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Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

June 14th, 2010

Milano orientale

Tanti anni fa la polenta non mi piaceva… Ora invece la mangio volentieri. – Makio Hasuike ama le cene conviviali e il cibo (è anche un ottimo cuoco) e questa frase racchiude, involontariamente, una perfetta metafora del suo rapporto con il nostro Paese. Giapponese, a Milano da quarantacinque anni, designer di successo e “inventore” di un marchio di borse e affini che trent’anni fa ha rivoluzionato la street-fashion (dalle sue iniziali: MHWay), Hasuike descrive il suo feeling con l’italianità un po’ come quello con la polenta.

«Vengo dal rigore minimalista e qui all’inizio tutto mi sembrava “troppo”: la presenza forte dei materiali naturali – legno, pietra, marmi – e insieme un certo generale gusto barocco. Ora, invece, questa stratificazione di forme e di storia l’apprezzo molto». Se ne parla a proposito della bella casa dove Hasuike abita da otto anni, nella zona dei Navigli: mille metri quadrati in un palazzo di fine Ottocento con il sapore della residenza di campagna, in origine la dimora di un industriale del mattone.

«Ristrutturandola, ho avuto la tentazione di rifare tutto, di rivestire i pavimenti con la resina bianca. Poi ci ho ripensato, ho scelto invece il legno, la pietra, materiali più in sintonia, credo, con questo luogo». Così come sono stati conservati quegli elementi formali della casa (quelle “stratificazioni”, appunto) che ancora oggi ne determinano l’atmosfera: la scala liberty con i parapetti di ferro battuto, le cornici sagomate delle porte, il camino con le maioliche. E il giardino, anche questo d’epoca. «Nei primi decenni del Novecento si privilegiava il verde all’orientale, con glicine e bambù, magnolie e peonie. Quando ho acquistato la casa, quelle piante c’erano ancora tutte, anche se in cattivo stato. Le ho solo rivitalizzate».

Oggi, questo angolo di verde giapponese a Milano, su cui affacciano tutti gli ambienti principali dell’abitazione, è il cuore pulsante del regno di Hasuike. Un regno al femminile dove lui, unico maschio, vive con la moglie e due delle tre figlie: è proprio in omaggio alle presenze femminili della sua vita, ci spiega, che ha comprato il grande quadro con il volto di donna, uno dei tanti oggetti con una storia che, insieme alla lampada-totem disegnata da Frank Lloyd Wright, occupa la sala da pranzo al piano terra. Qui Hasuike mette (spesso) a tavola i suoi ospiti, dopo che sono stati accolti, all’ingresso, da un’astratta e perfettamente tipica camera giapponese con tatami, «un piccolo lusso che mi sono permesso», conclude

 Fonte: Atcasa

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June 13th, 2010

Casa e Fisco. Sugli immobili 43 mld di euro di tasse

Sugli immobili 43 mld di euro di tasseDalla tassazione sugli immobili 43,2 mld di gettito. Questo il dato riferito al 2008 (ultimo dato disponibile) relativo ai tributi gravanti sui cespiti immobiliari
Il 62,8% di questo importo (pari a 27,1 mld di euro) va nelle casse dello Stato centrale, il 34,6% ai Comuni (pari a 14,9 mld di euro), il 2,5% alle Province (1,06 mld di euro) e il rimanente 0,10% alle Regioni (46 milioni di euro).

Nonostante l’ abolizione sulla prima casa, l’ Ici rimane ancora l’ imposta più pesante: nel 2008 ha garantito ai Sindaci entrate per quasi 10 mld di euro. Complessivamente, sono 15 le imposizioni fiscali sulle case, i negozi e i fabbricati industriali, artigianali e commerciali presenti nel Paese.

Questi 43,2 mld di euro, sottolineano dalla Cgia di Mestre che ha curato l’ analisi, sono il frutto dell’ applicazione di 10 imposte (le principali sono l’ Irpef, l’ Iva, l’ Imposta di registro, l’ Imposta ipotecaria e catastale, l’ Ici, etc., etc.), 2 addizionali (quella provinciale e quella comunale sul consumo di energia elettrica), 2 tributi (la Tarsu o la Tia e il tributo provinciale della protezione ambiente) e una accisa sul consumo di energia elettrica.

L’ importanza di queste cifre assume una valenza ancor più significativa in virù delle dichiarazioni rilasciate qualche mese fa dal ministro Calderoli. In sostanza il ministro della Semplificazione ha ipotizzato la creazione di un’ imposta unica chiamata a sostituire gli attuali balzelli applicati dagli enti locali sugli immobili.

