Registrati e pubblica GRATIS
Accesso inserzionisti


Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

March 6th, 2012

KlimaHouse: buoni risultati per l’edilizia sostenibile

Le singole realtà dei Comuni del nostro Paese sono sempre maggiormente attenti e sensibili alla sostenibilità edile: quest’anno sono stati oltre ottocento cinquanta, cento cinquanta in più rispetto all’anno precedente, le amministrazioni municipali che hanno cambiato i propri regolamenti sull’edilizia, inserendo nuove norme, nuovi criteri e proponendo nuove finalità energetiche ed ambientali tali da permettere un miglioramento delle prestazioni degli immobili e della qualità di quanto già è stato edificato.

Questi risultati sono quelli evidenziati dal rapporto Onre, che viene stilato da Legambiente e dal Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato, e che è stato presentato nei giorni scorsi a Bolzano durante KlimaHouse; è la quinta volta che l’Osservatorio sui regolamenti dell’edilizia per il risparmio energetico propone il proprio rapporto che mostra come in questo quinquennio si sono quadruplicati i regolamenti comunali sostenibili ed oggi riguardano la vita di venti milioni di cittadini.

Il Rapporto prende in considerazione svariati parametri per realizzare la propria analisi, tra questi troviamo l’uso di fonti di energia rinnovabili, l’utilizzo di materie da costruzione “ a chilometro zero” e riciclabili, le capacità di risparmio idrico e di isolarsi acusticamente e a livello termico. Legambiente è soddisfatta dell’immagine del Paese che esce da questo rapporto e sottolinea come le indicazioni provenienti dai regolamenti comunali mostrino un Paese che presta sempre maggiore attenzione in questo ambito, l’evoluzione del settore viene confermata dai risultati del Rapporto ma anche dall’obbligo della certificazione energetica e dalla spinta, impressa dall’Unione Europea, al migliorare le proprie prestazioni nell’ambito delle costruzioni e dell’energia.

Fonte: umm

Invia agli amici
March 5th, 2012

L’intricata storia dei parcheggi pertinenziali: tre diverse normative a seconda del periodo di costruzione dell’edificio

L’Art. 41-sexies della legge n. 1150/42 recita: Nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni 10 metri cubi di costruzione.
 
Gli spazi per parcheggi realizzati in forza del primo comma non sono gravati da vincoli pertinenziali di sorta nè da diritti d’uso a favore dei proprietari di altre unità immobiliari e sono trasferibili autonomamente da esse
”.
 
Il secondo comma della norma è stato inserito dalla legge n. 246 del 2005 ed ha risolto tutti i problemi interpretativi sorti prima del suo inserimento: il principio, espresso, però, è applicabile solamente con riferimento agli edifici costruiti dopo il 2005.
 
Prima l’unico riferimento era rappresentato dal primo comma. Con grossa incertezza interpretativa. Tutto ruotava attorno al seguente quesito: ma i parcheggi costruiti nel rispetto di quanto disposto dalla legge n. 1150/42 circolano autonomamente o devono essere considerati pertinenze delle unità immobiliari.
 
Fino al 1985, data di promulgazione della legge n. 47, si riteneva che i posti auto fossero gravati ad un diritto d’uso di natura pubblicistica a favore dei proprietari degli appartamenti. Potevano essere ceduti a terzi o rimanere in proprietà del costruttore ma doveva essere garantito l’uso ai proprietari delle unità immobiliari presenti nell’edificio. La legge n. 47, all’art. 26, ha consacrato questa interpretazione affermando che “ Gli spazi di cui all’art. 18 della legge 6 agosto 1967, n. 765 costituiscono pertinenze delle costruzioni, ai sensi e per gli effetti degli artt. 817, 818 e 819 c.c.“. Poi è intervenuta la legge n. 122/89 ha creare un’altra tipologia di parcheggio: quello esclusivamente destinato a servire le unità immobiliari presenti nello stesso edificio (su questo punto, però il decreto semplifica Italia, ha attenuato i vincoli).
 
