Registrati e pubblica GRATIS
Accesso inserzionisti


Mioaffitto: Le notizie dal mondo immobiliare scelte da Mioaffitto.it

February 3rd, 2009

Contratti d’affitto, ora si firma online

Registrare un contratto da oggi è più semplice grazie al nuovo servizio Web inaugurato dall’Agenzia delle Entrate. I contribuenti possono infatti utilizzare lo strumento telematico per la registrazione dei contratti di locazione e il pagamento delle relative imposte di registro, rimanendo comodamente a casa. Il sistema è completamente gratuito e non necessita di specifico software.

Con i neonati prodotti Locazioni web e Pagamenti Registro web niente più installazione sul proprio computer del software dedicato alle locazioni online. E’ sufficiente accedere dal menù “Strumenti” del sito dell’Agenzia alla sezione Contratti di locazione e compilare lo schema contrattuale con i dati del conduttore, del locatore, dell’immobile e del canone di locazione. Basterà poi un click sul pulsante che calcola l’imposta dovuta e l’inserimento del numero di conto sul quale verrà effettuato il prelievo. Stesso iter per l’applicazione Pagamenti Registro web, con la quale si potrà versare l’imposta di Registro dei contratti di locazione per le annualità successive alla prima o per le proroghe, risoluzioni e cessioni delle locazioni esistenti. Come di consueto, nella sezione Ricevute del sito web dei servizi telematici l’utente trova le attestazioni delle operazioni effettuate. Fino ad oggi, usando il software tradizionale, che rimane comunque disponibile sul sito web dell’Agenzia, o pacchetti di mercato, sono stati oltre 1,47 milioni i contratti registrati telematicamente e circa 4 milioni i pagamenti eseguiti; i contratti registrati telematicamente nel 2008 sono stati circa 174 mila, mentre i pagamenti ammontano a 1,175 milioni.

Fonte: Metronews.it

Invia agli amici
February 2nd, 2009

L’odissea degli affitti per chi è precario. L’inchiesta

E’ una gelida serata di nebbia prima di Natale. Siamo nella sede del Sunia, il sindacato inquilini, alla fine di via Lorenteggio. Tempo cupo, come la descrizione delle condizioni abitative dei precari descritte dalla squadra di Stefano Chiappelli: “Una volta si diceva non affitto ai terroni, oggi si può pretendere di non affittare a un trentenne a tempo determinato. Anche se de facto la legge non stabilisce affatto una differenza di trattamento tra un contratto di lavoro e l’altro”. Già questa è una prima, eccitante notizia: a giudicare dai racconti di chi, con un lavoro atipico, s’è messo alla ricerca di un alloggio, sembra scontato che un tempo determinato debba subire un trattamento speciale. Chiappelli precisa: “Non è così, piuttosto siamo di fronte ad una situazione di totale arbitrio. I precari sono completamente in balia delle agenzie immobiliari, e del proprietario di casa.

E’ lui a poter decidere in totale autonomia e discrezionalità le caratteristiche del futuro inquilino. Può pretendere di tutto per assicurarsi che il disgraziato di turno gli paghi con puntualità la locazione”. Discrezionalità assoluta, dunque, a partire dal costo dell’affitto.

“La nostra ultima ricerca su base nazionale conferma che a Milano la media dei bilocali e trilocali è di 1250 euro al mese, cioè dal 40 al 70 % del reddito di un single. E poi c’è l’aggravante numero uno, di cui pochissimo si parla: ormai tutti gli accordi tra locatore e conduttore contrari alla legge, se sottoscritti, sono validi. Un uso che fa giurisprudenza”. Tradotto: l’accordo tra le parti, in quanto accettato al momento della firma, ha creato una situazione de facto in cui a farla da padrone è l’arbitrio.

