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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

October 12th, 2010

Approvato in Consiglio dei Ministri il Decreto di riorganizzazione per il settore turistico.

Si tratta di una rivoluzione per le agenzie immobiliari

 

Il Consiglio dei Ministri oggi ha approvato con il decreto legislativo per la semplificazione e il riassetto in tema di ordinamento e mercato del turismo il Codice del Turismo,  in attuazione all’articolo 14 della legge n° 246 del 2005. Si tratta dello “Schema di decreto legislativo recante il codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo”.

Le nuove disposizioni inserite nel testo presentano elementi di interesse per il segmento del mercato immobiliare relativo alle case vacanza. Proprio oggi, a Roma, si è tenuta una riunione del gruppo di lavoro del settore turistico a cui erano presenti oltre al Presidente Nazionale Fiaip Paolo Righi e al Vicepresidente del settore turistico Patrizia Diemoz molti delegati di settore che hanno analizzato nello specifico la bozza dello schema di decreto.

A quanto si apprende le unità abitative ammobiliate a uso turistico potranno essere gestite anche da agenzie immobiliari che possono intervenire quali mandatarie o sub-locatrici, su richiesta dei titolari degli immobili che non intendono gestire le strutture in forma diretta.

All’interno del testo fra l’altro le strutture ricettive vengono ripartite in quattro categorie: alberghiere e paralberghiere; extralbeghiere, all’aperto e di mero supporto. Vengono inoltre stabiliti standard minimi nazionali per i servizi e le dotazioni offerte per la classificazione delle strutture ricettive che dovranno essere fissate con decreto del presidente del Consiglio, o del ministro delegato, fatte salve, come sempre, le competenze delle Regioni e delle Province autonome.

Gli alloggi dati in affitto esclusivamente per finalità turistiche, pur essendo regolati dalle disposizioni del codice civile in tema di locazione, risponderanno alle normative comunitarie recependo quanto stabilito dalla direttiva 2008/122/CE sulla tutela dei consumatori nei contratti di multiproprietà.

Il presidente della Fiaip Paolo Righi, e il Vicepresidente Fiaip, con delega al Turismo Patrizia Diemoz si dicono entrambi soddisfatti dalle novità normative che emergono per il settore in quanto con questo provvedimento gli agenti immobiliari, oltre all’attività di mediazione d’affari, potranno presto fornire servizi supplementari ai clienti e ai proprietari di case vacanze .

“Questa norma – dichiara il Presidente Fiaip Paolo Righi – rende più trasparente il processo delle locazioni turistiche in Italia, ed integra all’interno della filiera turistica gli oltre 3 milioni di case vacanze di fatto escluse dal complesso dell’offerta di ricettività. Inoltre, dopo anni di battaglia, vengono  accolte alcune delle richieste che Fiaip ha avanzato per il settore”.

Fiaip si riserva, in chiaro spirito costruttivo, di apportare nei prossimi giorni, in relazione all’attività propria delle agenzie immobiliari, elementi migliorativi allo stesso provvedimento che rivoluziona il mercato turistico.

Fonte: fiaip

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October 11th, 2010

Colombo Clerici: “La cedolare secca non basta a rilanciare gli investimenti”

L’introduzione, a partire dal 2011, della cedolare secca del 20% sugli affitti rappresenta un primo passo nella direzione della razionalizzazione e una perequazione della fiscalità immobiliare. Tuttavia, questa misura non è sufficiente a rilanciare gli investimenti e la produzione in edilizia, né a ridurre i canoni di locazione e neppure ad aumentare l’offerta di case in affitto.

Lo ha affermato in un’intervista il presidente di Assoedilizia e di Federlombarda edilizia, Achille Colombo Clerici, presente al Forum Ambrosetti-Fondazione Banco di Sicilia che si tiene a Taormina il 7 e 8 ottobre 2010. Di seguito riportiamo il testo dell’intervista.

D. Nel 2011 i redditi da locazione abitativa verranno tassati con un’aliquota fissa del 20% invece che con le normali aliquote progressive. Questo provvedimento, contenuto nella bozza di decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri, quali effetti avrà, secondo Lei, sul mercato?

R. Se introdotta nei termini previsti dalla bozza di decreto legislativo approvata dal CdM, la cedolare secca costituisce un primo passo verso una razionalizzazione ed una perequazione della iniqua fiscalità immobiliare. Ma non è sufficiente a produrre sostanziali effetti né anticiclici (rilancio degli investimenti e della produzione nell’edilizia), né calmieratori dei costi della casa (riduzione dei canoni di locazione), né generatori di nuova offerta di edilizia abitativa in locazione.