Il groviglio normativo ha fatto si che, rispetto ai parcheggi si creassero tre distinte tipologie di norme applicabili a seconda del periodo di costruzione
 
a) parcheggi soggetti a vincolo di destinazione, cioè “a utilizzazione vincolata”, ai quali inerisce una qualificazione pertinenziale ex lege, in quanto realizzati ai sensi dell’art. 18 della legge ponte (poi integrata dall’art. 26 della legge sul condono);
 
b) parcheggi soggetti a vincolo di destinazione e a vincolo di inscindibilità dall’unità principale, cioè “a utilizzazione vincolata” e, al tempo stesso, “a circolazione controllata”, perché costruiti in base alla legge Tognoli (n. 122/1989);
 
c) parcheggi non rientranti in tali due specie, soggetti alla regole del diritto comune e, quindi, “a utilizzazione e a circolazione libera”, non vincolata in base a speciali limiti (inderogabili) di legge (v. Sezioni unite, sentenza 15 giugno 2005, n. 12793)
” (così Cass, 3 febbraio 2012 n. 1664). La legge 28 novembre 2005, n. 246 ha poi semplificato il tutto, aggiungendo il comma 2 all’ art. 41-sexies di cui si diceva prima, liberalizzando (usiamo un termine abusato in questo periodo) la circolazione giuridica dei posti auto.

Fonte: condominioweb

Invia agli amici
March 2nd, 2012

Abusivismo edilizio, Napoli accelera con le demolizioni

Il Comune di Napoli e la Procura della Repubblica partenopea si alleano nella lotta all’abusivismo edilizio.

In una conferenza stampa tenutasi ieri a palazzo Santa Lucia, il sindaco Luigi De Magistris, l’assessore all’Urbanistica Luigi De Falco e il procuratore aggiunto Aldo De Chiara hanno annunciato un patto antiabusivismo con l’obiettivo di accelerare le demolizioni per arrivare a 100 abbattimenti nel 2012, cioè uno ogni tre giorni. Nel 2011 gli edifici abusivi abbattuti erano stati 85, mentre nel 2010 erano stati solo 15 e 32 nel 2009.

Ieri è iniziata la demolizione dell’ecomostro di cemento dell’Arenella in via Cattaneo per il quale “i soggetti proprietari hanno iniziato l’autodemolizione, hanno capito che non si poteva più perdere tempo e che le istituzioni fanno sul serio”, spiega De Chiara.

De Magistris: “giornata storica”

“Oggi lanciamo un messaggio straordinario – ha dichiarato De Magistris – due istituzioni che nell’immaginario collettivo vanno una contro l’altra in questo caso remano nella stessa direzione. La nostra è la giunta della legalità e diciamo no all’abusivismo edilizio, sì alle demolizioni. E’ un fatto storico che non si è mai verificato”. Chi intende fare abusivismo “ora sa che gli edifici saranno abbattuti”, aggiunge il sindaco di Napoli.

No al condono

Questo messaggio, sottolinea il procuratore De Chiara, “va nella direzione opposta rispetto a quanto fanno altre istituzioni, con le quali non voglio interferire. Ma da cittadino esprimo una valutazione di un’iniziativa, quella del condono, che non va nella direzione della tutela del territorio”.

Fonte: casaeclima

Invia agli amici
March 1st, 2012

Cedolare secca, la formazione passa anche dal condominio

Per snellire gli adempimenti burocratici e far sì che le code agli sportelli dell’Agenzia delle entrate perdano consistenza, vengono stipulati qua e là accordi con particolari categorie di professionisti informati sulle possibili procedure via web. E’ il caso della cedolare secca, che prevede opzioni trattabili tranquillamente per via telematica, riducendo tempi e costi da parte del contribuente e dell’amministrazione.

