Non solo banche e produttori di auto. Anche le società di gestione degli immobili commerciali, appesantite da debiti sempre più difficili da onorare, vogliono beneficiare degli aiuti governativi degli Stati Uniti, e chiedono ora di essere incluse in un piano di prestiti da 200 miliardi di dollari, inizialmente concepito per sostenere i mercati delle carte di credito, di prestiti agli studenti e finanziamenti per l’acquisto di macchine.
Un’altra idea, stando a quanto riporta il Wall Street Journal in prima pagina, è quella di convincere il Governo a creare un pacchetto di salvataggio ad hoc, che abbia come obiettivo quello di incrementare i prestiti a favore del comparto delle proprietà commerciali.
“Stiamo chiedendo con urgenza a Washington di includere anche questa tra le priorità che saranno adottate per fronteggiare i problemi economici”, ha detto Steven Spinola, direttore generale del “Real Estate Board of New York”, la commissione newyorchese di proprietà immobiliari.
I problemi partono dalla crisi che ha colpito il comparto dei mutui commerciali, oltre a quello dei mutui residenziali: una crisi che, come in quest’ultimo caso, ha seguito una fase di boom. In passato, molti investitori immobiliari hanno deciso infatti di puntare sugli edifici a uso commerciale, scommettendo in particolar modo sul boom degli affitti e sulla crescita degli uffici, causa le buoni condizioni dell’economia e del mercato del lavoro.
Tali investitori hanno acquistato così gli immobili, o sviluppato progetti per la costruzione degli stessi, accedendo ai finanziamenti delle banche: queste hanno proceduto poi alla cartolarizzazione dei crediti, trasformando i mutui in bond che sono stati piazzati sul mercato, garantiti dagli immobili.
Peccato però che tali titoli hanno seguito la stessa sorte dei bond garantiti dai mutui residenziali, bruciando gran parte del loro valore, e portando le banche a chiudere i rubinetti del credito. Di conseguenza, ora le società di gestione degli immobili premono per un piano di aiuti o di erogare finanziamenti che risollevi l’intero settore.
Le banche, affermano i dirigenti, tornerebbero infatti a erogare prestiti ai costruttori, in quanto gli stessi prestiti potrebbero essere rivenduti più facilmente, sempre attraverso il processo di cartolarizzazione, vista la presenza di una garanzia del governo americano.
Se non si agirà in fretta, invece, gli istituti di credito prima o poi saranno costretti a rivalersi sugli uffici, gli hotel, e i centri commerciali che sono stati creati e sviluppati grazie ai mutui accesi negli ultimi anni. Con nuove conseguenze negative per l’intera economia.
Tra le società che stanno premendo per l’arrivo immediato dei finanziamenti, si mettono in evidenza i costruttori The Related e Vornado Realty Trust. I rappresentanti del settore hanno già incontrato anche i funzionari del dipartimento del Tesoro Usa, il leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid e il presidente della Federal Deposit Insurance Corp Sheila Bair.
Contattati anche i membri del team di transizione del presidente eletto Barack Obama e il senatore democratico Charles Schumer. Sia i funzionari della Fed che del dipartimento del Tesoro hanno mostrato finora una certa apertura a includere il settore delle proprietà commerciali nel nuovo pacchetto di finanziamenti da 200 miliardi di dollari. Ma il programma potrebbe diventare operativo solo a partire dal prossimo febbraio.
E un intervento urge al più presto, se si considera che il numero di casi di mancato rimborso dei mutui commerciali è balzato a novembre allo 0,96%, dallo 0,62% di settembre. E che, secondo alcuni analisti, potrebbe arrivare a salire fino al 2% entro la fine del 2009.
Fonte del 22 dicembre 2008: Milano Finanza