La finalità che traspare chiaramente dalla impostazione legislativa è esclusivamente quella di favorire il recupero dell’evasione fiscale presente nel settore, eliminando nel contempo, per le persone fisiche, l’iniquità di una imposizione fiscale sui redditi immobiliari cumulativa con i redditi da lavoro. La riprova è data dal fatto che la normativa non impatta con le istanze della stragrande maggioranza degli attuali potenziali investitori nell’edilizia in locazione; che non è rappresentata certamente dalle persone fisiche. Quanto poi al recupero dell’evasione, va detto che gli ambiti nei quali verosimilmente essa si annida più frequentemente sono quelli delle locazioni turistiche e transitorie: ambiti che non hanno niente a che vedere con i problemi abitativi del nostro Paese. Sicché minimo effetto di rilancio degli investimenti in immobili destinati alla locazione abitativa e nessuna misura di incentivazione per gli investimenti in immobili commerciali o terziari in locazione.

D. Secondo alcuni analisti il gettito complessivo nel settore delle locazioni potrebbe presentare una perdita consistente, si parla di oltre 600 milioni rispetto alla precedente tassazione. Altri ritengono invece che tale perdita verrà ridotta da una conseguente emersione del nero. Lei cosa ne pensa?

R. La disciplina sanzionatoria delle violazioni tributarie per le locazioni è talmente severa (al limite della costituzionalità, in quanto alle stesse si riconnette un mutamento della situazione civilistica dei diritti soggettivi nei confronti di terzi estranei al rapporto tributario) da far ritenere che si possa recuperare la gran parte del nero del settore. A quanto esso ammonti è difficile stimare. Per l’Erario certamente, a fronte di una riduzione del gettito preesistente, si avrà un incremento di gettito insorgente conseguente ad un sensibile recupero dell’evasione. Il saldo potrebbe risolversi quasi in pareggio.

D. Per rilanciare gli investimenti immobiliari nel comparto della locazione e allineare il nostro mercato all’Europa è sufficiente introdurre la cedolare secca, come prevista dal Governo? Quali altre misure, secondo Lei, sarebbero necessarie?

R. Nel patrimonio di molti investitori del settore edilizio si stanno formando sacche di immobili improduttivi di reddito (morosità e mancate locazioni) di sempre maggior consistenza: mentre permane un irrazionale sistema fiscale, che colpisce questi investimenti anche in assenza di reddito effettivo, tassandosi il reddito figurativo. Anche se ora si introdurrà la cedolare secca (che riguarderà una parte esigua delle locazioni abitative: da persona fisica a persona fisica e fuori dall’esercizio di commerci, arti o professioni) l’impatto nei bilanci delle famiglie che tengono i risparmi investiti anche in immobili commerciali e terziari in locazione, proprio per il permanere di un regime fiscale oppressivo nei confronti degli stessi, non sarà tale da permettere un calmieramento dei canoni di questi ultimi e il conseguente effetto benefico di sostegno alle attività economiche, svolte dai conduttori. Urgono ulteriori misure di razionalizzazione e di perequazione della fiscalità immobiliare. Occorre introdurre in generale per le persone fisiche criteri di tassabilità dei redditi da locazione basati sul fatto che questi risultino effettivamente percepiti; abolendo ogni forma di tassazione dei redditi cosiddetti figurativi o virtuali, e introducendo ad esempio meccanismi di credito d’imposta. Bisogna estendere per le persone fisiche l’applicazione della cosiddetta cedolare secca anche ai contratti di locazione a uso diverso dall’abitativo e prevedere la cedolare secca, o un meccanismo che produca analogo risultato, anche per le società e le altre persone giuridiche locatrici di abitazioni e di locali a uso diverso dall’abitativo. Bisogna inoltre ovviare alla iniquità della doppia tassazione dei redditi delle società immobiliari di gestione (una volta in capo alla società e una volta in capo al socio in caso di distribuzione dei dividendi) equiparando le stesse alle Sgr e ai fondi immobiliari, sotto tutti i profili fiscali.

Fonte: casaeclima

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October 10th, 2010

Aiuti alle famiglie: sospensione mutuo casa per 28mila nuclei

Oltre 28mila famiglie hanno usufruito, tra febbraio e agosto 2010, della sospensione del mutuo prevista dal Piano Famiglia, varato dall’Abi (associazione banche italiane) con le associazioni di tutela dei consumatori. Si tratta di un accordo sulle sospensione delle rate, che era stato siglato lo scorso dicembre: è possbilità congelare le rate del mutuo della casa per 12 mesi, anche nei confronti di utenti in ritardo con il pagamento delle rate fino a 180 giorni consecutivi. Si può presentare richiesta per attivare la sospensione fino al 31 gennaio 2011, con riferimento ad eventi accaduti dal gennaio 2009 al 31 dicembre 2010.

Può accedere alla sospensione chi ha acceso un mutuo per un importo non superiore ai 150 mila euro e con un reddito imponibile massimo di 40 mila euro annui. La domanda deve essere presentata da persone in condizione di disagio in seguito ad eventi particolarmente negativi.
 