Marco, giovane avvocato di origini siciliane, ci dice sconsolato: “ I proprietari a Milano non hanno nessun interesse a tenere in condizioni decenti i propri immobili: possono guadagnarci il massimo, affittando topaie. La verità è una sola: devi poterti permettere di comprarla, una casa, per abitare in un appartamento civile. Ma se inanelli contratti a termine in serie, è un po’ difficile mettere in banca 50mila euro. Conosco avvocati che vivono in 4 in un appartamento per mettere insieme 1000 euro al mese. Se non hai un grosso studio alle spalle, dopo l’esame di stato e un master di specializzazione, ad esempio in diritto assicurativo, guadagni una miseria per anni. Io pago 640 euro al mese per un monolocale che non ha neppure l’abitalità. Andarmene? Difficilissimo. Entri in un posto a 700 e quando decidi di cercare qualcosa di meglio i prezzi sono lievitati e trovi a 800. Per non parlare della cauzione. Quella non la vedi più”.[continua]

Fonte: Affaritaliani.it

Invia agli amici
January 30th, 2009

Contributi per il social housing

Sono 18 gli interventi ammessi a finanziamento dalla Commissione di valutazione per il social housing, che ha esaminato le domande pervenute alla Regione Piemonte in seguito al bando emesso nel luglio scorso e rivolto ai Comuni piemontesi.

Il contributo regionale ammonta a circa 9 milioni e 300mila euro e fa da volano ad un investimento complessivo di oltre 42 milioni. Gli ambiti territoriali interessati sono Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli. Beneficiari dei finanziamenti una cooperativa, un’impresa di costruzione, due agenzie territoriali per la casa, sei Comuni (due hanno più interventi). In totale saranno realizzati 104 alloggi (di cui 82 mini), 5 microcomunità (totale 23 camere + 2 alloggi) e 4 residenze collettive (49 camere).

Gli interventi di social housing sono destinati a realizzare alloggi sociali per la locazione temporanea o permanente, con eventuale possibilità di riscatto.
La loro caratteristica fondamentale è proporre nuove forme gestionali finalizzate a sostenere modelli abitativi solidali.

“Le residenze temporanee – osserva l’assessore alle Politiche territoriali, Sergio Conti – offrono una prima risposta alla perdita di stabilità dovuta a radicali mutamenti delle condizioni di vita, quali le trasformazioni dell’organizzazione del lavoro, l’irrigidimento del mercato degli affitti o le modificazioni dell’organizzazione familiare.
Queste residenze rappresentano inoltre una risposta a situazioni di difficoltà causate da sovraccarico di cura o alle necessità di persone in uscita da progetti di reinserimento sociale e in ricerca di autonomia. Se si aggiunge – sottolinea Conti – che tra i nuclei locatari in Piemonte una famiglia su quattro vive in condizioni di disagio economico, è del tutto evidente l’importanza di una politica attenta a sostenere la realizzazione di case in affitto a canoni moderati. I casi pilota di social housing vanno in questa direzione”.

L’Italia si colloca tra i Paesi con la più bassa percentuale di alloggi sociali in affitto (meno del 5 per cento), mentre in paesi come l’Olanda la percentuale sale al 35 per cento, in Inghilterra registra un 18 per cento, in Francia si attesta intorno al 17 per cento.

Fonte: Edilia2000.it

Invia agli amici
January 29th, 2009

A Firenze affitti più cari agli extracomunitari

Il mercato degli affitti per gli extracomunitari è molto superiore, come cifra, a quello dei cittadini italiani: da 18 euro a metro quadro a 12-13 euro. E” quanto emerge da un”indagine svolta a Firenze dalla Federazione provinciale del Sunia, Sindacato unitario nazionale inquilini ed assegnatari. In Toscana, hanno spiegato il segretario generale della provincia di Firenze, Simone Porzio e Laura Grandi, segretaria provinciale, gli extracomunitari sono circa 300 mila; in provincia sono oltre 100 mila, il 14,2% dei residenti (dato più che doppio rispetto a quello nazionale). Il 91% degli intervistati ha dichiarato che ha avuto pochi “problemi a trovare un lavoro”, ma “notevoli disagi a reperire un alloggio”, fattore questo che ha creato problemi per lo ‘status di regolare’ (52% dei casi) e nel rapporto di lavoro (26%).