Ritornando alle cifre, l’ importo più significativo in termini di gettito è garantito dall’ Ici che, nonostante la completa abolizione dell’ imposta sulla prima casa avvenuta nel 2008, consente ai primi cittadini di incassare ancora adesso quasi 10 mld di euro l’ anno. Dall’ applicazione dell’ Irpef e dell’ Iva arrivano altri 8,1 mld di euro per ciascuna imposta, mentre dall’ imposta di registro l’ Erario incassa 4,7 mld di euro. Dalla Tarsu o dalla Tia (a seconda che i Comuni applichino il tributo o la tariffa) arrivano altri 4,2 mld di euro.

Fonte: mondocasablog

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June 11th, 2010

2009, l’annus horribilis per le compravendite

La crisi, la difficolta’ di ottenere un mutuo a causa del credit crunch (vale a dire la restrizione del credito) e il caro-case hanno messo a durissima prova il mercato immobiliare nel 2009. Tanto che le compravendite hanno fatto segnare un calo complessivo a doppia cifra delle transazioni. Anche se il comparto e’ riuscito gia’ negli scorsi mesi a fare capolino fuori dal tunnel.

A scattare questa fotografia dalle tinte chiaro-scure e’ il rapporto sulle “Compravendite immobiliari e mutui” diffuso dall’Istat, secondo cui nel quarto trimestre 2009, a livello nazionale, le convenzioni relative a compravendite di unita’ immobiliari sono state pari a 238.977, in calo del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2008.
Ma nell’intero 2009 si sono registrate complessivamente 822.436 compravendite di unita’ immobiliari, vale a dire il dieci il 10% in meno rispetto al 2008. In particolare, il 92,5% delle convenzioni stipulate nel 2009 (220.973) riguardano immobili ad uso abitazione ed accessori e il 6,6% (15.875) unita’ immobiliari ad uso economico.
L’Istituto di statistica annovera tra le cause della riduzione del numero di compravendite sicuramente la contrazione del credito bancario. Le porte chiuse delle banche agli possibili acquirenti hanno, infatti, portato a una contrazione del numero di mutui immobiliari: – 2,7%, su base annua, nonostante un miglioramento sensibile nell’ultimo trimestre dell’anno.
Nel 2009 sono stati stipulati quasi 760mila mutui, fra ipotecari e non ipotecari. I primi (oltre 448mila) hanno subito un calo tendenziale del 5,8%, mentre quelli non garantiti da costituzione di ipoteca (oltre 310mila) sono cresciuti del 2,2%. Anche in questo campo, spiega l’Istat, si e’ assistito ad un acuirsi del trend negativo nei primi due trimestri del 2009 – proseguendo sull’onda lunga della crisi scoppiata nella seconda parte del 2008 – ma poi il calo e’ andato progressivamente raffreddandosi, fino a invertire la rotta nell’ultimo trimestre.
Non sono, tuttavia, solamente neri i riflessi del mattone. Il dato del 2009 – sottolinea l’Istat – fa comunque segnare un progresso rispetto al 2008, quando “si era passati da una riduzione dell’11,1% del primo trimestre ad una del 25,5% del quarto. La diminuzione e’ poi continuata con minore intensita’ nel primo e nel secondo trimestre del 2009, fino quasi ad arrestarsi nel terzo e ad invertire la tendenza negli ultimi tre mesi del 2009”.
Un andamento, conferma l’Istat, a cui hanno contribuito “sia l’irrigidimento dei criteri di offerta del credito da parte del settore creditizio, che ha avuto il suo apice tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, sia il rialzo dei tassi di interesse e, quindi del costo dei mutui, che aveva raggiunto il massimo nell’estate del 2008”.
Analizzando la componente territoriale emerge che nel quarto trimestre 2009, le compravendite di unita’ immobiliari in totale si sono ridotte in misura significativa nel Nord-Ovest e nel Nord-Est (rispettivamente -7% e -4,9%), meno nel Centro e nel Sud (rispettivamente -1% e -0,9%). Al contrario, le Isole registrano una variazione tendenziale positiva con un aumento del 2,%. Questo andamento e’ comune sia alle compravendite di unita’ immobiliari ad uso residenziale, sia a quelle ad uso economico.
Infine, con uno sguardo ai prossimi mesi, va detto che per il 2010, l’Agenzia del Territorio ha segnalato un ritorno all’attivo delle transazioni residenziali, aumentate nel primo trimestre di quest’anno del 4,2% a livello nazionale, con punte del 10,7% nelle aree metropolitane.
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June 9th, 2010

Istat, nel 2009 compravendite case -10%, Ma nell’ultimo trimestre è andata meglio

ROMA – Forte calo per le compravendite immobiliari nel 2009: le transazioni, ha rilevato l’Istat, sono diminuite del 10%, ma con un miglioramento nel quarto trimestre. Negli ultimi tre mesi dell’anno, spiega l’Istituto di statistica, “le convenzioni relative a compravendite di unità immobiliari sono pari a 238.977, in calo del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Mentre nel 2009 “si sono registrate complessivamente 822.436 compravendite di unità immobiliari, il 10% in meno rispetto al 2008″.