Secondo i dati dell’Abi, il valore dei mutui sospesi dalle banche nel periodo indicato ammonta a 3,7 miliardi di euro, per 28.615 contratti. Il maggior numero di domande sono pervenute alle banche del nord che hanno raggiunto il 53% del totale delle sospensioni; la Lombardia da sola rappresenta oltre un quinto (20,5% del totale).
 
Le stime del beneficio medio per famiglia parlano di 6.800 euro in più a disposizione. L’Abi dichiara che la soluzione più frequente utilizzata dagli italiani per le operazioni di sospensione della rata è stato l’intero importo dovuto mensilmente alla banca (90% dei richiedenti). La causa più frequente è stata la perdita del posto di lavoro o la cassa integrazione o mobilità. Quasi due terzi delle banche hanno offerto, secondo l’Abi, condizioni migliorative (172 banche).

Fonte: vostrisoldi

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October 8th, 2010

Rumori e sanzioni penali, dalla Cassazione l’ennesima conferma: la valutazione dell’intollerabilità non deve per essere per forza agganciata a parametri obiettivi.

Sebbene la questione potrebbe essere risolta anche semplicemente in termini civilistici, il nostro legislatore ha previsto un livello di tutela ulteriore.
 
In tal senso il codice penale contiene una specifica ipotesi di reato. Recita l’art. 659 c.p. rubricato, per l’appunto, “ Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone“:
 
Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire seicentomila.
 
Si applica l’ammenda da lire duecentomila a un milione a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità
”.
 
L’esempio classico è quello della persona che ascolta la radio ad alto volume o suona continuamente e senza la benché minima accortezza uno strumento musicale.
 
Per la configurazione del reato non è sufficiente che l’attività sia rumorosa ma è altresì necessario che la stessa rechi disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone.
 
Tale disturbo, tuttavia, non deve essere effettivo bastando che la condotta sia potenzialmente lesiva. In tal senso il Tribunale di Bari, facendo propri i principi espressi dalla Corte di Cassazione ha specificato che “ non e’ necessario che siano state tutte disturbate in concreto (le persone n.d.A.), atteso che la valutazione circa l’entità del fenomeno rumoroso va fatta in relazione alla sensibilità media del gruppo sociale in cui il fenomeno stesso si verifica, non assumendo rilievo assorbente le lamentele di una o più persone (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 3678 del 01/12/2005-31/01/2006, Giusti).
 
Trattasi, invero, di reato di pericolo presunto; ai fini della sua configurazione, pertanto, non e’ necessaria la prova dell’effettivo disturbo di più persone, ma e’ sufficiente l’idoneità del fatto a disturbare un numero indeterminato di persone
”. (Trib. Bari 24 settembre 2007)
 
Tralasciando le considerazioni sull’effettiva utilità di un simile reato (punire una persona perché la sua condotta potrebbe essere pericolosa, costituzionalmente, è quanto meno dubbio visto che l’utilizzo della sanzione penale dovrebbe essere fondato su una effettiva lesione di un bene e/o interesse giuridicamente tutelato) vale la pena comprendere quando possa dirsi consumato il reato previsto dall’art. 659 c.p.
 
In sostanza quindi dobbiamo dare risposta alla domanda: quando i rumori e gli schiamazzi devono essere considerati penalmente sanzionabili? Esiste un parametro obiettivo di riferimento?
 
La risposta ci giunge da una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione. Nel caso di specie ad essere sottoposti al vaglio del giudice penale erano i rumori provenienti da un bar (più nello specifico la musica ascoltata ad alto volume e gli schiamazzi provenienti dall’esercizio commerciale).
 
Secondo la Corte regolatrice “ il riferimento imposto dall’art. 659 c.p., comma 1, non è già al superamento di un limite di legge, ma a criteri di normale sensibilità e tollerabilità, in un determinato contesto socio-ambientale” (Cass. 9 giugno 2010 n. 24503). Nel caso di specie, dunque, chiosano i giudici di piazza Cavour, “non aveva quindi rilevanza specifica, ai fini di una corretta decisione, conoscere con precisione quanti decibel i rumori raggiungessero” (Cass. 9 giugno 2010 n. 24503).
 
La discrezionalità del giudice nella valutazione del comportamento penalmente rilevante appare, dunque, ampia.
 
Una decisione che, se ancora ve ne fosse bisogno, dovrebbe porre all’attenzione del legislatore con maggiore urgenza il problema dell’espunzione dall’ordinamento giuridico di un simile reato che, è bene ricordarlo, non tutela le persone per i danni subiti ma sanziona i comportamenti per i danni che potrebbero ipoteticamente causare. A parere di chi scrive per questo genere di illeciti riportare la questione esclusivamente nell’ambito civilistico sarebbe auspicabile.