In Veneto, più precisamente a Padova, Agenzia delle entrate e ANACI (l’associazione di Amministratori di condominio) hanno stipulato un accordo che prevede un percorso formativo sulla “cedolare secca”

Riferisce Lorenzo Stoppa su FiscoOggi del 27 febbraio 2012 che la convenzione è stata firmata dal direttore regionale del Veneto dell’Agenzia delle entrate, Giovanni Achille Sanzò, e il presidente dell’Associazione degli amministratori di condominio (ANACI) di Padova, Giorgio Cambruzzi.

Venendo al merito dell’accordo risulta del tutto evidente come gli amministratori di condominio abbiano la necessità di assicurare ai propri amministrati una «consulenza precisa, che richiede una valutazione rispetto alla possibilità di scegliere l’opzione della cedolare secca nella tassazione dei contratti di locazione in alternativa al regime ordinario».

Dal canto suo l’Agenzia delle entrate con questo accordo si pone l’obiettivo di diffondere l’uso del modello telematico Siria, nei casi consentiti dalla procedura, con il duplice scopo di semplificare gli adempimenti dei contribuenti e diminuire le code agli sportelli degli uffici.

Concretamente alcuni amministratori di condominio del Veneto nel corso di una giornata loro dedicata presso il Polo Formativo di Marghera familiarizzeranno con i principi applicativi della cedolare secca, i requisiti soggettivi per poter esercitare l’opzione, le caratteristiche del contratto, gli adempimenti successivi alla registrazione ecc.

Si passerà quindi alla simulazione di registrazione via web, tramite Siria, dei vari tipi di contratti.

Accordo analogo – riferisce ancora FiscoOggi – è previsto con la Confesercenti di Rovigo «interessata a promuovere l’uso della registrazione telematica dei contratti di locazione presso i responsabili di alcuni Caf locali».

Fonte: quotidianocasa

Invia agli amici
February 29th, 2012

IL BONUS DEL 36% -55 % dal 1° gennaio 2012.

La detrazione del 36% diventa a “regime”, mentre quella del 55% guadagna un altro anno.

L’articolo 4 del Decreto “Salva Italia” (D.L. n.201/11) introduce, con effetto dal 1° gennaio 2012, un nuovo articolo al Tuir, il 16-bis, destinato a disciplinare la detrazione del 36% spettante sulle spese per gli “interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici” sostenute sugli immobili.

La ripartizione della detrazione è prevista in dieci quote annuali costanti, senza più alcun riferimento alla possibilità, attualmente in vigore, di una diversa scansione temporale del bonus.

Per quanto riguarda la detrazione del 55% sui lavori per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, l’art.4, co.4, D.L. n.201/11, si limita a prorogare fino al 31 dicembre 2012 le disposizioni già vigenti, per cui il bonus guadagna altri 12 mesi di tempo per sostenere le spese agevolabili.

 Dal primo gennaio 2012 scatta l’obbligo della certificazione energetica, chiamata ace, senza la quale non sarà possibile vendere o affittare casa.

La legge stabilisce inoltre che sarà obbligatorio indicarla nell’annuncio immobiliare, pena una multa, ma siccome la normativa si applica a livello regionale, le cose cambiano a seconda di dove si vive. Cerchiamo di uscire da questa giungla variopinta dettata dalle differenti applicazioni effettuate dalla singola Regione.

La normativa europea, è stata recepita dall’ Italia a decorrere dal 2009; stabilisce otto classi che dipendono dal rendimento energetico dell’abitazione. Ogni Regione avrebbe dovuto recepire la normativa, ma tra ritardi e modifiche le varie situazioni si presentano in modo difforme : per esempio, l’ Emilia Romagna non applica sanzioni, il Piemonte le applica in modo proporzionale ai mq. In Lombardia a partire dall’1 gennaio 2012 diventa obbligatorio, per tutti, dichiarare la classe energetica e l’indice di prestazione energetica relativi alla climatizzazione invernale o al riscaldamento della singola unità immobiliare o dell’intero edificio in tutti gli annunci commerciali finalizzati alla vendita o alla locazione pena l’applicazione di una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro.

