepresidente Commissione Parlamentare attuazione del federalismo fiscale
- GLI AFFITTI NELL’ERP
Entrata sufficiente per una buona gestione del patrimonio e per nuovi investimenti?
Rosa Gentile, Assessore Infrastrutture, OO.PP. e Mobilità Regione Basilicata
Domenico Zambetti, Assessore alla Casa Regione Lombardia

Fonte: quotidianocasa

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November 17th, 2011

Piano Casa, approvate le modifiche in Liguria

Via libera dalla Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale della Liguria al disegno di legge che modifica il Piano Casa (Legge regionale n. 49/2009).

Il 12 novembre scorso è scaduto il secondo termine assegnato alle Regioni per dare attuazione alle norme del Decreto Sviluppo (Dl 70/2011) sugli interventi di sostituzione edilizia e sui relativi incentivi, con un premio volumetrico del 20% per gli edifici residenziali e del 10% della superficie coperta per gli edifici adibiti a uso diverso.

No all’applicazione automatica delle norme del Decreto Sviluppo

“Abbiamo impedito l’applicazione automatica di norme che prevedevano aumenti volumetrici del 20% per gli edifici residenziali e del 10% per quelli destinati ad attività produttive, che si sarebbero sommati ai precedenti”, ha spiegato il presidente della VI Commissione, Massimo Donzella. “Abbiamo impedito per un territorio fragile come la Liguria – ha aggiunto Donzella – che ci fossero degli ampliamenti sul Piano Casa che non erano consoni alla legge sul Piano Casa. Dobbiamo tenere conto delle peculiarità del nostro territorio e abbiamo voluto in modo specifico andare a puntualizzare quei concetti di sostituzione edilizia, cioè di differimento del volume degli immobili e di condono edilizio, e in particolare del calcolo del volume geometrico.”

Il vice presidente della Commissione Territorio e Ambiente, Marco Melgrati (Pdl), ha giudicato “molto grave” la decisione di non accogliere nuovi emendamenti e ha chiesto l’applicazione di quanto previsto dal Decreto Sviluppo. “Per blindare un provvedimento per il quale la Giunta è in ritardo, perché avrebbe già dovuto fare la legge di conversione della legge nazionale, scaduto di fatto il 12 di novembre, si è stabilito di non discutere in Commissione gli emendamenti che sono stati presentati. E’ stata una rincorsa sul tempo di questa legge, sia con le audizioni sia con la discussione sui punti. Questo piano casa non aggiunge né toglie nulla, e stravolge il senso del provvedimento legislativo del Governo Berlusconi che andava ad incentivare il settore dell’edilizia in un momento in cui registriamo quasi 3000 licenziamenti in un settore che corrisponde alla chiusura di una grande industria in Liguria”.

Per il consigliere Alessandro Benzi (FDS) gli emendamenti del Pdl sono “vergognosi alla luce di quanto appena accaduto con le alluvioni. Noi abbiamo fatto autocritica sul consumo del territorio, il Pdl voleva invece aumentare ancora i volumi”.

Al termine di un lungo dibattito, con 24 voti a favore, 1 contrario e 1 astenuto è stato approvato il disegno di legge “Modifiche alla legge regionale 3 novembre 2009, n° 49 (Misure urgenti per il rilancio dell’attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio) e successive modificazioni ed integrazioni.”

Le modifiche

Il provvedimento prevede alcuni interventi che, ha spiegato Donzella, “consentono di chiarire alcuni punti del Piano Casa e di introdurre alcune facilitazioni per i cittadini”. L’ampliamento di volume dei fabbricati ”condonati” va calcolato misurando l’edificio nel suo complesso e poi sottraendo la parte condonata. Inoltre, chi demolisce e ricostruisce un edificio può rifarlo a una distanza di 25 metri anche su un terreno acquistato in contemporanea con la nuova costruzione. Prevista anche la possibilità per il proprietario di due fabbricati di demolirli entrambi e costruire un unico edificio con gli ampliamenti previsti dal Piano casa. “In questo modo – ha spiegato il presidente della VI commissione – evitiamo due ampliamenti su due distinti edifici risparmiando superficie costruita e migliorando anche la qualità delle costruzioni e dell’uso del territorio”. In particolare si pensa ai “casoni” e ai capanni diffusi in alcune zone agricole e ormai abbandonati e degradati. Se appartenenti ad un unico lotto, si potranno demolire e accorpare i volumi in un unico edificio che garantisca l’abitazione ad alcune famiglie.

L’altra modifica riguarda i locali interrati su tre lati. Per favorire il proprietario il locale interrato che viene ricostruito viene calcolato con un volume inferiore di un terzo a quello esistente e viene trasferito con destinazione residenziale con un incremento del 20%.

Dalla legge è stato stralciato l’articolo sulle procedure per l’alienazione degli immobili che verrà inserito in un prossimo provvedimento.

Fonte: casaeclima

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