Fonte: condominioweb

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October 7th, 2010

Casaclima oltre Bolzano

I sogni sono diventati realtà, il modello altoatesino ha varcato definitivamente i confini “austrungarici”, anche Milano vanta il primo edificio in classe A Oro Casaclima. Type – A è una casa plurifamiliare in via Mazzali, in zona Lambrate. Se ne è parlato durante la conferenza stampa di presentazione della prossima fiera Klimahouse.

“La rivoluzione verde ora viene dal basso, La gente vuole informarsi e spesso ne sa molto di più del professionista, del tecnico o dell’artigiano al quale si rivolge. I privati hanno capito che risparmio energetico significa risparmio economico, oltre che amore per l’ambiente, e vengono a Klimahouse proprio per questo.” Spiega Norbert Lantschner, direttore dell’Agenzia Casaclima, il sistema di certificazione energetico altesino divenuto un modello in tutto il mondo.

La prossima edizione di Klimahouse a Bolzano si terrà dal 27 al 30 gennaio 2011 – Klimahaus Umbria si terrà a Perugia dall’8 al 10 ottobre – , con visite guidate agli edifici più efficienti e mostre work in progress sulla costruzione di case energeticamente efficienti, già ora, prima della fine di settembre non ci sono più stand disponibili. Una buona notizia in tempi di crisi, non è l’unica, né la più importante, quella davvero significativa e che ci da’ da sperare è che l’Agenzia Europea per l’ambiente ha raccolto dati positivi sulle emissioni di CO2: sono diminuite del 17,3 % rispetto al 1990 e del 6,9% nel 2009 rispetto al 2008.

Il motivo? Certamente c’entra la crisi economica, ma buona parte di questo processo virtuoso è dovuto all’ascesa del trend eco-sostenibile in edilizia, il settore che assorbe il 40% dei consumi energetici in Europa. Le cose stanno cambiando. Se alla prima edizione di Klimahouse, nel 2006 l’idea di esportare la certificazione altoatesina nel resto d’Italia e, soprattutto, nelle grandi città, sembrava un miraggio, ora il sogno è diventato realtà, sono più di 2500 le case certificate dentro e fuori dell’Alto Adige.

Recentissima la costruzione di Type-A, la prima Casaclima A Oro, a Milano: è un edificio di sei piani rosso carminio che spicca nel grigiore di contorno. “Abbiamo scelto il rosso” ci racconta Francesco Dolce, il progettista, “proprio per sottolineare l’importanza data al calore in questo edificio. Abbiamo cercato di isolarlo al meglio con 12 cm di cappotto in lana di roccia alle pareti e dividendo la zona calda, destinata alle abitazioni, da quella fredda, predisposta per servizi e parti comuni come l’ascensore.

Un sistema di ventilazione controllata con recupero di calore regola il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo, il risultato? I costi di gestione non superano i 400 € annui in una casa di 100 mq, con un fabbisogno termico per il riscaldamento di 25 kWh/m2a, mentre la media cittadina è attorno a 200 kWh/m2a.”

 Sono rimasti solo due appartamenti liberi, il prezzo al mq? 5000 € – circa 800 € al mq in più di un casa analoga nella stessa zona -, ma basta pensare al risparmio energetico che si giustifica velocemente l’investimento. Anche il contesto della conferenza stampa non è lasciato al caso: ci hanno ospitato presso l’hotel Milano alla Scala, uno dei primi alberghi italiani a emissioni zero e inaugurato il 2 settembre scorso.

 Fonte: corriere

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October 6th, 2010

Zero Emission Temporary Home, una casa prefabbricata d’emergenza a zero impatto ambientale

L’Italia è il paese delle emergenze, come purtroppo è noto. Ciascuno di noi ricorda le immagini di qualche paese devastato da un terremoto e quelle delle settimane successive con i sopravvissuti costretti ad accamparsi in container o baracche prefabbricate che spesso non sono in grado di offrire una decente protezione dagli agenti atmosferici.

Ma un prefabbricato d’emergenza non deve per forza essere una soluzione scomoda e poco vivibile, come hanno dimostrato alcuni studenti di Udine con il supporto dei soci Coof e di diverse aziende del settore. I ragazzi hanno infatti progettato e realizzato un innovativo prototipo di casa componibile a zero impatto ambientale, grazie al finanziamento del primo Laboratorio Sperimentale di Sostenibilità Edilizia.

Il progetto del prefabbricato d’emergenza a zero impatto ambientale ha come principale caratteristica la componibilità della struttura: 12 moduli preconfezionati fissati su un basamento d’acciaio, che garantisce la rigidità necessaria, danno forma alla “casa” per una superficie totale di 22 mq. Il principio che sta alla base del prototipo è perciò la possibilità di trasportare e assemblare sul posto gli elementi finiti in ogni dettaglio, da unire con incastri e fissare successivamente con un numero limitato di viti e bulloni in solo mezza giornata di lavoro.