Considerando l’intero anno, le compravendite riguardanti immobili ad uso residenziale sono diminuite del 9,6%, mentre quelle concernenti unità immobiliari adibite ad uso economico si sono ridotte del 14,7%.

Tra le cause del calo c’è anche sicuramente la contrazione del credito bancario, dovuta alla crisi. Infatti i mutui immobiliari hanno segnato l’anno scorso una flessione su base annua del 2,7%, nonostante un miglioramento sensibile nell’ultimo trimestre. Pesante in particolare la flessione dei mutui ipotecari nelle città metropolitane, pari all’8,9% su base annua (-6% nel complesso).

Il dato del 2009 fa comunque segnare un progresso rispetto al 2008, quando, ricorda l’Istat, “si era passati da una riduzione dell’11,1% del primo trimestre a una del 25,5% del quarto. La diminuzione è poi continuata con minore intensità nel primo e nel secondo trimestre del 2009, fino quasi ad arrestarsi nel terzo e ad invertire la tendenza negli ultimi tre mesi del 2009″. A questo andamento, conferma l’Istat, hanno contribuito “sia l’irrigidimento dei criteri di offerta del credito da parte del settore creditizio, che ha avuto il suo apice tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, sia il rialzo dei tassi di interesse e, quindi del costo dei mutui, che aveva raggiunto il massimo nell’estate del 2008″.

Nel quarto trimestre 2009, le compravendite di unità immobiliari in totale si sono ridotte in misura significativa nel Nord-Ovest e nel Nord-Est (rispettivamente -7% e -4,9%), meno nel Centro e nel Sud (rispettivamente -1% e -0,9%). Al contrario, le Isole registrano una variazione tendenziale positiva con un aumento del 2,%. Questo andamento è comune sia alle compravendite di unità immobiliari ad uso residenziale, sia a quelle ad uso economico.

Fonte: la repubblica

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June 8th, 2010

Vince il trilocale

Gli italiani alla ricerca della casa, infatti, continuano a richiedere come tipologia il trilocale. A scattare la consueta fotografia sulle preferenze del mattone e’ l’analisi sulla domanda e sulla disponibilita’ di spesa condotta dall’Ufficio Studi Tecnocasa.

Numeri alla mano, l’analisi di aprile 2010 evidenzia che nelle grandi citta’ italiane sono stati il 35,9% dei possibili acquirenti a chiedere alle agenzie immobiliare un taglio composto da 3 camere. Mentre il bilocale e’ stato opzionato dal 29,8% dei clienti. Alta e’, comunque, anche la preferenza per il quattro locali, dal momento che e’ stata domandata dal 21,6% delle persone. Il cinque locali raggiunge invece il 7,9% e i monolocali il 4,8%.
Ma, analizzando i dati dal punto di vista territoriale, emerge che nei capoluoghi di provincia la concentrazione della domanda di trilocali e’ addirittura piu’ elevata: e’, infatti, pari a 50,1%, seguita dal bilocale (26,7%) e dal quattro locali (18%).
Capitolo a parte per Milano, Roma e Napoli. In queste metropoli, infatti, la maggiore richiesta e’ sempre per il bilocale. Tanto che nei primi quattro mesi del 2010, Tecnocasa ha riscontrato un incremento della concentrazione sul taglio delle due camera del +0,8%.
Il Report realizzato dall’Ufficio Studi ci mostra anche i dati sulla disponibilita’ di spesa nelle grandi citta’. E quello che emerge e’ che la maggioranza delle richieste si concentra nella fascia compresa tra 170.000 euro e i 249.000 euro (24,7%). Segue la forbice tra i 250mila e i 349mila euro (21,7%) e quella tra 120mila e i 169mila euro(21,1%).
In particolare, i clienti nella fascia media di spesa cercano soprattutto trilocali e bilocali. Nel caso in cui salisse un po’il budget, le richieste si concentrano sui tre e sui quattro locali. Ma va anche sottolineato che da luglio 2009 ad oggi si e’ registrato un aumento della concentrazione nelle fasce di spesa fino a 349.000 euro.
Ma, rispetto a queste media fanno eccezione, Roma, Firenze e Napoli dove la maggioranza delle richieste si concentra nella fascia di spesa compresa tra 250.000 e 349mila euro. Nello specifico, all’ombra del Colosseo si ricercano soprattutto bilocali, mentre a capoluogo fiorentino e in quello partenopeo i quattro locali.
Genova, Verona, Torino e Palermo registrano, invece, una maggiore concentrazione delle richieste di trilocali nella fascia compresa tra 120.000 e 169.000 euro.
Da gennaio a aprile di quest’anno, nei restanti capoluoghi di Regione la concentrazione e’ piu’ elevata nella fascia di spesa compresa tra 120mila e 169mila euro.
Infine, dal momento che il mese preferito dagli italiani per coronare il loro sogno d’amore e convolare a nozze e’ maggio, in una recente indagine di Immobiliare.it e’ emerso che il 34% di questi novelli sposi sceglie il trilocale per mettere su casa. Ma il prezzo risulta sempre il punto determinante nella scelta della casa. Se nel Centro-Nord il costo che le giovani coppie possono permettersi oscilla fra i 130 e i 175mila euro, al Sud si e’ disposti a spendere decisamente meno (95-120mila euro).
 
