Specialisti in appartamenti in affitto

Si rimette in moto il social housing, ma il Fia chiede garanzie

marzo 4, 2013 • Attualità, Casa, Economia, Edilizia sociale, Problema abitativo, Società

Un cambio di passo per il social housing. Dalla carta al cantiere. Senza il tetto del 40% sugli investimenti del Fia (il fondo per l’abitare), sono in tanti a sperare che possa rimettersi in moto almeno questo spicchio di real estate italiano, di rilevante impatto sociale. A pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che elimina il vincolo, Cdpi Sgr spiega a Casa24 Plus quali saranno i criteri con cui deciderà come – e se – assegnare le risorse disponibili. Bisognerà aspettare l’ok dell’assemblea dei sottoscrittori del Fia, ma le modalità operative sembrano chiare: le quote potranno salire al massimo all’80%, ma i fondi immobiliari locali dovranno dare maggiori garanzie (finanziarie e di qualità progettuale).

In ballo, tra operazioni effettuate e allo studio, ci sono progetti per un valore complessivo pari a 3 miliardi di euro. Finora il Fia ha siglato sottoscrizioni, in via preliminare e definitiva, per 650 milioni (di cui 350 vincolanti). Si tratta in tutto di 10mila alloggi contenuti in 128 iniziative, avviate da 18 fondi immobiliari. E ogni mese se ne aggiungono di nuove.

Il 2013 per il social housing sarà l’anno fondamentale per passare dalle parole ai fatti. Sono diventate più elastiche le regole per il finanziamento dei progetti rientranti nel Piano nazionale di edilizia abitativa, in seguito alla pubblicazione (sulla Gazzetta ufficiale n. 42/2013 del 19 febbraio scorso) del decreto che elimina il tetto del 40% agli investimenti del fondo gestito da Cassa depositi e prestiti (fondo per l’abitare, Fia). «Aspettavamo questo momento, il Dpcm era già stato registrato a dicembre dalla Corte dei Conti – spiega Sergio Urbani, condirettore generale Cdp Investimenti Sgr che gestisce il Fia –. Ora le indicazioni del testo sono molto chiare, ma ai fini del funzionamento del fondo non sono ancora operative». Il Fia, infatti, è incaricato di articolare le modalità esecutive con cui rifinanziare le iniziative di housing sociale (oltre il 40%). Queste indicazioni, però, dovranno essere approvate dagli investitori del fondo: Cassa depositi e prestiti (principale sottoscrittore con un miliardo di euro), le banche (Intesa, Unicredit), le associazioni (Generali, Allianz) e le casse private (quelle aderenti all’Adepp). Con queste ultime è fissato un incontro proprio venerdì prossimo. «Entro un mese e mezzo – aggiunge Urbani – le nostre indicazioni all’assemblea dei partecipanti al fondo perché si traducano in una modifica del suo regolamento di gestione».

Il limite del 40% nasceva in un’ottica di condivisione del rischio finanziario, tra Cdp Investimenti Sgr e gli altri sottoscrittori del fondo immobiliare locale. Le attuali condizioni di mercato e la fatica di raggiungere le quote necessarie per attivare il restante 60% hanno reso impossibile il ritrovamento della liquidità necessaria per sviluppare i progetti. Ecco perché è stato deciso di innalzare la quota del Fia, «fino al massimo all’80 per cento», fa sapere il presidente di Cdp Investimenti Sgr, Matteo Del Fante. «Chiederemo però – aggiunge – che i promotori dei fondi locali ci diano garanzie incrementali sui rischi che noi ci prendiamo».

Insomma i gestori del fondo nazionale sono pronti a impegnarsi, ma i fondi locali dovranno essere disposti ad accettare degli accordi. Cdp Investimenti Sgr anticipa alcuni dei criteri che utilizzerà: «Da un lato chiederemo maggiori garanzie economico-finanziarie – spiega il presidente –: bisognerà coprire e tutelare gli interessi dei nostri investitori e le nostre quote in modo adeguato. Dall’altro utilizzeremo criteri qualitativi sui singoli progetti». Per quanto riguarda le forme di garanzia, innanzitutto queste potranno essere legate alla gestione: saranno maggiori, ad esempio, se i partner locali assumeranno i rischi legati alla vendita e alla gestione degli asset; oppure se saranno disposti a diventare subordinati al Fia, dal punto di vista finanziario. Infine, per i criteri qualitativi sui progetti Cdpi Sgr fa sapere che premierà chi prevede il maggior numero di alloggi sociali, con particolare attenzione per la locazione; la qualità della progettazione e il recupero di aree e cubature già esistenti; il mix progettuale con altre realtà sociali o istituzionali, come residenze per studenti, temporanee o sanitarie per anziani; il raccordo con altre politiche abitative (ad esempio il Piano città o altri programmi regionali), e in generale la capacità di coinvolgere le amministrazioni locali.

Fonte: ilsole24ore

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

/html>