Il campione dell”indagine, chiamata ”Il nero che non vogliamo”, è stato di 100 stranieri su un totale di 306 che hanno presentato domanda, allo stesso Sindacato, all”ultimo Bando per le case popolari conclusosi a novembre. Il Bando, per la prima volta, ha registrato una crescita esponenziale di extracomunitari e comunitari (rumeni) che hanno partecipato: le domande sono state 3.534 e più del 50% è di origine straniera; nel 2004 era del 30%, nel 2000 del 19%. Contrariamente a quanto si possa pensare, si spiega dal Sunia, c”è a Firenze un mercato indirizzato esclusivamente a extracomunitari: si tratta di alloggi in condizioni manutentive precarie, che rappresentano circa il 40% dello stock di alloggi offerti in locazione, quasi tutti ubicati nel centro storico. In merito poi alla disparità del valore d”affitto tra italiani e stranieri, Porzio ha spiegato che “la ragione non è la discriminazione, ma il fatto che l”extracomunitario è legato a doppio filo ad avere la sicurezza della casa per il permesso di soggiorno”. Sempre oggi, infine, il Sunia ha lanciato la proposta di una ”Agenzia pubblica per il sostegno alla locazione” per favorire l”incontro di domanda e offerta.

Fonte: 055news.it

Invia agli amici
January 27th, 2009

In Fiera la protagonista è l’abitazione ecologica

Vivi la Casa 2009 ha aperto ieri pomeriggio i battenti in Fiera, all’insegna dell’ecologia. Tra le novità, infatti, c’è un’intera sezione dedicata alla Casa bio. E Verona, nel settore, si mostra all’avanguardia.
A presentare la casa ecologica, infatti, è un’azienda veronese che in questi giorni sta ultimando sette appartamenti a emissione zero alla Bassona. «Sono case che non solo non spendono energia ma addirittura la producono, grazie a un impianto geotermico che ricava il calore dal sottosuolo, a pannelli solari e a un perfetto isolamento», ha spiegato Fabio Gasparato, titolare di DomusMetra. «Si tratta dell’unico esempio, nel veronese e non solo. Al momento, case simili in Italia si trovano solo in provincia di Bolzano».
Il costo di questi appartamenti, alcuni già venduti, è circa il 10 per cento superiore a una casa normale. Ma il costo viene ammortizzato in pochi anni, assicura il produttore, grazie al forte risparmio nelle bollette. E che il futuro delle case, e soprattutto degli impianti di riscaldamento, sia bio lo testimoniano molti stand che offrono impiantistica all’avanguardia ed ecologica. «Metodi di riscaldamento e risparmio energetico applicabili sia ai nuovi appartamenti che a case vecchie in fase di ristrutturazione», spiegano allo stand Paradigma. Anche questi costano di più, rispetto a quelli tradizionali. «Ma la spesa è ammortizzata in 3, 8 anni, a seconda del tipo di impianto installato».[continua]

Fonte: L’Arena

Invia agli amici
January 26th, 2009

Il mercato immobiliare va a picco

TORINO -Stavolta non è il lamento di qualche pessimista incallito. Stavolta è tutto vero. Valter Mondo, che gestisce un gruppo di agenzie immobiliari, lo sta provando sulla propria pelle. «In tutta la zona Nord della città non si riesce più a vendere una casa. Un disastro. È tutto bloccato».

Fortuna – anche per lui – che altrove si resta a galla. Ma a stento. La fotografia del mercato immobiliare a Torino è ferma al 30 giugno 2008, l’ultimo dato disponibile, pubblicato qualche giorno fa dall’Agenzia del Territorio. Tra gennaio e giugno dello scorso anno sono state concluse 6.669 transazioni. Poche. Pochissime. Il 23% in meno rispetto allo stesso periodo del 2007. E il peggio, secondo le previsioni degli analisti, deve ancora arrivare. La crisi – quella vera, dura, già costata migliaia di posti di lavoro – è storia di quest’autunno. Quando saranno pubblicati i dati sul secondo semestre 2008 si prevede un’ecatombe.

A spingere Torino verso il basso sono le periferie. Tutte o quasi fanno registrare cali del 30-35 per cento. Facile capire il motivo: «Il mercato è cambiato – spiega Sandro Donadio, un altro agente – Per anni si è lavorato con gli stranieri, che accendevano mutui anche del 100%. Adesso è impensabile. Non glieli concedono più. E loro smettono di comprare». La stretta ha prodotto effetti devastanti.