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June 6th, 2010

Liberalizzata la manutenzione straordinaria

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 120 del 25 maggio 2010 la Legge n. 73 del 22 maggio 2010 di conversione del Decreto – Legge 40 / 2010 che all’ art. 5 sostituisce integralmente la disposizione contenuta nell’ art. 6 TU Edilizia (DPR n. 380 / 2001) che disciplina i casi di intervento che possono essere realizzati senza alcun titolo abilitativo.

Tra questi la più rilevante è la manutenzione straordinaria (per la quale fino ad oggi era necessaria la DIA), ivi compresa l’ apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che gli interventi non riguardino parti strutturali dell’ edificio, non comportino aumento delle unità immobiliari e non implichino incremento degli standard urbanistici.

Prima dell’ inizio dei lavori è comunque obbligatorio per tale intervento comunicare all’ amministrazione comunale il nominativo dell’ impresa a cui affidare i lavori oltre a disporre delle ulteriori eventuali autorizzazioni.

Unitamente alla comunicazione di inizio lavori è obbligatorio anche trasmettere all’ amministrazione comunale una relazione tecnica a firma di un tecnico abilitato il quale dichiari di non avere rapporti di dipendenza né con l’ impresa né con il committente e che asseveri, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti e che per essi la normativa statale e regionale non prevede il rilascio del titolo abilitativo.

La mancata comunicazione dell’ inizio dei lavori ovvero la mancata trasmissione della relazione tecnica sono sanzionate con una somma pari a 258 euro. Tale sanzione può essere ridotta di due terzi se la comunicazione venga effettuata spontaneamente nel corso dell’ intervento.

Da ultimo, il provvedimento dispone che le Regioni a statuto ordinario possono: estendere la disciplina anche ad interventi edilizi ulteriori a quelli previsti; individuare ulteriori interventi edilizi per i quali sia obbligatoria la trasmissione della relazione tecnica; stabilire ulteriori contenuti per la relazione tecnica.

Si segnala, infine, che durante l’ esame al Parlamento per la conversione del Decreto – Legge il Governo ha accolto come raccomandazione un ordine del giorno con il quale si è impegnato a prevedere che il soggetto interessato agli interventi di manutenzione straordinaria debba allegare alla comunicazione di inizio lavori anche la documentazione prevista dall’ art. 90 comma 9 lett. b) e c) del Dlgs 81 / 2008 ossia il documento unico di regolarità contributiva.

Fonte: mondocasablog

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June 4th, 2010

LegnoHome: case in legno non prefabbricate

Non tutte le case in legno sono di tipo prefabbricato. “Casa prefabbricata” significa che pannelli o vari componenti della struttura sono preassemblati in fabbrica, da cui vengono poi trasportati in cantiere per essere montati. Questa soluzione permette di ridurre solitamente costi e tempi di costruzione, ma spesso non permette modifiche importanti alla struttura della casa rispetto ai progetti originali.

LegnoHome è un marchio depositato da alcuni operatori del settore edile, che hanno unito le proprie forze per realizzare case in legno personalizzate di alta qualità. LegnoHome propone quindi case su misura, ispirate alla tradizione delle costruzioni in legno delle Dolomiti Bellunesi. Massima personalizzazioen significa possibilità di portare un proprio progetto architettonico, o lasciare che gli architetti dell’azienda si occupino anche della progettazione, definendo i materiali utilizzati, gli impianti, gli infissi e gli accessori. Il tutto con costi paragonabili a quelli di un sistema modulare, ovvero di una casa prefabbricata.

