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Immobiliare, riequilibrio fiscale e rilancio dell’affitto

ottobre 29, 2012 • Affitto, Attualità, Casa, Economia, Ici, Inquilini, Problema abitativo, Proprietari, Società, Tasse

Il mercato segnala che i prezzi degli immobili non diminuiscono, e non diminuiscono perchè non pos-sono diminuire, a meno che non si venda in perdita rispetto, persino, al solo carico fiscale. L’IMU, col suo inusitato peso, ha avuto e avrà ancor più nel prossimo autunno effetti devastanti, anche sul piano sociale. Tra l’altro, non è neppure auspicabile che i prezzi diminuiscano, per ciò che questo compor-terebbe per lo stesso sistema bancario (l’effetto subprime).
La prima cosa che s’impone è un riequlibrio del carico fiscale che grava oggi sull’immobiliare, imposto sul falso presupposto che prima dell’IMU la tassazione del settore fosse in Italia più bassa che altro-ve. Bisogna che il Governo ascolti le voci di chi, responsabilmente, propone un ridimensionamento della tassazione della casa. La nuova situazione dei conti pubblici lo consente e quindi l’impone. C’è lo strumento (proposto dalla Cgia di Mestre) della modifica delle aliquote che l’esecutivo si è riservato di fare entro il 10 dicembre. C’è lo strumento della deducibilità che propone il presidente Fini. Altre forme ancora di riconduzione dell’imposta ad equità (a cominciare dalla valorizzazione, propria dei Paesi civili, del principio che il prelievo fiscale trova il suo limite nella capacità di reddito del patrimo-nio, come stabilito dalla Corte costituzionale tedesca ancora nel 1995) possono essere studiate. Ma necessitano, e urgentemente, atti concreti.
La seconda cosa che s’impone, è il rilancio dell’affitto. Per affrontare la situazione che si creerà, Spa-gna e Inghilterra l’hanno già fatto. Va anzitutto drasticamente ridotta – legislativamente – la sconside-rata penalizzazione fiscale dei contratti di locazione (il cui generale abbandono comporterà problemi ai quali, allegramente, nessuno pensa). Vanno poi resi sicuri (nel rilascio) i contratti, vanno fluidificate le norme coattive che oggi ancora (nell’uso diverso, da 35 anni, dalla legge sull’equo canone) li rego-lano, e che il premier Monti già nel ’98 sosteneva bisognose di una “liberalizzazione accelerata”. Po-trà, questa strada, non piacere a chi vuole le liberalizzazioni solo in casa d’altri (industriali, in primis), ma è l’unica realistica, come il mondo intero insegna. L’affitto solo, risolve il problema di chi non può più acquistare casa o pagare il mutuo.
Il fatto è, invece, che si continua a fare il contrario. La minaccia di una patrimoniale (che toccherebbe, coi parametri che girano, anche chi ha solo ereditato, o acquistato, un appartamento in una grande città o ha due abitazioni al Centro-Sud) grava come un macigno sul mercato, e sull’esito della maxi-vendita di immobili pubblici ipotizzata dal ministro Grilli. I criteri coi cui si vuole revisionare l’ISEE (l’in-dice sulla situazione delle famiglie, riferimento fisso di molte agevolazioni) fanno leva sui valori mag-giorati dell’Imu sperimentale, penalizzando ancora una volta chi ha risparmiato e investito nel matto-ne. Poi, c’è alle porte la riforma del Catasto: ammantata di belle parole, che però nascondono una sola cosa concreta, che l’Agenzia del Territorio/Economia avrebbe le mani libere per una discreziona-lità catastale (a beneficio delle esigenze di cassa, per soddisfare le quali sarebbe all’evidenza già predisposta) che frusta a tal punto l’obiettivo perequativo e di certezza insito nell’istituto stesso del catasto, che se le cose dovessero andare così, tanto varrebbe abolirlo, con risparmio almeno di spe-se ingenti.
Il problema dell’immobiliare – è la sostanza dell’intero discorso – va affrontato subito, prima che sia troppo tardi.

Fonte: confedilizia

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