«Tra settembre e dicembre su 16 richieste di mutuo avanzate ne sono state respinte 14. In un periodo normale almeno 10 sarebbero state accolte», racconta Valter Mondo.
Ecco perché le transazioni sono in caduta libera. E stanno trascinando – per la prima volta dopo anni – anche le quotazioni. I prezzi calano, anche se a rilento. A Barriera Milano, Madonna di Campagna, Mirafiori sud la situazione è quasi drammatica. Tengono centro e collina, grazie alle case di pregio. O le aree in fase di riqualificazione, magari vicine ai cantieri della metropolitana.[continua]

Fonte: La Stampa

Invia agli amici
January 25th, 2009

Affittare o meglio, approfittare?

Nell’ambito universitario, il problema degli affitti è pane quotidiano di una grande percentuale di studenti. A livello di associazioni e giornali accademici, sono tanti i ragazzi e non, che trattano la questione. Ma le soluzioni purtroppo non si possono trovare in tale circuito.
Solamente se al problema venisse data una certa risonanza a livello nazionale qualcosa potrebbe cambiare.
Roma, Milano, Bologna, Firenze, Torino, Palermo, Bari, Napoli, L’Aquila.
Sono solo alcune delle località in cui vi sono innumerevoli atenei d’ogni tipo.
A parte coloro i quali hanno l’opportunità di frequentare la facoltà loro più consona nella città di residenza, per gli altri è necessario trasferirsi, iscriversi e seguire i corsi universitari in un centro diverso dal proprio.
é nata così la figura dello studente “fuori sede”, il quale si trova in una città diversa da quella di residenza.
Tutti i ragazzi appartenenti a questa categoria, devono trovare una sistemazione in cui soggiornare per poter intraprendere gli studi.
Pochi studenti, anzi pochissimi, possono usufruire degli alloggi universitari. Per potervi accedere è necessario risultare provenienti da una famiglia, la quale percepisce dei redditi bassissimi.
Non tutti i genitori e i ragazzi stessi sanno cosa li aspetta durante la ricerca di un alloggio. Può sembrare facile, ma non sempre si dimostra tale. Molto cambia a seconda del luogo.
Nei piccoli centri, la domanda di affitti è minore, i prezzi contenuti e accessibili.
Lo scenario cambia se ci si affaccia su una realtà più vasta.Roma, Milano e Firenze sono le più care. A Milano per una singola, è stato rilevato quale prezzo massimo 900 euro. A Roma per un posto letto si può arrivare a spendere anche 400 euro, per la singola si oscilla dai 500 ai 600 euro; 700 euro a Firenze per una doppia.
Cifre da capogiro, che rendono molto gravoso per una famiglia il mantenimento di un figlio allo studio. Ma oltre all’esosità degli affitti, si aggiunge la frequentissima mancanza di trasparenza e legalità nei rapporti tra inquilini e proprietari.
Trovare un conduttore disposto a stipulare un contratto regolare è un’impresa ardua. Affitti “in nero”, subaffitti, contratti stipulati per un prezzo inferiore rispetto a quello effettivamente pagato: sono tra le vessazioni e gli abusi ordinari che molti studenti devono sopportare.
Pare che ci sia una totale assenza di regolamentazione. Invero è che la regolamentazione c’è, ma è concepita in maniera tale da essere inutilizzabile. Ecco perchè.
Nel 1998, è stata emanata la legge 431,la quale ha introdotto la figura dei contratti di locazione di natura transitoria. In questa categoria rientrano i contratti formulati e ideati apposta per studenti universitari, precisamente citati nell’art.5 della legge 431, comma 2.
Questi sono dei contratti-tipo, dal contenuto già predisposto. Essi hanno una durata più breve, dai 6 mesi ai 3 anni, rinnovabili alla scadenza. Sono già formulati proprio per supplire alle particolari esigenze del locatore e dell’inquilino, che deve essere necessariamente uno studente che abbia la residenza in un comune diverso da quello in cui intende affittare una stanza o l’appartamento. Il proprietario può locare l’immobile anche a un gruppo di studenti o a un’azienda che si occupa del diritto allo studio.
Ecco ora l’aspetto interessante. In ogni regione degli appositi Accordi Territoriali tra le organizzazioni della proprietà edilizia e tra le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative, stabiliscono le fasce di oscillazione dei prezzi del canone di locazione mensile per ogni singola zona. Tali canoni hanno un valore minore di quello di mercato e si applicano proprio a determinati contratti-tipo, tra cui, se gli accordi locali del comune interessato lo hanno recepito, al contratto per studenti universitari.
Nei contratti a canone concordato o calmierato, ci sono delle agevolazioni fiscali sia per i proprietari sia per gli inquilini. C’è innanzitutto una riduzione dell’imposta di registro che dal 2% passa all’1,4% dell’ammontare annuo del canone; di questa riduzione si avvantaggiano sia i locatori che i conduttori poiché va divisa al 50%.
C’è una riduzione dell’IRPEF per il proprietario del 30% ,oltre a quella ordinaria del 15% sull’ammontare del canone annuo, quindi egli pagherà le imposte solo per il 59,5% del canone annuo incassato.
Per i proprietari infine, c’è anche la possibilità di aumentare il canone d’affitto prima della scadenza, proprio in ragione della scarsa durata del contratto.
Per i conduttori oltre al vantaggio più evidente di pagare un canone molto inferiore rispetto ai reali valori del mercato, ci sono detrazioni sulle imposte se il reddito non supera determinate soglie e l’immobile costituisce l’abitazione principale.
Il canone deve venire concordato proprio tra il locatore e gli studenti inquilini, sulla base dei parametri stabiliti dagli Accordi Territoriali.
Dell’esistenza di questi contratti tipici non ne è fatta né pubblicità né menzione dalla quasi totalità dei proprietari. Ciò perchè la loro adozione è a totale e completa discrezionalità del locatore, e così a quale locatore converrebbe redigere un contratto-tipo a canone concertato, quando potrebbe stipularne uno in cui può praticare qualsiasi prezzo? Il guadagno è così alto da renderlo incomparabile con qualsiasi agevolazione fiscale derivanti dai contratti per studenti. Questa contraddizione assurda e insanabile tra contenuto dell’intervento normativo e suo ambito di applicabilità, è una delle distorsioni da correggere per migliorare la situazione.[continua]