Per raggiungere lo standard di casa a zero emissioni, l’isolamento termico è stato realizzato con pannelli in lana di roccia Rockwool: in relazione alle problematiche di comfort legate al periodo estivo, nelle zone maggiormente esposte all’irraggiamento (in copertura a sud e a ovest), sono stati installati pannelli ad alta densità, mentre per il lato nord dell’edificio e per il pavimento è stato utilizzato uno strato di pannelli a media densità. A ciò si aggiungono un impianto solare termico e fotovoltaico e sistemi di trattamento dell’aria e di condizionamento, un innovativo sistema d’illuminazione a basso consumo, serramenti ad alte prestazioni, legno strutturale proveniente dalle foreste certificate del Friuli Venezia Giulia.

L’impegno e lo studio delle scuole coinvolte hanno permesso di realizzare un prototipo di casa in legno a zero impatto ambientale, ovvero che non fa ricorso a energia fossile durante il funzionamento, eliminando ogni forma di emissione inquinante anche nelle fasi costruttive.

La casa a zero emissioni è sicuramente la casa del futuro: è in grado di sviluppare tutte le sue potenzialità solo se legata alle condizioni climatiche, alla disponibilità di materiali e alle capacità costruttive del suo territorio. Non è da escludere che da questa esperienza nascano delle vere e proprie case da abitare, con una caratteristica unica: mentre normalmente le strutture delle abitazioni obbligano chi vi abita ad adattarvisi, con la casa in legno a moduli accade l’opposto, essendo modificabile nel tempo in base alle esigenze personali. Inoltre, l’estrema flessibilità e il concetto alla base del progetto fanno si che case come questa possano essere rapidamente montate in situazioni di emergenza e in contesti delicati.

Il prototipo presentato ha dunque tutti i requisiti necessari per essere la casa di domani, che sfrutta ogni elemento della tecnica in senso sostenibile, nella convinzione che la vera innovazione sia presente solo quando la tecnica sottostà alle leggi del nostro pianeta.

Zero Emission Temporary Home, caratteristiche tecniche

La casa è costituita da un unico vano con due grandi finestre sul lato sud, schermate da un sistema frangisole. Le pareti sono realizzate con un telaio leggero in legno, chiuso da pannelli OSB.

L’isolamento termico è assicurato in copertura, a sud, a est e a ovest, attraverso l’installazione di un doppio strato da 12 cm (per un totale di 24 cm) di pannelli in lana di roccia ad alta densità, in relazione alle problematiche dovute all’irraggiamento estivo, mentre a nord e nel pavimento è stato utilizzato un doppio strato da 12 cm (per un totale di 24 cm) di pannelli in lana di roccia a media densità.

Il legno utilizzato è abete bianco proveniente da foreste certificate PEFC, che essendo foreste regionali forniscono il materiale principale con cui è costruita la casa senza comportare un alto consumo di anidride carbonica.

Un sistema computerizzato presenta i dati raccolti da quattro sensori di temperatura e quattro sensori di umidità: questi rilevano ogni minima variazione delle condizioni climatiche nella stanza, all’interno delle pareti e del tetto e sui serramenti. In tal modo viene facilitata la raccolta dei dati reali sull’efficienza dell’involucro edilizio e sugli apporti dovuti alla presenza delle persone. La casa è pensata per essere autosufficiente dal punto di vista energetico; infatti, grazie agli impianti in classe AA e a una moderna illuminazione a Led, gradevole e a basso consumo, la casa produce più energia elettrica di quanta ne consumi. Alla casa è stata riconosciuta la Classe A di Casaclima come edificio sperimentale.

Fonte: casapassiva

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October 5th, 2010

Contratto di locazione agevole. La durata dell’accordo, la determinazione del canone e il ruolo delle associazioni di categoria

Nell’ambito degli affitti delle unità immobiliari adibite a civile abitazione, accanto al così detto contratto di locazione libero il legislatore ha previsto un’altra tipologia contrattuale: quella che nel gergo viene chiamata locazione agevolata.
 
Questa fattispecie è regolata dall’art. 2, terzo, quarto e quinto comma, della l. n. 431/98 che recita:
 
In alternativa a quanto previsto dal comma 1 (ossia al contratto libero, meglio noto come 4+4 n.d.A.), le parti possono stipulare contratti di locazione, definendo il valore del canone, la durata del contratto, anche in relazione a quanto previsto dall’articolo 5, comma 1, nel rispetto comunque di quanto previsto dal comma 5 del presente articolo, ed altre condizioni contrattuali sulla base di quanto stabilito in appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative. Al fine di promuovere i predetti accordi, i comuni, anche in forma associata, provvedono a convocare le predette organizzazioni entro sessanta giorni dalla emanazione del decreto di cui al comma 2 dell’articolo 4. I medesimi accordi sono depositati, a cura delle organizzazioni firmatarie, presso ogni comune dell’area territoriale interessata.
 
