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Cosa cambia nel pignoramento immobiliare

dicembre 27, 2013 • Proprietari

pignoramento immobiliareRecentemente è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 144 del 21-6-2013 – nel Supplemento Ordinario n. 50, il Decreto Legge 21 giugno 2013 n. 69, chiamato comunemente “decreto del fare”, il quale prevede delle disposizioni di carattere urgente per rilanciare l’economia. Fra queste misure ve n’è una sul pignoramento immobiliare che riveste particolare importanza: quella del pignoramento della prima casa.

Vediamo innanzitutto cosa si intende con pignoramento immobiliare

Il pignoramento immobiliare è l’atto con cui si va ad espropriare un immobile poiché l’Ufficiale Giudiziario ha riscontrato che il creditore può procedere all’esecuzione dei beni del debitore. Nell’ingiunzione viene indicato al debitore di astenersi da qualsiasi azione atta ad ostacolare tale esecuzione.

Le novità del “decreto del fare”

Purtroppo le espropriazioni sono ormai il pane quotidiano di questi tempi di crisi, ma il decreto ha sancito uno stop, quando esse si abbattono sulla prima casa.

Le condizioni affinché la prima casa del debitore non venga confiscata sono le seguenti:

  • deve trattarsi dell’unico bene immobile posseduto dal debitore;
  • il debitore deve avervi costituito la sua residenza.

L’unica eccezione contemplata è che tale immobile sia considerato di lusso secondo i parametri del decreto ministeriale del 2 agosto 1969, ovvero rientrante nelle categorie catastali delle ville (A/8) o dei castelli e palazzi di eminente pregio(A/9).

Proseguendo nell’analisi del decreto di cui sopra, è stato imposto un limite anche per i pignoramenti riguardanti gli immobili che non costituiscono la prima casa: il valore del debito deve superare i 120.000 euro (prima il limite era molto più basso: 20.000 euro). Fra l’altro, è anche necessario che siano trascorsi sei mesi dalla data di iscrizione dell’ipoteca (articolo 77 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602/73)e che il debito non sia stato estinto in tale lasso di tempo (anche in questo caso il limite è stato innalzato, giacché in precedenza bastavano quattro mesi).

Il decreto collide con quanto sancito nel Codice Civile dall’articolo 2470, che stabilisce che: “il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”. Ciò includerebbe la prima casa. Il decreto, però, sancisce questa novità solo nel caso di pignoramenti statali (quindi di debiti con il fisco), poiché nei casi di debiti con la banca, l’istituto creditizio potrà procedere con il pignoramento. Si tratta di una norma, quindi, che non vale “urbi et orbi” ma che cambia a seconda del creditore e che, per questo, forse non risolve il problema di base, quello dello stagnarsi dell’economia italiana.

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