Fonte: Il Mascalzone

Invia agli amici
January 24th, 2009

Prenderei la casa in affitto, ma mancano tutte le porte interne!

Postato da C.S.R. su Blog Agenzieimmobliari:

Buongiorno,la mia è una semplice domanda che mi riguarda direttamente.Desidererei sapere se a termini di legge è possibile affittare un appartamento privo delle porte interne, in quanto sono andato a visionare un appartamento in affitto il quale ne era sprovvisto. L’agente immobiliare mi ha detto che la proprietaria dell’immobile non ha intenzione di mettere le porte e che se lo voglio affittare lo devo affittare così e poi se vorrò, potrò mettere le porte a mie spese.

Ma come si fa senza porta della camera e del bagno, dico io!

Desidererei inoltre sapere se, nel caso decidessi di affittarlo e mettere a mie spese le porte, alla fine del contratto è mio diritto farmi rimborsare la spesa dal proprietario? E nel caso non volesse rimborsare la spesa se posso toglierle. Grazie.

Commento: non mi risulta che l’ immobile non possa essere locato nello stato in cui si trova, ammesso di trovare un inquilino. Immagino che il canone possa essere vantaggioso! Per quanto riguarda l’ intervento a carico dell’ inquilino, due osservazioni.
Nessuna modifica puo’ essere fatta dallo stesso senza un’ autorizzazione scritta da parte del proprietario.
L’ inquilino, salvo patti contrari, non ha diritto al rimborso delle spese sostenute, mentre il proprietario puo’ richiedere il ripristino dello stato originario.
Il mio suggerimento, nel caso decidesse di fare l’ intervento, e’ quello di mettere nero su bianco un’ autorizzazione del proprietario per le opere e una contestuale dichiarazione che l’ immobile verra’ riconsegnato allo stato originale, ovvero senza le porte.
P.s. Ma poi cosa se ne fa delle porte?
se l’ appartamento e’ di suo forte interesse proverei a proporre uno sconto iniziale sul canone di locazione, proporzionale alle spese che sosterra’, lasciando le porte a fine locazione…

Invia agli amici
January 24th, 2009

Waterpod, una casa galleggiante ed “ecologica” nelle acque di New York

I creatori di Waterpod, questo il nome dell’isola, intendono proporre un “model for new living” (modello per un nuovo modo di abitare), per mettere fine all’ansia diffusa dagli studiosi che da anni parlano del surriscaldamento globale e delle conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai.