La struttura delle case LegnoHome è ovviamente in legno, materiale che garantisce non solo notevoli proprietà di isolamento, ma anche resistenza e leggerezza della struttura, che permette di ottenere eccezionali caratteristiche antisismiche. Tutti i collegamenti fra gli elementi strutturali sono eseguiti ad incastro o con staffe metalliche a scomparsa, e l’intera struttura risulta alla fine molto meno pesante delle struttura in calcestruzzo e muratura, risentendo così molto meno delle sollecitazioni sismiche.

Le pareti sono costruite utilizzando una struttura brevettata, che permette una rapida installazione della tamponatura e la correzione dei ponti termici. La stratigrafia è studiata per permettere la naturale transpirabilità della parete, evitando l’installazione di barriere antivapore e ottenendo livelli eccellenti per le prestazioni termiche ed acustiche. Lo strato in lana di legno mineralizzata ha anche la funzione di assorbire l’imidità in eccesso, restituendola all’ambiente quando l’aria è troppo secca. Gli impianti vengono installati in una speciale intercapedine a ridosso del pannello in lana di legno mineralizzata, permettendo all’impiantista di fissare gli impianti alla parete senza nessuna difficoltà, senza dover realizzare tracce.

Fonte: casapassiva

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June 3rd, 2010

Detrazione 55%, le rettifiche ai Caf

L’Agenzia delle Entrate ha previsto con la Circolare n. 21/E del 23 aprile 2010 la possibilità per il contribuente di correggere e/o integrare, esclusivamente con modalità telematiche, la scheda informativa da trasmettere all’Enea per beneficiare della detrazione del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, anche oltre il termine di 90 giorni dalla data di ultimazione dei lavori ma non oltre quello di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale la spesa può essere portata in detrazione.

Al momento, però, l’Enea non ha ancora implementato la procedura informatica che consente di effettuare l’invio telematico della scheda rettificativa. Di conseguenza, i contribuenti che utilizzano il Modello di dichiarazione 730/2010, il cui termine di presentazione scade il 31 maggio 2010, non hanno la possibilità di inoltrare la comunicazione rettificativa e di fruire della detrazione per le spese non indicate nella scheda informativa precedentemente inviata all’Enea.

Dichiarazione sostitutiva al Caf
Per superare le difficoltà operative, l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 44/E del 27 maggio 2010 ha chiarito che i contribuenti possono presentare una dichiarazione sostitutiva di notorietà, con le correzioni o le rettifiche, ai Caf e ai professionisti abilitati che potranno così riconoscere la detrazione d’imposta.

In particolare, i contribuenti possono beneficiare della detrazione anche per le spese che non risultano dalla scheda originaria, presentando ai soggetti che prestano l’assistenza fiscale una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, ai sensi dell’art. 47 del Dpr 445/2000, nella quale sono evidenziati i dati della scheda informativa precedentemente trasmessa all’Enea opportunamente modificati; e provvedendo all’invio telematico della scheda rettificativa entro 90 giorni dalla data di attivazione della procedura informatica da parte dell’Enea.

I soggetti che prestano l’assistenza fiscale dovranno specificare, nelle annotazioni dei relativi modelli di dichiarazione, che la detrazione è stata riconosciuta sulla base della dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Nel caso in cui il contribuente non provveda nei 90 giorni successivi alla attivazione della procedura informatica all’invio telematico della scheda rettificativa all’Enea, la parte di detrazione riferita alle spese in questione deve ritenersi indebita, senza che siano applicabili sanzioni nei confronti del soggetto che in sede di assistenza fiscale abbia acquisito la predetta dichiarazione sostitutiva.

Fonte:casaeclima

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June 2nd, 2010

La lezione del giardiniere

Antonio Perazzi preferisce essere chiamato giardiniere piuttosto che architetto paesaggista. Professore di architettura del paesaggio e dei giardini presso diverse università italiane – tra cui il Politecnico di Milano – ed estere, ha partecipato alle più importanti esposizioni internazionali (alla Biennale di Venezia, al Festival des Jardins de Chaumont sur Loire come al Féstival International des Jardins di Métis in Quebec); ha ricevuto numerosi premi e firmato opere pubbliche e private un po’in tutto il mondo. È un professionista. Ma controcorrente. Guai a chiedergli le ultime tendenze in fatto giardino e ancor peggio domandargli qual è lo stile che predilige. Perché la sua risposta non lascia spazio a interpretazioni: «Non mi definisco un fashion victim, non scopiazzo muri vegetali e posso sopravvivere senza pezzi di design nei miei progetti, perché inseguo un’altra modernità che ritengo assai più prioritaria: quella dell’ecologia e della biodiversità ». Una razza in via d’estinzione la sua? Probabile.