Per favorire la realizzazione degli accordi di cui al comma 3, i comuni possono deliberare, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio, aliquote dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) più favorevoli per i proprietari che concedono in locazione a titolo di abitazione principale immobili alle condizioni definite dagli accordi stessi. I comuni che adottano tali delibere possono derogare al limite minimo stabilito, ai fini della determinazione delle aliquote, dalla normativa vigente al momento in cui le delibere stesse sono assunte. I comuni di cui all’articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, per la stessa finalità di cui al primo periodo possono derogare al limite massimo stabilito dalla normativa vigente in misura non superiore al 2 per mille, limitatamente agli immobili non locati per i quali non risultino essere stati registrati contratti di locazione da almeno due anni.
 
I contratti di locazione stipulati ai sensi del comma 3 non possono avere durata inferiore ai tre anni, ad eccezione di quelli di cui all’articolo 5. Alla prima scadenza del contratto, ove le parti non concordino sul rinnovo del medesimo, il contratto è prorogato di diritto per due anni fatta salva la facoltà di disdetta da parte del locatore che intenda adibire l’immobile agli usi o effettuare sullo stesso le opere di cui all’articolo 3, ovvero vendere l’immobile alle condizioni e con le modalità di cui al medesimo articolo 3. Alla scadenza del periodo di proroga biennale ciascuna delle parti ha diritto di attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni o per la rinuncia al rinnovo del contratto comunicando la propria intenzione con lettera raccomandata da inviare all’altra parte almeno sei mesi prima della scadenza. In mancanza della comunicazione il contratto è rinnovato tacitamente alle medesime condizioni
”.
 
Dalla lettura della norma emergono alcuni particolari interessanti.
 
La durata minima è di tre anni prorogabili per altri 2, salvo disdetta delle parti. La parte locatrice può disdire il contratto, al pari dell’accordo quadriennale, solo al ricorrere di determinate condizioni (art. 3 l. n. 431/98, a titolo esemplificativo adibire la casa a propria abitazione).
 
Il legislatore demanda ai comuni la decisione di incentivare l’utilizzazione di questo tipo di contratto prevedendo a discrezione dell’ente locale la possibilità di diminuire l’aliquota ICI per il proprietario dell’immobile che decida di stipulare il c.d. contratto 3+2. Il contenuto del contratto (canone ed altre clausole) non è completamente libero. Sono chiari in tal senso l’ultima parte del primo comma dell’art. 2 (summenzionato) e i primi in due commi dell’art. 4 l. n. 431/98 che recita:
 
Al fine di favorire la realizzazione degli accordi di cui al comma 3 dell’articolo 2, il Ministro dei lavori pubblici convoca le organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori maggiormente rappresentative a livello nazionale entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e, successivamente, ogni tre anni a decorrere dalla medesima data, al fine di promuovere una convenzione, di seguito denominata “convenzione nazionale”, che individui i criteri generali per la definizione dei canoni, anche in relazione alla durata dei contratti, alla rendita catastale dell’immobile e ad altri parametri oggettivi, nonché delle modalità per garantire particolari esigenze delle parti. In caso di mancanza di accordo delle parti, i predetti criteri generali sono stabiliti dal Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro delle finanze, con il decreto di cui al comma 2 del presente articolo, sulla base degli orientamenti prevalenti espressi dalle predette organizzazioni. I criteri generali definiti ai sensi del presente comma costituiscono la base per la realizzazione degli accordi locali di cui al comma 3 dell’articolo 2 e il loro rispetto, unitamente all’utilizzazione dei tipi di contratto di cui all’ articolo 4-bis, costituisce condizione per l’applicazione dei benefici di cui all’articolo 8.
 
I criteri generali di cui al comma 1 sono indicati in apposito decreto del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla conclusione della convenzione nazionale ovvero dalla constatazione, da parte del Ministro dei lavori pubblici, della mancanza di accordo delle parti, trascorsi novanta giorni dalla loro convocazione. Con il medesimo decreto sono stabilite le modalità di applicazione dei benefici di cui all’articolo 8 per i contratti di locazione stipulati ai sensi del comma 3 dell’articolo 2 in conformità ai criteri generali di cui al comma 1 del presente articolo
”.
 
La particolare burocratizzazione del contratto ed i ritardi nell’attuazione della legge hanno fatto si che questo genere di contratto non abbia trovato particolare successo nella prassi applicativa.