L’ ACE (attestato di certificazione energetica) deve essere predisposto a cura del proprietario dell’immobile, mentre è il titolare dell’annuncio immobiliare a essere responsabile dell’inserimento dei dati relativi al suddetto attestato nell’annuncio immobiliare, a prescindere dal fatto che tale titolare sia lo stesso proprietario dell’immobile o un altro soggetto. Gli estremi della tipologia energetica deve essere altresi’ indicato sui cartelli vendesi/affittasi.

Fonte: proprietaricasa

Invia agli amici
February 28th, 2012

Mercato immobiliare, occorre più tempo per vendere un immobile

i allunga il tempo necessario per vendere un immobile nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia. E’ quanto rileva un’indagine dell’Ufficio Studi Tecnocasa che sottolinea come il fenomeno riguardi soprattutto le metropoli. Nell’hinterland i tempi si mantengono invece stabili. La città dove occorre più tempo in assoluto per vendere è Verona, con 217 giorni. Seguono Firenze e Bologna.

Un’analisi realizzata dall’Ufficio Studi Tecnocasa ha confrontato i tempi medi di vendita degli immobili registrati a Gennaio 2011 e a Gennaio 2012. Si sono considerate le grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia.

Gli ultimi dati ci dicono che nelle grandi città le tempistiche di vendita si attestano intorno a 184 giorni contro i 168 giorni registrati a Gennaio 2011.

I tempi di vendita nei capoluoghi di provincia hanno una media di 210 gg contro i 201 gg di Gennaio 2011 ed infine i comuni dell’hinterland delle grandi città che hanno fatto registrare 205 gg come un anno fa.

Tempi di vendita ancora in aumento dunque nelle grandi metropoli e nei capoluoghi di provincia. Sono stabili nell’hinterland delle grandi città.

Ancora una volta nelle realtà metropolitane i tempi di vendita, anche se in aumento, sono più brevi rispetto alle altre, grazie ad un maggior dinamismo del mercato.

A contribuire all’aumento delle tempistiche di vendita, in particolare nella seconda parte del 2011, c’è stata una maggiore incertezza che ha interessato i potenziali acquirenti, soprattutto quelli che necessitano di un mutuo.

A questo si deve aggiungere che l’instabilità economica che ha interessato il nostro Paese ha suscitato in generale una maggiore prudenza nei potenziali acquirenti, allungandone i tempi di decisione dell’acquisto.

I tempi di vendita maggiori si registrano a Verona (217 gg), Firenze (216 gg) e Bologna (201 gg).

Fonte: quotidianocasa

Invia agli amici
February 27th, 2012

Social housing, in arrivo 116 milioni

Arrivano altri 116 milioni di fondi statali per il piano nazionale di social housing. L’iniezione di risorse servirà a sostenere la produzione di alloggi destinati alle categorie svantaggiate. Si tratta di nuovi fondi, che un Dm Infrastrutture-Tesoro pubblicato in «Gazzetta» ripartisce fra le Regioni. Ma si tratta anche degli ultimi fondi.

Infatti, con queste risorse è stato toccato letteralmente il “fondo” del capitolo di bilancio 7440 dedicato al sostegno del del piano nazionale per l’housing. Dopo la nascita, nel giugno 2008, di questo maxi-programma, e il conseguente accentramento di tutte le risorse nell’unico capitolo di bilancio istituito appositamente, ora tutti i soldi statali sono stati assegnati. In cassa non c’è più un euro, a meno di non trovarlo da qualche altra parte o di inventari nuovi modi per alimentare il fondo unico per la casa.

Dal 2008 oggi sono stati assegnati oltre 800 milioni di euro di risorse statali, dalle misure più tradizionali, come l’edilizia sovvenzionata, a quelle più sofisticate di finanza immobiliare. Le risorse sono andate a tutte le Regioni, con la sola eccezione di Trento e Bolzano (escluse dal nuovo regime di rapporti finanziari tra lo Stato e le due Province autonome). Il riparto ha premiato principalmente Lombardia (16,8 milioni), Campania (12,7), Lazio (11,8) e Piemonte (10,1).