Cosa sognavi di fare da bambino?
L’etologo. Ma provenendo da una famiglia di scrittori tutta quella matematica per me era impossibile. Mia madre insisteva per farmi diventare cuoco, un mestiere che si avvicina molto al mio. Progettare un giardino non è poi così diverso che fare lo chef: sono entrambe professioni legate ad esperienze molto sensoriali.

Perché hai scritto un libro intitolato Contro il giardino (insieme a Pia Pera n.d.r.)?
Sicuramente perché è nata un’amicizia idilliaca con Pia Pera (i miei figli la chiamano “zia Pera”), poi perché volevamo protestare e prendere le distanze da un certo modo furbetto di fare i giardini. Abbiamo iniziato a confrontare le nostre idee scambiandoci molte lettere, ma senza sapere che poi sarebbe nato il libro. Il titolo è provocatorio. Non mi piace trattare le piante come se fossero oggetti d’arredo.

Qual è la tua poetica?
Cerco di creare progetti a cavallo tra il paesaggio e il giardino, rispettando le dinamiche biologiche di un sistema naturale più vasto, di cui fanno parte tanti soggetti diversi. Traggo ispirazione dalle piante e ogni volta cerco di farle scoprire ai miei committenti o ai fruitori dei miei giardini, perché sono organismi sempre sorprendenti.

Cosa insegneresti a chi non sa nulla di verde?
A capire tutti i benefici che derivano da un ciclo biologico corretto: anche un orticaio o un roveto possono rivelarsi utili. Al contrario, accanirsi a bonsaizzare le piante o perdere tempo dietro a un pratino fresco di taglio e senza erbacce, significa non capire che le piante e il paesaggio sono organismi in evoluzione, che continuano incessantemente a trasformarsi. Chi si sognerebbe di impedire ad un bambino di diventare un adulto? Chi ha detto che un albero debba essere potato per forza o che un giardino necessiti sempre di un impianto d’irrigazione?

Gli errori più comuni?
Il più grande è non avere le idee chiare: non capire che cosa si cerca da uno spazio verde. Un giardino è un luogo privilegiato, dove poter vivere a contatto con la Natura. Per questo bisogna valutare che i benefici e i piaceri sono direttamente proporzionali agli sforzi e ai pensieri impegnati nel mantenerlo. I giardini più belli sono quelli di chi si sente giardiniere (…e di chi lo fa veramente). Ma non bisogna scoraggiarsi: bastano anche pochi soldi per realizzare giardini incredibili.

Quali sono i costi richiesti?
Per un terrazzo di medie dimensioni circa 10.000 euro, mentre per un giardino di un ettaro fuori città 15.000. Non mi piace però dare delle cifre così, perché ogni caso ha la sua specificità. Magari per un ettaro di terreno possono bastare poche bustine di semi e una buona idea.

I tuoi maestri?
In primis Konrad Lorenz. Quando ritirò il premio Nobel per la medicina disse che fortunatamente da bambino aveva avuto una tata che lo aveva fatto giocare con i lombrichi. Ammiro molto anche Ippolito Pizzetti perché è stato il primo intellettuale del giardino italiano. E come non citare Gilles Clément, l’idolo dei nostri anni.

Qualche aneddoto sull’autore del Manifesto del Terzo paesaggio?
Dovevo fare un progetto insieme a Gilles Clément. Un giorno d’estate ci siamo dati appuntamento a La Valée, la sua casa di campagna – anzi, il suo giardino -. Gilles indossava una canottiera bucata, per prima cosa ha dato da mangiare al mio cane poi, mi ha guardato, e mi ha detto: “…per fare un bel progetto prima dobbiamo andare a fare il bagno nel lago.” Mi ricorderò per sempre quella nuotata tra i gamberi d’acqua dolce e un acqua tanninica color thé!

Un consiglio. Come e dove si può imparare il mestiere?
Una premessa: l’architettura del paesaggio è una materia che per me andrebbe insegnata nelle accademie d’arte, perchè è l’arte contemporanea dei giardini. Ad un giovane suggerirei di andare a studiare alla Scuola Nazionale Superiore di Paesaggio di Versailles per gli ottimi corsi di progettazione articolati tra esperienze pratiche e teoriche. Io mi sono specializzato a Londra, presso i presso i Kew Gardens e ne ho un ottimo ricordo, consiglierei anche questa istituzione senza dubbio. Ma il suggerimento più saggio è anche quello più banale: prima di fare i paesaggisti si deve essere giardinieri. Conoscere le piante, la terra, gli animali, la storia dell’arte, l’architettura. Non facevano proprio questo i grandi maestri del passato?