Fonte: condominioweb

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October 4th, 2010

Il mercato immobiliare torna a rialzarsi

Il mattone ringrazia lo scudo fiscale e torna a far festa. Cosi’ si puo’ sintetizzare la fotografia scattata dall’Agenzia del Territorio che ha pubblicato i dati elaborati nella Nota trimestrale, realizzata a cura dell’Osservatorio del mercato immobiliare.
Il report mostra, infatti, che i capitali detenuti all’estero e rientrati in Italia con la regolarizzazione delle attivita’ finanziarie e patrimoniali hanno contribuito alla ripresa del settore. Basta pensare che soprattutto nei capoluoghi sono aumentate le vendite di immobili residenziali di grande superficie.
Numeri alla mano, le compravendite effettuate in Italia nel corso del secondo trimestre 2010, e messe a confronto con i dati dell’anno prima, mostrano un incremento del 4,5% rispetto al +4,2% del primo trimestre.
A registrare gli incrementi maggiori sono soprattutto le compravendite di case nel Centro, dove si e’ registrato un +11,6%. Bene anche il Sud, con una crescita annua pari a +6,9%. Decisamente spento il trend al Nord, con un modesto +0,5%. Si tratta di una crescita addirittura inferiore a quella registrata nello scorso trimestre, quando si tocco’ il +2,7%. Dal punto di vista territoriale, nelle otto principali citta’ italiane si osserva un consolidamento dell’inversione di tendenza rilevata nel precedente trimestre. Infatti, i volumi delle compravendite di abitazioni registrano nel complesso un tasso medio tendenziale annuo pari a +11,2%.
E’ Roma, la citta’ che registra l’incremento maggiore delle vendite, segnando in questo trimestre un +23%. Elevato anche il rialzo delle compravendite a Genova (+13,3%). Mentre l’aumento piu’ contenuto si registra a Milano, +3,3%. In controtendenza, invece, Bologna che mostra una perdita pari a -7%, dopo il buon risultato raggiunto nel I trimestre.
Capitolo a parte e inversione di tendenza, invece, per il mercato non residenziale dove si continua a riflettere la crisi. In particolare, il rosso riguarda il terziario (-14,1%), il commerciale (-4,7%9 e il settore produttivo (-4,2%), tanto che sommando questi dati negativi a quelli positivi del residenziale, le compravendite complessive segnano nel secondo trimestre 2010 una crescita del 2,3%, una percentuale inferiore al 3,4% del primo trimestre. In ogni caso, sottolinea l’Agenzia del Territorio, il 2010 si conferma un trend positivo dopo gli otto trimestri negativi del 2008 e 2009.
Per quanto riguarda invece il fattore prezzi, l’Osservatorio evidenzia una stabilita’ dei listini delle case. Nello specifico, nel primo trimestre 2010 il valore medio nazionale delle abitazioni, per unita’ di superficie commerciale, e’ rimasto fermo a 1.574 euro al metro quadrato. I prezzi risultano stabili sia nei capoluoghi (2.273 euro al metro quadro, -0,2% rispetto al secondo semestre 2009) che nei Comuni minori (1.311 euro al metro quadro).
Il mercato immobiliare residenziale di Roma risulta in forte ripresa con un tasso tendenziale in questo trimestre pari a +23 per cento. Elevato anche il rialzo delle compravendite a Genova citta’, +13,3%, mentre l’aumento piu’ contenuto si registra a Milano, +3,3%. In controtendenza Bologna che mostra una perdita pari a -7,0%, disattendendo l’aspettativa di crescita suscitata nel primo trimestre.
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October 3rd, 2010

Riscaldamento, un decalogo contro sprechi e dispersioni di calore

Chiede su Yahoo Answers una tizia che di nickname fa Ondalibera: “Quanta legna è necessaria per affrontare un inverno con un camino? Il camino è piuttosto grande (110cm larghezza x 50altezza x 50 profondità), e ha una ventina di anni, è aperto molto semplice e mi serve per riscaldare una stanza di un 100 mq circa”.

Le risponde Ciccio: La tua domanda dovrebbe includere anche la latitudine e l’altidudine a cui questo locale da riscaldare si trova! E soprattuto qual è la temperatura che vuoi raggiungere e per quante ore durante la giornata. Tuttavia supponendo di essere nella pianura padana e calcolando che 2.3 kg di legna equivalgono in termini di potere calorifico a 1 m3 di gas, e supponendo di volere una temperatura di 18-20 gradi per 4-5 ore al giorno, potrebbero essere necessari dai 25 ai 35 quintali di legna per un periodo che va dal pieno autunno all’inizio della primavera. E’ questo naturalmente un conto molto approssimato fatto sulla base dei metri cubi di gas che generalmente servono per scaldare un appartamento analogo alle dimensioni che citi. Va inoltre considerato quanto è efficiente il camino nel trasmettere il calore nel locale.

Perbacco, questo si chiama ragionare in termini scientifici.

In ogni caso, confermo, perché anch’io mi scaldo a legna: la quantità necessaria si aggira approssimativamente attorno ai trenta quintali per anno.