Da questa dote statale concessa a ciascuna regione si attende un significativo effetto moltiplicatore, sia per il cofinanziamento chiesto alle stesse Regioni, ai comuni e agli ex-Iacp, sia soprattutto per il coinvolgimento dei privati nelle iniziative edilizie. Un precedente analogo riparto di risorse avvenuto a marzo 2010 ha infatti riscosso l’ampia adesione di cofinanziatori pubblici e privati. Infatti, i 378 milioni di soldi statali hanno raccolto altri 461 milioni di fondi pubblici (arrivati da Comuni, Regioni ed ex Iacp) e ben 2,1 miliardi di fondi privati, consentendo di mettere sul piatto un budget complessivo di quasi 3 miliardi per realizzare interventi (approvati dal Cipe) per quasi 17mila alloggi. Se questo “effetto moltiplicatore” venisse replicato nelle stesse proporzioni, i 116 milioni potrebbero diventare quasi 900, con il concorso di altri fondi pubblici e privati.

Il grande concorso di operatori privati si spiega anche con la possibilità di realizzare le residenze per il social housing anche con lo strumento del project finacing e con le procedure della legge obiettivo per le grandi opere. A beneficiare delle procedure veloci è l’intero programma edilizio promosso dal privato, anche se la componente di alloggi sociali sono solo una parte dell’iniziativa immobiliare (non è così per il finanziamento statale, che viene concesso invece per le sole residenze economiche). Altre modalità di attuazione vede coinvolti gli ex Iacp e le cooperative di abitazione.

Fonte: ilsole24ore

Invia agli amici
February 24th, 2012

Mercato immobiliare, debolezza è la parola giusta

E’ un mercato immobiliare dominato dalla debolezza quello descritto dal Sondaggio realizzato da Banca Italia, Tecnoborsa, Agenzia del territorio con il decisivo apporto degli Agenti immobiliari. Non sembrano essere neppure alle viste situazioni più promettenti. Si allungano intanto i tempi di vendita nel settore residenziale e prevale decisamente l’offerta sulla domanda di abitazioni.

Stando ai dati forniti dal Sondaggio congiunturale di Banca Italia, Tecnoborsa e Agenzia del territorio, il quarto trimestre del 2011 ha accentuato tutti i segnali di debolezza già manifestati in precedenza.

In sintesi: l’offerta ha superato di gran lunga la domanda; si sono allungati i tempi di vendita; si è avuta una contrazione dei prezzi degli immobili e chi ha venduto ha dovuto concedere notevoli sconti rispetto alla richiesta iniziale.

Inoltre gli Agenti immobiliari interpellati si sono detti poco o punto fiduciosi sulle prospettive di breve e medio periodo. Prevale in sostanza il pessimismo.

Dal punto di vista metodologico gli autori ricordano ricordano in particolare che «le rilevazioni vengono effettuate nel mese successivo alla fine del trimestre di calendario e le interviste di questa edizione, riferita al quarto trimestre 2011, sono state condotte fra il 3 e il 24 gennaio 2012; hanno partecipato al sondaggio 1.522 agenti, fornendo informazioni sull’attività di compravendita e sui prezzi nel trimestre di riferimento (ottobre/dicembre 2011), nonché sulle prospettive del settore».

Più nel dettaglio il Sondaggio ha preso in considerazione i seguenti elementi: Prezzi delle abitazioni; Numero di compravendite; Incarichi a vendere; Trattative e tempi di vendita; Modalità di finanziamento degli acquisti; Le prospettive del mercato in cui operano le agenzie; Le prospettive del mercato nazionale.

Per ognuno degli argomenti trattati vengono fornite le cifre e le valutazioni che riportiamo sinteticamente di seguito.