Il tuo angolo verde preferito?
L’orto botanico di Palermo. Un luogo fuori dal tempo che raccoglie una collezione di piante e fiori eccezionale, tra le più ricche d’Italia, e allo stesso tempo un luogo délabré: insomma, una bella metafora del nostro Paese

 Fonte:atcasa

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May 31st, 2010

Casa e Lavoro

Primo impatto. “Oh no! Not you again”: il messaggio all’ingresso dello studio di Claude Parent, 18 rue Madeleine Michelis, Neuilly-sur-Seine, per quanto evidentemente ironico lascia per un istante impietriti.

Questo primo indizio è in parte fuorviante, essendo nella realtà l’accoglienza di Parent più che cordiale, quasi affettuosa, ma svela da subito il suo gusto acuto per lo spiazzamento ironico, e anche per la provocazione. Il secondo indizio, geografico, è invece inequivocabile: la lunga vicenda abitativa e lavorativa, affettiva e famigliare di Parent si è svolta quasi interamente in questo comune del nordovest parigino, appoggiato al Bois de Boulogne e alla Senna, oggi puntato sull’Arche de la Défense. A Neuilly Parent è nato nel 1923 ed è tornato a vivere alla fine degli anni Cinquanta.

Qui abita da alcuni anni, con la moglie Naad, in due appartamenti – casa e studio – di un immeuble d’habitation da lui progettato nel lontano 1967, edificio che proietta nell’immacolata strada borghese la sua incastellatura di travi di cemento, interrompendo senza remore la cortina tradizionale e compatta delle facciate di pietra chiara. E a Neuilly si trova anche la sua famosa casa dell’impasse Villa des Peupliers, inaspettato squarcio neoplastico nel verde un po’ cupo di rue de Longchamp, a pochi passi dalle Maisons Jaoul di Le Corbusier. Questa dei pioppi (“tutti li tagliavano, io ne ho piantati due”), casa amatissima, è stata il suo laboratorio privato di sperimentazione spaziale dal 1954 al 2004, anno in cui (non senza qualche rimpianto) Parent ha deciso di venderla. I nuovi abitanti (“la famiglia di una gentile signora di origine spagnola”) non l’hanno modificata nella struttura ma dentro ora è tutta bianca, variante non indifferente per degli interni che un tempo hanno avuto forti predominanti di nero (nella versione all’obliqua, i soffitti e la moquette che ricopriva tutte le superfici praticabili), rosso e grigio.

Terzo e ultimo indizio, il bonhomme noir con il cuore trafitto da un dardo rosso che si incontra appena passata la soglia dello studio, una presenza ricercata e necessaria, un “pivot mentale” sistemato con precisione da Parent per segnare il baricentro dello spazio e, probabilmente, fargli compagnia mentre lavora; una personaggio silenzioso che nei decenni ha accompagnato gli spostamenti della famiglia, muovendosi quando necessario per le vie di Neuilly. Ancora sul nero: è nero l’elegantissimo vestito che Parent indossa quando ci incontriamo (abito di sartoria milanese); sono neri lavandino e vasca del misurato e inconsueto bagno en plein air al centro dello studio; sono nere le matite scanalate, strumento e amuleto con cui Parent continua a realizzare con energia i suoi stupendi disegni. Prima della nostra partenza, ne preparerà uno anche per noi, con dedica.

Distillazione. Nelle ultime settimane, ripensando alle nostre conversazioni, mi sono domandata se potesse esistere un’espressione sintetica per descrivere la formula abitativa scelta da Parent per questi anni presenti della sua vita rispetto a tutto ciò che ha progettato in passato, per sé e per gli altri: in più di cinquant’anni di architettura militante, soluzioni spaziali sempre originali ed eterodosse, spesso coraggiose e anche faticose, mai conformiste. Me lo sono chiesto con insistenza perché neanche per un momento, mentre ero lì, ho avuto le sensazione che gli ambienti quieti, piani e chiari dell’abitazione e dello studio di rue Madeleine Michelis fossero in qualche modo il risultato di una rinuncia, o quantomeno di un compromesso verso un paesaggio domestico più adatto a un’età matura, meno scattante e corsara di quella di un tempo ormai passato.