La domanda è poi quanto mai pertinente per coloro che stanno già pensando, molto opportunamente, agli accorgimenti da adottare in prossimità dell’inverno, o comunque in vista del freddo che è ormai alle porte.

Ora, a parte la legna e il camino che non tutti hanno in casa, ecco di seguito alcuni semplici, se volete banali ma utilissimi consigli, all’insegna del risparmio energetico.

1. Verificare con un tecnico specializzato lo stato della caldaia ed effettuare la manutenzione, quella obbligatoria e quella che si dovesse rivelare indispensabile. Se la casa è riscaldata con radiatori, eliminare le bolle d’aria nell’impianto, aprendo lentamente la valvola di sfiato, e richiudendola non appena inizia ad uscire acqua calda. Ovviamente l’impianto di riscaldamento deve essere in funzione.

2. Sostituendo il termostato manuale per la regolazione della temperatura in casa, con un nuovo termostato digitale, si possono abbassare, anche parecchio, i consumi.

3. Verificare la chiusura e la tenuta di porte e finestre esterne per evitare spifferi e inutili dispersioni di calore.

4. Tetto e grondaie vanno tenuti sotto osservazione. Sostituire eventuali tegole danneggiate per evitare infiltrazioni; pulire la grondaia che potrebbe essere ostruita da detriti e foglie.

5. L’impianto d’irrigazione del giardino va svuotato; si eviterà così la formazione di ghiaccio nelle tubature.

6. Potare nel periodo più adatto (i florovivaisti sanno tutto in materia) piante e alberi da giardino per prevenire i danni che il gelo potrebbe causare. Le piante più sensibili alle temperature rigide vanno sistemate in casa o comunque al coperto.

7. Indispensabili, alle latitudini in cui solitamente nevica d’inverno, tenere a portata di mano pala e sacchetti di sale per non andarli a cercare nel momento in cui si rivelano improvvisamente indispensabili per fronteggiare l’emergenza.

8. E per quelli che hanno la piscina? “E’ consigliabile dotarsi – leggo su Piscina online – di una copertura per l’inverno che possieda le misure esatte della piscina”. L’importante è però sapere che esistono due tipi di coperture per l’inverno: quella opaca e quella a rete. Essenziale però avere prima la piscina, chiaro.

9. Per l’inverno successivo, per quello imminente è ormai troppo tardi, sarebbe poi il caso di cominciare a chiedersi se il riscaldamento a gas, o peggio a gasolio, è l’unico modo per riscaldare o raffrescare (condizionatore a energia elettrica) la casa.

10. Mai sentito parlare, per esempio, di solare termico, geotermia, pompe di calore, biomasse? O di riscaldamento alle basse temperature con serpentina a pavimento, a soffitto o parete e caldaia a condensazione? E che dire della coibentazione delle facciate degli edifici e della copertura a cappotto? O della casa passiva?

Be’ sarebbe opportuno cominciare a porsi il problema, perché nel medio-lungo periodo saranno questi i dispositivi che saremo obbligati a utilizzare per non sprecare energia e ridurre al minimo le emissioni di CO2.

Fonte: quotidianocasa

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October 1st, 2010

Crescono i canoni di affitto. E per comprare casa occorrono 18 anni di stipendio

Un dato molto pesante emerge dallo studio elaborato dall’Osservatorio della Federconsumatori: dal 2001 al 2010 (considerando un appartamento di 90 mq in zona centrale di una grande città) l’affitto è aumentato dell’83% circa, mentre i costi relativi alla casa (bollette, nettezza urbana, spese condominiali ecc.) sono saliti del 61%, la media di questi due dati di spesa porta ad una crescita dei canoni di locazione del 77%; per chi è proprietario di un appartamento simile, l’incremento dei costi è stato del 24%.

La casa rappresenta una voce fortemente consistente nel bilancio di una famiglia, soprattutto in un periodo di pesante crisi economica come quello che stiamo attraversando: rispetto al 2009, le case in affitto hanno subito un aumento dei costi dovuto ala crescita delle spese di riscaldamento, nettezza urbana e manutenzione ordinaria.

Rimangono invece sostanzialmente invariate le rate dei mutui, per quando riguarda le case di proprietà, mentre si è passati da 15 anni di stipendio necessari nel 2001, per l’acquisto di una casa di 90 mq, a 18 anni nel 2010, secondo quanto riferisce lo studio di Federconsumatori.

Emerge evidentemente da quanto rilevato da questa analisi come la casa, in acquisto o in affitto, rappresenti uno dei temi più importanti dell’economia del Paese; sono soprattutto i giovani a fare le spese di questa situazione, essendo costretti a rimanere ad oltranza bamboccioni.

I consumatori chiedono urgenti provvedimenti per fare fronte a questa situazione difficilissima, soprattutto per i ceti più deboli, si richiedono urgenti provvedimenti affinchè il Paese venga dotato di un piano di edilizia residenziale effettivo.

Fonte: umm

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