Quanto ai prezzi il numero di Agenti immobiliari che hanno segnalato prezzi in diminuzione si è attestato al 66,5% (contro il 51,2% della rilevazione precedente).

Il 72,1% degli Agenti immobiliari interpellati  (erano il 65,5% nel periodo precedente) ha riferito di aver venduto almeno un immobile residenziale nel periodo preso in esame (sembra essere questo l’unico dato in controtendenza).

Sostanzialmente invariata la percentuale relativa agli incarichi a vendere. Particolare interessante: chi ritira l’incarico lo fa soprattutto perché il potenziale acquirente non trova il mutuo adeguato.

Per vendere un immobile residenziale ci vogliono in media 7,6 mesi (ce ne volevano 7,1 a ottobre 2011).

Gli acquisti assistiti da mutuo sono calati da 67,1% nel terzo trimestre a 63,7%.

Peggiorato il clima di fiducia degli Agenti immobiliari per il breve periodo: passa da 22,3 punti della rilevazione precedente a −45,7 punti.

Giudizi sfavorevoli anche sul mercato per i prossimi due anni: i pessimisti aumentano del 10,0%  (erano cresciuti del 3,5% nella rilevazione precedente).

Fonte: quotidianocasa

Invia agli amici
February 23rd, 2012

Lombardia, primo ok al nuovo Piano Casa

Dopo diversi mesi di lavoro, la Commissione Territorio del Consiglio regionale della Lombardia ha finalmente approvato la proposta di legge – di iniziativa della Giunta regionale – sul Piano Casa.

Il provvedimento, approvato a maggioranza con i voti di Pdl e Lega, contrarie le opposizioni, introduce una serie di norme straordinarie che mirano a rilanciare interventi a suo tempo previsti dalla legge 12 del 2005 e dalla legge 13 del 2009. “La legge – ha spiegato il relatore Ugo Parolo (LN) – declina le previsioni del Decreto Sviluppo ed è strutturata sul riconoscimento e la valorizzazione del ruolo dei Comuni in tema di pianificazione urbanistica”.

Contenimento del consumo di suolo, recupero delle aree degradate, impulso all’edilizia, razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, valorizzazione dell’edilizia sociale, ottimizzazione dei consumi energetici sono gli obiettivi della proposta di legge che dovrà ora essere votata dal Consiglio regionale.

I CONTENUTI DEL PROVVEDIMENTO

Sono previsti “bonus volumetrici” per interventi di recupero edilizio finalizzati al miglioramento energetico degli edifici. Inoltre, al fine di reperire nuovi alloggi sociali si consentiranno interventi di ampliamento e sostituzione di edifici esistenti e di variazione delle destinazioni d’uso. Le nuove volumetrie potranno essere spostate anche su altre aree già edificabili, mantenendo le stesse finalità: per questo tipo di interventi gli oneri di urbanizzazione saranno dimezzati.

Per le grandi città è prevista la riconversione anche per gli edifici del terziario esistenti dal 2005 e non utilizzati, che potranno essere trasformati in edifici residenziali. In proposito è stato approvato un emendamento del PD, con cui si prevede che almeno il 20% della superficie dell’immobile sia destinata ad edilizia residenziale sociale, con la garanzia che venga dotata di aree a verde e servizi secondo le norme vigenti. Anche le aree dismesse, sia pubbliche che private, potranno essere trasformate con una serie di facilitazioni e forme di incentivo.

La proposta di legge prevede anche la possibilità di modesti ampliamenti (con permesso di costruire presentato entro 31 dicembre 2013) per i fabbricati a destinazione produttiva e ricettiva, entro alcuni limiti stabiliti dai Comuni, anche con superamento dell’indice fondiario previsto dagli strumenti urbanistici. Gli edifici alberghieri potranno essere ampliati entro un limite massimo di 200 mq.

Altre norme discusse e approvate dalla Commissione Territorio riguardano ipremi volumetrici” per incentivare la rimozione delle coperture in amianto e l’autorizzazione in deroga, in determinate situazioni, a parcheggi interrati.