Una possibile risposta, forse convincente, è che l’assetto attuale di questi spazi non è altro che il risultato di un lungo processo di distillazione, di discernimento, di sofisticazione, che ha permesso a Parent di concentrarsi, al momento, su poche ipotesi, pochi oggetti, e in fondo pochi valori irrinunciabili, disfandosi con serenità e forse con sollievo di tutto quello di cui in questo momento non ha bisogno. In questo nuovo panorama domestico hanno resistito, comunque, alcuni grandi amori: l’obliqua, iconicamente, nelle librerie e nell’ex tavolo di Villa des Peupliers, ora trasformato in testiera del letto; l’amato design italiano, per cui un tempo valeva la pena di viaggiare e che ancora oggi produce inimitabili lampade, rubinetti e anche insostituibili tavoli da disegno; i fauteuils AA, ricordo tra l’altro di un amico e sodale, Ionel Schein, e di un periodo particolarmente felice della sua vita.

Il nero, il rosso e il grigio. Le grandi cassettiere e gli scaffali ordinati. Qualche oggetto che è anche un ricordo, e qualche messaggio che è anche una dedica. E la luce e le prospettive infinite dello sguardo verso la città, attraverso le vetrate che rendono “immensi” e senza confini i due piccoli appartamenti: una a picco sul vuoto, attraverso cui sembra quasi di poter toccare le pietre chiare del muro di confine; l’altra che scherma la balconata, il punto di contatto più immediato con il mondo in movimento. E, contemporaneamente, hanno anche resistito alcune sane idiosincrasie: “Né mia moglie né io consideriamo glorioso avere una grande cucina”, “esecro, da sempre, la sala da pranzo” (nell’appartamento, appunto, la cucina è minima, con un piano d’appoggio essenziale per pasti contenuti); “detesto gli armadi” (disegnati con cura ma spariti, ovunque, dietro ad ante scorrevoli a specchio).

Tutto questo, come è naturale, non significa che non esistano veli più o meno leggeri di rimpianto (“io nell’obliqua ci vivevo benissimo”), ma sono efficacemente controbilanciati da un agguerrito piano di trasformazioni future: nello studio, anche se la presenza del bonhomme nero ha “fermato la fuga degli spazi”, c’è la tentazione di fare nuove modifiche, spostamenti, ripensare la disposizione del bagno, ritornando magari a una delle cinquanta varianti di quella schermatura tagliata da un grande quadrato inclinato a cui, solo momentaneamente, Parent sembra aver rinunciato. E poi c’è il grande serbatoio di oggetti e di idee della casa di Guérand, il paese del sale, un vecchio ristorante lontano da tutto, senza luce e senza acqua ma “di spirito molto moderno”, che Parent ha riscattato da un futuro incerto e che potrebbe diventare il campo delle sue prossime sperimentazioni: “Per ora non abbiamo fatto molto, solo qualche piccolo intervallo necessario. Ma c’è un grande soggiorno di 200 metri quadrati, e in fondo cosa serve? Lì, certo, si potrebbe lavorare all’obliqua”.

Altre persone, altri progetti. Il più bel risultato, partendo dai tanti indizi che Parent ha saputo trasmettere in pochi e in fondo troppo veloci incontri, sarebbe riuscire a comporli in una biografia collettiva illustrata della sua formidabile famiglia e dei tanti compagni di viaggio, intrecciata alla geografia e alla costruzione dei suoi luoghi. Come in tutte le vite intense, sono legami intricati, scambi continui di pensieri e di convinzioni. Partendo dai genitori, che ormai anziani negli anni Cinquanta si appassionano al contemporaneo e aprono a Le Havre, fuori tendenza e con lungimiranza, la “Galerie Espace”, un luogo di esposizione di mobili moderni all’interno di un edificio di Auguste Perret.

Ricordando poi il fratello Michel, sovrintendente al patrimonio, intellettuale e autore teatrale, che prima conserva i mobili di famiglia e poi, a sua volta, si vota al moderno; e la sorella Nicole, la prima abitante di Villa des Peupliers, per cui Parent progetterà a Neuilly la sala di ginnastica e danza che sarà la missione e la passione di una vita. E ancora la moglie Naad e i tre figli, con Chloé, “privilegiata” abitante dell’obliqua, che ci sembra di vedere in una serata di fine anni Settanta sdraiata in silenzio a leggere nel suo “espace pincé”. Mentre, in un soggiorno obliquo e senza tempo, discutono Ionel Schein, André Bloc, Vittoriano Viganò, Nicolas Schöffer, Paul Virilio, Bruno Zevi, Michel Ragon, Yves Klein, Jean Nouvel, e magari Andrea Branzi e Yves Calvi.

 Fonte: Atcasa

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