E se il livello del mare rischia di alzarsi anche di 7 metri (conseguenza di un eventuale riscaldamento globale di soli 2 gradi…), niente paura! Grazie a questi “illuminati” designer, giocheremo d’anticipo e ci prepareremo tutti ad abitare sull’acqua…

Senza contare – rassicurano gli ideatori di Waterpod – che, innalzamento dei mari o no, queste abitazioni potrebbero venire utilizzate nelle zone a rischio tsunami (ci chiediamo come e in che modalità) o – udite udite – come alternativa alla selvaggia cementificazione costiera! Ottima idea, aggiungiamo noi! Ma perché non ci abbiamo pensato prima? Così, voltate le spalle alle nostre splendide coste ormai salvate dal cemento, cercheremo l’orizzonte tra centinaia di case galleggianti che oscurano quasi del tutto i nostri mari!

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste il progetto. Si tratta di una sorta di isola artificiale a tripla cupola, realizzata su una chiatta industriale impiegando materiali di riciclo come legno, plastica e tessuti. La struttura sarà alimentata da un sistema ibrido in parte solare e in parte eolico, e verrà dotata di un impianto per purificare l’acqua, così da destinarla alle coltivazioni verticali e idroponiche (tecnica di coltivazione fuori suolo).

Waterpod è stata poi concepita anche per ospitare attività artistiche ed “eco-iniziative” (definizione dal sapore ambiguo), il tutto all’insegna dell’autosufficienza energetica e del risparmio economico.

La piattaforma, che misurerà circa 25 x 8 metri, sarà così organizzata: la prima cupola (9 x 6 mt) sarà dedicata ad attività artistiche, letture e workshop, la seconda (3 x 3 mt) racchiuderà uno spazio dedicato all’agricoltura e la terza (6 x 6 mt) costituirà la zona notte.

La piattaforma sperimentale toccherà l’acqua il primo maggio, partendo dal Newtown Creek, tra Brooklyn e il Queens, per scivolare lungo l’East River, fino al New York Harbor e al fiume Hudson.[continua]

Fonte: Terranauta

Invia agli amici
January 23rd, 2009

È caccia alle case abbandonate

In Italia esistono oltre 2 milioni di case abbanbonate e disabitate ( dato derivante da una ricerca Cescat- Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia). Esse sono prevalentemente ubicate nelle campagne,in collina ed in montagna. Molte di trovano in posizioni panoramiche privilegiate.

Si tratta di casolari, casupole, baite, ville rustiche,antiche magioni, casali, rocche, cascinali, case cantoniere; non infrequenti gli immobili del demanio civile e militare.
Molte diroccate o cadenti; comunque disabitate e inutilizzate.
Tuttavia moltissime sono presenti nel catasto e , in caso di permanenza dell’abbandono, dovrebbero essere stralciate dal Catasto.

Anche questo è motivo della discrepanza tra il numero delle abitazioni risultanti al Catasto in Italia ( 31,5 milioni) e quello viceversa rilevato dall’Istat in relazione al censimento ( 28,5 milioni).
A queste cifre va affiancato il numero degli immobili abusivi, circa 1,5 milioni .

Per avere un quadro completo, va tenuto conto anche delle abitazioni rurali ed ex rurali (queste ultime oltre 870mila) che erano/sono iscritte al Catasto terreni e non in quello fabbricati.
Gli immobili abbandonati e disabitati, sono dunque una realta’ significativa nel nostro Paese, alla quale molti, in questa congiuntura economica, cominciano a guardare con interesse crescente, alla ricerca di affari alternativi.

Molti proprietari saranno tentati di liquidare questi immobili, monetizzandone il valore.
Le Amministrazioni comunali, in tempi di ristrettezze economiche e quindi di forte spinta al «riuso», saranno maggiormente propense a liberalizzare permessi,autorizzazioni e concessioni.
E per parte nostra auspichiamo che le amministrazioni comunali istituiscano incentivi, non solo sul piano delle agevolazioni procedurali, ma anche in termini di premi volumetrici, per coloro che promuovano operazioni di recupero del patrimonio edilizio abbandonato.
Assoedilizia, nell’ottica anche del recupero e della valorizzazione dei piccoli borghi, è favorevole a questa piega che il mercato immobiliare va assumendo e sta allestendo specifici servizi di assistenza in questo campo.

Fonte: Diariodelweb

Invia agli amici