Specialisti in appartamenti in affitto

Le “aree fannullone” delle città per l’edilizia sociale, una proposta contro il caro-affitti

giugno 19, 2008 • Edilizia sociale, Problema abitativo

Affitti privati carissimi nei centri urbani, edilizia sociale pubblica praticamente inesistente, “casa di proprietà” ai primi posti nei sogni degli italiani, vaste aree urbane inutilizzate e lasciate al degrado. Un quadro schizofrenico, quello della questione abitativa in Italia.

Affitti e alloggi sociali: “L’alloggio in affitto a costi accessibili è un servizio di interesse generale”, sottolinea il Censis, rilevando tra i punti cruciali, oltre alla crescita della domanda di abitazioni (46mila nuovi nuclei familiari in più ogni anno nelle grandi città), la questione giovani. “Il mercato privato dell’affitto” dice lo studio “è ‘drogato’ dalla pressione della domanda studentesca”. Nelle grandi città sono quasi 310 mila gli iscritti fuori sede, a fronte di soli 21 mila posti letto offerti dal sistema pubblico e religioso. Si può parlare di emergenza abitativa per molti, cosa che conferma la cronaca, coi prezzi assurdi per gli studenti (a volte ospitati in cambio di sesso), gli immigrati stipati a decine in trilocali e le occupazioni delle case popolari.

Aree fannullone: Così le definisce il presidente di Assoimmobiliare Gualtiero Tamburini. Sono le aree a standard inutilizzate, che sono nell’ordine di “centinaia di migliaia di metri quadri in ogni zona urbana”. Se si considera, ha detto Tamburini, che “nella sola città di Roma ci sono oltre 100 milioni di metri quadri di aree a standard, in tutta Italia ve saranno circa 6-700 milioni, senza considerare le aree demaniali, come le ex caserme, e quelle ferroviarie. A metterle in moto, tra l’altro con piccole modifiche a costo zero ovviamente può essere solo una convergenza di interessi”. Per il presidente di Assoimmobiliare, è chiaro, questo spazio è anche un’ottima occasione per le imprese che rappresenta. Ma il vantaggio di una collaborazione coi privati, sostiene, potrebbe esserci soprattutto “per i comuni, che risolverebbero almeno in parte l’emergenza abitativa nelle grandi città”.

Fonte del 18 giugno 2008: Panorama.it

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