Per quanto riguarda i sottotetti sono state confermate le norme in vigore della l.r.12/2005 (possibilità di intervento dopo cinque anni), con l’aggiunta che le ristrutturazioni possono essere previste “purché non oltre metri 1,50 dal limite di altezza massima degli edifici posto dallo strumento urbanistico”.

Per i Comuni, l’adeguamento al Piano Paesaggistico Regionale è stato prorogato al 31 dicembre 2013, mentre i piani attuativi devono essere approvati e adottati dai Consigli comunali per i Comuni fino a 15 mila abitanti e dalle Giunte per i Comuni con più di 15 mila abitanti.

“Questa legge – ha commentato il presidente della Commissione Giorgio Pozzi – si ispira ai principi di semplificazione (procedure più agili per avviare gli interventi), sussidiarietà (coinvolgimento diretto dei Comuni per l’applicazione della legge), risparmio di suolo (riutilizzo dei volumi già esistenti senza ulteriori espansioni urbanistiche), efficienza energetica (sia per i nuovi interventi che per gli edifici esistenti coinvolti), qualità paesaggistica (coerenza con l’identità e la storia del tessuto urbano) e sicurezza degli edifici (pieno rispetto della normativa antisismica), tutela dei centri storici, delle aree naturali e delle zone inserite nei parchi. Agli enti locali sarà garantito il rispetto delle scelte di pianificazione urbanistica per quanto riguarda le destinazioni degli edifici su cui intervenire”.

Fonte: casaeclima

Invia agli amici
February 22nd, 2012

Acquistare casa, ma con quali soldi?

Il fenomeno colpisce soprattutto le fasce medio-basse del mercato immobiliare riferito alle compravendite di case, mentre ne sono quasi totalmente esenti gli immobili di fascia alta, soprattutto se situati nelle grandi metropoli. Di che si tratta? Della accertata discrepanza fra i prezzi richiesti per una casa e la capacità di spesa di chi deve acquistare. E allora? No resta che l’affitto, che infatti vede crescere la domanda.

Secondo un’indagine realizzata dal portale di annunci immobiliari Casa.it si riduce la capacità di spesa degli italiani anche in fatto di acquisti immobiliari, e la casa diventa sempre maggiormente un miraggio più che un obiettivo concreto.

In concreto, da luglio 2011 a gennaio 2012 a Bologna, per esempio, è stato registrato un calo del -11%, e a Padova e Firenze -7%, nonostante il lieve (nel periodo) abbassamento dei prezzi degli immobili.

Colpisce soprattutto il gap che allontana sempre di più chi vuole vendere da chi vuole acquistare: ai prezzi richiesti corrisponde una capacità d’acquisto che si fa sempre più esigua.

Così se, come abbiamo detto, a Bologna la differenza tra il potere di spesa medio e l’offerta è del -11%, e del -7% a Firenze e Padova, a Napoli e Bari la forbice si restringe appena un po’ e il divario fra domanda e offerta è “solo” del 5%.

Commenta così il dato Daniele Mancini, AD di Casa.it: «L’arco temporale che abbiamo preso come riferimento ci ha permesso di fare un’analisi dettagliata e un confronto prima e dopo la manovra Monti. A fronte del grande clamore suscitato, non si sono verificate significative ripercussioni, che potrebbero verificarsi nel corso dei prossimi 6 mesi. Al momento notiamo come il potere di spesa degli Italiani si sia ridotto mediamente da nord al sud. I grandi centri di Milano, Roma e Torino però evidenziano ancora in media un allineamento del mercato immobiliare grazie alla stabile richiesta di soluzioni di prestigio a fronte della diminuzione di quelle più economiche».

La conseguenza per quanto esposto sopra non può che essere un incremento del mercato delle locazioni che vede crescere la richiesta di soluzioni in affitto con un aumento che va dal 3 al 5%.

Fonte: quotidianocasa

Invia agli amici