Ici e patrimoniale, quali effetti sul mercato immobiliare?
Cancellata dal Governo Berlusconi, l’Ici sulla prima casa torna al centro del dibattito con il nuovo Governo Monti che sta per essere varato.
Secondo alcune stime, la reintroduzione dell’Ici sulla prima abitazione comporterebbe per le casse dello Stato entrate per 3,5 miliardi di euro, pari al 41% dell’attuale gettito Ici (9,1 miliardi di euro). Se per le casse dei Comuni i benefici sarebbero indiscutibili (12,8 miliardi di euro in totale), per le famiglie il ritorno dell’imposta avrebbe un peso differenziato da città a città: a Bologna, per esempio, costerebbe 416,85 euro a famiglia, a Roma 407,95 euro, a Firenze 385,05 euro, a Milano 393 euro.
Favorevoli e contrari
Favorevole alla reintroduzione dell’Ici (e non è una sorpresa) l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). “La reintroduzione dell’Ici è sempre stata tra le richieste dell’Anci”, spiega il presidente dell’Associazione Graziano Delrio, già sindaco di Reggio Emilia. “L’imposizione sugli immobili collegati al reperimento di risorse per i servizi al territorio ha un senso, tanto che esiste in tutta Europa, ma ovviamente va discusso il modo con cui tutelare le fasce più basse”, precisa il presidente dell’Anci.
Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’Ici sulla prima casa “non sarebbe una bella misura perché cancellerebbe una riforma fatta dal centrodestra”, ha dichiarato. “Sicuramente – ha aggiunto Alemanno – una qualche forma di patrimoniale deve servire per creare un sistema fiscale più equo: meno tasse su redditi e imprese, qualcosa di più sui patrimoni”.
“La prima cosa che chiederemo è equità sociale, si parla già di rimettere l’Ici su prima casa. Si inizia maluccio” ha commentato il segretario della Cgil, Susanna Camusso. “Non si possono far pagare sempre i soliti noti, e forse è ora di pagare la patrimoniale come tassa strutturale che garantisce una stagione di entrate rigorose sul piano fiscale. Poi ragionare più seriamente su rendite finanziarie, visto che il precedente governo non ha fatto nulla, e dopo sugli immobili e seconde case”.
Confedilizia e Fiaip: con la patrimoniale si rischia una crisi subprime
Netta contrarietà all’ipotesi di introduzione di una patrimoniale è stata espressa da Confedilizia e Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali). “Le continue richieste di introduzione di un’imposta patrimoniale (anche dopo la sua bocciatura da parte dell’Europa) hanno già avuto effetti fortemente negativi sul mercato immobiliare, determinando una sensibile riduzione del valore degli immobili. Se poi la patrimoniale venisse effettivamente varata, le conseguenze depressive sarebbero ben più gravi e farebbero sprofondare il settore in una crisi senza precedenti, fino al rischio di cadere nella spirale subprime”, avvertono le due Associazioni, che attraverso le proprie strutture territoriali effettuano un continuo monitoraggio della situazione del mercato immobiliare.
La perdita media rilevata in Italia in questi mesi di ripetute voci relative all’introduzione della patrimoniale può essere stimata, su scala nazionale, fra il 3 e il 5%. In particolare, i maggiori ribassi nel mercato residenziale si sono registrati in varie aree metropolitane ed in particolare al Sud e nel Centro Italia (Palermo – 8%, Napoli – 6%, Roma – 7%). Gli agenti immobiliari Fiaip rilevano nel corso degli ultimi mesi un’immediata contrazione del numero delle compravendite, pari al 3% circa su scala nazionale, con un ribasso medio dei prezzi in Italia di circa il 4%. Anche gli immobili ad uso ufficio mostrano un segno negativo medio dei prezzi (– 5%), così come i negozi (– 6,5%) e i capannoni (– 8%).
In particolare, nel terzo trimestre del 2011 – allorché si è intensificato il dibattito sulla patrimoniale – si sono moltiplicati i segnali di debolezza del mercato immobiliare, con diffuse indicazioni di flessioni dei prezzi e di aumento degli incarichi a vendere inevasi. Per la prima volta in Italia si può parlare di “panic selling” per i proprietari immobiliari, a causa dell’incertezza relativa alla tassazione del settore.
Se alle voci e alle richieste facesse seguito l’effettiva introduzione di un’imposta patrimoniale, Fiaip e Confedilizia prevedono un calo medio dei prezzi che potrà attestarsi fra il 10 e il 12%. Calo che – a giudizio delle due Organizzazioni – sarebbe destinato a protrarsi per un lungo periodo, considerato che la sola messa a punto dei criteri per il calcolo del sistema impositivo patrimoniale richiederebbe mesi (la legge istitutiva dell’ultima patrimoniale italiana, quella del ‘47, si componeva di 77 articoli) e che i pagamenti dell’imposta non potrebbero avvenire – dati i tempi occorrenti per l’applicazione ai singoli cespiti, immobiliari ma anche mobiliari, dei criteri stabiliti, quali che essi siano – prima di un ragguardevole lasso di tempo (come accadde anche nel ’47) quantificabile in almeno più di un anno a far tempo dall’istituzione dell’imposta stessa.
“Certe forze politiche e sociali continuano a pretendere l’istituzione di una patrimoniale. Ma l’Europa non ce l’ha chiesta, e non ce la chiede, in alcuna forma”, ribadisce il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani.
Fonte: casaeclima
